Negli Stati Uniti le sperimentazioni sugli OGM iniziarono negli anni Settanta, anche se solo negli anni Ottanta si ottennero le prime piante transgeniche. Negli anni Novanta cominciò la commercializzazione degli OGM, nel 1999 i terreni a coltivazione transgenica ammontavano a 40 milioni di ettari in tutto il mondo (gli Stati Uniti dominavano con il 72% il coltivato mondiale) [H. French, Ambiente e globalizzazione. Le contraddizioni tra neoliberismo e sostenibilità]. La popolazione americana, che si nutre di OGM da oltre un decennio, non fu mai informata della manipolazione genetica cui erano sottoposti i loro alimenti, poiché vennero immessi sul mercato senza un'adeguata etichettatura.

"Sono Monsanto, sono grande ma amichevole. Produco alimenti geneticamente modificati.
Sono buoni per te; il mio slogan è "cibo, salute, speranza". Sono fiero del mio lavoro."
"Bè, poiché sei fiero del tuo cibo geneticamente modificato, non dovresti preoccuparti se è etichettato, giusto?"
La causa della mancata etichettatura risiede nel principio della sostanziale equivalenza [OECD 1998]. Il processo di autorizzazione all'immissione in commercio di una pianta geneticamente modificata consta nella valutazione di una serie di rischi sanitari e ambientali. Ci sono, però, alcuni paesi del mondo, tra i quali appunto gli Stati Uniti, che rifacendosi al principio della sostanziale equivalenza, favoriscono l'immissione del prodotto sul mercato senza gli approfondimenti del caso. Secondo questo principio, se si può dimostrare che un alimento geneticamente modificato è essenzialmente equivalente nella composizione a un prodotto esistente, esso è considerato sicuro quanto quest'ultimo. Tutto ciò ha permesso di sollevare gli alimenti geneticamente modificati, considerati sostanzialmente equivalenti, da esami tossicologici più approfonditi e di immetterli sul mercato privi di etichettature.

Se il principio della sostanziale equivalenza fu universalmente accettato negli Stati Uniti, anche perché non troppo sbandierato, così non fu per l'Europa. Quando si tentò di introdurre gli OGM sul mercato europeo, a vari livelli, la popolazione si divise in fautori e detrattori. Sicuramente, le cause che innescarono la reazione della Comunità Europea a questo genere di sperimentazioni vanno ricercate nell'esperienza con la Bse (bovine spongiform encephalopathy) meglio conosciuto come morbo della "mucca pazza", che aveva già reso la popolazione particolarmente sensibile a certe tematiche. Chiaramente c'è da fare una netta distinzione tra i geni responsabili degli OGM e tra i prioni che provocarono la Bse: i primi erano conosciuti, i secondi non abbastanza.

Contemporaneamente stava accadendo un'altra cosa strettamente legata all'alimentazione. Nel 1999 il governo degli Stati Uniti decise di imporre una tassa del 100% ai prodotti importati dall'Unione Europea (comprese le derrate alimentari) a causa del rifiuto europeo di revocare il bando all'importazione della carne di animali allevati con mangimi contenenti ormoni. Secondo gli Stati Uniti, l'Unione Europea non poteva vietare l'accesso alle importazioni di derrate alimentari provenienti da mercati extraeuropei. Nel 1995, alla conclusione dell'Uruguay Round (vedi dossier, 2) 152 paesi che costituivano il 97% del mercato mondiale, avevano deciso di instituire il World Trade Organization avente funzione di regolamentare il commercio internazionale. Si era verificato, infatti, che molti paesi promulgavano leggi destinate a tenere le merci straniere lontane dai loro mercati. Per evitare ulteriori ingerenze sulla libertà commerciale, con questo accordo si consentiva ai singoli paesi di mantenere le proprie leggi, anche se restrittive, purché fossero scientificamente attendibili e basate su precise valutazioni di rischio.

L'UE non solo aveva una legge che vietava l'importazione di carne trattata con gli ormoni della crescita, ma dimostrò anche, scientificamente, il rischio insito nel consumo di tale carne. Nonostante ciò si decretò che la legge europea andava contro le regole imposte dal WTO.

La direttiva 88/146/CEE vietata agli stati membri, a partire dal 1° gennaio 1988, l'importazione dai paesi terzi di animali da azienda cui fossero state somministrate, in qualsiasi modo, sostanze ad azione tireostatica, estrogena, androgena o gestagena, nonché carne provenienti da tali animali. In seguito fu abrogata dalla direttiva 96/22/CE e applicata, in Italia, con decreto legislativo n.336 del 4 agosto 1999.

A questo c'è da aggiungere che nel 1997, ovvero l'anno precedente, applicando il principio di precauzione, l'UE aveva adottato un regolamento (258/97/CE, art.8) che prevedeva l'etichettatura per gli alimenti geneticamente modificati, come soia e mais, in cui fosse specificata la provenienza del prodotto. Il principio di precauzione è presente nel Protocollo di Cartagena (al quale non aderirono gli Stati Uniti e qualche altro paese) che ha come obiettivo la protezione della biodiversità e della salute umana dai rischi derivanti dalle manipolazioni genetiche. Gli Stati Uniti cominciarono a lamentarsi di come l'obbligo di etichettatura fosse una barriera commerciale imposta ai loro prodotti. Nel maggio del 2003, gli Stati Uniti, il Canada e l'Argentina impugnarono la moratoria dell'UE sui prodotti agricoli e alimentari geneticamente modificati, sostenendo che i loro prodotti erano slealmente discriminati e che la regolamentazione europea sui prodotti geneticamente modificati non poteva avvalersi del principio di precauzione.

Nel settembre 2003 furono pubblicati altri due regolamenti da parte della CE sulla necessità della tracciabilità ed etichettatura degli alimenti (1829-1830/2003/CE). Nei documenti si specifica che l'etichettatura, con la dicitura "questo prodotto contiene OGM" oppure "questo prodotto deriva da OGM", dovrà essere obbligatoria per alimenti e mangimi che contengano OGM e derivati da OGM. I prodotti (latte, uova, carne) ottenuti da animali nutriti con mangimi geneticamente modificati o trattati con medicinali geneticamente modificato non saranno soggetti alle norme di etichettatura né alle norme di autorizzazione. La CE prende atto, inoltre, che esiste l'impossibilità di prevenire la presenza accidentale di OGM negli alimenti convenzionali, per cui stabilisce una soglia di presenza accidentale pari allo 0,9% per gli OGM autorizzati e dello 0,5% per gli OGM non autorizzati purché valutati favorevolmente dagli organismi scientifici dell'UE (European Food Safety Authority, EFSA). Tutti gli alimenti e mangimi che contengono una quantità di OGM in misura inferiore allo 0,9% saranno esenti dall'obbligo di etichetta.

È necessario, però, specificare che la soglia di tolleranza dello 0.9% fa riferimento al singolo ingrediente usato nel prodotto e non alla massa o volume totale. Ciò vuol dire che se un prodotto è costituito da tre ingredienti che presentano OGM in misura pari a 0,4%, 0,3%, 0,5% per un totale di 1,2% che supera la soglia di tolleranza, non sarà etichettato. Mentre invece è fuori discussione la sommatoria derivante da percentuali contenute in ogni singolo ingrediente che non superi lo 0,9%: se il prodotto è costituito da ingredienti che presentino percentuali di presenza pari a 0,2%+0,4%+0,2%=0,8% non sussiste l'obbligo di etichettatura. Per quel che riguarda l'etichettatura "OGM free" l'UE non si è espressa in proposito.

Per tracciabilità, che è il presupposto normativo dell'etichettatura, s'intende: "la capacità di rintracciare OGM e prodotti ottenuti da OGM in tutte le fasi d'immissione in commercio attraverso la catena di produzione e di distribuzione" (1830/2003/CE, art.3, comma 3), ovvero la possibilità di rintracciare in tutte le fasi di produzione e di distribuzione di un prodotto la presenza di OGM. La tracciabilità è uno strumento che non conferisce agli alimenti particolari qualità, ma dovrebbe rassicurare il consumatore sulla provenienza del prodotto. In etichetta, infatti, potrà trovare tutte le informazioni utili per scegliere un alimento sicuro. Nel caso della tracciabilità sono, dunque, previste una serie di norme di comportamento da parte degli operatori del settore alimentare per garantire la gestione del rischio potenziale. In realtà, si tratta di una tracciabilità ancora incompleta visto che per le carni è prevista un'etichettatura che consente la tracciabilità dell'animale, ma non dell'intera filiera fino ai mangimi utilizzati per allevare l'animale [C. Cannella, A.M. Giusti, A. Pinto Dal cibo per tutti agli alimenti personalizzati].

Sulla base di questi presupposti è evidente come la barriera imposta dall'Unione Europea alla commercializzazione e coltivazione degli OGM appare piuttosto fragile.

- per maggiori dettagli sulla normativa si consiglia la consultazione di
• http://www.ambientediritto.it/home/categoria/ogm
• http://www.ambientediritto.it/Legislazione/OGM/ogm.htm


ogm

1.Cosa sono gli OGM
In ogni cellula del nostro corpo è presente una molecola, il DNA, la sede dell'informazione genetica, che viene trasmessa ereditariamente. Nel DNA, infatti, esistono delle unità chiamate geni che sono i responsabili del colore dei nostri occhi e capelli, della nostra altezza, insomma delle caratteristiche del nostro organismo.

monsanto-manipolazione

2.Obiettivi disattesi ed effetti collaterali
...La vendita del Roundup procede di pari passo con la vendita di piante geneticamente modificate resistenti al principio attivo del glifosato, che ha la particolarità di distruggere nelle coltivazioni tutte le piante che non possiedono questo principio attivo...


monsanto-label

3.Guerre commerciali
La popolazione americana, che si nutre di OGM da oltre un decennio, non fu mai informata della manipolazione genetica cui erano sottoposti i loro alimenti, poiché vennero immessi sul mercato senza un'adeguata etichettatura.



biodiversita

4.OGM e biodiversità
...si corre il rischio che tollerando le soglie di contaminazione accidentale, anche molto basse, si possa, con il tempo, avere comunque colture convenzionali e biologiche con alti livelli di contaminazione...



No-GMO-label

5.OGM e agricoltura
Il sistema agricolo biotecnologico è un sistema potente sostenuto da forze politiche, scientifiche ed economiche; la penetrazione degli OGM nel nostro territorio è irreversibile, una volta che gli OGM saranno entrati non si potranno più eliminare; gli OGM sono quindi invasivi; come si può mantenere un prodotto alimentare privo di OGM se è permessa una tolleranza dello 0,9%?

gallina-OGM

6.OGM e salute
C'è sicuramente un rischio potenziale dovuto all'instabilità dei geni inserirti all'interno del DNA della cellula ospite, rischio molto maggiore per gli animali che non per le piante che sopportano molto meglio le modificazioni del loro patrimonio genetico.


resistenza

Conclusioni
Un consumatore che sia adeguatamente informato può optare per determinate scelte piuttosto che per altre, può dettare le regole del gioco piuttosto che esserne succube, può orientare le politiche dell'industria alimentare e chiedere una normativa che rispetti le esigenze di trasparenza e chiarezza.






Gli OGM: dalle erbe "pazze" ai cibi biotech
1.Cosa sono gli OGM 2.Obiettivi disattesi ed effetti collaterali 3.Guerre commerciali
4.OGM e biodiversità 5.OGM e agricoltura 6.OGM e salute Conclusioni





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