Mani nella Terra

Where the Sun Shines!

Mani nella Terra

Mani nella Terra è un'intenzione che in questi anni ha preso molte forme. Nasce con la traduzione del documentario "Water, the great mistery" e diviene un blog di informazione. Dal 2012 si fa promotrice di corsi ed incontri sulla permacultura, dunque progettazione, agricoltura, bioedilizia, fitodepurazione, alimentazione, ecc. Nel 2016 si dedica a consolidare le relazioni e nel 2017 mette definitivamente le radici in Sabina, a circa 50km da Roma Nord. Qui inizia il progetto CASA...

Me

Emanuela

"Fare della Terra un Paradiso richiede azione concreta e consapevolezza della nostra responsabilità come custodi." Mani nella Terra, in costante divenire, si manifesta nella persona di Emanuela, che svolge la sua principale attività presso la Libera Scuola Janua, a Roma.
Maestra, dunque, e amante della Natura, vive attualmente con quattro coccolosissimi cani e un gatto: Seiver, Tao, Betty Bim Bam, Mellow, Kyto.

  • emanuela@maninellaterra.org

"Per la Scienza iniziatica, la luce è uno spirito vivo, cosciente, attivo. Direte che l’irradiamento solare non è uno spirito, ma un fenomeno materiale che i fisici hanno studiato molto attentamente. Sì, ma la luce del sole non è che la manifestazione sul piano fisico dello Spirito cosmico tramite il quale l’Universo è stato creato. L’Universo è una creazione della Luce. La Luce è uno spirito, è lo Spirito di Dio stesso. Essa ha creato e alimenta la vita, la vita fisica come la vita spirituale. Più gli esseri umani ricevono e assorbono la luce, più la loro anima e il loro spirito si manifestano come intelligenza, amore, potenza. Per questo si utilizza la parola "luce" dandole una dimensione spirituale. Quando di qualcuno si dice che ha la luce, significa che lo spirito si manifesta in lui."
Omraam Mikhaël Aïvanhov

PRODUZIONI CASALINGHE

Emanuela si prodiga tutto l'anno alla trasformazione dei prodotti. È ormai specializzata nella produzione delle composte, del kombucha e del pane, realizzato con pasta madre (di farro o segale). Tramite la rete, è possibile rimediare golosità senza glutine, conserve, saponi naturali e molto altro!
Consegne a Roma e Monterotondo.

MANGIARE e DORMIRE

Chi desidera trascorrere una giornata in campagna, per godersi l'aria fresca, o visitare le meraviglie del territorio sabino, tra cui la vicina Abbazia di Farfa, può venirci a trovare per una bevanda o un pasto vegano.
E se vi piace godere delle stelle, abbiamo a disposizione una camera con letto alla francese e bagno privato con doccia.

CONDIVIDERE

Siamo felici di condividere la nostra casa. Informaci del tuo progetto e personalizzeremo insieme una proposta adeguata.


Tutto il ricavato viene interamente investito nel progetto. I prossimi passi sono: l'impianto di depurazione, la serra, il solare termico legato alla raccolta dell'acqua piovana.

  • Opinioni. Il cuore alimentare dell'expo

    Opinioni. Il cuore alimentare dell'expo


    Sovrappeso e obesità sono unanimemente riconosciuti come uno dei principali problemi di salute pubblica nei paesi occidentali. Ne soffrono 4 italiani su 10 e la tendenza è in aumento, soprattutto tra i bambini. Cosa ancor più preoccupante in quanto un bambino obeso è probabile che lo resterà per tutta la vita.
    Per arginare questo fenomeno, nel 2005, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha proposto una “Strategia globale su dieta, attività fisica e salute.” Tra i punti principali e i consigli da seguire per una corretta educazione alimentare ci sono: aumento del consumo di frutta e verdura; sostituzione dei grassi animali insaturi con quelli vegetali insaturi, riduzione della quantità e delle proporzioni di grassi, sale e zucchero.
    Dieci anni dopo le linee guida OMS, l’Italia e Milano si aggiudicano Expo 2015 con uno slogan che è tutto programma: Nutrire il Pianeta Energia per la Vita. Pareva proprio l’anticipazione dell’enciclica del Papa sull’ambiente.
    70 giorni prima del taglio del nastro dell’esposizione universale, il 20 febbraio 2015 l’ANSA batteva la seguente notizia: «Stop alla pubblicità di cibi 'spazzatura' come gli energy drink o le patatine fritte, ma anche di biscotti o succhi di frutta che contengano anche un minimo di zuccheri aggiunti. È questa la via per proteggere i bambini dall'aggressività del marketing proposta dalla sezione europea dell’OMS. Diverse ricerche, ricorda il documento, hanno dimostrato che l'esposizione al marketing di cibi non salutari è legata allo sviluppo dell’obesità».
    Sul sito dell’AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, è pubblicato un decalogo per la prevenzione. Il terzo “comandamento” recita: «Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food.»
    Adesso facciamo finta… Lasciamo perdere le decine di arresti, i milioni di tangenti e i filoni di indagini che sembrano momentaneamente sospese su Expo 2015. Chiudiamo gli occhi di fronte allo scempio del territorio, agli ettari di suolo agricolo consumato, ai laghetti prosciugati per far posto a parcheggi e tangenziali spesso inutilizzati. Dimentichiamo i ritardi nella realizzazione dei padiglioni e i soldi spesi per camuffare le incompiute. Facciamo finta che tutto sia filato liscio e senza intoppi. E concentriamoci sulle parole «educazione alimentare, salute e vita».
    Secondo voi, se le istituzioni, gli enti, le autorità preposte alla tutela della salute pubblica (il sindaco, l’assessore regionale alla sanità, il ministro della salute) si fossero ispirati veramente all’obiettivo OMS di educare alla corretta e sana alimentazione ed al tema dell’esposizione universale sarebbe stato possibile accettare che McDonald’s e Coca Cola fossero i principali sponsor dell’esposizione universale? L’esposizione universale, che nelle migliori intenzioni contenute nel dossier doveva essere una grande occasione per educare ai corretti principi nutrizionali la popolazione mondiale, si sarebbe potuta trasformare in una enorme fiera in cui si trova di tutto, ma dove la “fanno da padroni" i colossi del fast food e delle bibite gassate e zuccherate? Si sarebbe potuto arrivare addirittura a promuovere il fast food nelle scuole? Con l’assessore regionale all’educazione che invia nota formale a tutte le scuole per ricordare che se visiteranno Expo e andranno da McDonald’s ci sarà lo sconto del 50% e gelato gratis? Con premi in denaro agli istituti che raccolgono il maggior numero di scontrini del McDonald’s? Con punti che valgono il triplo se recanti il timbro Expo2015?
    La risposta dettata dal buon senso sarebbe: certo che no!
    Eppure tutto ciò è accaduto.
    Nonostante le linee guida OMS.
    Nonostante i dati sull’obesità.
    Nonostante le buone intenzioni di cui è lastricato il decumano.


    per saperne un po' più... 
    e con il tuo acquisto puoi sostenere Mani nella Terra (leggi QUI).

    Fast Food Nation
    Eric Schlosser
    Fast Food Nation
    Il lato oscuro del cheeseburger globale
    Oscar Mondadori
    Sugar Blues. Il mal di zucchero
    William Dufty
    Sugar Blues. 
    Il mal di zucchero
    Lo zucchero nuoce gravemente alla salute
    Macro Edizioni
    Coca-Cola
    William Reymond
    Coca-Cola
    L'inchiesta proibita
    Lindau
    Il Mondo del Cibo Sotto Brevetto
    Vandana Shiva
    Il Mondo del Cibo Sotto Brevetto
    Controllare le sementi per governare i popoli
    Feltrinelli
    Chi Nutrirà il Mondo?
    Vandana Shiva
    Chi Nutrirà il Mondo?
    Manifesto per il cibo del terzo millennio
    Feltrinelli
  • Agosto. Il contatto con la natura

    Agosto. Il contatto con la natura

    Giornate in campagna, scandite dal tempo delle stagioni; bellezza della natura e della vita e del legame profondo che unisce tutti gli esseri viventi. Tutto questo si legge nelle parole di Etain Addey e noi le condividiamo, mese per mese.

    Dormiamo sull’aia senza coperte, con Marte che sorge rosso e brillante all’orizzonte, vicinissimo, e anche dopo molte ore dal tramonto del Sole, fa ancora molto caldo. Tutto è riarso, secco, arido, ci sono crepe nel terreno, l’orto boccheggia anche se non ci laviamo quasi più per poterlo innaffiare.
    Marte è l’antico portatore di calore, di fuoco, di guerra, e difatti non manca nessuna delle tre cose. I boschi bruciano, gli anziano muoiono per l’affanno delle giornate torride che continuano senza tregua, i venti sono solo di guerra. Sono quattro mesi che non piove. Da qualche settimana sembra di essere entrati in uno stato alterato di coscienza in cui c’è solo una lunga attesa, ma la pioggia è come un sogno che si fa fatica a ricordare. Ci svegliamo e non c’è una goccia di rugiada e appena mi alzo i tafani cominciano a volare attorno a me, disperati in cerca del mio sangue, perché per loro è una fonte di liquido.
    C’è stato un momento preciso, qualche giorno fa, in cui questa disperazione si è fatta più acuta: all’improvviso le piante si sono arrese, perdendo le foglie prematuramente gialle, persino le viti sembravano morenti nonostante le loro radici profondissime e Martino, per la prima volta in vita sua, ha innaffiato la vigna con acqua tolta ai cavalli. Passiamo la giornata a portare l0acqua sporca delle galline agli alberi da frutta più piccoli.
    Vedo che le api vengono a bere nel cortile perché non c’è più nettare, è tutto evaporato e loro cercano solo di sopravvivere. Vedo una colonna di formiche che appare all’improvviso, spariscono tutte in un’unica direzione come un esercito, sotto lo sguardo meravigliato del gatto e dopo dieci minuti tornano portando le loro larve evidentemente per metterle in un buco più profondo al riparo dal calore. Quando Ben è andato a prendere il vino, ha sentito un sibilo e sullo scaffale ha visto un serpente grosso che si era rifugiato nella frescura buia e che, spaventato, mostrava la lingua, minaccioso. Andando giù all’orto, ho visto due o tre volte un’upupa volare via dal ginepro all’ultimo momento, e ho sentito lo spostamento d’aria provocato dalle ali. È come se ci fosse un accordo tacito fra tutti noi, umani e non umani, di non aggressione in un frangente così disperato.
    Questo mi ricorda i racconti di Kipling letti da bambina: nella giungla in periodi di siccità, con la fonte d’acqua ridotta ad una piccola pozzanghera fangosa, si affiancavano a bere gazzelle, leoni, elefanti e pantere, senza aggredirsi perché era scattata la tregua della disperazione. La caccia continuava, ma non vicino all’acqua perché la sete aveva reso tutti pari.
    Così anche Alce Nero, indiano Sioux vissuto fra il XIX e il XX secolo, racconta di una notte di disperazione, quella volta per il freddo estremo, quando si trovava con alcuni familiari ridotti alla fame nel cuore di un rigido inverno. Era così freddo quella notte che non riuscivano a dormire e poi sentirono uno strano rumore fuori dal tipi e andarono a vedere: c’era un’intera famiglia di porcospini che, addossati l’uno all’altro, piangevano per il freddo e si erano messi il più vicino possibile al tipo per condividere il calore umano. “Li abbiamo lasciati in pace perché ci facevano pena” disse Alce Nero, nonostante quei porcospini potessero rappresentare un pasto.
    Eppure ci sono esseri umani ciechi davanti a questa diffusa agonia lenta: “Speriamo che continui il bel tempo!” dicono. Ma non sentite l’urlo della natura? Sono andata nel bosco per cercare le corniole: sono poche, dure, piccole, e trovo alcuni alberi morti proprio perché gli istrici, affamati, ne hanno mangiato tutta la corteccia.
    Sono sporca da così tanti giorni che quasi non me ne accorgo più. Ogni tanto mi lavo in una bacinella piccola e poi do l’acqua all’alberello di kaki. Ogni goccia d’acqua pulita che non beviamo noi la diamo alle pecore, alle galline, ai cavalli e agli asini. E ogni giorno riusciamo ancora ad annaffiare l’orto: altrimenti morirebbe tutto e non ci sarebbe più da mangiare.
    In questa situazione è arrivata una donna fiorentina, tutta vestita di bianco. Voleva stare qui con noi qualche giorno. Ero convinta che appena avesse visto il gabinetto di legno, se ne sarebbe andata, invece ha resistito ben tre giorni. L’ultimo giorno mi ha detto: “Sono molto contenta di essere stata qui, a contatto con la natura”.
    Ero contenta per lei, però le avrei voluto raccontare la mia giornata: “Stamattina mi è scoppiato un uovo marcio in un occhio quando ho pulito la cova di gallina. Poi, quando sono andata a mungere, c’era il birro che faceva l’amore con la pecora che volevo mungere, così mi sono ritrovata con la mano appiccicosa di sperma di montone. Ieri sera, quando ho cercato di innaffiare l’orto, l’acqua non veniva e ho succhiato il tubo di plastica per mezz’ora, tentando di avviarne il flusso. Ho sputato e bevuto quell’acqua e alla fine ho scoperto che il tubo di plastica per mezz’ora, tentando di avviarne il flusso. Ho sputato e bevuto quell’acqua e alla fine ho scoperto che il tubo era bloccato da una rana, ridotta ormai a pezzetti, che evidentemente si era rifugiata lì dentro per il fresco. E non posso permettermi di fare una bella doccia. Questo è il contato con la natura!

    Ma sono stata zitta. Ci sono anche cose belle: l’amica Annalisa è venuta a trovarci e ci ha raccontato come il banano con questo caldo tropicale sia fiorito nel suo giardino e come lei abbia seguito con meraviglia lo schiudersi di quel fiore avorio carnoso: un fiore di banano in Umbria! Anche questo è contatto con la natura!
  • Linguaggio e salute: una scelta per nutrire l'anima

    Linguaggio e salute: una scelta per nutrire l'anima

    Noi esseri umani abbiamo sviluppato abilità e tecniche uniche grazie ad alcune peculiarità: abbiamo i pollici contrapposti e camminiamo eretti, elemento questo di fondamentale importanza per la nostra struttura fisica, in particolare per lo spazio reso disponibile alla neocorteccia e per la forma del viso e della bocca. Così succede che possiamo baciarci, sorridere nell'inequivocabile modo umano e siamo dotati di un sistema di comunicazione verbale meraviglioso con cui possiamo dare espressione ai pensieri della nostra mente e descrivere in dettaglio la percezione del mondo.
    Sembra che per una padronanza ottimale del linguaggio e del pensiero sia indispensabile poter esplorare tutte le tappe dello sviluppo motorio nella loro sequenza fisiologica (rotolare, strisciare, gattonare, camminare) senza forzare i tempi [secondo Rudolf Steiner]. Ciò significa che è salutare per il bambino essere libero di muoversi a piacimento senza essere invitato a camminare «presto» e cominciare a parlare non prima di aver integrato bene il processo della deambulazione. Questo aspetto della relazione tra lo sviluppo fisico, motorio, fonetico e psichico mette in luce le strette connessioni tra corpo, mente e articolazione della lingua.
    Ma fino a che punto influenziamo realmente la percezione della realtà e plasmiamo il nostro mondo con le parole che sentiamo e pronunciamo? Fino a che punto esse condizionano i nostri sentimenti e le nostre reazioni? Fino a che punto esse partecipano al nostro stato di benessere ed appagamento? Coloro che parlano fluentemente più lingue spesso testimoniano come ognuna di esse sia come un vestito che facilita o meno l'espressione di alcuni tratti caratteriali, dando quasi l'impressione di essere «diversi» pur restando se stessi (si parla anche di anima della lingua). Forse che ciò può accadere anche a seconda dell'uso che facciamo in una singola lingua delle sue componenti –- parole, espressioni, modi di dire? Tutto mi porta a credere che sia proprio così e che una scelta consapevole di come ci esprimiamo possa ripercuotersi in modo favorevole su tutte le nostre relazioni arricchendole di rispetto, fiducia e gratitudine.

    Buongiorno, Massimo Gramellini - La Stampa 7 agosto 2015


    Parole volgari e mancanza di spessore
    Colpisce al giorno d'oggi la situazione di estrema cacofonia -– si parla tanto, si scrive tanto, tuttavia il vocabolario è limitato, ripetitivo e domina un generale abbruttimento della lingua. Spesso penso a quel missionario gesuita in Cile che ha stilato un dizionario con gli ultimi due Indios Patagoni in vita e al suo amore per la pienezza e la poesia della loro lingua, mentre Darwin passando di là a suo tempo li aveva frettolosamente tacciati di essere dei selvaggi illetterati [vedi vita e opere di Bruce Chatwin]. A quanto pare disponevano di almeno trenta parole diverse per descrivere l'acqua e altrettante per l'amore! Mi pare proprio sia il momento di riscoprire la poesia, il piacere di giocare con le parole belle, profumate, intense e il gusto di azzeccare quella precisa e risonante [riesumiamo, per esempio, il classico di Gianni Rodari "Grammatica della fantasia"].
    Colpisce inoltre un appiattimento del discorso, nei contenuti e nella forma –- in particolare l'abuso di espressioni e parole denigranti, volgari, improprie. Evidentemente plagiati dal livello culturale televisivo, amiamo vivere sospesi in un mare di parolacce e bestemmie, cullati qua e là da improperi selvaggi. Quando esco dal mio paradiso campagnolo molto o privilegiato resto ammutolita di fronte alle scene che mi si presentano: liti furibonde tra automobilisti, persone che imprecano ad ogni passo contro tutto e tutti, addirittura un padre che dice a suo figlio di circa tre anni «sei proprio un pezzo di m*». Sono d'accordo sul fatto che sia più che opportuno sfogare le tensioni che ci opprimono e credo che la loro repressione sia un fattore patogeno di rilievo. Non è però gettandocele in faccia uno con l'altro o maltrattando lo zerbino che ce ne liberiamo! Piuttosto possiamo trovare valvole di sfogo appropriate, senza danneggiare alcuno, come ci suggerisce brillantemente Christian Tal Schaller nel suo lavoro sulle emozioni, e soprattutto sanare il bisogno di esplodere alla radice con scelte coraggiose che implicano sia una rimessa in discussione dello stile di vita che l'impegno in un percorso di guarigione personale. Una conversazione dove le usuali espressioni sono sostituite da interiezioni fuori moda (quali ohibò, accipicchia, sorbole, mannaggia) può di primo acchito sembrare puerilmente ridicola ma con il tempo ci rallegra e solleva l'animo. Quelle espressioni usuali sono infatti pregne di disamore verso gli escrementi, i genitali e la sessualità. Non posso fare a meno di notare il legame tra la relazione distorta e alienata con questi aspetti fondamentali per la salute e la gioia di vivere, e il modo di parlarne. L'uso massiccio di modi di dire allusivamente sessuali per sfogare rabbia, violenza, disgusto, disapprovazione svuota di significato le parole e ciò che rappresentano. Ho avuto occasione di osservare un gruppo di bambini prima e dopo un anno di scolarizzazione materna e sono rimasta di stucco. Quei pochi mesi sono loro bastati per acquisire un disprezzo verso gli escrementi, un'imbarazzo verso la nudità e l'abitudine di prendersi in giro l'un l'altro con malizia, tutto in forte contrasto con le loro abitudini precedenti. Ho letto spesso che cio' avviene spontaneamente ad una certa età (per quel che riguarda l'attitudine verso la nudità viene chiamato «naturale senso del pudore») tuttavia continuo ad incontrare bambini non scolarizzati che stranamente non lo sviluppano e mi chiedo anche che ne sia di tutte le popolazioni native presso cui è sconosciuto: altre razze? sottosviluppo?

    Sempre/mai
    Un esempio interessante dell'uso improprio di piccole parti del discorso ci viene offerto dagli inflazionati avverbi «sempre» e «mai». Essi sono del tutto innocui e pertinenti quando ce ne serviamo per illustrare un dato concreto: per esempio, sono sempre andato in treno a Milano (ed è successo davvero così). Le complicazioni iniziano quando li inseriamo in frasi concernenti il presente o il futuro, per esempio vado (andrò) sempre a Milano in treno. Improvvisamente non siamo sinceri, come possiamo infatti escludere di andarci un giorno in bicicletta? L'allontanamento dalla verità sembra di poco conto eppure ha ripercussioni profonde, e se ne accorge bene chi ha a che fare con i bambini, i quali a questo riguardo non ne perdonano una. Infatti essi si aspettano che gli adulti sappiano cosa stanno facendo e siano impeccabili, facendo esattamente quello che dicono. Chi ha osservato la tristezza di un bambino che comincia a rassegnarsi di fronte alla confusione e alla «bugia» si accorge della gravità di queste continue bagatelle linguistiche. Un aiuto concreto per migliorare la pertinenza del linguaggio è porsi come obiettivo di dire esattamente quello che si fa, cosa che risulta un esercizio più semplice del contrario (fare ciò che si dice). Si tratta di una vera e propria pratica spirituale. Ci accorgiamo infatti di quanto spesso ricorriamo a sempre e mai per cammuffare le nostre debolezze (affermare non mangio mai lo zucchero raffinato sottintende la paura di non riuscirci, mentre dire non mangio lo zucchero raffinato è perfetto e sufficiente per dichiarare il proprio intento) e per biasimare impietosamente gli altri (non hai mai una parola gentile per me! sei sempre una peste!).

    Cerco di...
    La nostra debolezza trapela da ogni dove, pensiamo a quante volte cominciamo dichiarazioni di assoluta priorità per la nostra vita con «cerco di...». Cerchiamo di fare cosa? Se cerchiamo soltanto, non ci sorprenderà molto non riuscirci. Quanta forza possiamo farci cominciando ad affermare senza esitazioni «evito di parlarti mancandoti di rispetto» piuttosto di «cerco di evitare di mancarti di rispetto»! Con il solo cambiamento di queste piccole abitudini linguistiche possiamo recuperare molta dignità personale, determinazione e coerenza di vita. Se ne dubitate, andate a verificare l'entusiasmo dei bambini di fronte a queste «banalità».

    Etichettatura e giudizio
    Quando come sopra ci accusiamo l'un l'altro di non avere mai una parola gentile incappiamo in un'altra trappola: l'etichettatura. Siamo abituati ad apostrofarci fissandoci in una categoria, sei stupido, sei bravo, sei un'incapace e lo facciamo in modo così convincente che davvero viviamo la nostra vita prigionieri di una gabbia comportamentale. Non fa molta differenza se si tratta di caratteristiche socialmente positive o negative perché comunque è ingiusto identificarci con esse – la differenza sta nel comprendere (e dire!) che stupida è l'azione, non una persona. È comune sentire chi si lamenta di non riuscire ad essere pienamente se stesso e di essere alla ricerca della sua vera natura –con o senza l'aiuto della psicanalisi si arriva a riconoscere come le situazioni in cui siamo stati convinti di essere tale cosa costituiscano dei veri abusi psicologici che ci hanno sconnesso con il nostro vero io. È comune inoltre riconoscere rabbia e rivolta contro la critica. Eppure continuiamo a comportarci nello stesso modo con tutti e soprattutto con i bambini. Etichettiamo e giudichiamo senza posa. Vedo molti bambini soffrire da matti per questo trattamento che li «costringe» a non essere quello che sono in realtà. Ogni volta che ci viene da dire «bravo» sostituiamolo con «bene» e osserviamo il cambiamento. Invece di dire «sei cattivo» spieghiamo che non togliamo un oggetto di mano bensì lo chiediamo; invece di dire «sei maleducato», diciamo quello che ci aspettiamo (per esempio la calma e il silenzio) e soprattutto facciamo noi stessi per primi quello che ci aspettiamo [video: Children See Children Do - I bambini imitano]. Se siamo noi i primi a strappare di mano, alzare la voce, dire bugie come possiamo aspettarci qualcosa di diverso? 

    Rendere grazie
    In questo mondo frettoloso sovente ci si dimentica di ringraziare oppure lo si fa meccanicamente, senza sentimento. Sarà forse il Grazie che sgorga dal cuore come una cascata di genuina riconoscenza, che sboccia sulle labbra come un fiore profumato a purificare tutte le nostre relazioni, ad abbellirci e a ritornarci il posto che ci spetta in seno al creato. Possiamo guarirci grazie al linguaggio non appena ne riconosciamo il valore nutritivo per l'anima -– come veicolo dei grandi valori universali di rispetto, fiducia e gratitudine e come fonte inesauribile di gioia e bellezza, le emanazioni tangibili del nostro stato di salute.

    Grazie per aver letto tutto. E adesso... buona visione :-D


    ...La più cattiva di tutta la terra
    è una parola: la guerra;
    per cancellarla senza pietà
    gomma abbastanza si troverà.

    Un paio di post attinenti dalla nostra pagina facebook

    Parole al vento, di #FilippoZaccaria
    Posted by Mani nella Terra on Friday, October 10, 2014

    nessun atto di #gentilezza, per quanto piccolo sia vano e per #MassimoGramellini è anche una soluzione...
    Posted by Mani nella Terra on Wednesday, April 16, 2014