La Terra è la materia prima di chi coltiva.
Bisogna tener conto delle caratteristiche fondamentali che la natura ha già predisposto.

                terreno argilloso                                terreno sabbioso                             terreno di medio impasto          

Terreni sabbiosi
Sono tereni permeabili all'aria e all'acqua, che si riscaldano facilmente ma che altrettanto rapidamente si raffreddano. Questi terreni contengono generalmente scarse sostanze nutritive e rischiano costantemente di venire erosi dal vento.
Un rapido sguardo ad alcuni fenomeni fisici e chimici può chiarirci meglio queste particolarità dei terreni sabbiosi. Di forma sferica che ne impedisce la compressione, i granelli di sabbia rotolano separati gli uni dagli altri, dando luogo a innumerevoli interstizi, attraverso i quali, ad esempio, l'acqua può passare come setaccio. In questo caso si dice che il terreno è molto poroso. Il terreno sabbioso è anche molto ricco d'aria, quindi di azoto atmosferico e ossigeno. Dal punto di vista chimico, esso presenta grandi quantità di grani di quarzo, ma è privo di altri minerali essenziali al nutrimento delle piante. Il quarzo (chimicamente acido silicico) contribuisce a riscaldare il terreno e aiuta le piante nel rafforzare la loro struttura. I terreni sabbiosi possono essere allo stato puro o composti, ossia presentare percentuali più o meno alte di limo.
Come si riconoscono: se si prende in mano un campione di terreno sabbioso, la sabbia scorre via fra le dita.
Importante: in questi terreni è bene riuscire ad aumentare la percentuale di humus e di sostanza organica: in tal modo il terreno, in origine troppo permeabile, diventa più compatto. Gli interventi culturali più importanti consistono nell'impiego di argilla, di composto ricco di limo e di una buona pacciamatura.

Terreni limosi
Sono terreni ricchi di humus, capaci di immagazzinare al meglio calore, acqua, aria e sostanze nutritive, oltre a contenere anche calcio. Dal punto di vista fisico, la struttura di questi terreni fertili e buoni appare costituita da lamelle stratificate in maniera più o meno compatta. È facile comprendere che una struttura così costituita ha "maglie" più fitte dei terreni sabbiosi. In una terra ricca di limo esistono i migliori presupposti sia per l'accumulo delle sostanze nutritive sia per il lavoro degli organismi del suolo. Anche in questo caso dovremo distinguere tra terreni limosi pesanti, misti ad argilla, medio-pesanti, misti a sabbia, e umosi.
Come si riconoscono: il limo ricco di humus si sbriciola tra le dita in aggregati morbidi che aderiscono gli uni agli altri senza attaccarsi.
Importante: compost naturale, pacciamatura, rotazione delle culture ne conservano e accrescono la fertilità.

Terreni argillosi
Sono terreni per natura pesanti, impermeabili all'aria e all'acqua, che si riscaldano lentamente. Hanno tessitura finissima e, se privi di sostanza organica e struttura, divengono compatti e poco fertili; in caso di siccità tendono a indurire fino a fendersi e ad andare in pezzi come i mattoni, mentre, se la stagione è umida, si trasformano in masse appiccicose. Sono terreni che immagazzinano bene le sostanze nutritive, ma difficili da lavorare e da aerare.
Come si riconoscono: schiacciata fra le dita, l'argilla forma una massa compatta, tanto da poterla modellare!
Importante: i terreni argillosi vanno resi più soffici con aggiunta di sabbia e apporto di compost e di materia organica. La pacciamatura aiuta a migliorare la struttura. Migliorando la struttura i terreni argillosi possono dirsi fertili.

Terreni torbosi
Sono terreni originati da sedimenti organici. La terra di torbiera alta è acida, povera di sostanze nutritive, in grado di trattenere molta acqua.
Come si riconoscono: un campione di terreno può essere strizzato come una spugna perché contiene molta torba.
Importante: la terra di torbiera alta può essere migliorata con sabbia, limo, calcare e compost. Se ben curata, se ne può ricavare un terreno soffice e ricco di sostanze nutritive. I terreni di torbiera bassa sono invece generalmente abbastanza calcarei; la loro reazione è neutra o leggermente alcalina.


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La terra è la bruna epidermide del nostro pianeta, la massa più o meno grumosa dove le piante affondano le loro radici. Il suolo in cui cresce la vegetazione può avere uno spessore di diversi metri o soltanto di pochi centimetri, ma non più di 10-30 centimetri dello strato superiore sono costituiti da fertile humus. I nostri progenitori chiamavano questi pochi palmi di terreno, con reverenza, "madre terra". Appellativo davvero non ingiustificato, dato che piante, animali ed esseri umani trovano in essa in loro sostentamento. Se questo strato dovesse scomparire il nostro pianeta tornerebbe ad essere un corpo celeste senza vita.

La Terra ha un diametro di circa 12.600 chilometri. Steso su questa grandissima sfera lo strato di humus è come un velo sottilissimo che rappresenta in più punti grandi "strappi", là dove si estendono mari, ghiacciai, nude catene montuose o deserti. Per formare questa materia ricca di vita ci sono voluti milioni di anni. Nei suoi diversi strati il terreno, la Terra è composta da particelle minerali e organiche. Attraverso le ere infinitamente lunghe dell'evoluzione della vita sul pianeta, le forze della natura hanno trasformato in polvere le montagne primordiali. Nel corso dei millenni, l'acqua corrente e le tempeste, il freddo e il caldo hanno eroso le rocce, le hanno spezzate e frantumate, poi la polvere di roccia si è lentamente stratificata. Possiamo farci un'idea di questa gigantesca e paziente opera di erosione nelle grandi valli fluviali, là dove le acque non sono state ancora regolate. In Egitto, ad esempio, prima che si costruisse la diga di Assuan, le acque del Nilo trasportavano sulla pianura il fertile limo che avevano raccolto fra le montagne dell'Etiopia. Dove questo si depositava, ai lati del fiume, al ritiro delle acque restavano campi fertili e ben concimati. Nella fine fanghiglia strappata alle montagne sono presenti minerali e microelementi. La composizione di queste preziose sostanze nutritive cambia da una zona all'altra, a seconda del tipo di roccia che ha dato origine al suolo. Esistono rocce dette eruttive, nate delle eruzioni dei vulcani primordiali; rocce sedimentarie, cioè depositate nel corso delle ere geologiche; rocce metamorfiche, ovvero modificate, nella loro struttura, da calori e pressioni fortissimi e da fenomeni tettonici; rocce calcaree, nate per lo più dalla stratificazione di resti di piante e animali preistorici.

Con l'erosione di tutti questi tipi di roccia si è formato, in milioni di anni, il suolo. Esso si presentava diverso da zona a zona come sono diverse le montagne dei vari continenti. Ai singoli strati localizzati si è aggiunta, in qualche punto, una sottile polvere di roccia, trasportata dal vento a migliaia di chilometri di distanza. Dove questa polvere si depositava, si formava un terreno fertile, coltivabile e ricco di limo. Si pensi alla famosa "terra gialla" della Cina e alla fertile pianura intorno a Magdeburgo (Germania).

Ma non sono state soltanto le rocce a formare il suolo. Anche le piante e gli animali che popolarono il pianeta di era in era hanno contribuito a creare nuova terra. I loro rifiuti organici hanno dato vita a quel prezioso strato superiore che prende il nome di humus. Questo straordinario processo di trasformazione era già iniziato con i primi muschi e licheni sviluppatisi nelle fessure delle rocce, su minuscole quantità di polvere di queste stesse rocce. Con la morte e la decomposizione degli organismi viventi, la terra riceveva nuovo incremento. Un esempio mirabile di questo processo naturale di formazione dell'humus si riscontra nel terreno del bosco misto. Senza interventi esterni la natura rinnova a ciclo continuo le sue riserve di "terra viva" e di sostanze nutritive.

Le diverse modalità della "creazione" sono divise tra loro da molti milioni di anni. I tipi di suolo a cui hanno dato origine sono assai diversi, La terra può essere bruna, nera, rossa e gialla. Accanto all'arida sabbia dei deserti si sono formati fertili terreni argillosi, pesanti e impermeabili. Per chi coltiva è importante, a fini pratici, distinguere questi tipi: terreno sabbioso, sabbia limosa, limo sabbioso, terreno limoso, limo argilloso, argilla. Questa suddivisione non deve essere rigida, poiché le diverse sostanze presenti nel terreno variano in percentuale da zona a zona.
[consigliamo la lettura di "Conoscere la terra: i terreni"]

La natura ha impiegato tempi lunghissimi per creare queste varietà di terreno, e il processo continua ancora oggi: le rocce continuano ad essere erose, e assieme ai rifiuti organici generano nuova terra.
L'humus è quindi una risorsa naturale capace di rigenerarsi, a condizione che siano rispettate le leggi della natura. In caso contrario è possibile che un terreno diventi - e spesso in modo irreversibile - un deserto. La diminuzione del livello delle falde idriche, la trasformazione di terre fertili in una sorta di steppa e l'erosione del suolo sono altrettanti sintomi di questo processo che ha all'origine gli errori e la superbia dell'uomo.
"Le foreste hanno preceduto l'uomo, i deserti lo seguono", previsione di Chateaubriand.
Non facciamola avverare.


RINVERDISCI IL DESERTO!
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Nell'orto il permacultore non si comporta da padrone assoluto: animali e piante sono suoi fratelli.
Non è un sogno romantico. Anche la scienza occidentale si viene convincendo, sia pur lentamente, di ciò che hanno intuito i grandi pensatori orientali e molti popoli primitivi: tutta la vita sulla Terra si svolge secondo cicli estremamente complessi, in cui la sopravvivenza dell'essere più progredito dipende dal funzionamento delle forme di vita più semplici.
La distruzione dei minuscoli batteri del terreno segna anche la fine di piante, animali e uomini.

Intorno al 350 a.C., il grande filosofo taoista Chuang-tzu affermava che «ciò che chiamiamo mondo è l'unità di tutte le creature». Duemila anni dopo, l'antropologo Claude Lévi-Strauss sosteneva che era ormai tempo per le culture occidentali di «imparare che l'uomo è, in fondo, soltanto un essere vivente come molti altri e che egli può sopravvivere soltanto a condizione di rispettare questi altri esseri viventi». Albert Schweitzer parlava, a tale proposito, di «rispetto reverenziale per la vita».
A questo concetto di fondo dovrebbero rifarsi nel loro operare tutti i giardinieri, nome originario di contadini e agricoltori in quanto custodi e non padroni.

Le leggi dell'esistenza non provengono dall'uomo. Il deserto del Sahara era un tempo il granaio dell'Africa settentrionale: lo sfruttamento sconsiderato dei romani ne determinò la rovina. Gli Indiani del Nord America vissero per millenni in armonia con una natura indenne; ma furono sufficienti duecento anni di dominio bianco per ridurre ampie regioni di quel continente a steppe improduttive. Assenza di misura e brama di guadagno fecero e fanno dimenticare all'uomo che le risorse della Terra non sono inesauribili. Ma c'è anche un esempio, antichissimo, di un atteggiamento opposto: la Cina.

Nel 1943 Sir Albert Howard scriveva di questo paese: «In Cina i raccolti dei piccoli proprietari sono ancora costanti; la stessa fertilità del suolo non è diminuita nonostante i 4000 anni di sfruttamento».
Nei giardini, negli orti e nelle case cinesi niente viene gettato via con leggerezza: tutte le sostanze organiche vengono riciclare per farne compost e concimi. Per la società occidentale, fondata sull'usa e getta, i quattro millenni di fertilità del suolo cinese dovrebbero suggerire almeno qualche motivo di riflessione.

«Noi ricamiamo la nostra terra» dice ancora oggi, in Cina, chi lavora nel campo. Roland Rainer, che nel 1973 attraversò tutto il paese, sosteneva che questa immagine poetica definiva l'atteggiamento degli agricoltori cinesi: «Essi si prendono cura dell'ambiente con l'amore e l'impegno di un giardiniere e con tutto quello che ciò comporta.»
Sembrerebbe la descrizione di un paese popolato da permacultori!

In conclusione, che cosa vuol dire coltivare in permacultura? Semplicemente lavorare con la natura e non contro. Conoscere, sine superbia, le leggi naturali e osservare attentamente. Immergersi nella natura, risvegliare i sensi: tutti. «Chi vuole realizzare un sogno deve essere più vigilante degli altri e sognare più profondamente», Karl Foerster.


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