ovvero, il ruolo della Natura per la nostra salute e il rafforzamento del sistema immunitario

La medicina convenzionale contemporanea pone spesso l'accento sulla necessità di rafforzare il sistema immunitario del corpo umano in fase di recupero o di contrasto di una malattia nel suo divenire o manifestarsi. Molti farmaci sono pensati per svolgere questo compito ed entrano in gioco a cose fatte, ovvero quando l'organismo è in lotta e tenta di recuperare il terreno perduto. La forza del suo intervento dipenderà in questo caso da molti fattori, fattori che sono direttamente collegati allo stile di vita, all'alimentazione, alla costituzione fisica e alle peculiarità caratteriali ed emotive.
Tuttavia, tutti questi aspetti possono essere pilotati, migliorati e potenziati nel corso della propria vita, senza dover aspettare di ammalarsi, ossia in via preventiva, come molte medicine non convenzionali suggeriscono di fare. In questo modo il sistema immunitario, l'energia vitale e la forza interiore dell'individuo si rafforzano e sono in grado di reagire in modo eccezionale di fronte a un incidente imprevisto o al comparire di una patologia.
Uno degli aspetti forse meno studiati e meno trattati sulle riviste mediche, anche alternative, è quello inerente il ruolo della Natura sul rafforzamento del sistema immunitario. Tale ruolo è invece indubbiamente molto rilevante, come confermano alcuni studi avanzati sul campo, e la rosa di condizioni e accorgimenti che è possibile sviluppare e mettere in moto in questo contesto è davvero varia.

Il verde: la migliore medicina 
Vediamo più da vicino cosa si intende con contatto con la natura e relativi meccanismi fisiologici e psicologici di irrobustimento, dinamiche biologiche ed emozionali, che negli ultimi decenni sono state lasciate ai margini della terapia medica o inquadrate semplicemente all'interno di un'istigazione all'attività sportiva di tipo competitivo o estetico. Quello cui mi riferisco sono gli studi che hanno confermato come un distacco in senso fisico dall'ambiente naturale abbia ripercussioni fortemente lesive dell'equilibrio funzionale dell'organismo umano, tanto più nel bambino. Molte malattie fisiche specifiche come obesità, asma, allergie, la cosiddetta ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e altrettante psicologiche come depressione, ansia, disistima ecc. sono messe in correlazione con una carenza di esperienza di vita nella natura e un eccesso di permanenza in ambienti artificiali metropolitani. 
Citiamo alcuni studi che ormai sono divenuti molto noti – tralasciando ovviamente quelli che hanno evidenziato agganci con un'alimentazione più naturale e con l'eliminazione di intossicanti, l'utilizzo di piante medicinali che rafforzano il sistema immunitario – e ci concentriamo in questa sede sulla pura “presenza attiva” della Natura.
Nel 2010 è stato pubblicato uno studio del team di ricerca capeggiato dalla dottoressa Frances Ming Kuo dell'Università dell'Illinois che ha analizzato (tramite il confronto tra diverse recenti ricerche sul tema) gli effetti della vita all'aria aperta sui parametri biologici di corpo e mente. La ricerca ha preso in considerazione popolazioni con habitat differenti e loro condizione socio-economica. È stato così dimostrato che l'accesso abituale (quotidiano) a spazi verdi favorisce il recupero fisico e psicologico post-ospedaliero (vedi anche le ricerche di Edward O. Wilson in merito) nonché il raggiungimento di un livello accettabile di glucosio nel sangue nei diabetici, facilita il raggiungimento di una migliore salute mentale e del sistema immunitario e permette la capacità di autocontrollo. Al contrario, il contatto costante con ambienti artificiali e meno naturali facilità l'obesità infantile, percentuali maggiori di malattie cardiache, iperattività, deficit d'attenzione, depressione e ansia, e addirittura una più alta incidenza di mortalità esclusi gli altri fattori. Le conclusioni di questo gruppo di scienziati parlano di una fantomatica eterea vitamina G (green) che sembrerebbe alla base di un complesso sistema di sinergia con l'organismo umano e di cui non sappiamo ancora nulla e che si sostanzia semplicemente nella presenza attiva della natura stessa nella vita dell'individuo e della collettività. [fonte: pdf]

Una ricarica di energia vitale 
Anche un altro gruppo di ricercatori dell'Università di Rochester ha confermato dati che vanno in questo senso. In uno studio dello stesso anno hanno mostrato come stare a contatto con la natura rappresenti una cura ottimale per la depressione e per il benessere fisico. Dalla ricerca è emerso che soli venti minuti di permanenza nel verde garantivano il cambiamento depressivo del corso di una giornata e rivitalizzavano le persone profondendo loro un atteggiamento positivo. Ma la cosa stupefacente è che questi effetti si verificavano al di là dell'attività fisica spesso associata al permanere in aree verdi e dell'interazione sociale che esse inducono. Ossia si verificano in sé e per sé. Da questa ricarica di energia vitale deriva, secondo il dottor Richard Ryan che ha coordinato la ricerca, una maggiore resistenza alle malattie e un calo della sensazione di stanchezza oggi dominante. Addirittura è stato provato che anche solo immaginarsi camminare o stare in aree verdi procurava identici risultati o comunque miglioramenti delle performance fisiche e psicologiche. [fonte: pdf]
Sulla rivista scientifica internazionale di paesaggistica e urbanistica «Landscape and Urban Planning» è stato pubblicato nel 2012 uno studio condotto dal team di ricerca di Catharine Ward Thompson dell'Università di Edimburgo che analizza gli effetti della natura sul rilascio di ormoni dello stress in situazioni difficili di tipo socioeconomico o sanitario. Lo studio ha preso in considerazione persone di età compresa tra i 33 e i 55 anni disoccupate e residenti in aree economicamente depresse. È stato quindi loro prelevato un campione di saliva per misurare i livelli di cortisolo (ormone dello stress). Lo studio ha mostrato come le persone del gruppo che abitavano in zone dove la presenza di boschi, campagna e aree verdi (o anche semplici parchi) era inferiore al 30% del totale, il livello di cortisolo era notevole. Al contrario, esso si andava gradualmente normalizzando mano a mano che lo spazio verde aumentava in percentuale. La presenza del verde ha quindi un notevole impatto anche sulla gestione dello stress a livello ormonale, con tutte le ricadute che ciò ha sul sistema immunitario. [fonte: pdf]

A piedi nudi nel bosco
Gli studiosi del Finnish Forest Research Institute hanno invece valutato l'impatto delle foreste sulla salute in termini di risposta alle aggressioni virali e cancerogene. In uno studio con una bibliografia davvero sorprendente hanno dimostrato come il contatto con i boschi o anche i prati (ma appartati rispetto alle città), per esempio durante una lunga passeggiata, influisca direttamente sul numero e sull'attività di cellule natural killer (NK, addette all'eliminazione di agenti patogeni e cellule tumorali) prodotte del sistema immunitario. L'incremento di tali attività rende quest'ultimo più forte, con conseguente abbassamento della pressione sanguigna e dello stress e rivitalizzazione del tono muscolare e cardiaco. Tale aumento è stato osservato permanere anche sino a trenta giorni dopo la sessione di “natura”. Dal momento che le cellule NK possono uccidere le cellule cancerogene attraverso il rilascio di proteine antitumorali, le gite nei boschi possono avere un effetto preventivo sulla generazione del cancro e sul suo sviluppo. Inoltre, tali permanenze nell'ambiente naturale riducono significativamente la concentrazione di cortisolo salivare rispetto a quando si permane in città, così come già dimostrato da altri studi. [fonte: pdf]

Microbi di campagna e microbi di città 
Si è visto infatti che l'esposizione a batteri derivata dallo stretto contatto con gli animali da allevamento e il consumo di latte non pastorizzato sperimentati su 1.333 bambini neozelandesi, già a partire dalla loro condizione fetale, rafforza il loro sistema immunitario dimezzando il rischio di contrarre asma, eczema e allergie. I ricercatori concludono affermando anche che «un'esposizione continua può essere necessaria per mantenere una protezione ottimale». Ma studi analoghi sono stati condotti dall'Università di Bristol (su allergie, diabete infantile ecc.) e da quella di Helsinki [bibliografia]. In questo caso la ricercatrice Ilkka Hanski e i suoi collaboratori hanno dimostrato come la carenza di contatto con la natura da parte dei bambini sia proporzionale alla quantità di malattie che essi sviluppano, dato che in ambienti urbani il sistema immunitario non ha il modo di svilupparsi e rafforzarsi. Gli studiosi parlano di una “ipotesi biodiversità”, ovvero il rapido declino della biodiversità può essere un fattore che contribuisce al rapido aumento della prevalenza globale di allergie e altre malattie infiammatorie croniche tra le popolazioni urbane di tutto il mondo.
Ci sono poi vere e proprie differenze tra microbi “di campagna” e microbi “di città” che differiscono per composizione e modalità d'azione sull'organismo umano. Pare che i primi siano più protettori e i secondi più dannosi. Ad esempio, nello studio citato si afferma che la scarsità sulla nostra pelle della presenza del genere di batterio denominata Acinetobacter, che è fortemente legato allo sviluppo di molecole antinfiammatorie, diminuisce la nostra capacità di rispondere bene a fattori allergici come il polline e il pelo degli animali.
Si potrebbe proseguire su questa traccia per molto ancora: va capito che la scelta (quando possibile) di ricavarsi momenti di contatto con ambienti naturali è davvero essenziale per il benessere psicofisico dell'organismo umano nel suo insieme e che dovremmo imparare a tenerne conto. Ciò si può fare in vari modi pure se si risiede in città, anche sfruttando le qualità “tempranti” della natura, ad esempio utilizzando spesso anche tecniche di idroterapia, frizioni fredde, lunghe passeggiate nel verde ed esposizioni nei mesi invernali alle giornate rigide (con i dovuti riguardi). Sono tutti rimedi gratuiti e alla portata di chiunque, ma che possono dare grandi risultati e soddisfazioni in termini terapeutici e psicologici.


di Valerio Pignatta, tratto da Scienza e Conoscenza n. 50 – Lunga vita al sistema immunitario


ecco il poster dei 10 migliori rimedi naturali per fortificare il sistema immunitario
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L’utilizzo casalingo, ed in particolare gastronomico, delle piante spontanee è ancora oggi una pratica normale in molte famiglie: quante volte vi sarà capitato l’onore di chiudere il pasto attingendo al sacro bottiglione del nocino “fatto in casa con le noci raccolte proprio la notte di San Giovanni” (il 24 giugno).
D’altra parte l’uomo, prima di diventare stanziale agricoltore è stato nomade raccoglitore; questi atavici ricordi sembrano riemergere quando andiamo in cerca di asparagi selvatici, di frutti di bosco, di funghi, ecc. Ma la natura è molto più generosa e ci offre una varietà di piante da consumare inimmaginabile: scoprire che quella pianta, che magari teniamo sul davanzale e vediamo tutti i giorni, può essere utilizzata in cucina può rivelarci un nuovo mondo fatto di conoscenze ormai andate quasi in disuso e di sapori perduti da riscoprire.
La pratica della ricerca e dell’utilizzo delle piante spontanee in cucina prende il nome di fitoalimurgia: l’etimologia del termine deriva dal greco phytón (pianta) e dal latino alimenta urgentia (urgenza alimentare), a significare l’utilizzo delle piante raccolte in casi di estrema necessità, quando non vi era null’altro di cui nutrirsi. Chiaramente oggi il cibarsi di quanto ci offre la natura ha perso il significato di “ultima spiaggia” per assumere invece quello di una cucina più attenta ai valori ed ai sapori del territorio e della stagionalità.
Prima di affrontare la ricerca, la raccolta, e soprattutto l'utilizzo delle piante alimurgiche, è bene conoscere alcune regole alle quali attenersi per non incorrere in inconvenienti che potrebbero addirittura essere dannosi per la salute.

Come per i funghi, anche per le piante risulta fondamentale la certezza del riconoscimento della specie: in alcuni casi certe piante (spesso appartenenti alla stessa famiglia) si somigliano fra loro, una è edibile mentre l’altra è addirittura velenosa. Proprio in questo periodo, ad esempio, è facile confondere la velenosa cicuta (Conium maculatum) con altre piante, tra cui la carota selvatica (Daucus carota) e l'angelica (Angelica sylvestris): sono tutte e tre Apiacee (o Ombrellifere) e in questo caso il riconoscimento è facilitato dal fatto che la cicuta, quando viene spezzata, emana un forte odore di urina di gatto. Con l'osservazione e il tempo si imparerà anche il periodo di fioritura, la cicuta, infatti, fiorisce già ad aprile, la carota inizia a giugno e l'angelica a luglio. È quindi indispensabile avere la certezza assoluta di quanto si sta raccogliendo, certamente consultando manuali (al plurale, uno non basta!) e magari affidandosi le prime volte alla consulenza di qualcuno più esperto di noi, ricordando che alcune piante sono commestibili solo in alcune parti, oppure cucinandole in un determinato modo, ecc. Nell’incertezza è sempre meglio soprassedere.

Angelica sylvestris                                                        Conium maculatum
Altrettanto importante risulta il luogo di raccolta: vanno evitate strade trafficate, bordi dei campi coltivati e trattati con antiparassitari o dove sono stati distribuiti reflui zootecnici, zone limitrofe a scarichi industriali o di altre tipologie, ecc. La salubrità e la qualità delle materie prime che ci portiamo in tavola è, intuitivamente, di fondamentale importanza per la nostra salute, e quindi grande attenzione dovremo riporre nella scelta sia del materiale raccolto, evitando quindi anche di raccogliere piante o parti di esse malate o ammuffite, sia del sito di raccolta.

Vi sono infine alcune norme legislative da rispettare, che impongono o il divieto assoluto di raccolta di alcune specie protette o la limitazione, in termini quantitativi, del materiale prelevabile. La normativa nazionale di riferimento è il Regio Decreto 26 maggio 1932, n. 772 “Elenco delle piante dichiarate officinali” che indica per ciascuna specie il quantitativo di droga secca detenibile per uso familiare. Fra le altre vi appaiono:
Bardana
• la bardana (Arctium lappa, radici, 5 Kg), la cui più nota applicazione è quella contro talune affezioni della pelle quali acne e erpes;
• la camomilla comune (Matricaria chamomilla, fiori, Kg 10), i cui fiori vengono utilizzati per facilitare la digestione, per i dolori addominali e mestruali, per l'insonnia e l'eccitazione nervosa, ed anche (uso esterno) per infiammazioni della cute e delle mucose della bocca e della gola;
tarassaco
• il tarassaco (Taraxacum officinalis, radici, Kg 5), conosciuto anche come dente di leone, i cui bellissimi fiori gialli sono una delle gioie che annunciano la primavera, si compone in un'ottima insalata di spontanee e il cui rizoma depura l'organismo, stimola le funzioni del fegato, dei reni e dell'intestino;
timo comune
• il timo volgare (Thymus vulgaris, erba fiorita, Kg 10), il cui diffuso impiego alimentare è dovuto non solo alle caratteristiche aromatiche ma anche a quelle antisettiche che contribuiscono a prolungare la conservazione dei cibi e, nel nostro organismo, sono utili per disinfettare l'albero respiratorio e l'intestino;
• la valeriana (Valeriana officinalis, radici, Kg 2), è una tra le piante salutari più note nella medicina popolare e ufficiale utilizzata per lo più come blando tranquillante naturale per indurre un sonno ristoratore, attenuare nevralgie, emicranie e dolori intestinali di lieve entità.

NOTA: cliccando sulle immagini potrai vederle ingrandite

Sarebbe poi opportuno consultare la normativa locale in materia: diverse Regioni (ma anche Province e Comuni) hanno emanato leggi a tutela della flora spontanea che, come detto, vietano o limitano la raccolta, ed a volte danno precise indicazioni su come effettuare il prelievo in modo da non precludere la successiva ricrescita della pianta asportata.
Infine un appello al buon senso: non raccogliete in maniera indiscriminata e non sradicate le piante per permetterne la ricrescita, prelevate solo lo stretto indispensabile cercando di lasciare qualche esemplare “in situ” al fine di garantirne la riproduzione, evitate di raccogliere le specie protette (se lo sono, un motivo ci sarà). Non siate bramosi: è meglio una foglia in meno oggi ed una pianta in più domani.

“Un contadino mi dice: «Non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa.» E pertanto egli dedica religiosamente parte della sua giornata a fornire il proprio organismo delle materie prime necessarie alla formazione delle ossa; e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che, con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso a lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti.” 
- da Walden, ovvero vita nei boschi di Henry David Thoreau


ecco il poster delle principali piante velenose, cliccaci sopra per ingrandire


immagini tratte dal libro Che Fiore è Questo? uno dei molteplici testi della mia libreria 
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