Mani nella Terra

Where the Sun Shines!

Mani nella Terra

Mani nella Terra è un'intenzione che in questi anni ha preso molte forme. Nasce con la traduzione del documentario "Water, the great mistery" e diviene un blog di informazione. Dal 2012 si fa promotrice di corsi ed incontri sulla permacultura, dunque progettazione, agricoltura, bioedilizia, fitodepurazione, alimentazione, ecc. Nel 2016 si dedica a consolidare le relazioni e nel 2017 mette definitivamente le radici in Sabina, a circa 50km da Roma Nord. Qui inizia il progetto CASA...

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Emanuela

"Fare della Terra un Paradiso richiede azione concreta e consapevolezza della nostra responsabilità come custodi." Mani nella Terra, in costante divenire, si manifesta nella persona di Emanuela, che svolge la sua principale attività presso la Libera Scuola Janua, a Roma.
Maestra, dunque, e amante della Natura, vive attualmente con quattro coccolosissimi cani e un gatto: Seiver, Tao, Betty Bim Bam, Mellow, Kyto.

  • emanuela@maninellaterra.org

"Per la Scienza iniziatica, la luce è uno spirito vivo, cosciente, attivo. Direte che l’irradiamento solare non è uno spirito, ma un fenomeno materiale che i fisici hanno studiato molto attentamente. Sì, ma la luce del sole non è che la manifestazione sul piano fisico dello Spirito cosmico tramite il quale l’Universo è stato creato. L’Universo è una creazione della Luce. La Luce è uno spirito, è lo Spirito di Dio stesso. Essa ha creato e alimenta la vita, la vita fisica come la vita spirituale. Più gli esseri umani ricevono e assorbono la luce, più la loro anima e il loro spirito si manifestano come intelligenza, amore, potenza. Per questo si utilizza la parola "luce" dandole una dimensione spirituale. Quando di qualcuno si dice che ha la luce, significa che lo spirito si manifesta in lui."
Omraam Mikhaël Aïvanhov

PRODUZIONI CASALINGHE

Emanuela si prodiga tutto l'anno alla trasformazione dei prodotti. È ormai specializzata nella produzione delle composte, del kombucha e del pane, realizzato con pasta madre (di farro o segale). Tramite la rete, è possibile rimediare golosità senza glutine, conserve, saponi naturali e molto altro!
Consegne a Roma e Monterotondo.

MANGIARE e DORMIRE

Chi desidera trascorrere una giornata in campagna, per godersi l'aria fresca, o visitare le meraviglie del territorio sabino, tra cui la vicina Abbazia di Farfa, può venirci a trovare per una bevanda o un pasto vegano.
E se vi piace godere delle stelle, abbiamo a disposizione una camera con letto alla francese e bagno privato con doccia.

CONDIVIDERE

Siamo felici di condividere la nostra casa. Informaci del tuo progetto e personalizzeremo insieme una proposta adeguata.


Tutto il ricavato viene interamente investito nel progetto. I prossimi passi sono: l'impianto di depurazione, la serra, il solare termico legato alla raccolta dell'acqua piovana.

  • Propoli: l'antibiotico di madre natura

    Propoli: l'antibiotico di madre natura

    Il suo uso da parte dell'uomo si perde nella notte dei tempi e da sempre la sua funzione principale è stata quella di antibiotico naturale. La sua grande diffusione tuttavia fa sì che la si trovi un po' ovunque e spesso in composizioni di dubbia efficacia: come orientarsi tra i tanti prodotti in commercio?

    La propoli, nonostante sia un prodotto animale, viene considerata il rimedio più conosciuto e utilizzato nell'universo erboristico. Non si conosce precisamente il periodo in cui l'uomo ha cominciato a giovarsi dei suoi benefici, ma sicuramente risale a tempi antichissimi. Già nei geroglifici egizi possiamo osservare come l'attività delle api fosse tenuta in alta considerazione e sembra che fra le varie sostanze utilizzate per la mummificazione ci fosse anche la famosa propoli. Da sempre, la sua funzione principale è stata quella di agire come antibiotico naturale, cosa che ritroveremo poi in epoca moderna. Conosciuta nel mondo greco e romano, veniva utilizzata soprattutto per curare le ferite di guerra. Aristotele, nel suo «Storia degli animali», ne parla come di un «rimedio per le affezioni della pelle, piaghe e suppurazioni». Viene citata nel «Corpus Hippocraticus» per la guarigione delle ferite e delle ulcere. Nel II secolo a.C. Galeno la menziona nei suoi trattati e successivamente anche Avicenna ne esalta le qualità nel «Canone della scienza medica». Più ci avviciniamo all'era moderna e più riscontriamo il grande successo di questo rimedio; cominciano così a nascere i primi trattati che citano più precisamente le attività della propoli. Abbiamo testi di medicina russa del XII secolo dove la si consiglia in caso di mal di gola, mal di denti e per cicatrizzare le ferite. Gli usi che se ne fanno sono molteplici: da rimedio per gli stati febbrili a sostanza antibatterica lavorata col legno, destinato poi alla fabbricazione di giocattoli. Nel Medioevo la propoli viene largamente usata e nel 1900 raggiunge la massima popolarità durante la guerra dei Boeri in Africa, dove viene impiegata, sotto forma di unguento, come medicamento per le ferite dei soldati. All'inizio degli anni '70 finalmente alcuni ricercatori cominciano lo studio approfondito di questa sostanza così particolare.

    L'alveare
    Per capire cosa sia veramente la propoli e a cosa serva, non possiamo fare a meno di parlare dell'alveare e dei suoi abitanti. Una colonia di api è formata da un'ape regina, alcune centinaia di maschi e alcune decine di migliaia di femmine sterili operaie. In tutto si contano circa 60 mila individui che lavorano e vivono in uno spazio ristretto e, nonostante ciò, regnano un ordine e un'igiene impeccabili. Per noi esseri umani così poco inclini ad una disciplina spontanea sembra impossibile, ma per le api tutto questo può avvenire grazie a due fattori fondamentali: da una parte la formidabile organizzazione insita nel DNA di ogni ape, e dall'altra la propoli. Questa sostanza è in pratica la lavorazione da parte delle api bottinatrici di sostanze resinose e gommose raccolte sulle gemme, le cortecce, le scorze e anche sulle ferite in via di guarigione di svariate piante. Il lavoro viene svolto dalle api più anziane nelle ore più calde della giornata, quando le resine sono più malleabili; prima che possano essere utilizzate nell'alveare devono essere arricchite con gli enzimi della saliva e la cera. A quel punto la propoli è pronta.
    Per l'alveare questo preparato diventa fondamentale per la sopravvivenza della colonia. Viene utilizzato per proteggere l'entrata, dove infatti se ne trova tantissimo, e per sigillare all'interno eventuali fori; serve per isolare e saldare le cellette. Il nome stesso della propoli ci parla di sé, "pro" che significa avanti e "polis" che significa città, quindi davanti e a protezione della città. La più importante funzione in questo senso è senza dubbio quella antibatterica. Ogni celletta deputata alla deposizione delle uova viene cosparsa di propoli e gran parte dell'alveare viene sterilizzato proprio per evitare la proliferazione di batteri. È interessante il fatto che i piccoli animaletti che riescono a introdursi nell'alveare per rubare il miele, prima vengono punti a morte e poi subito dopo imbalsamati con la propoli evitando la decomposizione dei corpi.

    Costituenti principali 
    Tracciare una precisa ed unica composizione per la propoli non è possibile. Proprio perché le sostanze che la compongono provengono da varie piante (in Europa soprattutto pino, pioppo, castagno, quercia, betulla, salice e abete rosso) è impossibile avere in natura una sola varietà di propoli. Inoltre bisogna considerare il luogo di raccolta e la stagione, due fattori ulteriori che differenziano un estratto da un altro. In generale possiamo dire che è costituita dal 50-55% di resine e balsami, dal 25-35% di cera, dal 10% di flavonoidi e dal 5% rispettivamente di polline e minerali. Tra le resine la frazione che ci interessa di più è quella dell'olio essenziale ricco di acidi aromatici, tra cui il cinnamico, e di acido caffeico e i suoi esteri tra i quali spicca il CAPE.
    Nella cera un ruolo significativo lo svolgono gli aminoacidi, le vitamine C ed E. Il flavonoide, invece, che caratterizza la propoli e che determina la qualità dell'estratto è la galangina. Queste sostanze agiscono in sinergia come potenti antibatterici. Infatti l'attività principale della propoli è battericida e batterostatica su una vasta gamma di germi: studi clinici hanno dimostrato che il rimedio scompagina il citoplasma dei batteri e la membrana citoplasmatica, diminuisce la sintesi del DNA e inibisce l'attività di un enzima fondamentale per il metabolismo batterico.
    Si è visto che gli estratti molto ricchi di galangina disturbano in modo significativo la bioenergicità della membrana cellulare di certi batteri e in alcuni casi inibisce la motilità di questi rendendoli più vulnerabili all'attività battericida. In altri casi, invece, diminuisce la capacità di adesione di altre specie di batteri (Staphylococcus aureus) alle cellule. Un'altra azione fondamentale della propoli è quella antivirale, esplicata soprattutto dai flavonoidi, l'acido caffeico e il CAPE. Anche in questo caso sono molti i virus colpiti: dai ceppi influenzali e parainfluenzali, al rinovirus e l'herpes. Sembra che venga ridotta la capacità di penetrazione e di replicazione dei virus nelle cellule.
    L'attività antiflogistica, ulteriore caratteristica della propoli, si esplica sempre da parte del CAPE e dei flavonoidi diminuendo il rilascio dei fattori propri dell'infiammazione, diminuendo così la permeabilità vascolare e la formazione di essudato. Altre due funzioni secondarie ma non meno importanti sono quella antimicotica e quella contro i radicali liberi. La prima avviene grazie all'azione dei polifenoli e dell'acido cinnamico che agiscono solo su funghi localizzati superficialmente, mentre la seconda grazie alle vitamine C ed E e ai flavonoidi che reagiscono con i radicali liberi riducendone i danni.

    Indicazioni
    La propoli è indicata in caso di malattie da raffreddamento delle prime vie aeree e nelle infezioni da Stafilococco, Streptococco, Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosas, Proteus vulgaris, Bacillus subtilis e alvei, Moraxella catharralis. Per quanto riguarda i funghi agisce su Candida, Trichosporum, Epidermophyton e Tri-cophyton. È utile quindi in caso di infezioni del cavo orale come stomatite e periodontite, nelle afte e nelle infiammazioni gengivali; va bene per l'Herpes simplex 1 e 2 e l'Adenovirus. Da applicare localmente nelle ulcerazioni e negli ascessi, e come lavanda nella va-ginite cronica. Recenti studi ne confermano l'utilità in caso di sterilità da endometriosi.

    Cosa si trova in commercio
    Come l'aloe, anche la propoli vanta una grande fama e questo fa sì che la si trovi un po' ovunque e in composizioni di dubbia efficacia. La tripletta commerciale vincente solitamente è quella formata da propoli, echinacea e rosa canina in capsule, ma come al solito è fondamentale stare attenti alla quantità di principio attivo, che non sempre è soddisfacente. Inoltre, nel caso di questo rimedio si può dire che l'estrazione migliore sia data dalla tintura idroalcolica; non a caso la maggior parte degli studi clinici che hanno dato risultati positivi sono stati effettuati con questa preparazione.
    La tintura è versatile: oltre ad essere presa oralmente si può diluire per sciacqui o per fare frizioni e può essere utilizzata pura per roccature su piccole zone. Va bene associare la propoli all'echinacea quando vogliamo alzare le difese immunitarie ed è ottima l'associazione con il macerato di Ontano negli stati febbrili. In caso di tosse con molto catarro sarà utile prendere anche dell'olio essenziale puro di timo. Per quanto riguarda gli unguenti da applicare localmente, è bene tenere presente che una buona percentuale di propoli deve essere almeno del 7%.

    Posologia
    Tintura idroalcolica al 30%: titolata con un minimo di 30 mg/ml di galangina, dalle 20 alle 50 gocce per 2-3 volte al dì, in acqua lontano dai pasti.
    Tintura idroalcolica al 95%: titolata come sopra, 5-15 gocce al giorno, preferibilmente col miele per attenuare il forte sapore amaro.
    Estratto secco nebulizzato: titolato con un minimo di 8% di galangina, 10 mg per chilo di peso corporeo al dì in due somministrazioni lontano dai pasti.
    Controindicazioni : non ci sono controindicazioni segnalate. Nei soggetti particolarmente sensibili la propoli può dare fenomeni di allergia cutanea che scompaiono immediatamente con la sospensione del rimedio. Stessa cosa accade nei soggetti che accusano secchezza delle fauci, disturbi epigastrici associati a volte a diarrea. Gli studi clinici confermano che la propoli è praticamente atossica sia presa in alti dosaggi in un'unica volta che ripetutamente per lunghi periodi.

    di Silvia Moro, Terra Nuova novembre 2009


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  • Primavera con "Solo Parole"

    Primavera con "Solo Parole"

    Festeggiamo la Primavera accogliendola con la Poesia
    www.soloparole.net    

    I nostri affezionati lettori forse ricordano che l'anno scorso, per festeggiare questo inizio, abbiamo indetto il contest “Siamo tutti creatori di bellezza”. I vincitori hanno ricevuto una copia omaggio del libro da cui è tratta la poesia che abbiamo riportato: "Solo Parole" di Kyriacos Ray, poeta manifestatosi su facebook proprio in questo giorno.
    L'occasione voleva anche presentare il dono di Kyriacos Ray: sostenere Mani nella Terra con i proventi delle vendite.
    Come abbiamo spesso voluto ricordare, il libro nasce dalla volontà di una lettrice, Irene, per sostenere il desiderio di condivisione di Kyriacos Ray. Le copie sono in tiratura limitata, ma sono ancora disponibili. Quest'anno vogliamo nuovamente riempire la stagione di bellezza e di poesia dando l'opportunità di acquistare il libro al 50%, dunque a soli 5,00€ (+ spese di spedizione)! Di seguito il modulo d'ordine; sono disponibili diverse modalità di pagamento e spedizione.

    Ti auguriamo dunque una splendente primavera, ringraziandoti per essere qui!
  • L'etica della Terra nel mondo classico

    L'etica della Terra nel mondo classico

    tratto e rielaborato dai testi di J. Donald Hughes - The Ecologist, vol 13, n 2/3 1983

    Chi lavora la terra certamente sa che Essa è viva e respira. Lo sapevano anche i più autorevoli scrittori di questioni agricole dell’antichità, quando l’economia dipendeva interamente dall’agricoltura, come afferma Aristotele in Politica “quasi tutti traggono il sostentamento dalla coltivazione dei frutti della terra”. “Il contadino ha un conto aperto con la terra”, affermava Cicerone nel De Senectute. Ma chi è la Terra? Risponde Platone “la Terra ti ha generato come una madre, adesso come se fosse tua madre e nutrice dovresti tu pensare a lei” (Repubblica) e ancora, “la Terra è la divina maestra del suo figlio mortale” (Leggi). Così, infatti, il mito di Anteo ci ricorda che, in quanto figli della Terra, siamo totalmente dipendenti da lei per il sostentamento e la forza.
    L’invito di Platone di prenderci cura della Terra ha dunque radici profonde e antiche. Negli ultimi anni, la Permacultura, nata inizialmente come riferimento per un sistema agricolo sostenibile, ci ricorda che tale cura è da intendere come cura del suolo vivente e che lo stato del suolo è spesso la migliore misura dello stato di salute e del benessere della società. Difatti, l’idea dell’agricoltura come cura della Terra ha una storia lunga e onorevole. Nei tempi antichi, le azioni dell’arare e del seminare erano interpretate come metafora di fertilizzazione sessuale, e la risposta nutritiva della Terra paragonata al succhiare dei bambini al prosperoso seno materno. Per essere esatti, non tutti gli antichi avevano una visione così positiva dell’aratura. La coltivazione poteva anche essere vista come un’attività che “usurava” la Madre Terra, la quale invecchia col passare delle  generazioni e diventa incapace di produrre con la stessa abbondanza di un tempo. L'Inno all’Uomo nell’Antigone di Sofocle dice che il contadino stanca la Terra arandola: “la Terra, divinità suprema, l’immortale e mai affaticata, egli la logora”. Ma altri come Columella contraddicono questa questa visione asserendo che il coltivare, se ben fatto, non necessariamente esaurisce il suolo. Se la Terra invecchia, la causa della sua infertilità sta nella cattiva coltivazione: i raccolti sempre più scarsi sono conseguenza delle nostre azioni.
    L'agricoltura di Columella, Volume I, Libro I, proemio
    Il danno che gli esseri umani possono infliggere alla terra si vede più chiaramente nelle industrie che ricavano il loro profitto sottraendole ricchezze, come con il disboscamento e l’attività mineraria. Eppure, il principio rimane lo stesso: la Terra risponde a tono al trattamento che l’uomo le riserva. Ricompensa l’opera saggia e responsabile, punisce quella dannosa e trascurata. Questo è l’inesorabile meccanismo della legge di Themis.
    Dal punto di vista ctnio, il peggiore dei peccati è trascurare il prendersi cura della Terra. Essa non permetterà mai al pigro coltivatore di prosperare. Pigro è anche colui che non si domanda sulle sue azioni, che le compie meccanicamente, perché così va fatto. Chi lascia pascolane pecore e capre in un oliveto giovane o in un vigneto, ammonisce Varrone nel De Re Rustica, deve aspettarsi di perder alberi e viti. I risultati del maltrattamento della Terra erano chiari agli antichi scrittori: fame, malattie, erosive, povertà e rovina generale erano tutte forme della sua risposta. Perché, come dice Senofonte: “sebbene dispensi beni in abbondanza [...] Essa non permette che i suoi benefici siano ottenuti senza sforzo [...] ma abitua i popoli a vivere il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate”. Ed anche il migliore dei contadini può avere una cattiva annata ogni tanto.
    Se gli scrittori di questioni agricole mettono in guardia dalla sua poetica giustizia, mettono anche in luce il suo lato benefico. Lavorare la terra è in sè beneficio, poiché (ancora Senofonte) “la Terra, attraverso l’attività fisica, dona l’aumento della forza a coloro che lavorano con le proprie mani”. E gli esempi della terra che premia le buone opere sono numerosi. Omero loda Re Laerte per le sue capacità nell’orticoltura; i suoi frutteti e vigneti sono produttivi, perché ben tenuti e coltivati con abilità e attenzione. I risultati erano “gli orgogliosi premi degli dei” (Odissea, 7.132). La stessa cosa avveniva per gli orti di Alcinoo re dei Feaci. È certo che durante tutta la storia antica un prospero ambiente agricolo era visto come un segno di buon governo da parte del sovrano. Quando Alessandro Magno dovette scegliere un nuovo re per Sidone, scelse Abdalonimo, avendolo trovato intento ad irrigare un orto. Robin Lane Fox, in The search for Alexander 1980, suggerisce che Alessandro lo scelse proprio perché era un eccellente orticoltore. Il principio sembra essere che chi ha reso prospero il suo appezzamento di terreno sarà in grado di far prosperare anche la terra del suo popolo.
    Coloro che governano hanno una responsabilità nei confronti della Terra. I legislatori dovevano porre la divisione dei terreni e la cura della Terra tra le loro prime preoccupazioni. Solone limitò la quantità di are che poteva essere posseduta da un uomo, non solo per prevenire l’esproprio dei possedimenti dei piccoli proprietari terrieri impoveriti, ma anche per assicurarsi che la Terra ricevesse la dovuta attenzione. E i filosofi politici sollecitarono i legislatori affinché emanassero decreti che proteggessero la Terra e ne regolassero l’uso. Platone consigliava che lo stato si assicurasse che un terreno fertile non fosse destinato ad altri usi: “dove la Terra, una vera madre… sia incline a produrre nutrimento per noi, la nostra vita non dovrebbe essere privata con l’inganno di questo beneficio da nessun uomo”. Le leggi emanate dallo stato influenzano le transazioni reciproche tra gli esseri umani e la Terra, ragion per cui tanto lo stato, la comunità, quanto il singolo individuo, si dovrebbe riflettere sulle più profonde leggi insegnate dalla Terra stessa.Tali leggi non sono nascoste; la terra è maestra. Senofonte dichiara: “proprio perché essa non nasconde nulla alla nostra conoscenza e comprensione, la Terra è la più sicura rivelatrice di individui buoni e cattivi.” Per prosperare nella propria terra, un popolo deve prima comprendere la natura della Terra. Giacché Essa è maestra, non dobbiamo far altro che guardarla ed ascoltarla, ad un tratto Essa ci permetterà di comprenderla. Come per la questione delle "erbacce": “Non riuscirai ad ottenere dalla Terra un miglior raccolto seminando e piantando ciò che vuoi invece che i raccolti e gli alberi che essa stessa preferisce”. Cosa preferisce lo si scopre osservando quanto cresce spontaneamente, poiché è così che la Terra si rivela.

    Conclusioni
    La Terra è la dea più antica, che sostiene e nutre i suoi figli umani e non, e quindi ha diritto a rispetto e adorazione. I suoi principi di giustizia, personificati nella figlia Themis, sono più profondi e urgenti dei decreti umani poiché sono scritti nel suolo e nelle pietre, si possono sentire nella pioggia e nei venti, ed hanno i loro inesorabili effetti senza bisogno di altre corti e giurie oltre la terra ed i raccolti stessi. I problemi ambientali sono visti come il risultato del fallimento da parte degli esseri umani nella venerazione come si conviene della Terra e nel rispetto delle leggi non scritte.
    La Terra è un organismo vivente di cui gli esseri umani fanno parte e alla cui attenzione o mancanza Essa risponde. Un corretto rapporto con la Terra significa che la totalità dell’organismo è in buona salute; così i problemi ambientali sono visti come malattia, come il fallimento di una parte dell’organismo nell’interagire in accordo e a sostegno delle altre parti.


    Ci sono molte tecniche differenti per accudire il suolo, ma il miglior metodo per dire se il suolo è in buona salute è di vedere quanta vita c'è in esso.  Le nostre foreste e fiumi sono i polmoni e le vene del nostro pianeta,  che aiutano la terra a vivere e respirare, permettendo l'esistenza a diverse forme di vita. Tutte le forme di vita hanno i loro valori intrinsechi, ed hanno bisogno di essere rispettati per le funzioni che hanno - anche se non ci sembrano utili per i nostri bisogni. Riducendo i nostri consumi materiali, noi riduciamo il nostro impatto sull'ambiente, questa è la via migliore per tener cura di tutte le cose viventi.
    - dall'etica della Permacultura: "prenditi cura della terra"

    PROGETTAZIONE IN PERMACULTURA
    Partecipa al corso:
    dal 18 al 29 luglio 2015 a Scandriglia, Rieti
    maggiori info sul modulo di prenotazione
    www.maninellaterra.org/p/mani-che-si-uniscono.html
    ti aspettiamo!
  • Il tao della decrescita

    Il tao della decrescita

    di Serge Latouche

    Malgrado la crisi finanziaria ed economica, l'ignoranza, l'indifferenza, la frivolezza e la negligenza saranno, senza dubbio, i mezzi di preservazione dell'ideologia della crescita, e correremo tutti il rischio di vivere tragicamente, in poco tempo, una catastrofe ecologica e sociale avviata già da alcuni decenni.
    Non possiamo replicare all'infinito il nostro modello di consumo e di produzione «come se» gli inquinamenti di ogni sorta fossero solo una percezione della mente e il riscaldamento climatico un gadget elettorale.
    Non possiamo continuare a produrre aerei, automobili, centrali nucleari «come se» le riserve di petrolio e di uranio fossero inesauribili.
    Non possiamo credere ciecamente nella tecnoscienza «come se» i ricercatori potessero trovare, protetti dalla loro posizione politica ed economica, delle soluzioni miracolose a problemi sempre più complessi.
    Non possiamo venerare la Santa Crescita «come se» grazie ad essa la disoccupazione, la precarietà, le ineguaglianze si potessero eliminare una volta per tutte.
    Non possiamo continuare ad arricchirci, noi popoli del Nord, «come se» i popoli del Sud potessero seguire le nostre orme senza problemi.
    Non possiamo più sbarazzarci e stancarci del dibattito politico, dimenticare l'urgenza di una riappropriazione delle sfide democratiche «come se» l'impegno cittadino e la responsabilità appartenessero solo agli eletti.
    Tutto questo Christoph Baker l'ha capito da un bel po'. Il suo breve saggio, dal titolo "Ama la terra", si apre con un lucido sguardo sui disastri che affliggono la nostra Terra Madre e che minacciano sempre più l'esistenza intera. È dunque un autentico membro della confraternita degli «obiettori di crescita» e, anche se non utilizza nel suo libro il termine «decrescita», è su questo cammino che egli si è avviato. Un cammino nel quale, specie per Christoph, l'ottimismo della volontà, e aggiungerei del cuore, fa più che temperare il pessimismo della ragione.

    La via, il Tao di Lao-Tse, è più o meno l’etica come l'intendiamo in Occidenre. Il Tao della decrescita è un cammino da inventare con l’aiuto di un maestro che forse non esiste. Gandhi, Thoreau, Dewey, Tolstoj, Illich, Ellul, Castoriadis, Gorz… tutti hanno camminato lungo la «via della via», ma tutti hanno detto che ognuno deve trovare la propria via.
    La via della decrescita è un’apertura, un invito a cercare un altro mondo possibile. Quest’altro mondo lo chiamiamo la società della decrescita. L’invito vale per viverci qui e ora, non solo in un ipotetico avvenire che, per quando desiderabile possa essere, non conosceremo probabilmente mai. Quest’altro mondo, quindi, è dentro questo qui. Ed è anche dentro di noi. La via è un altro sguardo su questo mondo qui, un altro sguardo su noi stessi.
    La via della decrescita rappresenta la semplicità volontaria? Anche, ma non si esaurisce solo nell’etica della sobrietà. La via della decrescita rappresenta una rivoluzione economica e sociale? Anche, ma non si riduce solo all’etica della resistenza, della rivolta e della renitenza.
    L’etica della decrescita mette insieme disciplina personale e impiego del mondo. La decrescita è un’arte di vivere bene, in accordo con il mondo. Un’arte di vivere con arte. L’obiettore di crescita è anche un artista. Il piacere estetico è una parte importante della propria gioia di vivere. L’etica della decrescita implica necessariamente un’estetica della decrescita, anche se non si riduce alla sola estetica.
    Il ritirarsi dal mondo e la sola ricerca dell’autorganizzazione sono una forma di rifiuto dell’essere, come lo è l’impegno nel mondo senza la minima preoccupazione della propria felicità. La militanza per se stessa è il riflesso inverso delle guerre economiche. Tutte e due sono dimenticanza dell’essere. In nome del progresso, guerrieri puritani e militanti umanisti distruggono la bellezza del mondo per costruire la loro chimera. La fuga nell'avvenire, che si tratti dell'avvenire radioso dell'utopia comunista o della redenzione in una transumanità, rappresenta una negazione del presente e della condizione umana. La decrescita si presenta come un riconoscimento all'essere e quindi l'essere innanzitutto in questo mondo qui, e anche una testimonianza di gratitudine per il dono della bellezza del cosmo. Essa è sia il rifiuto che l'accettazione. Conviene rifiutare il mondo (l'immondo) dell'economia della crescita, e accettare la vita come una gioia, secondo la formula di William Morris [to accept life itself as a pleasure]. La decrescita sarà gioiosa o non sarà.