• Il risveglio dell'atteggiamento pedagogico

    Solo il bambino stesso può rivelare chi è.
    Implicito nella domanda: "Chi è il bambino?" è il riconoscimento che ogni essere umano è un individuo. Tutta l'educazione e tutta l'istruzione porteranno il segno dell'atteggiamento dell'adulto verso questo problema. Il bambino è un vaso vuoto da riempire, oppure allevare vuole dire avere la possibilità di liberare le sue qualità innate?
    - Arve Mathisen

    Desideriamo accompagnare il rientro a scuola di alunni e maestri con questo estratto dalla conferenza di Rudolf Steiner "Importanza della conoscenza dell'uomo per la pedagogia e della pedagogia per la cultura".

    Solo se il bambino può essere il nostro educatore che ci porta i messaggi del mondo spirituale, 
    sarà anche disposto ad accogliere i messaggi che noi portiamo a lui dall'esistenza terrena.
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    [...] Nella nostra vita civile la teorie e la pratica sono oggi diventate due campi che stanno a grande distanza l'uno dall'altro. Per quanto possa sembrare paradossale, questo fatto si può osservare in modo specialmente evidente nelle attività più pratiche della vita. Si imparano in teoria molte cose, [...] senza considerare però che si agisce e che bisogna agire in base alle condizioni volute dalla realtà. [...] L'unico campo in cui queste cose si riconoscono è quello della meccanica, con le sue applicazioni nella vita. Se si vuole costruire un ponte, bisogna conoscere le leggi meccaniche in base alle quali esso possa venir costruito in modo da rispondere alle esigenze volute; [...] sono noti gli effetti di una meccanica errata. In complesso è questo l'unico campo dove senz'altro si può dire nella vita pratica: o si pensa qualcosa secondo le condizioni della realtà, oppure la cosa stessa non può esistere.
    Se si prende un altro campo, si vedrà subito che non è così evidente stabilire se si pensa secondo le condizioni della realtà o meno [...] se l'educazione è condotta in base alle condizioni poste dal fanciullo in crescita, oppure se ci lasciamo guidare da idee stravaganti [...]. Quando poi si porta il pensare meccanico nella pedagogia, quando per esempio si fanno scrivere al fanciullo parole senza nesso fra di loro [...] si dimostra di non aver più alcun talento per avvicinarsi al fanciullo. Si fanno cioè esperimenti sul fanciullo, perché ci manca la capacità di avvicinarci al suo cuore e alla sua anima. [...]

    Bambino, poiché con la nascita tu sei entrato nell'esistenza terrena, eccoti dunque in mezzo ad uomini!
    Colui che viveva fra entità divine spirituali è ora disceso per vivere fra gli uomini!

    [...] Nel bambino vediamo esprimersi il divino [...] le entità divine riversano le loro correnti di grazia, quali essenze divine spirituali, affinché queste, qui sull'altare della vita fisica, abbiano a svilupparsi umanamente, quali messaggeri degli dei. In ogni bambino vediamo l'ordine universale divino, vediamo come Dio crei il mondo. Nella sua massima espressione questo ci appare allorché contempliamo il bambino in divenire. Allora ogni singolo essere umano ci diventa un sacro enigma, poiché allora ciascun bimbo pone il grande quesito, cioè non come il bambino debba essere educato secondi i nostri criteri, in modo che si avvicini ad un idolo, ma piuttosto come dobbiamo curare ciò che le entità spirituali ci hanno mandato nel mondo terreno. Impariamo cioè a riconoscerci collaboratori del mondo spirituale divino e soprattutto a chiederci: che cosa può derivarne se ci dedichiamo all'insegnamento e all'educazione con tale atteggiamento?
    [...] La conoscenza dell'uomo si può acquistare soltanto se l'amore umano - qui si tratta dell'amore per il fanciullo - si trasforma in un atteggiamento attivo [...] allora la professione dell'educatore diventa una missione sacerdotale, poiché in tal caso l'educatore si fa interprete di quanto il mondo divino intende realizzare per mezzo dell'uomo. Un siffatto atteggiamento [...] neppure lo si acquista appropriandosi di teorie estranee alla vita, lontane dalla vita, ma soltanto avendo un senso per qualsiasi manifestazione della vita, e riuscendo a penetrare amorevolmente in ciascuna di esse.
    Oggi si parla molto di riforma pedagogica [...] molto si ragiona sul modo in cui si dovrebbe educare! [...] E si dispongono programmi [...] oggi si fa formulare ogni cosa teoricamente. Mai come oggi si son saputi formulare programmi con maggiore abilità! Dopo di che un tale programma, o più programmi, vengono sottoposti ad una commissione, a un parlamento, il che denota di nuovo molta intelligenza. Poi forse, per riguardo a questo o quel partito, una cosa la si cancella o un'altra viene aggiunta; ne risulta infine un assieme estremamente sapiente [...]. Ma con tutto questo nulla si può fare, perché non sono queste le cose che importano!
    [...] Mai si è trattano per noi (Scuola Waldorf) di stabilire un programma [...] «basi» che in qualche modo avrebbero dovuto trasformarsi in leggi, fin dall'inizio non ci interessavano. Quel che ci interessò fu la realtà. Qual era essa dunque? A tutta prima essa era rappresentata dai bambini, un dato numero di individualità infantili, dotati di questa o di quella caratteristica. [...] Dunque: prima cosa furono i bambini; e poi i maestri [...] tutti costoro non esistono in astratto, ma sono singoli esseri ben concreti! [...] In tal modo si vien portati di necessità a creare una pedagogia vera, conforme a realtà, sulla base della conoscenza dell'uomo. [...] La pedagogia antroposofica è perciò pratica educativa artistica, e in fondo può soltanto dare indicazioni sul modo di comportarsi nel caso singolo. [...] Gli odierni sistemi scolastici non possono fare a meno di estraniarci dal mondo, si viene senz'altro strappati dal mondo. E ne nasce pure questa stranezza: che il pedagogo, estraneo al mondo, dovrebbe appunto far evolvere l'uomo affinché egli riesca nel mondo. Ma ora immaginiamoci per un momento che quanto oggi abbiamo esposto divenga il reale atteggiamento del maestro. Allora egli starà di fronte ai fanciulli così che in ciascuno di essi egli si paleserà un intero mondo - e non solo un mondo umano, bensì un mondo divino spirituale che si manifesta nell'ambito terreno. Vorremmo dire che il mondo si paleserà all'educatore in tanti svariati punti di vista quanti saranno i fanciulli affidati alle sue cure. Attraverso ciascuno di essi, egli guarderà il vasto mondo. Il suo modo di educare diventerà arte. Il suo insegnamento sarà retto dalla consapevolezza che il suo lavoro è volto direttamente allo sviluppo del mondo. [...]
    Se noi educhiamo secondo la realtà, se ci prendiamo cura di ciò che, come spirito e come anima, si rivela nel fanciullo, allora siamo nella stessa posizione del giardiniere di fronte alle sue piante. Forse il giardiniere conosce tutti i segreti delle piante che egli cura? Le piante hanno ben più segreti di quelli che il giardiniere conosca! Ma egli può avere cura delle piante, forse ancor meglio di quelle che non conosce ancora, perché conosce la pratica, perché possiede, per cosi dire, l'intuito necessario. Così avviene pure in una vera arte dell'educazione. [...] Se questo è il nostro atteggiamento, riusciamo anche a realizzarlo. Riesce a tanto l'amore che, nell'educazione, si irradia e si diffonde.


    NOTA: le filastrocche sono di Bruno Tognolini

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