Giornate in campagna, scandite dal tempo delle stagioni; abitudini e storie raccontate da Etain Addey. Noi le condividiamo, mese per mese.

"Piovono vecchiette e rametti" di dice nel Galles quando piove tanto, "mae h'in bwrw hen wragedd a ffy", e sì che i Gallesi se ne intendono di pioggia e hanno una quarantina di parole nella lingua celtina per descriverla. Questa connessione fra donne e rametti mi ricorda che i Nativi americani chiamano i rametti "legname da donna" perché è quello che si usa per cucinare. Difatti, per far bollire l'acqua, è la legna piccola che ci vuole, e in grandi quantità, perché con i ciocchi grossi non si raggiungerebbe mai la temperatura necessaria. Ora che cuciniamo tutto l'anno con la legna, invece che solo d'inverno, questo lavoro delle fascine è raddoppiato e sono quasi sempre le donne che lo fanno... perché è un lavoro lungo di pazienza che per sua natura invita al racconto.

Questo autunno eravamo un bel gruppo di donne sul campo di sopra, dove Jesse aveva pulito il pascolo dalle ginestre e dai ginepri. Eravamo cinque donne attorno ai mucchi di rami a far fascine. Due dei loro racconti mi sono rimasti particolarmente impressi. Ogni storia ne richiama alla mente un'altra, ramificandosi come alberi; la storia di Isabella uscì da una mattinata in cui ci si raccontava le esperienze più imbarazzanti della vita e fu acclamata da tutte come l'esperienza più mortificante per eccellenza.

"Ero sposata da poco e abitavamo in mezzo ai fens", cominciò Isabella. I fens sono una zona paludosa nell'est dell'Inghilterra, un luogo sperduto dagli orizzonti lontani, con pochi paesi sparsi per una campagna vastissima. "Mi era nato il primo figlio Damien, aveva solo cinque mesi, ancora lo allattavo e avevo tantissimo latte. Stavo tutto il giorno sola con il bimbo senza potermi muovere, se non a piedi, perché mio marito prendeva la macchina e andava a lavorare sulla costa. Quindi se mi mancava qualcosa in casa, dovevo farne a meno. Un giorno mi venne a trovare, a sopresa, mia suocera per prendere un caffè. Questa vecchia già non mi poteva tanto vedere, essendo convinta che io fossi una hippy e una poco di buono, che non meritava di aver sposato suo figlio." E bisogna dire che Isabella è una donna molto bella che effettivamente ha un che di zingaresco, coperta com'è di braccialetti e collane: sicuramente non fu, da giovane, la nuora ideale. "Io la feci accomodare in salotto, scusandomi del caos, e corsi in cucina a fare il caffè. Speravo che lei non mi seguisse anche in cucina perché la confusione era anche peggiore. Mi misi a fare il caffè e quando fu pronto, lo versai in due tazze e aprì il frigorifero per prendere il latte. Oddio! Non c'era più un goccio di latte! Mia suocera non avrebbe mai bevuto il caffè senza latte e il primo negozio era a otto chilometri di strada. La vecchia avrebbe sicuramente aggiunto all'elenco dei miei difetti quello di essere una casalinga incapace! Mentre stavo in piedi davanti alla tavola della cucina con le due tazze di caffè nero, mi resi conto che la soluzione era lì a portata di mano. Gocciolavo latte da entrambi i seni come spesso capita alle donne che allattano. Fu un attimo: tirai su la maglietta e spruzzai il latte fresco nella prima tazza. In quel preciso momento, la porta della cucina si aprì e comparve la suocera sulla soglia. Cosa potevo dire? Non c'erano spiegazioni possibili. E difatti, con un 'espressione di disgusto oltraggiato, la vecchia girò su se stessa e uscì dalla cucina e dalla casa. E non la vidi mai più!".

Le donne, ferme e con i rametti in mano, concordarono che c'era da sudare freddo solo a pensare a quel momento, ma perché, in fondo, non andava bene il latte fresco di mamma al posto del latte UHT della mucca? Partendo da questo esempio di creatività femminile, un'altra donna della comitiva, Vera, ci raccontò una drammatica esperienza vissuta da piccola nelle campagne dell'Oklahoma. Vera sembrava una vecchia pioniera, e difatti aveva 78 anni ed era cresciuta nella vita dura di podere.

"Tutto questo è successo quando io avevo otto anni, quindi erano gli anni 30, gli anni della depressione in America. C'era molta miseria, ma la gente stringeva la cinta e andava avanti. Fra i nostri vicini, c'era una donna giovane in un podere, che distava dal nostro forse mezzo chilometro, che soffriva tanto. Il marito si ubriacava tutte le sere e, tornato a casa, la menava violentemente prima di addormentarsi. Avevano una figlia di quattro anni e sentivo mia madre e le sorelle che dicevano che era dal primo giorno di matrimonio che lui si comportava così. Tutta la comunità era in pena per questa donna sempre piena di lividi, ma la vita era dura per tutti e ognuno pensava a tirare avanti. Poi, una mattina, ci fu una notizia sconvolgente. Io ero piccola, non mi volevano raccontare cosa era successo, ma la storia era troppo strana perché alla fine non venissi a conoscerne i particolari. Insomma, questa donna, che aveva sopportato nella sua solitudine una vita infernale per tanti anni, si era finalmente ribellata. Dopo aver governato gli animali del podere, accudito e messo a letto la figlia, e preparato la cena, aveva steso sul letto matrimoniale sei lenzuola. Il marito era tornato a casa dal paese dove aveva bevuto, aveva cenato e, ubriaco come sempre, aveva riempito la moglie di botte, dopodiché era stramazzato sil letto privo di sensi. Allora lei, con calma, lo aveva arrotolato dentro il primo lenzuolo e, presi l'ago e il filo, lo aveva cucito dentro dalla testa ai piedi. Poi lo aveva arrotolato dentro il secondo lenzuolo ripetendo l'operazione. Cosa pensava mentre cuciva? Ci vogliono lunghi minuti per cucire a mano la lunghezza di un lenzuolo! E se il marito si fosse svegliato? Quando ebbe finito di cucire il marito dentro tutti e sei i lenzuoli, andò in cucina e prese la grande padella di ferro che, nell'America rurale di allora, serviva per fare la prima colazione di fagioli e cotiche. Tornò nella camera da letto dove il marito era invisibile ormai nel suo sudario e fracassò con un colpo solo la testa al suo aguzzino. Ci deve aver messo tutta la rabbia accumulata in quei cinque anni. Poi prese la figlia e scomparve nella notte".
La vecchia guardò il cerchio di donne sbigottite e concluse la storia: "Lo sceriffo neanche la cercò".

I rametti sono piccoli, "legname da donna", ma sono quelli che fanno il fuoco più scottante!


Kashmir, luglio 2015. Un gruppo di ragazze torna a casa dopo aver raccolto della legna in una foresta (Epa/Khan)

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Il profumo estivo dei prati in fiore e degli alberi, l'odore del fieno e il colore dei campi sono sfumati. Emana ora dalla terra profumo di funghi. L'orecchio più sensibile percepisce il fruscio delle faggiole che cadono nel bosco, il suono ottuso-metallico della mela che rumorosamente tocca il prato e il baccello secco dei fagioli maturi che scricchiola al vento.
Il mondo vegetale, silenzioso nel crescere e fiorire, comincia a diventare un mondo di suoni al momento della maturazione. Scricchiola e crepita, diviente frusciante e stormisce: è il vento che soffia sul frumento e attraversa le corone degli alberi. Diviene egli stesso un aiuto al processo di essiccamento e maturazione degli involucri dei semi. Il profumo autunnale che fluttua nell'aria, i suoni sibilanti, acuti e ottusi dei frutti, dei semi e del fogliame che cade, collegati all'infinita molteplicità di movimenti piccoli degli involucri che si aprono, possono divenire per i nostri sensi lettere di un linguaggio misterioso.
Il movimento e il suono sono fenomeni naturali nel piu largo senso della parola. Sono l'espressoone di un'esperienza interiore che riproduce, trasformando, qualcosa di percepito esteriormente. Il leone ruggisce e salar, quando ha fame, la pecora bela e rimane tranquilla. Gli animali reagiscono seguendo ciò che è in loro congenito. Anche l’uomo reagisce all’ambiente, ma sta a lui decidere se comportarsi come un leone o una pecora. L’elemento personale, “individuale”, che possiedono i felini e i ruminati (come anima di gruppo) è nell’essere umano nascosto nell’Io, nella persona singola. Pertanto ogni individuo rispecchia ali mondo in modo diverso dall’altro, esprimendosi nei gesti e nei suoni.
Nella forma, nel colore e nel profumo, questo elemento personale delle piante è silenziosamente accennato come un alito. Nella maturazione dei frutti e nei fenomeni ad essa collegati di suono e movimento, si esprime in modo penetrante.
Sarebbe però completamente errato dedurre da tali fenomeni un “carattere animico” del mondo vegetale. Rapide deduzioni testimoniano soltanto il fatto che non si è osservato in modo sufficientemente esatto. Infatti, il modo in cui un individuo, un animale o una pianta reagiscono all’ambiente, sono tre cose del tutto diverse. L’uomo, come abbiamo detto, può dirigere intenzionalmente la propria reazione; nell’animale impressione e reazione si succedono tanto rapidamente che la pelle del camaleonte cambia colore non appena l’ambiente cambia colore.
Cosa sono, dunque, questi suoni e movimenti dei semi e dei frutti che maturano? Sicuramente non è cosa di tutte le piante. Molte sono completamente silenziose per tutta la loro esistenza. Vi sono tuttavia centinaia e migliaia di esempi di movimenti, di suoni, reazioni molto sorprendenti del mondo vegetale. Pensiamo alla mimosa, ai movimenti tentacolari delle cosiddette piante carnivore, all’inesauribile numero di rumori durante la maturazione, compresi i loro fenomeni spesso fantastici di scoppi e catapultanti, che lanciano i semi a grandi distanze.
Il mondo vegetale si rende percettibile ai nostri sensi in modo diverso. Vi sono piante “vistose” la loro forma si rivolge a noi con il colore della foglia e del fiore, e piante che percepiamo molto prima di vederle, come il tiglio in fiore che pur non vedendolo possiamo percepirne il profumo. Cosa fanno veramente queste piante che si impongono a noi in questo modo con il loro profumo? Esse fanno fluire lo loro essenza nell’atmosfera così da farci dire: la pianta non è soltanto laddove possiamo percepirla con gli occhi, ma si estende tanto lontano con la sua intera forma vitale cime la possiamo percepire con  l’odorato. Il vento agita le corone degli alberi, fa ondeggiare il campo di grano, porta le nuvole di polline come scie solforose sopra i boschi e trasporta i veli odorosi dei giardini delle spezie tropicali molto al di sopra delle onde del mare. Quando culmi e foglie si muovono, è l’occhio che vede; quando i veli odorosi si effondono nello spazio, è il naso, è l’olfatto che li percepisce. Ambedue fanno però parte della pianta intera. In base al proprio spazio vitale, la pianta è anche là dove la percepiamo soltanto con l’odorato.
La pianta si radica nella terra, si estende nello spazio con lo stelo, il tronco, la foglia e il fiore e fluisce nell’atmosfera con il profumo. Non tutte le piante fluiscono però in questo modo. Molte si trattengono completamente e arrestano in sé il voler fluire, lo trasformano in frutti nutrienti, in capsule lignificate e baccelli crepitanti. Soltanto quando il seme è maturo cominciano a penetrare nell’ambiente con movimenti sorprendenti e persino con suoni. Catapultano e scagliano i loro semi tutt’intorno. Con questi gesti, la pianta traccia nuovamente e in altro modo il proprio spazio vitale, come accade con il far fluire il profumo. Questo spazio vitale è minore, più trattenuto, ma per il fatto che la pianta trattiene qualcosa e non lo lascia fluire, sviluppa la forza per i movimenti e i rumori. Si capisce come tra queste ultime piante ve ne siano soltanto pochissime, che sviluppano un profumo particolare nei fiori, nelle foglie o in altro modo. Una cosa esclude quasi l’altra.
Da tutto questo si dimostra che la pianta, con la fioritura, la fruttificazione e la maturazione penetra in una regione inserita nell’elemento aereo dell’atmosfera che si trova intorno alla Terra. In questa atmosfera non vi è soltanto ossigeno, azoto, anidride carbonica, ecc. in un rapporto esatto, ma questo complesso aereo è compenetrato di calore, luce ed acqua. Rudolf Steiner indicò inoltre nel cosiddetto corso di agricoltura che questa atmosfera, con le sue molteplicità di operazioni materiali e sotto forma di forze, è portatrice ed espressione della natura animica della Terra vivente. Ciò che si verifica come fenomeni atmosferici, ciò che diviene per noi percettibile nelle nuvole, nei temporali e nelle grandinate, non è soltanto il risultato di processi meccanici. Si rispecchia in questi eventi qualcosa di ciò che sperimenta l’essere animino della Terra, allorché la vita della Terra viene a contatto con delle forze che fluiscono sulla Terra dalla lontana sfera astrale. Vi è nell’alta atmosfera una regione per la Terra in cui si incontrano le forze terrestre e quelle celesti. Là l’essere animino della Terra è sensibilissimo. Risponde, reagisce sensibilmente alle forze che giungono dall’ambiente in essa circostante. In questo reagire, in questa cooperazione dell’anima della Terra e delle costellazione degli astri viene preparato quello che poi si modella come tempo atmosferico. Questo è il motivo per cui, dai tempi più antichi, il meteorologo guarda il cielo azzurro e può riconoscere dalle più sottili formazioni nuvolose a grandi altezze quale tempo atmosferico si prepara per i giorni a venire.
Questo spazio spirituale in cui l’essere animico della Terra partecipa all’intero animico dell’intero cosmo stellare e ne viene toccata, è però nel contempo la regione in cui è inserito il mondo vegetale. Questo essere vegetale non ha una propria natura animica come l’animale e l’uomo. Vive con il suo fiorire, fruttificare e maturare come qualcosa che partecipa soltanto alla natura animica della Terra. La Terra dona una parte della propria natura animica della pianta, che fiorisce, fruttifica e matura. La vera natura di ciò che fluisce come effetti dalla zona lontana intorno alla Terra nella regione aerea, è una forza fecondante. Questa non vive soltanto nella luce e nel calore, si comunica anche alle formazioni nuvolose che portano poi sulla Terra vere forze celesti sottoforma di pioggia e rugiada. L’acqua, che sale dapprima dalla Terra come vapore e formazioni nuvolose, viene dotata e fecondata di nuove forze nelle regioni più alte dell’atmosfera.
Calore, luce, aria ed acqua sono nell’atmosfera i portatori delle forze che affluiscono dalla zona circostante la Terra al mondo vegetale. Questo affluire subisce però una continua metamorfosi ritmica nelle diverse stagioni. In primavera la Terra espira il proprio essere animico, offrendolo sempre più agli effetti stellari fin verso l’estate. Nella piena estate si raggiunge il culmine di tale processo. Verso l’autunno la Terra comincia nuovamente a liberare sempre più il proprio essere animico dalle forze della zona circostante e a ritirarsi in se stessa. Donandosi alle forze celesti dell’estate, l’essere animico della Terra si è però talmente trasformato da poter sviluppare da sé i processi della fruttificazione e della maturazione. Ciò che nasce come gioia di colori del mondo dei fiori dell’estate attraverso la dedizione dell’anima della Terra all’anima del cosmo, vive ora nell’anima stessa della Terra ed afferra l’intero mondo vegetale. Nel fogliame che cambia colore, nella maturazione dei frutti e dei semi, fiorisce, arde ed essicca ciò che la Terra e il cielo hanno creato in comune durante l’estate. Ma ciò che vi fiorisce ed arde è ora benedetto dalle forze astrali. Viene accolto nel grembo materno della Terra come sostanza germinante.
In ogni morire del periodo autunnale vive quindi una forza di rinnovamento che viene trasferita all’inverno.
Ciò che fa la Terra stessa mentre si distacca nuovamente dalla zona circostante, riflettendo su se stessa, accade anche nel mondo vegetale. Nei suoni e nei movimenti della maturazione vive un elemento analogo a quello dei suoni e dei movimenti prodotto dalla Terra intera allorché cominciano a soffiare i venti dell’equinozio. Si esprime in ciò un elemento molto “personale” sia nel mondo vegetale sia nella vita della Terra. Nello sfavillare delle stelle cadenti nelle notti di tarda estate e dell’autunno vive una forza analoga a quella del fluttuare dei semi.
Nei giorni autunnali l’uomo può riandare a ciò che l’estate gli ha dato. Può guardare in sé a ciò che matura ed è in divenire, per afferrarlo e trasformarlo con la forza della propria personalità e per regalarlo al futuro.




Autunno: i colori e la poesia
"Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza: nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza..." - Guccini, la canzone dei dodici mesi
Posted by Mani nella Terra on Thursday, October 11, 2012

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Solo il bambino stesso può rivelare chi è.
Implicito nella domanda: "Chi è il bambino?" è il riconoscimento che ogni essere umano è un individuo. Tutta l'educazione e tutta l'istruzione porteranno il segno dell'atteggiamento dell'adulto verso questo problema. Il bambino è un vaso vuoto da riempire, oppure allevare vuole dire avere la possibilità di liberare le sue qualità innate?
- Arve Mathisen

Desideriamo accompagnare il rientro a scuola di alunni e maestri con questo estratto dalla conferenza di Rudolf Steiner "Importanza della conoscenza dell'uomo per la pedagogia e della pedagogia per la cultura".

Solo se il bambino può essere il nostro educatore che ci porta i messaggi del mondo spirituale, 
sarà anche disposto ad accogliere i messaggi che noi portiamo a lui dall'esistenza terrena.
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[...] Nella nostra vita civile la teorie e la pratica sono oggi diventate due campi che stanno a grande distanza l'uno dall'altro. Per quanto possa sembrare paradossale, questo fatto si può osservare in modo specialmente evidente nelle attività più pratiche della vita. Si imparano in teoria molte cose, [...] senza considerare però che si agisce e che bisogna agire in base alle condizioni volute dalla realtà. [...] L'unico campo in cui queste cose si riconoscono è quello della meccanica, con le sue applicazioni nella vita. Se si vuole costruire un ponte, bisogna conoscere le leggi meccaniche in base alle quali esso possa venir costruito in modo da rispondere alle esigenze volute; [...] sono noti gli effetti di una meccanica errata. In complesso è questo l'unico campo dove senz'altro si può dire nella vita pratica: o si pensa qualcosa secondo le condizioni della realtà, oppure la cosa stessa non può esistere.
Se si prende un altro campo, si vedrà subito che non è così evidente stabilire se si pensa secondo le condizioni della realtà o meno [...] se l'educazione è condotta in base alle condizioni poste dal fanciullo in crescita, oppure se ci lasciamo guidare da idee stravaganti [...]. Quando poi si porta il pensare meccanico nella pedagogia, quando per esempio si fanno scrivere al fanciullo parole senza nesso fra di loro [...] si dimostra di non aver più alcun talento per avvicinarsi al fanciullo. Si fanno cioè esperimenti sul fanciullo, perché ci manca la capacità di avvicinarci al suo cuore e alla sua anima. [...]

Bambino, poiché con la nascita tu sei entrato nell'esistenza terrena, eccoti dunque in mezzo ad uomini!
Colui che viveva fra entità divine spirituali è ora disceso per vivere fra gli uomini!

[...] Nel bambino vediamo esprimersi il divino [...] le entità divine riversano le loro correnti di grazia, quali essenze divine spirituali, affinché queste, qui sull'altare della vita fisica, abbiano a svilupparsi umanamente, quali messaggeri degli dei. In ogni bambino vediamo l'ordine universale divino, vediamo come Dio crei il mondo. Nella sua massima espressione questo ci appare allorché contempliamo il bambino in divenire. Allora ogni singolo essere umano ci diventa un sacro enigma, poiché allora ciascun bimbo pone il grande quesito, cioè non come il bambino debba essere educato secondi i nostri criteri, in modo che si avvicini ad un idolo, ma piuttosto come dobbiamo curare ciò che le entità spirituali ci hanno mandato nel mondo terreno. Impariamo cioè a riconoscerci collaboratori del mondo spirituale divino e soprattutto a chiederci: che cosa può derivarne se ci dedichiamo all'insegnamento e all'educazione con tale atteggiamento?
[...] La conoscenza dell'uomo si può acquistare soltanto se l'amore umano - qui si tratta dell'amore per il fanciullo - si trasforma in un atteggiamento attivo [...] allora la professione dell'educatore diventa una missione sacerdotale, poiché in tal caso l'educatore si fa interprete di quanto il mondo divino intende realizzare per mezzo dell'uomo. Un siffatto atteggiamento [...] neppure lo si acquista appropriandosi di teorie estranee alla vita, lontane dalla vita, ma soltanto avendo un senso per qualsiasi manifestazione della vita, e riuscendo a penetrare amorevolmente in ciascuna di esse.
Oggi si parla molto di riforma pedagogica [...] molto si ragiona sul modo in cui si dovrebbe educare! [...] E si dispongono programmi [...] oggi si fa formulare ogni cosa teoricamente. Mai come oggi si son saputi formulare programmi con maggiore abilità! Dopo di che un tale programma, o più programmi, vengono sottoposti ad una commissione, a un parlamento, il che denota di nuovo molta intelligenza. Poi forse, per riguardo a questo o quel partito, una cosa la si cancella o un'altra viene aggiunta; ne risulta infine un assieme estremamente sapiente [...]. Ma con tutto questo nulla si può fare, perché non sono queste le cose che importano!
[...] Mai si è trattano per noi (Scuola Waldorf) di stabilire un programma [...] «basi» che in qualche modo avrebbero dovuto trasformarsi in leggi, fin dall'inizio non ci interessavano. Quel che ci interessò fu la realtà. Qual era essa dunque? A tutta prima essa era rappresentata dai bambini, un dato numero di individualità infantili, dotati di questa o di quella caratteristica. [...] Dunque: prima cosa furono i bambini; e poi i maestri [...] tutti costoro non esistono in astratto, ma sono singoli esseri ben concreti! [...] In tal modo si vien portati di necessità a creare una pedagogia vera, conforme a realtà, sulla base della conoscenza dell'uomo. [...] La pedagogia antroposofica è perciò pratica educativa artistica, e in fondo può soltanto dare indicazioni sul modo di comportarsi nel caso singolo. [...] Gli odierni sistemi scolastici non possono fare a meno di estraniarci dal mondo, si viene senz'altro strappati dal mondo. E ne nasce pure questa stranezza: che il pedagogo, estraneo al mondo, dovrebbe appunto far evolvere l'uomo affinché egli riesca nel mondo. Ma ora immaginiamoci per un momento che quanto oggi abbiamo esposto divenga il reale atteggiamento del maestro. Allora egli starà di fronte ai fanciulli così che in ciascuno di essi egli si paleserà un intero mondo - e non solo un mondo umano, bensì un mondo divino spirituale che si manifesta nell'ambito terreno. Vorremmo dire che il mondo si paleserà all'educatore in tanti svariati punti di vista quanti saranno i fanciulli affidati alle sue cure. Attraverso ciascuno di essi, egli guarderà il vasto mondo. Il suo modo di educare diventerà arte. Il suo insegnamento sarà retto dalla consapevolezza che il suo lavoro è volto direttamente allo sviluppo del mondo. [...]
Se noi educhiamo secondo la realtà, se ci prendiamo cura di ciò che, come spirito e come anima, si rivela nel fanciullo, allora siamo nella stessa posizione del giardiniere di fronte alle sue piante. Forse il giardiniere conosce tutti i segreti delle piante che egli cura? Le piante hanno ben più segreti di quelli che il giardiniere conosca! Ma egli può avere cura delle piante, forse ancor meglio di quelle che non conosce ancora, perché conosce la pratica, perché possiede, per cosi dire, l'intuito necessario. Così avviene pure in una vera arte dell'educazione. [...] Se questo è il nostro atteggiamento, riusciamo anche a realizzarlo. Riesce a tanto l'amore che, nell'educazione, si irradia e si diffonde.


NOTA: le filastrocche sono di Bruno Tognolini

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"Lascia che il cibo sia la tua medicina" Ippocrate

Oltre alla vitamina green, la Natura offre gustosi aiuti per la cura dei nostri occhi! Scopriamo allora come prevenire e rallentare la cataratta con un'alimentazione sana ed equilibrata con un articolo di Catia Trevisani, medico e direttrice della Scuola Italiana di Medicina Olistica.
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Gli antichi greci pensavano che fosse dovuta ad un umore opaco dal cervello scendeva giù nell'occhio, da qui il termine catarrégnumi, che significa appunto "scendere giù". Solo nel Quattrocento, Gentile da Foligno ipotizzò che si trattava di un'alterazione del cristallino, così come trecento anni più tardi fu dimostrato da Michele Birsenau. Oggi, con il nome di cataratta, si indicano i disturbi di opacità del cristallino che possono avere origini e motivi diversi.

Le cause
La cataratta può essere causata da un'alterazione nel metabolismo degli zuccheri (diabete e galattosemia) o essere legata all'età (cataratta senile). Produce graduale riduzione della vista fino alla cecità. È stata correlata all'incapacità del cristallino, la "lente" del sistema ottico, di mantenere una normale concentrazione di ioni sodio, potassio e calcio al suo interno per riduzione dell'attività di un enzima (Na-K ATPasi), difetto dovuto ai radicali liberi.
Il cristallino, come molti altri tessuti del nostro organismo, dispone normalmente di livelli adeguati di sostanze antiossidanti che gli consentono di mantenere la sua trasparenza, ma nel momento in cui queste sono carenti si opacizza. In sintesi, nei soggetti che soffrono di cataratta i normali meccanismi protettivi del cristallino non sono in grado di prevenire il danno da radicali liberi.

"Spazzini" di radicali liberi
La vitamina C, importante antiossidante, arresta la progressione della cataratta e in alcuni casi può migliorare la vista. Studi più o meno recenti hanno dimostrato che il contenuto di selenio del cristallino nei soggetti che soffrono di cataratta corrisponde al 15% dei livelli normali; il suo contenuto è molto ridotto anche nell'umor acqueo oculare dei soggetti con questa patologia.
Anche un deficit di riboflavina e zinco aumentano la formazione della cataratta, mentre il beta-carotene agisce come un filtro, proteggendo contro i danni provocati dalla luce al cristallino: quest'ultimo è un importante "spazzino" del radicale libero ossigeno, così come la melatonina.
Altro fattore è la presenza di un'eccessiva concentrazione di metalli pesanti, in particolare cadmio, bromo, cobalto e nichel, nel cristallino dei soggetti anziani che soffrono di questa patologia.

Succo di uva, limone, zenzero fresco, menta!
da Lucia a alimentazione@maninellaterra.org
Meno grassi, più verdure
Molto ricerche dimostrano l'importanza dell'alimentazione rispetto all'invecchiamento del cristallino. La cataratta è più frequente nei soggetti la cui dieta comprende un elevato apporto di grassi e di sale, mentre i vegetali hanno un'azione protettiva. Dunque occorre evitare o ridurre il consumo di latte vaccino, formaggi, creme, burro, carni grassi e insaccati. È fondamentale l'apporto di sostanze antiossidanti, vitamine e minerali contenute in verdura, frutta, semi, una piccola quantità di alghe oltre a legumi e cereali integrali biologici. [leggi a proposito: Dr. T. Colin Campbell]
In particolare centrifughe di carote biologiche possono assicurare un buon apporto di beta-carotene. Un buon apporto di vitamina C è offerto da agrumi e kiwi, di zinco dai semi, di selenio da lievito di birra, aglio, cipolla e cereali integrali. Di grande interesse è anche la vitamina E, proprio per la capacità di potenziare l'azione del selenio: ne è particolarmente ricco l'olio di germe di grano; mentre moreuva, come frutto o succo concentrato, grazie all'elevato contenuto di flavonoidi svolgono un efficace effetto protettivo sul cristallino.

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Attenzione a reni e fegato
Per la medicina tradizionale cinese i tessuti duri, come il cristallino e le ossa, sono correlati ai reni e gli occhi risentono particolarmente della condizione del fegato. La cataratta è dovuta per lo più ad un deficit di yin di rene, tipico dell'anziano. I sintomi che l'accompagnano sono occhi secchi, dolore o pesantezza lombare, stanchezza, bocca secca soprattutto la notte, talora sudorazione notturna, insonnia, stitichezza. Quando si abbina un deficit di yin di fegato si aggiungono formicolii agli arti, unghie fragili, talora capogiri. A volte il deficit di yin riguarda anche il cuore e allora si abbinano palpitazione e ansia. Per il deficit di yin di rene si consiglia il sesamo non tostato, almeno un cucchiaio raso al giorno e il frutto del lici (Litchi chinensis, frutto cinese), particolarmente efficace sui disturbi oculari (una volta sbucciato ha un aspetto che per analogia ricorda l'occhio). Vanno evitati gli zuccheri in eccesso, soprattutto se raffinati, il caffè e l'alcol se non in forma occasionale. La curcuma ha un ottimo effetto sul fegato e di conseguenza sulla vista, mentre l'olio di germe di grano agisce particolarmente sul cuore.
Meno frequentemente alla base della cataratta vi è un deficit di stomaco e milza. In questo caso la patologia si accompagna ad appetito scarso, stanchezza, gonfiore addominale, feci molli. Si consigliano allora i mochi, panetto di riso dolce che tonifica la milza e verdure cotte in maggiore quantità rispetto a quelle crude. In questi casi è bene eliminare anche i cibi troppo freddi e umidi (latte vaccino e derivati, gelati) e gli zuccheri raffinati; si consiglia la barbabietola rossa e si raccomandano i cereali.

Importante la prevenzione
Nel caso di una significativa riduzione della vista, la rimozione della cataratta e l'impianto del cristallino è, ad oggi, la migliore soluzione offerta dalla medicina convenzionale. L'alimentazione è fondamentale per la prevenzione e per arrestare il progredire della patologia in fase iniziale.
In tutti i fenomeni relativi all'invecchiamento, un'alimentazione corretta ed equilibrata può modificare radicalmente lo stato di salute, salvaguardando l'età biologica dell'organismo.



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