• Il tao della decrescita

    di Serge Latouche

    Malgrado la crisi finanziaria ed economica, l'ignoranza, l'indifferenza, la frivolezza e la negligenza saranno, senza dubbio, i mezzi di preservazione dell'ideologia della crescita, e correremo tutti il rischio di vivere tragicamente, in poco tempo, una catastrofe ecologica e sociale avviata già da alcuni decenni.
    Non possiamo replicare all'infinito il nostro modello di consumo e di produzione «come se» gli inquinamenti di ogni sorta fossero solo una percezione della mente e il riscaldamento climatico un gadget elettorale.
    Non possiamo continuare a produrre aerei, automobili, centrali nucleari «come se» le riserve di petrolio e di uranio fossero inesauribili.
    Non possiamo credere ciecamente nella tecnoscienza «come se» i ricercatori potessero trovare, protetti dalla loro posizione politica ed economica, delle soluzioni miracolose a problemi sempre più complessi.
    Non possiamo venerare la Santa Crescita «come se» grazie ad essa la disoccupazione, la precarietà, le ineguaglianze si potessero eliminare una volta per tutte.
    Non possiamo continuare ad arricchirci, noi popoli del Nord, «come se» i popoli del Sud potessero seguire le nostre orme senza problemi.
    Non possiamo più sbarazzarci e stancarci del dibattito politico, dimenticare l'urgenza di una riappropriazione delle sfide democratiche «come se» l'impegno cittadino e la responsabilità appartenessero solo agli eletti.
    Tutto questo Christoph Baker l'ha capito da un bel po'. Il suo breve saggio, dal titolo "Ama la terra", si apre con un lucido sguardo sui disastri che affliggono la nostra Terra Madre e che minacciano sempre più l'esistenza intera. È dunque un autentico membro della confraternita degli «obiettori di crescita» e, anche se non utilizza nel suo libro il termine «decrescita», è su questo cammino che egli si è avviato. Un cammino nel quale, specie per Christoph, l'ottimismo della volontà, e aggiungerei del cuore, fa più che temperare il pessimismo della ragione.

    La via, il Tao di Lao-Tse, è più o meno l’etica come l'intendiamo in Occidenre. Il Tao della decrescita è un cammino da inventare con l’aiuto di un maestro che forse non esiste. Gandhi, Thoreau, Dewey, Tolstoj, Illich, Ellul, Castoriadis, Gorz… tutti hanno camminato lungo la «via della via», ma tutti hanno detto che ognuno deve trovare la propria via.
    La via della decrescita è un’apertura, un invito a cercare un altro mondo possibile. Quest’altro mondo lo chiamiamo la società della decrescita. L’invito vale per viverci qui e ora, non solo in un ipotetico avvenire che, per quando desiderabile possa essere, non conosceremo probabilmente mai. Quest’altro mondo, quindi, è dentro questo qui. Ed è anche dentro di noi. La via è un altro sguardo su questo mondo qui, un altro sguardo su noi stessi.
    La via della decrescita rappresenta la semplicità volontaria? Anche, ma non si esaurisce solo nell’etica della sobrietà. La via della decrescita rappresenta una rivoluzione economica e sociale? Anche, ma non si riduce solo all’etica della resistenza, della rivolta e della renitenza.
    L’etica della decrescita mette insieme disciplina personale e impiego del mondo. La decrescita è un’arte di vivere bene, in accordo con il mondo. Un’arte di vivere con arte. L’obiettore di crescita è anche un artista. Il piacere estetico è una parte importante della propria gioia di vivere. L’etica della decrescita implica necessariamente un’estetica della decrescita, anche se non si riduce alla sola estetica.
    Il ritirarsi dal mondo e la sola ricerca dell’autorganizzazione sono una forma di rifiuto dell’essere, come lo è l’impegno nel mondo senza la minima preoccupazione della propria felicità. La militanza per se stessa è il riflesso inverso delle guerre economiche. Tutte e due sono dimenticanza dell’essere. In nome del progresso, guerrieri puritani e militanti umanisti distruggono la bellezza del mondo per costruire la loro chimera. La fuga nell'avvenire, che si tratti dell'avvenire radioso dell'utopia comunista o della redenzione in una transumanità, rappresenta una negazione del presente e della condizione umana. La decrescita si presenta come un riconoscimento all'essere e quindi l'essere innanzitutto in questo mondo qui, e anche una testimonianza di gratitudine per il dono della bellezza del cosmo. Essa è sia il rifiuto che l'accettazione. Conviene rifiutare il mondo (l'immondo) dell'economia della crescita, e accettare la vita come una gioia, secondo la formula di William Morris [to accept life itself as a pleasure]. La decrescita sarà gioiosa o non sarà.


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