• L'etica della Terra nel mondo classico

    tratto e rielaborato dai testi di J. Donald Hughes - The Ecologist, vol 13, n 2/3 1983

    Chi lavora la terra certamente sa che Essa è viva e respira. Lo sapevano anche i più autorevoli scrittori di questioni agricole dell’antichità, quando l’economia dipendeva interamente dall’agricoltura, come afferma Aristotele in Politica “quasi tutti traggono il sostentamento dalla coltivazione dei frutti della terra”. “Il contadino ha un conto aperto con la terra”, affermava Cicerone nel De Senectute. Ma chi è la Terra? Risponde Platone “la Terra ti ha generato come una madre, adesso come se fosse tua madre e nutrice dovresti tu pensare a lei” (Repubblica) e ancora, “la Terra è la divina maestra del suo figlio mortale” (Leggi). Così, infatti, il mito di Anteo ci ricorda che, in quanto figli della Terra, siamo totalmente dipendenti da lei per il sostentamento e la forza.
    L’invito di Platone di prenderci cura della Terra ha dunque radici profonde e antiche. Negli ultimi anni, la Permacultura, nata inizialmente come riferimento per un sistema agricolo sostenibile, ci ricorda che tale cura è da intendere come cura del suolo vivente e che lo stato del suolo è spesso la migliore misura dello stato di salute e del benessere della società. Difatti, l’idea dell’agricoltura come cura della Terra ha una storia lunga e onorevole. Nei tempi antichi, le azioni dell’arare e del seminare erano interpretate come metafora di fertilizzazione sessuale, e la risposta nutritiva della Terra paragonata al succhiare dei bambini al prosperoso seno materno. Per essere esatti, non tutti gli antichi avevano una visione così positiva dell’aratura. La coltivazione poteva anche essere vista come un’attività che “usurava” la Madre Terra, la quale invecchia col passare delle  generazioni e diventa incapace di produrre con la stessa abbondanza di un tempo. L'Inno all’Uomo nell’Antigone di Sofocle dice che il contadino stanca la Terra arandola: “la Terra, divinità suprema, l’immortale e mai affaticata, egli la logora”. Ma altri come Columella contraddicono questa questa visione asserendo che il coltivare, se ben fatto, non necessariamente esaurisce il suolo. Se la Terra invecchia, la causa della sua infertilità sta nella cattiva coltivazione: i raccolti sempre più scarsi sono conseguenza delle nostre azioni.
    L'agricoltura di Columella, Volume I, Libro I, proemio
    Il danno che gli esseri umani possono infliggere alla terra si vede più chiaramente nelle industrie che ricavano il loro profitto sottraendole ricchezze, come con il disboscamento e l’attività mineraria. Eppure, il principio rimane lo stesso: la Terra risponde a tono al trattamento che l’uomo le riserva. Ricompensa l’opera saggia e responsabile, punisce quella dannosa e trascurata. Questo è l’inesorabile meccanismo della legge di Themis.
    Dal punto di vista ctnio, il peggiore dei peccati è trascurare il prendersi cura della Terra. Essa non permetterà mai al pigro coltivatore di prosperare. Pigro è anche colui che non si domanda sulle sue azioni, che le compie meccanicamente, perché così va fatto. Chi lascia pascolane pecore e capre in un oliveto giovane o in un vigneto, ammonisce Varrone nel De Re Rustica, deve aspettarsi di perder alberi e viti. I risultati del maltrattamento della Terra erano chiari agli antichi scrittori: fame, malattie, erosive, povertà e rovina generale erano tutte forme della sua risposta. Perché, come dice Senofonte: “sebbene dispensi beni in abbondanza [...] Essa non permette che i suoi benefici siano ottenuti senza sforzo [...] ma abitua i popoli a vivere il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate”. Ed anche il migliore dei contadini può avere una cattiva annata ogni tanto.
    Se gli scrittori di questioni agricole mettono in guardia dalla sua poetica giustizia, mettono anche in luce il suo lato benefico. Lavorare la terra è in sè beneficio, poiché (ancora Senofonte) “la Terra, attraverso l’attività fisica, dona l’aumento della forza a coloro che lavorano con le proprie mani”. E gli esempi della terra che premia le buone opere sono numerosi. Omero loda Re Laerte per le sue capacità nell’orticoltura; i suoi frutteti e vigneti sono produttivi, perché ben tenuti e coltivati con abilità e attenzione. I risultati erano “gli orgogliosi premi degli dei” (Odissea, 7.132). La stessa cosa avveniva per gli orti di Alcinoo re dei Feaci. È certo che durante tutta la storia antica un prospero ambiente agricolo era visto come un segno di buon governo da parte del sovrano. Quando Alessandro Magno dovette scegliere un nuovo re per Sidone, scelse Abdalonimo, avendolo trovato intento ad irrigare un orto. Robin Lane Fox, in The search for Alexander 1980, suggerisce che Alessandro lo scelse proprio perché era un eccellente orticoltore. Il principio sembra essere che chi ha reso prospero il suo appezzamento di terreno sarà in grado di far prosperare anche la terra del suo popolo.
    Coloro che governano hanno una responsabilità nei confronti della Terra. I legislatori dovevano porre la divisione dei terreni e la cura della Terra tra le loro prime preoccupazioni. Solone limitò la quantità di are che poteva essere posseduta da un uomo, non solo per prevenire l’esproprio dei possedimenti dei piccoli proprietari terrieri impoveriti, ma anche per assicurarsi che la Terra ricevesse la dovuta attenzione. E i filosofi politici sollecitarono i legislatori affinché emanassero decreti che proteggessero la Terra e ne regolassero l’uso. Platone consigliava che lo stato si assicurasse che un terreno fertile non fosse destinato ad altri usi: “dove la Terra, una vera madre… sia incline a produrre nutrimento per noi, la nostra vita non dovrebbe essere privata con l’inganno di questo beneficio da nessun uomo”. Le leggi emanate dallo stato influenzano le transazioni reciproche tra gli esseri umani e la Terra, ragion per cui tanto lo stato, la comunità, quanto il singolo individuo, si dovrebbe riflettere sulle più profonde leggi insegnate dalla Terra stessa.Tali leggi non sono nascoste; la terra è maestra. Senofonte dichiara: “proprio perché essa non nasconde nulla alla nostra conoscenza e comprensione, la Terra è la più sicura rivelatrice di individui buoni e cattivi.” Per prosperare nella propria terra, un popolo deve prima comprendere la natura della Terra. Giacché Essa è maestra, non dobbiamo far altro che guardarla ed ascoltarla, ad un tratto Essa ci permetterà di comprenderla. Come per la questione delle "erbacce": “Non riuscirai ad ottenere dalla Terra un miglior raccolto seminando e piantando ciò che vuoi invece che i raccolti e gli alberi che essa stessa preferisce”. Cosa preferisce lo si scopre osservando quanto cresce spontaneamente, poiché è così che la Terra si rivela.

    Conclusioni
    La Terra è la dea più antica, che sostiene e nutre i suoi figli umani e non, e quindi ha diritto a rispetto e adorazione. I suoi principi di giustizia, personificati nella figlia Themis, sono più profondi e urgenti dei decreti umani poiché sono scritti nel suolo e nelle pietre, si possono sentire nella pioggia e nei venti, ed hanno i loro inesorabili effetti senza bisogno di altre corti e giurie oltre la terra ed i raccolti stessi. I problemi ambientali sono visti come il risultato del fallimento da parte degli esseri umani nella venerazione come si conviene della Terra e nel rispetto delle leggi non scritte.
    La Terra è un organismo vivente di cui gli esseri umani fanno parte e alla cui attenzione o mancanza Essa risponde. Un corretto rapporto con la Terra significa che la totalità dell’organismo è in buona salute; così i problemi ambientali sono visti come malattia, come il fallimento di una parte dell’organismo nell’interagire in accordo e a sostegno delle altre parti.


    Ci sono molte tecniche differenti per accudire il suolo, ma il miglior metodo per dire se il suolo è in buona salute è di vedere quanta vita c'è in esso.  Le nostre foreste e fiumi sono i polmoni e le vene del nostro pianeta,  che aiutano la terra a vivere e respirare, permettendo l'esistenza a diverse forme di vita. Tutte le forme di vita hanno i loro valori intrinsechi, ed hanno bisogno di essere rispettati per le funzioni che hanno - anche se non ci sembrano utili per i nostri bisogni. Riducendo i nostri consumi materiali, noi riduciamo il nostro impatto sull'ambiente, questa è la via migliore per tener cura di tutte le cose viventi.
    - dall'etica della Permacultura: "prenditi cura della terra"

    PROGETTAZIONE IN PERMACULTURA
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    dal 18 al 29 luglio 2015 a Scandriglia, Rieti
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