• Puntare ad una crescita della conoscenza

    “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.” (Gandhi) Cambiare, cambiare, cambiare. Il mantra degli ultimi anni. Cambiamo di tutto: dal carattere alla dieta alimentare, dal lavoro alla scuola di nostro figlio. L'esigenza di un cambiamento parte dalla considerazione di un problema… quale problema? Se vogliamo ottenere una trasformazione reale di noi stessi, del nostro atteggiamento e della nostra vita - e dunque del modo in cui è organizzata la nostra società - dobbiamo innanzitutto distinguere il problema dai suoi sintomi.
    In scala maggiore, per esempio, da diversi anni sono in molti a parlare del riscaldamento globale, che sappiamo non essere il vero problema, bensì è un sintomo del problema. È urgente andare in profondità e affrontare, ad esempio, le ragioni dei motivi per i quali stiamo cambiando l’atmosfera stessa che ci tiene in vita. Sir Nicholas Stern, celebre economico e accademico inglese, ha pubblicato un’analisi di 600 pagine sul cambiamento climatico, che però non approfondisce sufficientemente le ragioni che ci hanno portato al punto di tagliare il ramo su cui siamo seduti. Queste ragioni derivano dal fatto che abbiamo perso il concetto dello spirito e ci siamo concentrati esclusivamente sulla materia; abbiamo sposato la religione del materialismo.
    Dobbiamo renderci conto che la materia di per sé è inutile. Certo, il corpo umano è composto da una testa, due braccia, due gambe e molto altro, ma non serve a niente se non ha uno spirito che gli dona la vita… e gli da uno scopo.
    Nel corso degli ultimi secoli, alcuni filosofi e scienziati occidentali come Descartes e Newton hanno descritto la Terra come un oggetto al servizio del dominio dell’uomo. Anni di evoluzione per giungere a credere che gli esseri umani sono la razza padrona, la superspecie che può disporre della Terra. Anni in cui abbiamo cercato di sbarazzarci di molti “-ismi”, come imperialismo, nazionalismo, razzismo e sessismo. Eppure, adesso siamo nel mondo dello spec-ismo: pensiamo che la specie umana sia speciale e che gli esseri umani possano fare qualsiasi cosa. Prima avevamo gli schiavi, adesso schiavizziamo la natura.
    La Natura non ha diritti e possiamo reclamare il possesso delle cose naturali ovunque e ogniqualvolta vogliamo. Ma quando abbiamo una visione del mondo diversa e vediamo la Natura non come materia (morta?) ma come un’essenza vivente, allora creiamo una relazione profonda con il mondo naturale. Capiamo che i diritti della Natura sono gli stessi diritti degli esseri umani. Gli esseri umani sono parte integrante della Natura.
    La parola latina natalis significa “nascita” ed è la radice della parola “natura” e anche delle parole legate alla nascita degli esseri umani, come “prenatale” e “postnatale”. “Natale”, “nativo”, “natività”, e “natura”, originano tutte dalla stessa parola. Siamo parte della Natura; non possediamo alberi, terra, fiumi: siamo in rapporto con essi.
    L’idea prevalente nell’economia moderna, che gli esseri umani posseggono la Natura e che perciò possono trattarla a loro piacimento è profondamente sbagliata. Se non riusciamo a passare dall’idea di possesso a quella di collaborazione, il riscaldamento globale - per tornare all'esempio iniziale - non avrà mai fine. Anche se passiamo dai carburanti fossili all’energia eolica, solare, nucleare o derivata dai biocarburanti: con queste alternative, per quanto valide, tutto ciò che facciamo è curare i sintomi.
    Se pensiamo di poter controllare i fiumi, gli animali e le foreste secondo l’idea della separazione e del possesso, allora tutti i nostri sforzi verso la sostenibilità diventano solo un’illusione. Le soluzioni tecnologiche devono essere bilanciate da una profonda trasformazione psicologica.
    C’è una grossa differenza tra possesso e collaborazione. C’è stato un tempo nella nostra società in cui gli uomini pensavano di poter possedere le donne; abbiamo cambiato quest’idea e adesso sappiamo che non è possibile possedere la propria moglie, si tratta piuttosto di una collaborazione. C’è stato anche un tempo in cui era possibile possedere gli schiavi e la ricchezza era misurata in base al numero degli schiavi posseduti.
    Anche se la violenza sulle donne e lo schiavismo non sono ancora debellati, sono stati fatti dei passi in avanti. La stessa cosa vorremmo poter dire del nostro rapporto con la natura. Certamente vi sono pratiche più sensibili, ma sono poche le persone che accettano, ad esempio, un cattivo raccolto come risposta della terra e non si armano immediatamente di soluzioni chimiche o meno per aumentare la fertilità, combattere i parassiti, ecc. Per non parlare delle industrie e delle multinazionali, che oltre al possesso pretendono il controllo, mostrando un certo lato verde... non prendiamoci in giro: riforestare mettendo alberi di un’unica specie magari in linea e ordinati non è certo ricreare una foresta!
    Dobbiamo fare un balzo in avanti, spostandoci da una visione antropocentrica verso una visione geocentrica. Dobbiamo accettare il valore intrinseco di tutta la vita, umana, animale, batterica. Dobbiamo come individui inserirci nella comunità della Terra. L’economia deve operare in armonia con l’ecologia. Soprattutto, questo cambiamento deve venire dal cuore e generare un movimento che vibri nelle nostre radici, tramite il contatto con la terra, protraendosi nel capo, dove si generano i pensieri che controllano le nostre azioni. Un movimento individuale eppure inserito in una comunità, superando l’illusione che i governi faranno qualcosa.
    Nel mondo occidentale seguiamo le mode e sono ormai anni che è moda parlare del cambiamento
    globale, anche se l’attenzione si è spostata sulla biodiversità. Parlare non vuol dire aver coscienza, soprattutto quando la parola è ispirata dalla paura, e quando questa paura è perdere lo stile di vita consumistico. Dovremmo davvero domandarci sul nostro stile di vita, andando sempre più a fondo. Dovremmo domandarci quanto azioni, pensieri, scelte siano ispirati dall’amore per la vita, dall’amore per la collettività, per la gente, per la Terra, la Natura e certamente per noi stessi. Buddha 2.600 anni prima che ci fosse il riscaldamento globale, seduto sotto un albero disse: “Dobbiamo amare l’albero”. Oggi qualcuno lo dice, pochi vi si siedono sotto e troppi continuano a pensare a come usare l’albero a proprio vantaggio, che sia per ricavarne denaro o costruirsi una casa. Per Buddha l’albero era sacro, aveva un valore intrinseco.
    L’economia spirituale ci insegna a non avere paura e a celebrare la Terra.
    Mi piacerebbe fosse questa la definizione di “ambientalista”. Non salvare il mondo dal riscaldamento globale, ma prenderci cura della Terra perché la amiamo. Essere coerenti nella dieta alimentare, che non vuol dire per forza non mangiar carne, ma conoscere la provenienza, il processo di produzione e comprendere che tutti gli esseri viventi sono in un equilibrio delicato. I lombrichi sono sacri: senza di loro la Terra non ha nutrimento e neanche noi. Quando avremo sviluppato questo rispetto per la Terra, allora i nostri sistemi economici saranno naturalmente sostenibili.
    Tutti, specialmente i politici e gli imprenditori, stanno saltando sul carrozzone dell’ambientalismo. Hanno dunque imparato ad amare la Terra? Sono solo eccitati dall’idea che il cambiamento climatico darà loro nuove opportunità per fare affari e crescere economicamente. Ecos è la parola greca per “casa”, nomos lo è per gestione, ed è ovvio che l’economia abbia un suo ruolo. Puntando ad un’economia ecologica dobbiamo considerare anche la logos, la “conoscenza”. Dobbiamo mirare a qualcosa di meglio della crescita economica: una crescita della conoscenza, poiché se non conosciamo il Pianeta, questa straordinaria casa che ci ospita, come possiamo pretendere di gestirlo bene?


    PROGETTARE IN PERMACULTURA
    Principio 8: Integra invece di separare, anche conosciuto come coopera e non competere
    «Il proverbio "Molte mani rendono il lavoro leggero" ci ricorda l'intangibile beneficio derivante dall'azione collettiva rispetto all'azione solitaria, e il fatto che la natura sinergica dei sistemi integrati fa sì che il tutto sia sempre più grande della somma delle sue parti.» David Holmgren

    Corso di progettazione in permacultura: dal 18 al 29 luglio 2015 a Scandriglia, Rieti
    tutte le info sul modulo di prenotazione www.maninellaterra.org/p/mani-che-si-uniscono.html
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