• L'agricoltura del desiderio VS l'agricoltura della gioia

    «L’esagerazione dei desideri è la causa fondamentale che ha portato il mondo all’attuale situazione.» Masanobu Fukuoka, dal libro La Rivoluzione del Filo di Paglia. «Presto, invece che piano; più, invece che meno: questo “sviluppo” tutto apparente è legato in modo molto diretto all’incombente collasso della società. In pratica è servito solfato a separare l’uomo dalla natura. L’umanità deve smettere di lasciarsi andare al desiderio di possessi e guadagni materiali e muoversi invece verso una consapevolezza spirituale. L’agricoltura deve passare dalle grandi attività meccanizzate a piccoli poderi basati soltanto sulla vita stessa. All’esistenza materiale e alla dieta alimentare si dovrebbe dare un posto semplice. Se si fa questo il lavoro diventa piacevole e lo spazio per il respiro spirituale abbondante. Più il contadino ingrandisce la scala delle sue attività e più il suo corpo e spirito si disperdono e inoltre si allontanano da un’esistenza moralmente soddisfacente. […] Io credo che se uno entra a fondo nell’ambiente che lo circonda immediatamente e nel piccolo mondo di tutti i giorni in cui vive, il più grande dei mondi si rivelerà. […]
    Winter sunrise, di Elena Shumilova
    Alla fine dell'anno il contadino di una volta che coltivava un acro (4000 metri quadri) passava i mesi di gennaio, febbraio e marzo a caccia di conigli sui monti. Anche lo chiamavano povero, aveva nondimeno questo genere di libertà. Le vacanze di Capodanno duravano circa tre mesi [...] adesso Capodanno è diventato una vacanza di tre giorni dimostrando come sia diventato occupato il contadino e come abbia perso il suo tranquillo benessere fisico spirituale. Nell'agricoltura moderna un contadino non ha tempo di scrivere una poesia o comporre una canzone. [...] Nelle ore di svago, adesso, la televisione è al centro dell’attenzione, e non c’è assolutamente tempo per le semplici attività creative che rendevano ricca la vita quotidiana del contadino. Questo è ciò che intendo quando dico che l’agricoltura è diventata povera e debole spiritualmente, e si preoccupa solo dello sviluppo materiale. […] Preoccuparsi di far soldi, espandersi, sviluppare, coltivare prodotti per il mercato e spedirli lontano non è un modo di comportarsi degno di un contadino. Essere qua, e occuparsi con passione di un piccolo campo, in pieno possesso della libertà e pienezza di ogni giorno, quotidianamente: questa deve essere stata la via originaria dell’agricoltura.
    Dividere l’esperienza a metà e chiamare una parte fisica e l’altra spirituale è una cosa che rende miopi e disorientati. […]
    dicembre nello Challorto di Emanuela
    Siamo nati e stiamo vivendo sulla terra per guardare in faccia direttamente alla realtà del vivere. Vivere non è altro che la conseguenza dell’esser nati. Qualunque cosa la gente mangi per vivere, qualunque cosa la gente creda di dover mangiare per vivere, è soltanto una cosa pensata. Il mondo che c’è è tale che se la gente mettesse da parte la propria volontà umana e invece si lasciasse guidare dalla natura non ci sarebbe nessuna ragione per aver paura di morire di fame.
    Soltanto vivere, qui e ora: questa è la vera base della vita umana. Quando un’ingenua conoscenza scientifica diventa il fondamento dell’esistenza, la gente si mette a vivere come se dipendesse solo dagli amidi, dai grassi e dalle proteine, e li piante dall’azoto, dal fosforo e dal potassio. E gli scienziati, quanto più profondamente indagano la natura, quanto più lontano ricercano, alla fine arrivano solo a rendersi conto come sia perfetta e misteriosa in realtà. Credere che con la ricerca e l’invenzione l’umanità possa creare qualcosa di meglio della natura è un’illusione. […]
    Per il contadino nel suo lavoro è lo stesso discorso: servire la natura e tutto andrà bene. Coltivare la terra una volta era un lavoro sacro. Quando l’umanità cominciò a decadere da questa condizione ideale, venne fuori la moderna agricoltura commerciale. Quando il contadino cominciò a coltivare i suoi raccolti per far soldi, dimenticò i veri fondamenti dell’agricoltura. Ovviamente il commerciante ha un ruolo da svolgere nella società, ma la glorificazione delle attività commerciali tende ad impedire alla gente di identificare la vera fonte della vita. L’agricoltura, come occupazione che sta dentro la natura, si trova vicino a questa fonte. Molti contadini ignorano la natura anche se vivono e lavorano in ambienti naturali, ma sembra a me che coltivare la terra offre molte opportunità per una maggiore consapevolezza.
    “Se l’autunno porterà pioggia o vento non posso saperlo, ma so che oggi lavorerò nei campi.” Queste sono le parole di una vecchia canzone di campagna. Esprimono la verità dell’agricoltura come maniera di vivere. Non importa come sarà il raccolto, se ci sarà abbastanza da mangiare o meno, nel semplice fatto di gettare il seme e dedicarsi teneramente alle piante sotto la guida della natura, c'è la gioia.»


    OLTRE LE PAROLE... LE MANI NELLA TERRA!
    Dal 2 al 4 aprile 2015: corso di agricoltura naturale nei pressi di Scandriglia (RI) a soli 50km da Roma.
    Partecipa anche tu! Insieme a Massimiliano Petrini, sperimentatore ricercatore conoscitore e docente
    diplomato all'Accademia Italiana di Permacultura, realizzeremo un orto!


  • 0 commenti: