Gennaio 2031: un rapido aumento del tasso di cesarei preoccupa il Paese di Utopia, l'Organizzazione Utopiana della Sanità decide di indire un incontro multidisciplinare per discutere sul giusto modo di partorire.
Diamo seguito agli articoli mensili sul tema della nascita con il racconto di Michel Odent che ha anticipato il Convegno mittel-atlantico sulla nascita e sulla ricerca in salute primale, svoltosi a Las Palmas nel febbraio 2010.

photo by Tatyana Tomsickova
 Come tutti sanno, il nostro paese – Utopia – è un territorio indipendente.
Anche se abbiamo raggiunto un elevato livello scientifico e tecnologico, siamo riusciti a conservare e perfino a coltivare alcune caratteristiche fondamentali della nostra cultura. In particolare, abbiamo sviluppato la capacità di concepire progetti irrealistici e di oltrepassare il limite della correttezza politica. Prenderemo ad esempio la storia della nascita per illustrare in dettaglio le caratteristiche di un 'Utopiano'.
Nel 2010 due donne famose di Utopia decisero di partorire con il cesareo. Per questo motivo, di colpo, la nascita divenne uno dei temi principali riportati dai media. Tutti si resero conto che il tasso di cesarei stava aumentando di anno in anno. L'opinione pubblica era tuttavia d'accordo con le severe linee guida promosse dalla OUS, l'Organizzazione Utopiana della Sanità. Per far fronte a quella situazione senza precedenti, il vertice dell'OUS decise di indire un incontro multidisciplinare.
Il primo a parlare fu un esperto di statistica, che presentò dei grafici impressionanti sull'andamento del tasso di cesarei a partire dal 1950, momento in cui la tecnica del segmento inferiore sostituì quella classica. Secondo la sua estrapolazione, era assai probabile che dopo il 2020 il cesareo sarebbe diventato il modo più comune di partorire. Un emerito medico ostetrico si sentì in dovere di commentare immediatamente quei dati, sostenendo che, di quel nuovo fenomeno, andavano considerati anche gli aspetti positivi. Egli spiegò come il cesareo fosse divenuto un'operazione facile, rapida e sicura. Era convinto che, in un futuro prossimo, la maggior parte delle donne avrebbero preferito evitare i rischi associati al parto per via vaginale. A conferma della sua opinione, presentò uno studio canadese, pubblicato nel 2007, in cui non si era riscontrato neanche un caso di morte materna, su più di 46.000 cesarei elettivi per presentazione podalica alla 39ma settimana di gestazione. Fece riferimento anche a un successivo studio statunitense, pubblicato nel 2009, con un solo caso di morte neonatale su 24.000 cesarei ripetuti. Secondo lui, in molti casi, il cesareo elettivo prima dell'inizio spontaneo del travaglio era in assoluto il modo più sicuro di partorire. L'espressione sul viso di un'ostetrica alle sue parole conclusive "...non è possibile fermare il progresso...", tuttavia, suggeriva che al medico potesse sfuggire qualche dettaglio.
La presidentessa del BWL (Association for Birth With Love, associazione per la nascita con amore) reagì prontamente alla conclusione del medico. Innanzitutto, gli chiese quali criteri avesse usato per valutare il grado di sicurezza del cesareo. Com'era prevedibile, lui menzionò unicamente la mortalità e la morbilità, sia perinatali che materne. A quel punto la presidentessa del BWL spiegò che quella limitata lista di criteri era stata fissata in passato, prima del 21° secolo, mentre ora numerose discipline scientifiche in pieno sviluppo indicavano la necessità di una lista di criteri nuovi per la valutazione delle pratiche ostetriche. Questa considerazione costituì il punto di svolta di questo storico incontro multidisciplinare.
Un professore di endocrinologia fece subito eco a questo commento eloquente e convincente. Dopo aver fatto riferimento all'accumularsi di dati sugli effetti comportamentali degli ormoni implicati nella nascita, poté facilmente convincere la platea del fatto che la donna, per avere un bambino, è stata programmata a rilasciare un vero e proprio 'cocktail di ormoni dell'amore'. Sottolineò che, nell'ora che segue la nascita, gli ormoni della madre e del feto, liberati durante il processo del parto, non sono ancora stati eliminati e che ognuno di loro ha un ruolo specifico da giocare nell'interazione tra madre e neonato. In altre parole, aggiunse, grazie alla prospettiva ormonale, ora siamo in grado di interpretare il concetto di 'periodo critico' introdotto dagli etologi: alcuni pionieri in questo campo, già nella metà del ventesimo secolo, avevano compreso che, in tutti i mammiferi, immediatamente dopo la nascita, si osserva un momento transitorio che non si ripeterà mai più, critico per quel che riguarda l'attaccamento madre-cucciolo. Mettendo a confronto i dati da lui esposti con gli innumerevoli studi epidemiologici che suggeriscono come il modo in cui veniamo al mondo abbia conseguenze per tutta la vita, emergeva chiaramente che la capacità di amare si sviluppa in gran parte nel periodo perinatale. Il medico ostetrico era stupito alle sue parole.
Al termine di quell'intervento, il direttore del dipartimento di epidemiologia del OUS, che era particolarmente interessato alla 'Ricerca in Salute Primale', non poté più restare in silenzio. Egli aveva raccolto centinaia di pubblicazioni sui fattori di rischio, nel periodo perinatale, per un gran numero di diverse condizioni patologiche tipiche dell'età adulta, dell'adolescenza o dell'infanzia. Si soffermò sugli studi più validi, quelli che avevano preso in considerazione un enorme numero di soggetti, e poté riassumere molto facilmente il risultato della sua inchiesta: quando i ricercatori prendono in esame, nell'ottica della Ricerca in Salute Primale, condizioni patologiche che possono essere interpretate come varianti diverse di una ridotta capacità di amare (gli altri o se stessi), individuano sempre fattori di rischio nel periodo perinatale. Egli sottolineò la necessità di pensare a lungo termine, riallacciandosi al commento della presidentessa del BWL in merito all'introduzione di criteri nuovi per valutare le pratiche ostetriche. Infine presentò la Banca Dati sulla Ricerca in Salute Primale come uno strumento adatto ad allenarsi a pensare a lungo termine.
A quel punto alzò la mano con impazienza una professoressa di genetica, che introdusse il concetto di 'gene expression' (espressione dei geni), visto come un ulteriore modo per interpretare le conseguenze a lungo termine delle esperienze pre- e perinatali. Illustrò come, di tutto il materiale genetico ricevuto al momento del concepimento, alcuni geni diventino silenti, senza peraltro scomparire nel nulla. Il fenomeno di espressione dei geni è influenzato, in particolar modo, dai fattori ambientali nel periodo pre- e perinatale. Il medico ostetrico si fece sempre più attento e curioso, come se stesse scoprendo argomenti nuovi. Una delle sue pertinenti domande sulla genesi di condizioni patologiche e di tratti caratteriali offrì alla professoressa di genetica l'opportunità di spiegare che la natura del fattore ambientale spesso è meno importante del momento in cui avviene l'interazione, e di esporre quindi il concetto di periodo critico per l'interazione tra gene e ambiente. L'intervento della professoressa di genetica ispirò una fruttuosa conversazione multidisciplinare. L'epidemiologo rispose di getto alla domanda sollevata da un medico generico e fornì ulteriori dettagli su una delle nuove funzioni della Banca Dati sulla Ricerca in Salute Primale: quella di raccogliere dati sul periodo critico per l'interazione tra geni e ambiente, per quel che concerne condizioni patologiche o tratti di personalità.
Un batteriologo, che fino a quel momento non era intervenuto alla discussione, sottolineò come i minuti che seguono la nascita siano critici anche dalla sua prospettiva. In passato, solo in pochi avevano compreso che al momento preciso della nascita il neonato è privo di germi, mentre poche ore dopo il suo corpo è stato colonizzato da milioni di microbi. Dato che gli anticorpi IgG oltrepassano facilmente la barriera placentare, spiegò, i microbi familiari alla madre sono già familiari (e di conseguenza, amichevoli) al neonato al momento della nascita, quando è ancora privo di germi. Se il bambino è immediatamente invaso da germi amichevoli portati dalla madre, viene protetto da microbi a lui estranei e, pertanto, potenzialmente pericolosi. Egli aggiunse che, quando un bambino nasce attraverso il perineo, è garantito che venga contaminato innanzitutto da una gran quantità di germi portati dalla madre, se paragonato a un bambino nato con il cesareo. Per evidenziare l'importanza di questo aspetto, egli menzionò che la flora batterica si forma in gran parte nei primi minuti che seguono la nascita. Sono considerazioni utili, in un'epoca in cui si sta scoprendo che la flora batterica intestinale rappresenta l'80% del sistema immunitario.
Il batteriologo era completamente d'accordo con una consulente in allattamento, la quale aveva aggiunto che, se madre e neonato non vengono affatto separati, è grande la probabilità che il bambino trovi il seno nella prima ora che segue la nascita e consumi precocemente il colostro, ricco di batteri benefici, di specifici anticorpi locali e di sostanze anti-infettive. L'assunzione precoce del colostro, probabilmente, ha conseguenze a lungo termine, perlomeno a causa della sua influenza sul modo in cui si forma la flora batterica.
Il vertice dell'OUS, ovviamente, era lieto dello sviluppo dell'incontro interdisciplinare che aveva organizzato. L'intervento conclusivo fu affidato a un anziano filosofo, considerato un grande saggio dall'intera comunità. Egli spiegò che la dimensione specificatamente umana non dovrebbe essere ignorata e che bisognerebbe, innanzitutto e soprattutto, ragionare in termini di civiltà. Fece riferimento ai dati presentati dall'epidemiologo: negli studi citati, spesso era stato necessario prendere in considerazione un numero enorme di casi, prima di poter individuare tendenze ed effetti statisticamente significativi. Ciò ci ricorda che, spesso, quando si tratta dell'essere umano, bisogna dimenticare il singolo individuo, gli aneddoti e i casi particolari, a favore di una dimensione collettiva e, pertanto, culturale. Dagli interventi di quest'incontro, emerge chiaramente che l'umanità si trova in una situazione senza precedenti, che può essere riassunta in un modo molto conciso. "Al giorno d'oggi - disse - il numero di donne, che dà alla luce il proprio bambino e la placenta grazie al rilascio di un vero e proprio cocktail di ormoni dell'amore, si sta avvicinando allo zero. Che cosa succederà, in termini di civiltà, se proseguiamo per questa strada? Che cosa succederà, tra due o tre generazioni, se gli ormoni dell'amore saranno resi inutili nel periodo critico attorno alla nascita?"
Al termine dell'eloquente conclusione, il vertice dell'OUS chiese cosa ne pensassero i partecipanti della necessità di tenere sotto controllo il tasso di cesarei. Tutti, incluso il medico ostetrico, ritennero che fosse necessario, perfino urgente, passare all'azione. Pertanto venne indetto un secondo incontro, con l'obiettivo di individuare soluzioni efficaci.

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