Le monocolture non possono adattarsi né evolvere. Serve flessibilità e adattamento a una realtà mutata.
-"il clima è impazzito!"
-"già... il clima..."
Siamo di fronte a due crisi su scala planetaria: il cambiamento climatico e l’estinzione delle specie. I nostri modelli di produzione e di consumo hanno contribuito a entrambe queste crisi. E se non si interviene per ridurre le emissioni di gas serra potremmo sperimentare un catastrofico aumento della temperatura di 4°C entro la fine del secolo. Cambiamento climatico non significa però solo riscaldamento globale, ma anche siccità, inondazioni, cicloni e altri eventi estremi, che già stanno costando moltissime vite umane, come abbiamo visto pochi mesi fa in Jammu e Kashmir.

L’ossido di azoto (N2O) e il metano sono gas serra come la CO2, ma più potenti. Il primo, secondo un rapporto Unfccc, ha circa 300 volte il potenziale di riscaldamento globale della CO2, “appena” venti il metano. Le loro emissioni sono aumentate drammaticamente proprio a causa dell’agricoltura industriale: l’N2O viene infatti emesso attraverso i fertilizzanti azotati di sintesi, il metano dagli allevamenti intensivi. La diffusione delle monocolture e l’uso crescente di fertilizzanti chimici, combinati con la distruzione degli habitat, hanno contribuito alla perdita di biodiversità. Nel 1995 la Conferenza Onu di Lipsia sulle risorse fitogenetiche valutò che il 75% della biodiversità mondiale era scomparso in agricoltura a causa della Rivoluzione verde. La scomparsa di impollinatori e organismi benefici del suolo sono un altro esempio di erosione della biodiversità dovuta all’agricoltura industriale. Cambiamento climatico, agricoltura e biodiversità sono intimamente connessi. La biodiversità nella nostra agricoltura può contribuire a mitigare i cambiamenti climatici, l’agricoltura industriale non può che aggravarlo.

Al vertice della terra del ’92 la comunità internazionale sottoscrisse due accordi giuridicamente vincolanti: la Convenzione quadro Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc) e quella sulla conservazione della biodiversità (Cbd). Da allora in poi, una scienza interdisciplinare all’avanguardia e i movimenti democratici hanno creato il contesto per l’affermarsi del diritto ambientale internazionale. Oggi scienza e democrazia continuano ad essere le forze che proteggono il pianeta e la nostra vita. Ed è da quel 1992 che i grandi inquinatori – l’industria dei combustibili fossili e quella agrochimica, biotecnologie incluse – fanno di tutto per sovvertire i trattati ambientali internazionali su cambiamenti climatici e biodiversità. Il diritto internazionale è stato violato dall’illegalità della propaganda e dagli esperti in pubbliche relazioni. Negazionisti ignoranti che non tengono conto delle scienze della biosicurezza e dell’agroecologia. La biosicurezza valuta scientificamente l’impatto degli ogm su ambiente, salute pubblica e condizioni socioeconomiche, assicurando la sostenibilità sociale ed ecologica di sistemi agricoli e alimentari. Sistemi basati sull’agroecologia sono importanti per conservare la biodiversità, aumentare la salute, la nutrizione per acro e la resilienza climatica, garantire la sicurezzaalimentare. In entrambi i casi, l’attacco di questi esperti in pubbliche relazioni si basa su motivi non scientifici. È irresponsabile perché ci spinge più vicino al disastro e impedisce il cambiamento.

Dobbiamo abbandonare l’agricoltura industriale e un sistema alimentare globale centralizzato che non fa che contribuire alle emissioni. La conservazione della biodiversità è fondamentale per l’adattamento. Abbiamo bisogno di passare a pratiche agroecologiche che conservino la biodiversità garantendo la biosicurezza. Non possiamo dipendere da una mente meccanicistica e dalla sua negazione dell’interconnessione dei sistemi viventi e degli ecosistemi. Come disse Einstein, “non possiamo risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha creato”. Sistemi centralizzati, a base di monocoltura, basati sull’uso intensivo dei combustibili fossili, fra cui quella di agricoltura ogm, non sono flessibili. Non possono adattarsi ed evolvere. Abbiamo bisogno di flessibilità, resilienza e adattamento a una realtà mutata. Questa resilienza deriva dalla diversità. Questa diversità di conoscenze, dell’economia e della politica, è quello che io chiamo Democrazia della Terra.
- di Vandana Shiva, scritto per "La Nuova Ecologia" ottobre 2014

 Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere [...] perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. [...] È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla. - Albert Einstein


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"L'ossitocina rende generosi e felici. Non è solo l'ormone dell'amore e delle donne partorienti: riduce ansia e stress, aumenta la fiducia e l'empatia con il prossimo, aiuta a socializzare chi soffre di autismo" -  Corriere della Sera, 2010 divulgando una ricerca della University of Maryland School of Medicine sulle nuove proprietà dell’ossitocina.

L'ossitocina, il cui nome significa letteralmente "parto veloce", è un ormone scoperto all'inizio del secolo scorso nell'ambito della fisiologia del sistema nervoso. Nel corso degli anni si è visto che, oltre a provocare le contrazioni uterine durante il travaglio, stimola la contrazione delle cellule muscolari della mammella che permettono la fuoriuscita del latte. La ricerca suggerisce e dimostra che l'ossitocina abbia tante altre funzioni, sia nell'uomo che nella donna: è presente nell'accoppiamento e in moltissimi processi fisiologici che garantiscono il funzionamento dell'interno organismo - tra cui la regolazione della pressione sanguigna e l'andamento della digestione.

In seguito alla conferenza “Nascita, allattamento, salute primale: evoluzione e sostenibilità. Incontro con Michel Odent”, organizzata da Nanay presso Spazio Interiore, a Roma (24 ottobre 2014), abbiamo sfogliato qualche rivista, ritrovando un articolo sul sistema dell'ossitocina di Clara Scropetta - custode della nascita e attivista nel campo della maternità, nonché collaboratrice di Michel Odent - dal quale abbiamo tratto parte di quanto segue.
Nei prossimi mesi continueremo a dedicare alcune pagine del blog alla nascita, senza necessariamente affiancarvi "aggettivi" (naturale, in acqua, ecc) come suggerito da Odent, perché il parto è un processo involontario, e questa è l'unica informazione realmente necessaria per una madre.


L'equipe di ricerca di Stoccolma e Michel Odent
Parlando di ossitocina, è il caso di mettere in assoluta evidenza l'equipe di ricerca di Stoccolma, guidata dalla prof.ssa Kerstin Uvnäs Moberg, che da più di trent'anni studia quest'ormone dedicando innumerevoli articoli pubblicati su riviste scientifiche autorevoli. Michel Odent, famoso medico francese paladino della fisiologia della nascita, non cessa di fare riferimento a lei per ogni considerazione sull'ossitocina che riporta nei suoi libri divulgativi. Il Dott. Odent fa notare una sorprendente particolarità del team di Stoccolma: si tratta di tredici ricercatrici donne, madri in verità, che hanno vissuto personalmente i potenti effetti dell'ossitocina durante il parto e l'allattamento in assenza di trattamenti farmacologici.
Fu proprio durante l'allattamento che Kerstin Uvnäs Moberg decise di esplorare il funzionamento di questo polipeptide straordinario che è l'ossitocina, i cui effetti così sfacciatamente evidenti sul comportamento, sullo stato d'animo e sull'intero metabolismo non erano ancora diventati oggetto di una seria disamina scientifica.
Quasi in contemporanea, negli anni Ottanta, Odent fondava a Londra il Centro di Ricerca in Salute Primale, per incentivare una ricerca multidisciplinare e aggiornata sugli effetti a lungo termine di ciò che accade nel periodo primale - che comprende la vita prenatale, il periodo attorno alla nascita e l'anno che segue. Ben presto si accorse che ogniqualvolta si osserva un'interazione della capacità di amare, se stessi o altri, o un'alterazione della socialità, vengono individuare delle correlazioni con il periodo attorno alla nascita. Si accorse anche di un grande limite nella raccolta dei dati: i protocolli di ricerca raramente includono la somministrazione di ossitocina sintetica tra i parametri utili all'interpretazione dei risultati.  Questo intervento ha cominciato a diffondersi negli anni Settanta, diventando il più frequente in ostetricia, con percentuali che possono superare l'80% in certi ospedali. Infatti, anche chi non ha la più pallida idea di cosa si tratti, spesso ha sentito parlare della flebo di ossitocina e delle famigerate contrazioni che provoca. Il fatto che l'ossitocina sia una molecola "naturale" forse ha contribuito a sottovalutare, se non a ignorare, i possibili effetti collaterali.
Ora si sa che la somministrazione di ossitocina sintetica può, ad esempio, desensibilizzare i recettori uterini nella madre, rendendo i parti successivi più difficili. Per quel che riguarda il bambino, la questione potrebbe essere più seria. Sembra che il periodo attorno alla nascita sia cruciale per la "messa a punto" del sistema dell'ossitocina e se la madre, come spesso accade, riceve una quantità di ossitocina sintetica molto maggiore di quella che avrebbe liberato naturalmente, è plausibile che il nascituro venga inondato da quest'ormone. La conseguenze sono ancora da esplorare, ma ci sono buoni motivi per supporre che essa raggiunga facilmente il cervello del nascituro, a causa del mancato passaggio attraverso il fegato e dell'immaturità della sua barriera ematoencefalica.
[Nell'intervista qui accanto, minuto 4:40, Michel Odent afferma che uno studio risalente al 1996 "al quale non si è prestata troppa attenzione" è giunto alla conclusione che l'ossitocina sintetica attraversa la placenta.]
Poiché è stato dimostrato che l'ossitocina influenza le interazioni sociali e facilita il contatto e la comunicazione, non sorprende una possibile correlazione con l'autismo, che può essere presentato come un deficit di capacità relazionale. A questo proposito, è necessario citare uno studio della Biol Psychiatry pubblicato nel 2011 che ha evidenziato una correlazione tra il sistema dell'ossitocina e i disturbi dello spettro autistico (fonte).

Il sistema di calma e connessione
Kerstin Uvnäs Moberg, in base ai risultati delle sue ricerche, parla proprio di un sistema dell'ossitocina, necessario alla nostra sopravvivenza perché garantisce la crescita, la guarigione, l'apprendimento e la riproduzione... e quindi indispensabile tanto alla donna quanto all'uomo!
Tutti conosciamo la famosa reazione di attacco o fuga legata alla liberazione di adrenalina, grazie alla quale raccogliamo per un breve momento tutte le nostre forze per fronteggiare un improvviso pericolo. Per lungo tempo si p creduto che lo stato di calma fosse semplicemente un'assenza di pericolo e, di conseguenza, un'assenza di reazione di attacco o di fuga. Ebbene, le ricerche smentiscono questa visione e mostrano come esso sia invece il risultato dell'attivazione di un altro sistema, contrapposto e complementare, altrettanto fondamentale per la sopravvivenza, che Kerstin Uvnäs Moberg ha brillantemente battezzato "sistema di calma e connessione".
Attraverso le sue due vie di distribuzione, all'interno del sistema nervoso e nel circolo sanguigno, l'ossitocina provoca molteplici effetti sia stimolando gli organi bersaglio che inducendo specifici comportamenti, primo fra tutti per significato biologico quello materno, che favorisce l'accudimento della prole.

Il mammifero umano è stato programmato per partorire in uno stato estatico/orgasmico, 
sotto la cascata degli ormoni dell’amore.” Michel Odent


L'albero dell'ossitocina
Gli effetti dell'ossitocina, come abbiamo detto, sono molto vari e in constante interazione. Potremmo paragonarli ai rami di un albero, il cui tronco rappresenta il principio di base del funzionamento di questa sorprendente sostanza: la crescita.
Ogni volta che c'è crescita, c'è ossitocina. Non a casa è la regina del processo riproduttivo! Essa ha un potente effetto ansiolitico e anti-stress, che si manifesta fisicamente per esempio nell'abbassamento della pressione sanguigna, nel rallentamento del ritmo cardiaco e nel miglioramento dei processi digestivi. Sotto l'effetto dell'ossitocina, assimiliamo meglio gli elementi nutritivi e li immagazziniamo nelle riserve; diminuisce la fame, la sete e il bisogno di sale. Ossitocina e insulina hanno un'azione combinata. Ora, stupisce davvero lo scarso interesse dei medici per questa sostanza, considerando la crescente diffusione delle malattie cardiovascolari, del diabete e dei disturbi alimentari! Inoltre, essa accelera i processi di cicatrizzazione e guarigione, dato che favorisce la crescita e la divisione cellulare, con effetti benefici sul sistema immunitario e in caso di malattie degenerative. Quando aumenta il livello di ossitocina nel sangue, diventiamo più tranquilli e soddisfatti (come dopo un buon pasto) e più disposti a interagire con l'ambiente circostante e chi lo occupa. Migliora la memoria sociale selettiva e di conseguenza facilita la creazione di relazioni forti, durature ed esclusive, come quelle tra genitori e figli o all'interno della coppia.  Ricorderemo per sempre una persona con cui abbiamo vissuto un'esperienza in cui abbiamo liberato gran quantità di ossitocina!
clicca sull'immagine per ingrandirla
L'ossitocina inoltre favorisce il contatto, l'attività sessuale e l'apprendimento. Come dire, quando siamo spaventati ci chiudiamo per proteggerci, mentre quando ci sentiamo al sicuro ci rilassiamo e ci apriamo fiduciosi verso il mondo. La liberazione di ossitocina è contagiosa all'interno di un gruppo, ma non tanto quanto quella dell'adrenalina e la liberazione di adrenalina inibisce quella di ossitocina. Insomma, chiunque può rendersi conto del diffuso disequilibrio tra i due sistemi vitali di attacco o fuga e di calma e connessione: uno stato di stress cronico, con insufficiente attivazione dell'ossitocina, sempre avere serie conseguenze per la nostra salute e il nostro benessere. L'organo di senso che maggiormente è capace di stimolare la riproduzione di ossitocina è quello del tatto, ma anche il contatto visivo e il calore umano sono molto efficaci. È proprio vero quindi che a volta una sola carezza fa miracoli!

Danzare tra le rose
Ci troviamo oggi in una situazione del tutto inedita per la prima volta nella storia dell'umanità l'ossitocina endogena naturale sta diventando superflua nel periodo attorno alla nascita. Sempre più numerose sono le donne che partoriscono con il cesareo o con somministrazione di ossitocina sintetica, perlomeno per facilitare il secondamento della placenta. Ma, come già segnalato, sembra proprio che in quel periodo il bambino "tari" il suo sistema dell'ossitocina sui valori di base. Il ricercatore tedesco Christof Plothe studia da oltre dieci anni gli effetti, a breve e lungo termine, sul neonato della somministrazione di ossitocina sintetica durante il parto giungendo alla conclusione che il suo utilizzo dovrebbe essere ridotto il più possibile. Michel Odent ipotizza una strategia binaria, che presuppone la comprensione dei bisogni fondamentali di madre e bambino durante il parto e, quindi, una radicale revisione dei protocolli e delle procedure mediche: o tutto procede bene e il paro avviene senza alcun intervento, o si procede con un cesareo non 'urgenza a travaglio avviato spontaneamente. Odent ci mette in guardia: cosa succederà tra un paio di generazione se continuiamo sulla strada attuale? Una domanda molto pertinente, dopo aver visto che l'ossitocina non è soltanto quell'ormone che permette il parto e l'allattamento e non è affatto un ormone "femminile", bensì è l'elemento chiave di un sistema di vitale importanza per ogni essere umano, anzi, per ogni mammifero.
Quella che, senza mezzi termini, ci permette di godere della vita.

Kerstin Uvnäs Moberg e Michel Odent hanno parecchio in comune: sono capaci di esporre questioni scientifiche complesse in modo rigoroso ma allo stesso tempo semplice n modo rigoroso ma allo stesso tempo semplice, chiaro e comprensibile per chiunque, anche se non è un addetto ai lavori. Forse per questo motivo non godono della popolarità che si meritano negli ambienti accademici. Ma la cosa più straordinaria, che si coglie alla prima occhiata, è che sprizzano gioia, energia ed entusiasmo da tutti i pori: potenza dell'ossitocina! C'è proprio da sperare che queste conoscenze si diffondano maggiormente e che si comprenda, come auspica Kerstin Uvnäs Moberg, che
"vivere non significa soltanto affannarsi, ma anche danzare tra le rose".





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Mio padre ha sempre lavorato per promuovere il potere dell’amore e della gratitudine.
La sua opera, da parte di questa famiglia e del personale del laboratorio, continuerà.” Hiro Emoto

Lo scorso 17 ottobre Masaru Emoto è passato, con gratitudine, in un'altra dimensione. Così lui definiva il passaggio della morte: “La vita è Amore, che è un dono di Dio e dei genitori, e la morte è la gratitudine per andare in una nuova dimensione [...] anche se ancora non riusciamo ad accettarlo. E non ci riusciamo perché ancora non abbiamo capito cos’è l’acqua.

Studioso e ricercatore giapponese, di cui in questo blog si è parlato sin dagli albori, Emoto ha dedicato la sua vita a studiare le correlazioni esistenti fra la parola, il pensiero e l’Acqua. I suoi studi sulle diverse qualità presenti nei cristalli ghiacciati, dimostrano che il messaggio spirituale e psichico viene portato dall’acqua.
L’acqua rappresenta la memoria. Da essa nasce e si conserva la vita.

Come riporta Paolo D’Arpini del Circolo Vegetariano VV.TT., l’elemento Acqua, nella scienza archetipale cinese e giapponese, è rappresentativo della saggezza... poiché l’acqua è in grado di trasmettere i messaggi. Se passa in mezzo ai fiori profuma, è pura ed è fragrante, al contrario se scende in una cloaca è putrida e puzza come gli elementi che vi si sciolgono. Insomma, l’Acqua è messaggera per antonomasia… E non sarà un caso che proprio questo uomo dell’estremo oriente, sicuramente imbevuto della cultura cinese, Masaru Emoto, abbia riscoperto (anche dal punto di vista scientifico) il valore ed il significato dell’elemento Acqua.

Questo elemento magico è presente quasi esclusivamente sul pianeta Terra, dove ha trovato le condizioni fisiche, temperatura e pressione, necessarie alla sua manifestazione. Quello che succede nell’acqua, che si colora delle tante vibrazioni, succede anche nella dimensione del corpo umano, dove l’acqua scorre cambiando continuamente vibrazione e, a seconda del tessuto che irrora, si tinge delle vibrazioni attivando l’osmosi, lo scambio, il passaggio di quella forza vitale che si esprime nell’elettromagnetismo che è alla base della vita sulla Terra. Grazie alle sue proprietà di contenere “disciolte” in sé le informazioni e di essere assorbita, entrando così intimamente a far parte delle diverse sostanze, l’acqua è l’elemento di “comunicazione” delle informazioni medesime: le particelle elementari che la costituiscono, l’idrogeno e l’ossigeno, hanno indotto nei millenni la formazione di tutti i metalli e metalloidi. Infatti, si dice in Cina che l’Acqua è la madre del Metallo.

La sua fluidità e “simpatia” con il pensiero consentono all’acqua di risuonare a qualsiasi vibrazione o frequenza e di modificarsi, mutando secondo le esigenze o l’uso richiesto. Ecco da dove nasce la sacralità dell’acqua: può riportare in Terra la Luce, l’equilibrio ecologico, e può trasmettere al Cielo tutto quello che noi facciamo in Terra. Masaru Emoto affermò: “Io ho capito l’intenzione di Dio che, riproposta in termini di Yin e Yang, corrisponde all’Amore Yang combinato con la gratitudine Yin ed è lo stesso rapporto che c’è tra acqua e fuoco, uomo e donna. E per quanto riguarda l’acqua abbiamo H = Amore e O = gratitudine e tutto deriva dalla combinazione di queste due emozioni.

Secondo Emotogli esseri umani non riescono ad esprimere la gratitudine come dovrebbero, come sarebbe auspicabile che facessero. Anche il sistema immunitario deriva da un ottimo equilibrio tra Amore e gratitudine. Il sistema immunitario della terra è molto compromesso. Quindi dobbiamo inviare Amore e Gratitudine alla terra.

È questo il messaggio di un grande uomo con il quale ho avuto personalmente il piacere di parlare - in occasione della giornata dell'Amore e della Gratitudine organizzata il 23 settembre 2012. “inviare Amore e Gratitudine alla terra” perché tra tutti i cristalli d'acqua egli stesso affermava e ha reso VISIBILE che proprio dall'unione di queste due parole si forma il cristallo più bello!

L’acqua è lo specchio che ci fa vedere ciò che non possiamo vedere. Ci fa capire che la realtà può cambiare anche con un singolo pensiero positivo.”

Infine, ci tengo particolarmente a ricordare il pensiero che Masaru Emoto rivolgeva ai bambini, invitandoci ad usare parole gentili... così quando mi reco a scuola e prima di entrare in classe faccio una piccola meditazione: bevo un sorso d'acqua e semplicemente ripeto le parole amore e gratitudine.





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Emilia Hazelip, agricoltrice spagnola, era insegnante di “Agricoltura Sinergica” e “Permacultura”. Uno dei suoi allievi ha scritto: “Come un'allegra sacerdotessa Emilia ci ha trasmesso una serie di regole per sentire il ritmo della terra, quello più profondo e difficile da sentire, in modo che potessimo sintonizzarci”. L'abbiamo presentata in questo articolo "Emilia Hazelip: instancabile ricercatrice"(con i link al video-documentario"Il giardino di Emilia Hazelip").
Qui proponiamo un articolo di Marilia Zappalà, tratto dal libro "Agricoltura Sinergica".


Emilia Hazelip era una donna bellissima. Capelli brizzolati le illuminavano il viso con una luce di metallo morbido. Pelle brunita dal sole, braccia muscolose e mani forti, ma femminili e delicatissime nel toccare le giovani piantine. Mani a contatto continuo con la terra. La terra era il suo lavoro, la sua vita, il suo sogno, e più ne comprendeva i segreti, più ne era invasa di meraviglia. E come tutte le persone capaci di meravigliarsi, Emilia era giovane, una ragazza di 65 anni. [...]

Proprio "Agricoltura Sinergica" era il metodo di coltivazione da lei elaborato in anni e anni di esperienze, di ricerche, di osservazione. Un metodo che a me, allieva del suo ultimo corso italiano nell'estate 2002, sebbene priva di ogni nozione di agricoltura, era risultato estremamente comprensibile e logico. Probabilmente perché sì, ero digiuna di agricoltura, ma da anni impegnata a sostenere una visione della Nascita che ha tantissimo in comune con la sua visione della Terra. Mi sertivo continuamente stimolata a riflettere sulle relazioni fra i due soggetti, via via che Emilia andava argomentando come con la "sola" conoscenza di cosa si svolge al di sotto del livello del suolo, ed evitando di interrompere e di interferire con quel flusso vitale, sia possibile ottenere raccolti mediamente più abbondanti di quelli ottenuti con metodi convenzionali, coltivare piante sane che non hanno bisogno di interventi chimici e mettere in moto una serie di azioni positive, capaci nel tempo di invertire la rotta dei suoli coltivati verso la sterilità.

E lei ne sapeva veramente tanto di cosa avviene sotto il livello del suolo: descriveva tutto un brulichio di vita, i movimenti instancabili delle varie specie di lombrichi e microrganismi, diversissimi fra loro a seconda del livello di profondità in cui si muovono, in continua relazione con le radici delle piante. Organismi al lavoro giorno e notte per facilitare reazioni fra le piante, i minerali, gli zuccheri, i funghi. E parlando in spagnolo, una lingua per me straniera, che però mi risultava in quel momento il linguaggio più comunicativo che avessi mai udito, ci trasmetteva non solo conoscenze, ma nuove attitudini della mente, ci invitava metaforicamente a sviluppare una vista sotterranea, ad inchinarci e accostare l'orecchio alla terra per ascoltare e comprendere tutto quel flusso di vita. E a me veniva in mente la poesia di Wendell Berry: “... domandati se quello che fai potrà soddisfare la donna che è contenta di avere un bambino e vai col tuo amore nei campi... posa il capo sul suo grembo e vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente”, e pensavo allo stetoscopio delle ostretriche...

Ne sapeva veramente tanto Emilia Hazelip delle relazioni fra sole, acqua, terra e vento, e fra loro e i miliardi di microrganismi che sotto il suolo collaborano alla vegetazione delle piante e alla nostra nutrizione, utili sia come organismi viventi che come particelle di una massa di cadaveri capace di fissare nella terra l'energia solare. E ascoltando di tutti questi movimenti microscopici, io pensavo alle centinaia di cellule che si parlano nel corpo umano e che sono capaci "da sole" di mettersi d'accordo per costruire un nuovo essere; pensavo agli ormoni, sapientissime sostanze che puntualmente intervengono ad aiutare l'annidamento dell'ovulo nel terreno femminile, a scatenare il parto, ad aprire i rubinetti della nutrizione, a favorire la relazione d'amore fra mamma e bambino subito dopo la nascita.

L'insegnamento di Emilia, per me, ha significato insieme sintesi di tutte le cose apprese nel tempo dalle mie maestre ostetriche e sviluppo del loro pensiero verso una dimensione più ampia, dove è possibile sentirsi parte integrante di un insieme armonico di fenomeni e di relazioni. Durante il suo corso “ho visto - come ha scritto recentemente uno dei suoi amici italiani – la mia visuale ribaltarsi e riempirsi d'amore, di rispetto e di cortesia verso la Madre Terra”. Erano questi i sentimenti che Emilia Hazelip trasmetteva, col suo modo di contagiare, più che di impartire lezioni. Contagiava il rispetto per la terra, con un significato attivo e attivante verso la conoscenza e l'osservazione, verso la capacità e la voglia di sperimentare continuamente in prima persona tutto ciò che avviene nel regno dell'agricoltura. Per lei ogni sito, ogni pianta, ogni esposizione, ogni ambiente, sono unici ed è proprio da questa unicità che nasce la ricchezza e l'abbondanza della natura e la risorsa della salute. E anche qui, come non stabilire paralleli fra il suo approccio e quello dell'ostetricia naturale?

Contagiava cortesia verso la terra, proprio nel senso classico del termine: cortesia nel senso di cedere il passo, di ascoltare prima di parlare, di intervenire solo dopo aver veramente compreso, di mostrare umiltà verso chi ne sa più do noi. E la Terra, questo era il messaggio ripetutamente sotteso alle parole di Emilia, ne sa molto più di noi. Ne sa più di noi perché è antica, ne sa più di noi perché lei è il Tutto, ne sa più di noi perché sue sono le leggi naturali. E perché riconosce il nostro potere ed è sempre in relazione col nostro operato, cosa di cui noi non siamo coscienti.

Mi piaceva molto, per capire questo concetto, la storia delle piante pioniere, cioè quelle "erbacce" che hanno radici difficilissime da eliminare dal terreno, quelle che dal nostro punto di vista vanno sterminate se vogliamo coltivare (e giù diserbanti e veleni chimici) e che dal "loro", invece, obbediscono semplicemente a un comando della natura: andate e colonizzate i suoli impoveriti, erosi e traumatizzati, riportatevi le radici della vita. Comando a cui non possono sottrarsi finché noi non smettiamo di traumatizzare i suoli.

In questa prospettiva il conflitto atavico fra Uomo e Natura mi è apparso datato, e sanabile con il semplice esercizio dell'ascolto e della cortesia verso la Terra. Così come tante volte, pensando all'ostetricia naturale avevo sognato che la tecnologia venisse utilizzata solo come supporto per promuovere una visione femminile del parto: una visione antica, cioè preesistente al vizio pesare, misurare, controllare, e capace invece di acquisire sapere stando in contatto. E anche Emilia era una donna antica, antica come solo i moderni sanno essere, perché affiancava alla conoscenza approfondita della più aggiornata microbiologia del suolo e fisica degli elementi, un'attitudine da raccoglitrice che, capace di riconoscere in ogni frutto spontaneo della terra il potere di trasformarsi in cibo, nulla scarta e tutto valorizza.

Trasformare in energia tutto ciò che viene dalla terra e restituirle in pari misura ciò che si raccoglie era un altro dei compiti che Emilia Hazelip sentiva suo. In una visione più complessa dell'agricoltura che voleva mostrare al mondo, la Permacultura, nulla va sprecato, si utilizzano solo fonti di energia rinnovabile e anche l'acqua sporca viene depurata tramite le piante e riciclata, cosi come il letame, animale e umano, che può essere trasformato in bio-gas. Non esistono rifiuti perché ogni cosa si decompone e si trasforma in humus.

Nell'orto le piante vengono raccolte senza estirpare le radici, le foglia secche vengono lasciate sul suolo. Le stesse piante restano nella terra per tutto il loro ciclo vitale, piante vecchie e piante giovani condividono lo spazio insieme a piante di famiglie diverse (come nelle società sane), creando un ambiente vario e ricco di biodiversità e facendo dell'orto non un lavoro ripetitivo, ma un sistema in continua evoluzione. Foglie secche, paglia e altri residui vegetali vengono usati per tenere sempre coperto il terreno sotto le piante, permettendo di seminare in superficie senza traumatizzare il suolo. Con tutte queste "cortesie" che trasformano il duro lavoro agricolo in una piacevole arte, si pareggia il bilancio energetico: si restituisce alla terra più di quanto le si prende e se ne ottiene in cambio la sua salute, frutti buoni e abbondanti e un'autofertilità in costante crescita.

Arte del coltivare e arte del far nascere, ancora una cosa in comune: la capacità di vigilare amorevolmente, lasciando che avvenga il processo creativo, osservando e favorendo senza interferire. Arte che nasce da una visione della vita al femminile, come femminile è la sostenibilità, la pace e la potenza generativa.

Riallacciandosi col suo sapere moderno all'antica maieutica delle custodi dei frutti della Terra, Emilia Hazelip ha riportato nel nostro tempo il patto originario di alleanza fra natura ed esseri umani, guidandoci alla riconquista del nostro ruolo di ponte fra Natura e Arte. Per questo i semi della conoscenza che ci ha trasmesso sono destinati a germogliare ancora, uno dopo l'altro, come in un orto sinergico in continua evoluzione.



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