Mani nella Terra

Where the Sun Shines!

Mani nella Terra

Mani nella Terra è un'intenzione che in questi anni ha preso molte forme. Nasce con la traduzione del documentario "Water, the great mistery" e diviene un blog di informazione. Dal 2012 si fa promotrice di corsi ed incontri sulla permacultura, dunque progettazione, agricoltura, bioedilizia, fitodepurazione, alimentazione, ecc. Nel 2016 si dedica a consolidare le relazioni e nel 2017 mette definitivamente le radici in Sabina, a circa 50km da Roma Nord. Qui inizia il progetto CASA...

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Emanuela

"Fare della Terra un Paradiso richiede azione concreta e consapevolezza della nostra responsabilità come custodi." Mani nella Terra, in costante divenire, si manifesta nella persona di Emanuela, che svolge la sua principale attività presso la Libera Scuola Janua, a Roma.
Maestra, dunque, e amante della Natura, vive attualmente con quattro coccolosissimi cani e un gatto: Seiver, Tao, Betty Bim Bam, Mellow, Kyto.

  • emanuela@maninellaterra.org

"Per la Scienza iniziatica, la luce è uno spirito vivo, cosciente, attivo. Direte che l’irradiamento solare non è uno spirito, ma un fenomeno materiale che i fisici hanno studiato molto attentamente. Sì, ma la luce del sole non è che la manifestazione sul piano fisico dello Spirito cosmico tramite il quale l’Universo è stato creato. L’Universo è una creazione della Luce. La Luce è uno spirito, è lo Spirito di Dio stesso. Essa ha creato e alimenta la vita, la vita fisica come la vita spirituale. Più gli esseri umani ricevono e assorbono la luce, più la loro anima e il loro spirito si manifestano come intelligenza, amore, potenza. Per questo si utilizza la parola "luce" dandole una dimensione spirituale. Quando di qualcuno si dice che ha la luce, significa che lo spirito si manifesta in lui."
Omraam Mikhaël Aïvanhov

PRODUZIONI CASALINGHE

Emanuela si prodiga tutto l'anno alla trasformazione dei prodotti. È ormai specializzata nella produzione delle composte, del kombucha e del pane, realizzato con pasta madre (di farro o segale). Tramite la rete, è possibile rimediare golosità senza glutine, conserve, saponi naturali e molto altro!
Consegne a Roma e Monterotondo.

MANGIARE e DORMIRE

Chi desidera trascorrere una giornata in campagna, per godersi l'aria fresca, o visitare le meraviglie del territorio sabino, tra cui la vicina Abbazia di Farfa, può venirci a trovare per una bevanda o un pasto vegano.
E se vi piace godere delle stelle, abbiamo a disposizione una camera con letto alla francese e bagno privato con doccia.

CONDIVIDERE

Siamo felici di condividere la nostra casa. Informaci del tuo progetto e personalizzeremo insieme una proposta adeguata.


Tutto il ricavato viene interamente investito nel progetto. I prossimi passi sono: l'impianto di depurazione, la serra, il solare termico legato alla raccolta dell'acqua piovana.

  • L'esperienza interiore della libertà

    L'esperienza interiore della libertà

    Alcune scuole hanno già aperto le porte al nuovo anno scolastico, altre lo faranno domani e così abbiamo pensato di accompagnare questo momento con il testo che segue, tratto da una conferenza tenuta da Christopher Clouder al Waldorf Italia 2007. Indipendentemente da quanto espresso per i maestri Waldorf, riteniamo che l'invito sia rivolto a tutti, educatori e genitori, per i bambini e verso gli uni con gli altri.

    Trova la tua via, impara a conoscere te stesso prima di cercare di conoscere i bambini. 
    È un errore credere che l’educazione sia una scienza dei bambini e non dell’uomo.” 
    Janusz Korczak, pedagogo morto in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale

    Se vogliamo adempiere al nostro compito di educatori, non è sufficiente osservare i bambini, bisogna osservare anche se stessi per trovare la propria natura. È un luogo comune, nella nostra cerchia, dire che il metodo Waldorf porta i bambini verso la libertà, ma diventa un’ipocrisia, a meno che non riusciamo a trovare questa libertà entro noi stessi e la nostra libertà si trova nel nocciolo della nostra anima. Così, anche negli orrori delle guerre del secolo scorso che hanno profondamente variato l’Europa dai tempi di Steiner, c’è stata la possibilità di scoprire questa libertà, che è interiore. Ci sono state persone come Nelson Mandela, che, nonostante le pressioni esterne, non sono riuscite a vivere in modo immorale perché tutto si può togliere all’uomo, tranne la possibilità di scegliere il proprio atteggiamento, la propria via.

    Guardando alla Storia, abbiamo l’abitudine di darle degli schemi, ma ora, secondo Rudolf Steiner, il nostro è un tempo in cui non è più possibile farlo: è quello che lui definisce “dell’anima cosciente”, un tempo di confusione, in cui le cose cambiano rapidamente ed è perciò importante, per la nostra concezione del mondo, comprenderlo. Prova ne è il fatto di come ci riesce a vivere insieme. Ad esempio, secondo molti pensatori dell’educazione di oggi, il vivere insieme è il tema principale dell’educazione, mentre storicamente questo non è stato uno dei compiti tradizionali della scuola ed è stato invece uno dei compiti che Rudolf Steiner ha dato per tutta la comunità scolastica.

    Nel rapporto del 1997 per l’Unesco elaborato da Jacques Delors, l’educazione si basa su quattro pilastri: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare ad essere ed imparare a vivere insieme, principi comuni alla nostra pedagogia, ma… come riuscire a metterli in pratica? Soprattutto ci è sempre più chiaro che dobbiamo imparare a convivere. Dobbiamo guardare nella nostra comunità, con uno sguardo più ampio, globale, per vedere quante volte si fallisce in questo. Nostro compito, come educatori Waldorf, è ricostruire un ponte spirituale, basato sull’amore, ma non siamo soli in questo compito. Nel 2005 i ministri dell’educazione europei si sono incontrati per decidere quali sono le competenze chiave che ogni bambino in Europa dovrebbe acquisire. Non c’è una politica europea sull’educazione, ogni singolo Stato ne è sovrano, ma questo porta indietro, ai tempi del nazionalismo, quando l’educazione appunto doveva accrescere un sentimento di nazionalismo. Nondimeno i ministri si incontrano e collaborano insieme.

    Sono state così individuate 8 competenze e questi saranno gli indirizzi che svilupperà ogni Stato:
    1) comunicazione in lingua madre;
    2) comunicazione in lingua straniera;
    3) competenza matematica e conoscenza di base nelle scienze e nelle nuove tecnologie;
    4) competenze digitali;
    5) imparare ad imparare;
    6) competenze interpersonali, interculturali, sociali e civiche;
    7) capacità imprenditoriale;
    8) espressione culturale.

    Se queste competenze venissero prese seriamente in considerazione, allora cambierebbe la scienza dell’educazione statale. Queste sono già al centro della pedagogia Waldorf, tranne forse quella digitale, ma i nostri alunni dovrebbero lasciare la scuola superiore anche con questa competenza. Dobbiamo infatti stare attenti a non essere tecnofobici, dobbiamo invece insegnare ai nostri ragazzi ad usare la tecnologia in modo buono.

    Che cosa s’intende però per “competenza”, parola spesso usata in ambito europeo?
    È l’abilità di affrontare domande complesse in un determinato contesto particolare, che coinvolge quindi atteggiamenti, emozioni, sentimenti e che perciò non è riconducibile alla sola espressione cognitiva. La competenza quindi non è sinonimo di abilità e, ancora di più, non è misurabile. Dentro una medesima competenza vi sono infatti molte abilità. Se riuscissimo a tradurre questo concetto di non misurabilità in realtà, allora si sarebbe alla soglia di una rivoluzione in ambito educativo e ciò è il compito della scuola Waldorf: avverare questa rivoluzione.
    A volte ci sembra di essere molto piccoli, nelle nostre scuole c’è molto da fare ed è difficile pensare al nostro compito in un modo più vasto. Adesso ne abbiamo la possibilità perché le persone che scrivono questi documenti sono disposti ad ascoltare e a collaborare. In questo compito, non è importante se ci sentiamo deboli o se facciamo degli errori, è importante invece lo sforzo che facciamo verso il mondo e soprattutto come lo facciamo. Deve essere fatto con modestia. Per aiutare gli altri a raggiungere la libertà e conquistarla noi stessi, dobbiamo essere umili. Noi non abbiamo le risposte, stiamo solo lavorando per trovarle.

    Rudolf Steiner, nel preparare gli insegnanti, diceva che per avere le forze per divenire un insegnante Waldorf bisogna avere sempre presente il fatto di essere in divenire. Io non sono un insegnante Waldorf, io sto diventando un insegnante Waldorf e questa non è una scuola Waldorf, questa sta diventando una scuola Waldorf. Con questo nel cuore ci allontaniamo da impianti cognitivi astratti che rischiano di diventare una prigione per noi stessi.
    Rudolf Steiner indicava infatti che il modo per insegnare bene è di sapere che lo stiamo facendo in maniera imperfetta. Così, se gli insegnanti escono dalle loro lezioni soddisfatti, convinti di aver fatto bene, allora sono dei cattivi insegnanti. Il modo per cambiare il mondo è attraverso la modestia. Dobbiamo agire in aula così come ci comportiamo fuori. Occorre mantenere il dubbio di non essere all’altezza, anche dopo 25 anni d’insegnamento.

    Come si può superare questo senso di insufficienza?
    Attraverso l’immaginazione, attraverso l’uso della facoltà immaginativa. Nessuna scoperta viene fatta senza qualità poetica; qualità che noi, come insegnanti Waldorf, possiamo esprimere perché siamo uomini liberi, non abbiamo carriere da perseguire. Noi possiamo usare quel linguaggio poetico che ci avvicina ai bambini. Come direbbe Steiner, noi possiamo usare la logica del cuore.

    A tale proposito, negli ultimi due anni è stato dimostrato dalla scienza neurobiologica che non pensiamo grazie al sentire, ma pensiamo attraverso il sentire. Ecco perché questa qualità della poesia è così importante: troviamo le stesse parole che usiamo quotidianamente, ma diventano qualcos’altro perché le mettiamo in rapporto in modo differente. Così è anche nel rapporto con i bambini: non il bambino come oggetto, ma come colui che porta qualcosa a questo rapporto ed allora il rapporto rileva diversi strati di significato e d’intenzioni. Dobbiamo assolutamente lavorare sui nostri sentimenti perché fanno parte di questa definizione di competenza. Ecco perché Rudolf Steinergrandissima importanza al fatto che gli educatori operino attraverso immagini, contrariamente, non sarà possibile creare una vita sociale. Dobbiamo creare delle immagini piene di sentimento, in modo che i bambini possano comprendere il mondo, ma ne abbiamo bisogno anche per la vita sociale, la quale si basa sulle immagini che abbiamo di noi stessi e degli altri. Per creare quindi un mondo più pacifico abbiamo bisogno di creare queste immagini e trasformarle in immagini intrise d’amore. Un lavoro meraviglioso, ma duro, frutto di una lotta continua con noi stessi perché è facile cadere nella generalizzazione, rifugiarsi nei propri pregiudizi, sviluppare antipatia per l’altro. Anche gli artisti lottano con parole e colori e come educatori possiamo imparare dai grandi artisti perché l’educazione è un’arte. Mettendoci nei panni degli altri attraverso l’immaginazione possiamo liberare noi stessi. Come educatori allora dobbiamo coltivare le arti del nostro tempo e leggere libri buoni, di una certa qualità, per esercitarci a vivere nel carattere dell’altro. È un processo importante, ma difficile perché abbiamo troppa coscienza di noi stessi, tipica dello sviluppo dell’anima cosciente. Dobbiamo interessarci invece a tutte le culture del mondo, entrare nelle culture degli altri.

    Così con l’antroposofia si può sviluppare l’antropoetica, dove possiamo trovare la gioia nell’esprimerci, la scoperta dell’imparare; vi possiamo trovare tutta la bellezza insita nel mondo, e adoperarci per riequilibrarlo. Rudolf Steiner al riguardo dice che non è importante ciò che sappiamo, ma che conosciamo ciò che dovremmo insegnare. Dobbiamo inventare le nostre lezioni da ciò che abbiamo imparato. Se si è compresa la natura dell’essere umano, questo può diventare nutrimento per il lavoro educativo, come un buon cibo. Da ciò scaturisce l’arte stessa dell’educazione. Per questo non c’è un programma nella scuola Waldorf, bensì un corpo di conoscenze che noi dovremmo imparare, con cui dobbiamo lavorare per poter preparare la lezione. Ma dal nostro imparare dobbiamo creare qualcosa di nuovo, sempre ed in continuazione. Allora la pedagogia Waldorf diventa una pedagogia verso la libertà.

    Può sembrare molto difficile allora divenire un insegnante Waldorf, ma da un altro lato è anche molto stimolante perché intraprendendo questa via si esce dalla prigione della propria mente, dal limite del proprio corpo. Attraverso questo lavoro si sviluppa la percezione che non si è da soli, si entra con i bambini in una nuova dimensione che porta ispirazione e coraggio. Essere educatore Waldorf, sia genitore o insegnante, è un grosso lavoro. Il lavoro è accogliere quello che ci viene incontro, la lezione si crea insieme ai bambini e le ore di preparazione sono servite a renderci pronti per la creazione della lezione, in cui l’adulto può rivivere la bellezza dell’infanzia, che è quella di essere liberi. In questo contesto diviene chiaro che non bisogna allevare i bambini come stranieri del mondo e che quindi il pragmatismo si deve sposare con gli ideali.

    Dormii e sognai che la vita fosse gioia.
    Poi mi svegliai e mi resi conto che la vita era dovere.
    Poi andai a lavorare
    ed ecco
    scoprii che il dovere può essere gioia.
    Rabindranath Tagore


    alcuni testi dell'amplia bibliografia di Rudolf Steiner
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    La Filosofia della Libertà - Libro
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    di una Moderna concezione del mondo
    Antroposofica Editrice
    Arte dell'Educare Arte del Vivere
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    Fondamenti di pedagogia.
    Educazione che ci rende artisti, liberi, uomini.
    Edizioni Archiati
    Vita Spirituale del Presente ed Educazione
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    Conseguenze culturali di nuovi metodi di insegnamento.
    Antroposofica Editrice
    L'Educazione dei Figli
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    Per formare individui liberi
    in cui pensiero, cultura,
    sentimento e volontà cooperino in armonia.
    Oscar Mondadori
    Educazione del Bambino e Preparazione degli Educatori
    Educazione del Bambino e Preparazione degli Educatori
    Il testo base della pedagogia steineriana.
    Antroposofica Editrice
  • Monsanto e il giornalismo embedded

    Monsanto e il giornalismo embedded

    - di Vandana Shiva, scritto per "La Nuova Ecologia" settembre 2014

    La Monsanto insieme ai suoi amici – l’industria biotech, i lobbisti, la stampa a gettone – continua a spingere per avere il monopolio alimentare mondiale attraverso la fornitura delle sue sementi. Un impero costruito su false fondamenta: la vita non può essere progettata e lavorata come fosse un iPhone.

    GRAZIE ALL’ECOLOGIA E ALLA BIOLOGIA sappiamo che la vita si fa da sola, non può essere “fabbricata”. Questo vale anche per la produzione di cibo attraverso la nuova scienza dell’agroecologia, che ci dà una più profonda comprensione scientifica di come i processi ecologici avvengono a livello dei sistemi del suolo, dei semi e del cibo. Le promesse fatte dal settore biotech – aumento delle rese, riduzione dell’uso di prodotti chimici e controllo di infestanti e parassiti – non sono state mantenute. Lo scorso giugno un fondo di investimento ha fatto causa alla DuPont per ottenere un risarcimento pari a un miliardo di dollari per aver promosso colture resistenti agli erbicidi ben sapendo che non sarebbero riusciti a controllare le erbacce, ma anzi avrebbero contribuito alla nascita di super infestanti. Se da un lato l’industria biotech reclama diritti di proprietà e royalties sui semi, dall’altro distrugge sistematicamente le leggi internazionali e nazionali in materia di biosicurezza, sostenendo che i loro prodotti sono “come natura li ha fatti”...

    È DAL VERTICE DELLA TERRA di Rio del 1992 che la Monsanto e i suoi amici cercano di negare ai cittadini il diritto al cibo sicuro. Attualmente stanno tentando di smantellare le leggi nazionali sulla biosicurezza in India, Pakistan, nell’Unione Europea, in tutta l’Africa e in America Latina. La loro macchina di public relations sta attaccando, in modo non scientifico, gli scienziati che lavorano sulla biosicurezza come Arpad Pusztai, Ignacio Chapela, Irina Ernakova, Eric Seralini e me. Giornalisti senza alcuna conoscenza scientifica sono diventati i soldati di questo assalto mediatico. Privilegiati uomini bianchi come Mark Lynas, Jon Entine, Michael Specter, senza alcuna esperienza pratica in agricoltura, vengono utilizzati per minare reali scoperte scientifiche circa l’impatto degli ogm sulla nostra salute e sugli ecosistemi. L’industria biotech utilizza questi pupazzi per affermare falsamente che gli ogm sono una soluzione alla fame nel mondo.

    NEL 2010 LA RIVISTA “FORBES” mi ha inserito fra le sette donne più potenti del mondo per aver messo le donne al centro del dibattito su come risolvere la questione della sicurezza alimentare nel mondo in via di sviluppo. Quest’anno un giornalista chiamato Jon Entine ha scritto nella sua rubrica sul sito di Forbes, dicendo il falso, che non ho studiato Fisica. Non solo l’ho studiata a livello post laurea facendo un dottorato sui Fondamenti della teoria quantistica, ma ho passato quarant’anni a studiare l’ecologia in fattorie e foreste dell’India, in stretta relazione con la natura e saggi contadini come insegnanti. È questa la base della mia esperienza in agroecologia e biosicurezza.
    LA BUONA SCIENZA e le tecnologie collaudate non hanno bisogno di Pr, agenzie di intelligence o governi corrotti per mettere a tacere la voce di scienziati e cittadini. Se credono che per plasmare il futuro bastino degli attacchi infondati a una donna scienziato di un paese in via di sviluppo si sbagliano. Non vedono la crescente indignazione dei cittadini contro il monopolio della Monsanto. In alcuni paesi nei quali la forza e le amicizie della Monsanto sono limitate, le persone e i loro governi stanno rifiutando il suo monopolio e la sua fallimentare tecnologia. La Russia ha completamente bandito gli ogm, la Cina li ha vietati nelle forniture alimentari militari. L’Italia ha approvato una legge che punisce chi pianta colture gm con una pena detentiva di 1-3 anni e una multa di 10-30.000 euro.

    CIÒ CHE VIENE SCRITTO SU RIVISTE come Forbes e The New Yorker non fermerà il risveglio di milioni di agricoltori e consumatori: sempre più coscienti dei reali pericoli degli ogm nel nostro cibo e delle carenze e dei fallimenti di un sistema alimentare industriale che sta distruggendo il pianeta e la nostra salute.

    traduzione di Tiziana Finelli

    per approfondire:
    • risposta di Vandana Shiva a The New Yorker (in italiano)
    • risposta di Vandana Shiva a The New Yorker (in inglese)
    Navdanya International risponde a Il Foglio



    "Loro dicono che non sappiamo nulla. Che siamo arretratezza. Che la nostra testa deve cambiare in un' altra. Loro dicono che alcuni uomini dotti stanno dicendo questo di noi. Questi accademici che riproducono loro stessi tramite le nostre vite. Che cosa c’è sulle rive del fiume, Dottore? Prendete il vostro binocolo e i vostri occhiali. Guardate se potete. Cinquecento fiori da cinquecento diversi tipi di patate crescono sulle terrazze sopra gli abissi che i tuoi occhi non possono raggiungere. Quei cinquecento fiori sono il mio cervello, la mia carne.

    Un invito a certi accademici, Jose Maria Arguedas dal rapporto "La Libertà dei Semi"


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