Nel best seller The China Study vengono fornite del prove scientifiche dell'efficacia di una dieta a base di cibi vegetali per prevenire e far regredire le malattie croniche. Ne abbiamo parlato in diversi articoli (puoi trovarli QUI); ecco un'estratto dal libro.

Per cosa spende denaro ogni americano più volte al giorno? Per mangiare. E dopo aver mangiato per tutta la vita, cosa facciamo noi tutti? Moriamo, un processo che solitamente richiede ingenti spese, visto che cerchiamo di posporlo il più a lungo possibile. Siamo tutti clienti della fame e della morte, perciò c’è una gran quantità di soldi da spendere e guadagnare.
È questo il motivo per cui l’industria alimentare e quella della salute in America sono fra le organizzazioni più influenti del mondo. Gli utili generati dalle aziende che producono cibo e salute sono sbalorditivi: molte industrie alimentari superano i dieci miliardi di dollari di introiti annuali. La Kraft genera utili per circa trenta miliardi l’anno; il gruppo Danone, un’azienda casearia internazionale con sede in Francia che gestisce il marchio Dannon, ha introiti pari a quindici miliardi di dollari l’anno. E naturalmente ci sono le grandi compagnie di fast food come McDonald’s, con più di quindici miliardi di dollari l’anno, e Wendy’s International, con quasi tre miliardi di utili l’anno. Le spese totali per l’alimentazione, compreso il cibo acquistato dai singoli individui, dallo stato e dalle aziende, superano i settecento miliardi di dollari l’anno.
Nel 2002 il colosso farmaceutico Pfizer ha prodotto utili per trentadue miliardi di dollari, mentre Eli Lilly & Co. ne ha totalizzati più di undici; Johnson & Johnson ha ricavato più di trentasei miliardi di dollari dalla vendita dei suoi prodotti. Non è un’esagerazione affermare che più di mille miliardi di dollari l’anno finiscono in quello che scegliamo di mangiare e nel modo in cui scegliamo di curare le malattie e promuovere la salute. Ed è una cifra enorme.
Ci sono concorrenti agguerriti che si contendono i nostri investimenti in cibo e salute. Ovviamente le singole aziende fanno ciò che possono per vendere di più, ma ci sono anche gruppi industriali che lavorano per aumentare la domanda generale dei loro prodotti. Il Consiglio nazionale dei produttori caseari, la Commissione nazionale per la promozione e la ricerca nella produzione casearia, la Commissione nazionale per la promozione del consumo del latte liquido, l’Associazione internazionale dei coltivatori di germogli, l’Istituto americano dei produttori di carni, l’Associazione dei produttori di succhi di agrumi della Florida e i Produttori uniti di uova sono esempi di questi gruppi. Queste organizzazioni, che operano indipendentemente da ogni singola azienda, esercitano una notevole influenza: le più potenti fra loro hanno bilanci annuali di centinaia di milioni di dollari.
Le aziende e le associazioni alimentari di cui sopra adottano qualunque metodo a disposizione per esaltare l’attrattiva dei propri prodotti ed espandere il proprio mercato. Un modo per raggiungere lo scopo è dichiarare i benefici nutrizionali dei prodotti alimentari che vendono. Al tempo stesso, queste aziende e associazioni devono salvaguardare i loro prodotti dall’essere considerati dannosi per la salute. Se un prodotto è collegato al cancro o a qualche altra malattia, i profitti e gli utili tenderanno a volatilizzarsi, perciò gli interessi delle aziende alimentari impongono di dichiarare che i loro prodotti fanno bene, o che perlomeno non fanno male. In questo processo la “scienza” della nutrizione diventa il “business” delle strategie di mercato.


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Nel best seller The China Study vengono fornite del prove scientifiche dell'efficacia di una dieta a base di cibi vegetali per prevenire e far regredire le malattie croniche. Ne abbiamo parlato in diversi articoli (puoi trovarli QUI); ecco un'estratto dal libro.

In tutto questo lungo percorso sono arrivato alla conclusione che i benefici prodotti da una dieta a base di cibi di origine vegetale sono molto più vari e stupefacenti di qualsiasi farmaco o intervento chirurgico impiegati nella pratica medica. Le cardiopatie, i tumori, il diabete, l’ictus, l’ipertensione, l’artrite, la cataratta, il morbo di Alzheimer, l’impotenza e ogni altro tipo di malattie croniche possono essere ampiamente prevenuti. Queste patologie, che in genere si presentano con l’invecchiamento e con la degenerazione dei tessuti, uccidono precocemente la maggior parte di noi.
Inoltre abbiamo ora prove cogenti a dimostrazione che la cardiopatia avanzata, i tumori di determinati tipi in uno stadio relativamente avanzato, il diabete e alcune altre malattie degenerative possono essere fatti regredire mediante la dieta. Ricordo il tempo in cui i miei superiori accettavano con riluttanza le prove che l’alimentazione potesse effettivamente prevenire per esempio la cardiopatia, e negavano invece con grande veemenza la sua capacità di far regredire queste patologie in uno stadio già avanzato. Ma queste prove non possono più essere ignorate. Coloro che si occupano di scienza e di medicina e si chiudono mentalmente a quest’idea non dimostrano solo pervicacia, ma irresponsabilità.
Uno dei benefici più entusiasmanti di una buona alimentazione è la prevenzione delle malattie che si ritengono dovute a predisposizione genetica. Oggi sappiamo che possiamo ampiamente evitare queste malattie “genetiche”, anche se dovessimo essere portatori del gene o dei geni responsabili di quella determinata patologia. Ma il finanziamento della ricerca genetica continua a toccare sempre nuovi picchi di spesa, nella convinzione che determinati geni pericolosi siano responsabili dell’insorgere di particolari malattie e nella speranza che in qualche modo riusciremo a “cancellarli”. I programmi di relazioni pubbliche delle industrie farmaceutiche dipingono ora un futuro in cui ciascuno di noi avrà una carta di riconoscimento personale con una catalogazione di tutti i nostri geni buoni e cattivi. Con questa carta dovremo tutti andare dal medico che ci prescriverà una singola pillola allo scopo di sopprimere i nostri geni cattivi. Ho il forte sospetto che non si arriverà mai a questi miracoli, o che, se si tenterà di farlo, ci saranno gravi conseguenze impreviste. Questi futuristici castelli in aria oscurano le soluzioni già ora realizzabili ed efficaci ai problemi della nostra salute, soluzioni basate sull’alimentazione.
Nel mio laboratorio abbiamo dimostrato su cavie animali che la crescita tumorale può essere attivata e disattivata mediante l’alimentazione, a dispetto di qualsiasi forte predisposizione genetica. Abbiamo studiato questi effetti in ogni dettaglio e abbiamo pubblicato i nostri risultati sulle migliori riviste scientifiche. Come vedrete più avanti, queste scoperte sono quanto meno straordinarie, e gli stessi effetti sono stati più volte riscontrati anche in soggetti umani.
Mangiare nel modo giusto non solo previene la malattia, ma genera anche la salute e un senso di benessere fisico e mentale. Alcuni atleti di classe mondiale, come Dave Scott, campione di Ironman, assi dell’atletica come Carl Lewis e Edwin Moses, la grande tennista Martina Navratilova, il campione mondiale di lotta Chris Campbell (nessuna parentela) e la maratoneta sessantottenne Ruth Heidrich hanno scoperto che consumare cibi di origine vegetale a basso contenuto lipidico permette loro di conseguire risultati nettamente superiori. Alle cavie di laboratorio somministravamo una dieta simile al normale vitto americano, ricco di proteine animali, per poi paragonarle con altri animali nutriti con una dieta a basso contenuto di proteine animali. Provate a indovinare cosa capitava quando a entrambi i gruppi di animali veniva offerta l’opportunità di usare spontaneamente la ruota per fare del movimento. I ratti alimentati con una dieta a basso contenuto proteico facevano di gran lunga più ginnastica e con un minor affaticamento rispetto a quelli che seguivano la dieta abituale per la maggior parte di noi. Lo stesso effetto era stato notato dagli atleti di livello mondiale di cui parlavamo prima.
Tutto questo non dovrebbe rappresentare una novità per l’ambiente medico ufficiale. Un secolo fa il professor Russell Chittenden, un famoso e affermato ricercatore in campo nutrizionale della facoltà di medicina dell’Università di Yale, aveva svolto un’indagine per accertare se un’alimentazione a base di cibi di origine vegetale avesse qualche ripercussione sulle capacità fisiche degli studenti. Aveva somministrato ad alcuni studenti, a colleghi e a se stesso una dieta a base di vegetali e aveva poi misurato le prestazioni fisiche di tutti i soggetti, ottenendo gli stessi risultati che sarebbero stati evidenziati dai nostri topi quasi un secolo dopo, ed erano risultati altrettanto spettacolari.
C’è poi la questione della nostra eccessiva dipendenza dai farmaci e dalla chirurgia per controllare la salute. Nella sua forma più semplice, mangiare nel modo giusto ovvierebbe ampiamente alle enormi spese dovute all’impiego di farmaci, nonché ai relativi effetti collaterali. Meno persone dovrebbero ingaggiare nei loro ultimi anni di vita lunghe e dispendiose battaglie con la malattia cronica negli ospedali. La spesa sanitaria calerebbe e gli errori clinici diminuirebbero con il crollo verticale delle morti premature. In sostanza, il nostro sistema sanitario finalmente si troverebbe a proteggere e promuovere la nostra salute come dovrebbe competergli.


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Riporta la Redazione Web Macro: "Se un programma popolare come Le Iene si occupa con toni positivi di un tema considerato di nicchia come la dieta vegana, possiamo trarre due conclusioni. La prima è che la dieta vegana funziona (ma questo lo sapevamo già) e lo dimostra la storia di Antonio, intervistato dall'inviato Pablo Trincia. La seconda è che l'alimentazione vegana e vegetariana hanno assunto un'importanza rivoluzionaria per tantissime persone. Tra le altre cose espresse nel servizio una citazione del bestseller The China Study, che a detta dei protagonisti ha dato il via alla rivoluzione alimentare della famiglia del sig. Antonio, sfociata poi in un bellissimo percorso di guarigione. Una bella soddisfazione per tutti noi che quotidianamente lavoriamo per diffondere la cultura del benessere e della conoscenza."


LA STORIA DI ANTONIO
Nel 2003 gli viene diagnosticato un tumore al polmone destro. Viene operato e tutto sembra essere a posto, finchè nel 2009 non compare un nuovo tumore al polmone sinistro. Un nuovo intervento e un ciclo di chemioterapia fanno regredire anche questo tumore. Ma nel 2011 si scopre la presenza di metastasi nel cervello. Nonostante la radioterapia la metastasi regredisce, ma non scompare. Gli viene pertanto prescritto un nuovo ciclo di chemioterapia. Il precedente ciclo però l'ha segnato profondamente, e pertanto decide di rifiutare le cure.
Suo figlio cerca in rete soluzioni alternative: scopre gli studi del dott. T. Colin Campbell  illustrati nel libro The China Study; scopre che un'alimentazione vegana può contribuire a contrastare e far regredire malattie anche molto gravi, come i tumori. Antonio supera le sue resistenze iniziali e si avvia lungo questa strada: non lo sa, ma nel giro di 3 mesi la sua vita, e quella del suo tumore, cambieranno radicalmente.
Si fa seguire da un medico professionista, specializzato in nutrizione oncologica, la Dottoressa Michela De Petris, che gli prepara un programma alimentare bilanciato, basato su cibi vegetali. In un primo momento la sua alimentazione si basa soprattutto sui succhi vegetali, in modo da attuare una radicale disintossicazione. In un secondo momento riprende a mangiare anche i vegetali cotti. Inoltre beve molta acqua alcalina. Antonio dimagrisce: da oltre 90 chili passa a 79 chili, ma nonostante il calo di peso si sente con molta più energia in corpo di quanta non ne abbia mai avuta. Al termine del percorso alimentare prescritto dalla Dottoressa De Petris, Antonio torna in oncologia per una TAC. Il responso stupefacente: il tumore è scomparso!
L'ultima speranza che la medicina aveva dato ad Antonio era stata l'ennesima chemioterapia. Ma pare che una semplice rivoluzione dello stile alimentare abbia permesso ad Antonio di raggiungere gli stessi risultati. Naturalmente non è dato sapere quanto la guarigione di Antonio sia stata causata dall'onda lunga della radioterapia, e quanto sia stata favorita dall'alimentazione di Antonio. Quello che è certo è che Antonio è guarito senza sottoporsi ad un ulteriore ciclo di chemioterapia. Oggi Antonio e la sua famiglia sono soddisfatti della loro scelta vegana: in casa loro non mancano mai il gusto a tavola, la salute, e il buon umore.

LE CONCLUSIONI
Un caso come quello raccontato da Le Iene (qui puoi vedere il filmato sul loro sito), è la dimostrazione che la scienza deve trovare il coraggio di aprirsi al tema dell'alimentazione, sempre più evidentemente importante nel trattamento dei tumori. La dottoressa De Petris lo ha sottolineato nel servizio: è in atto una rivoluzione, in quanto sempre più si parla del rapporto tra alimentazione e malattia e il merito di questa rivoluzione, molto spesso, è dei pazienti, che arrivano con "questi libri" sulle scrivanie dei medici, dando loro l'opportunità di aggiornarsi.
Non esiste certezza che la sola dieta sia stata la causa della guarigione di Antonio e non è certo al 100% che tutti possano vivere con successo il medesimo percorso di guarigione.
È però un segnale di apertura e di speranza: gli studi come The China Study dimostrano come l'alimentazione influisca sui tumori, e come un regime vegano possa aiutare specialmente in fase di prevenzione. E questa è una risorsa molto importante per chi vuole guardare con consapevolezza oltre la malattia, verso la guarigione.








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