• Cultura e agricoltura: il ritorno alla Terra

    quanto riportiamo sono degli estratti dal libro La Fattoria Biologica, di Masanobu Fukuoka

    La Fattoria Biologica
    Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere
    La gente non vive più sulla nuda terra. Le loro mani non raccolgono più fiori ed erbe, i loro occhi non si alzano più per ammirare la bellezza del cielo, le loro orecchie sono sorde al canto degli uccelli, l'olfatto è reso insensibile dai gas di scarico e il sendo del gusto ha perso il piacere dei semplici saporti della natura. Tutti e cinque i sensi sono stati alienati dalla natura. Le persone sono lontane dalla vera umanità [...] Il progresso [...] ha provocato una confusione materiale e una distruzione spirituale. [...] L'obiettivo della mia filosofia della "non-azione" è quella del ritorno ai villaggi del vero uomo, dove la gente possa tornare alla forma originale della natura e gustare le gioie genuine. Io definisco il programma per raggiungere tutto questo semplicemente come "Agricoltura per tutti".



    Creare il vero uomo
    La cultura e l'agricoltura false e materialistiche iniziano e finiscono "agendo". Ma il modo di vivere del vero uomo inizia e termina "non agendo".
    La strada del vero uomo è una strada interiore. Non può essere seguita con dei progressi verso l'esterno. Noi possiamo disseppellire il prezioso nocciolo della verità nascosto in ciascuno di noi cominciando ad eliminare le illusioni in cui veniamo attirati.
    Il sentiero della natura della "non-azione", dove tutto quello che uno deve fare è di immergersi nel seno della natura, è la strada che l'uomo vero deve percorrere. La via più breve per raggiungere lo stato di vero uomo è un'esistenza libera, una dieta semplice e la preghiera alla terra sotto di noi e al cielo sopra di noi.
    La vera felicità diventa raggiungibile solo seguendo la straordinaria via del contadino che non si cura della direzione e dell'età. Lo sviluppo e la resurrezione spirituali non sono realizzabili se non si percorre questa strada di umanità.
    In un certo senso, l'agricoltura è il più semplice, e allo stesso tempo il più grande lavoro dell'uomo. Non c'è altro che possa fare e niente altro che avrebbe dovuto fare.
    La vera delizia dell'uomo era l'estasi naturale. Questa esiste solo nella natura e scompare dalla terra. Un ambiente umano non può esistere staccato dalla natura, perciò l'agricoltura deve essere il fondamento dell'esistenza. Il ritorno di tutti alla campagna per coltivare e creare villaggi di uomini veri è la strada per la creazione di città, società e stati ideali.
    La terra non è semplice terreno, così come il cielo non è uno spazio vuoto. La terra è il giardino di Dio e il cielo il Suo trono. Il contadino che, mangiando il grano raccolto nel giardino del Signore, alza il suo volto al cielo con gratitudine, vive la migliore e la più perfetta delle vite possibili.
    La mia visione di un mondo di contadini si basa sulla responsabilità di tutta la gente di tornare al giardino di Dio per coltivarlo e sul diritto di guardare i cieli azzurri ed essere benedetti dai doni divini. Si tratta perciò di ben altro che un semplice ritorno alla società primitiva. Verrebbero a crearsi un modo di vivere in cui ciascuno riafferma costantemente la fonte di vita (essendo la "vita" un'altro nome per chiamare Dio). L'uomo deve pertanto allontanarsi da un mondo di espansione e di estinzione per porre la sua fede nella concentrazione e nel rinnovamento.
    Questa società di contadini può ovviamente assumere la forma di una comunità agricola, ma essa deve mirare a una coltivazione naturale che trascenda il tempo e cerchi le vere sorgenti dell'agricoltura.

    Il ritorno all'agricoltura
    Ultimamente, ispirata da individui coscienti del pericolo di venire inglobati da una civiltà urbanizzata, la gente delle grandi metropoli, tagliate fuori dal mondo naturale, ha avvertito un crescente bisogno di tornare alla natura cercando una strada che riporti verso l'agricoltura. Che cosa allora la tiene lontana dalla realizzazione dei propri sogni, se non se stessa, la terra e la legge? La gente ama davvero la natura? Il suo intento è davvero quello di tornare alla terra e ivi costruirvi una società dove si possa vivere in pace e serenità? In un certo senso a me non sembra proprio.
    Anche quando penso che le speranze e le convinzioni di queste persone sono assolutamente giuste, non posso fare a meno di avvertire un senso di futilità e di distanza dal fondo. È una sensazione molto simile a quando si raccoglie la lemma che galleggia sulla superficie di uno stagno e la si vede scivolare tra le dita. Sembra come non esservi alcun legame tra le persone, tra l'uomo e la natura, tra il basso e l'alto, tra la destra e la sinistra.
    Sebbene si trovino di fronte alla stessa natura, il giovane di città considera il mondo naturale niente di più che una visione o un sogno, mentre il giovane di campagna lavora non la terra, ma il terreno. Tra il produttore e il consumatore, entrambi preoccupati per gli stessi problemi, che potrebbero affrontare insieme in un unico sforzo, si intromette una schiera infinita di organizzazioni, mercanti e politici. Esistono solo delle connessioni superficiali tra di essi, ma si possono facilmente scorgere i divari interni, lo stato misero in cui si trovano coloro che condividono un lavoro comune, ma hanno sogni differenti, l'intolleranza di coloro che nuotano nelle stesse onde e non capiscono che bevono la stessa acqua.
    Il consumatore che denuncia il crescente inquinamento dei cibi, ha piantato egli stesso i semi dell'inquinamento. Non ritiene affatto strano che la scienza dell'agricoltura sia fiorente e i contadini in declino. I politici che si lamentano del corso che la moderna agricoltura ha intrapreso si rallegrano per la riduzione del numero di contadini. Le stesse corporazioni che hanno avuto origine da una base agricola hanno portato i contadini alla rovina.
    I contadini stessi hanno distrutto la terra mentre invocavano la sua protezione. La gente combatte contro la distruzione della natura, eppure perdonano questa distruzione in nome del progresso. Si fanno compromessi in nome dell'armonia e si prepara una nuova violenza selvaggia.
    La causa principale della discordia e delle contraddizioni presenti nella società umana è il fatto che ciascuno agisce indipendentemente e nel proprio interesse senza avere un'idea chiara delle cose. Tutti affermano di amare la natura, ma ognuno preme per il proprio interesse senza la benché minima preoccupazione o incertezza.
    La mancanza di coerenza in questo mondo e la massiccia diffusione di campagne scollegate tra di loro attesta un fatto: ciò che veramente ciascuno ama non è la natura, ma se stesso. Il pittore che ritrae le montagne e i fiumi sembra che mai la natura, ma in realtà ama solo il dipingere la natura. L'agricoltore che lavora la terra ama solo il pensiero di se stesso immerso nel lavoro dei campi. L'agronomo e l'amministratore agricolo credono di amare la natura, ma il primo ama solo studiare la natura mentre l'altro si diletta nel giudicare il lavoro dei contadini. L'uomo non scorge che una minima parte della natura. Egli crede che ciò che comprende sia la vera essenza; egli crede solamente di amare la natura.
    Alcuni trapiantano gli alberi di una montagna nel loro giardino credendo di testimoniare così il loro amore per la natura, mentre altri trapiantano alberi sulle montagne. Alcuni dicono che è più semplice andare direttamente in montagna piuttosto che piantare alberi o chiedono la costruzione di strade che facilitino l'accesso ai monti mentre altri insistono sul fatto che sia meglio andare a piedi in montagna invece che in auto. Tutti desiderano amare la natura, ma con mezzi diversi, così essi credono che l'unica soluzione sia di fare progressi cercando in qualche modo di conservare l'armonia. Tuttavia, poiché la loro percezione e comprensione della natura sono superficiali, questi metodi per apprezzare la natura sono tutti in contraddizione l'uno con l'altro. Se ogni individuo riuscisse a penetrare nel vero cuore della natura e capisse veramente la sua essenza, allora non vi sarebbe alcuna divergenza di opinioni.
    Non c'è bisogno di alcun "metodo" per amare la natura. L'unica strada che conduce alla natura è la "non-azione", l'unico metodo, non avere nessun metodo. Non si deve fare assolutamente nulla. Una volta messo in chiaro questo, l'obiettivo diventa estremamente facile da raggiungere.
    Per questo metto in dubbio il modo di ragionare di coloro che professano un ritorno alla natura. Davvero intendono tornare all'agricoltura? Veramente essi amano la natura? Se l'amore per la natura è sincero e si desidera tornare all'agricoltura, la strada è aperta. Ma se l'amore per la natura è superficiale e si desidera sfruttare l'agricoltura per i propri interessi, la strada sarà irta di difficoltà e il ritorno alla natura pressoché impossibile.
    Il primo ostacolo che impedisce il ritorno alla terra è la gente; il problema giace in noi stessi.



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