Pubblichiamo una lettera aperta a Giovanna Melandri, presidentessa del Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Maxxi) e per molti anni deputata e ministro, scritta da Anna Bruno, guida ufficiale, curatrice di visite-gioco per bambini e genitori presso musei e autrice di articoli e libri di educazione all’immagine per bambini.


Gentilissima Giovanna Melandri,

mi permetto di scrivere a Lei, presidente della Fondazione Museo Maxxi, ma soprattutto donna e dunque sicuramente sensibile all’arte e ai bambini.

Quanto a me, sono una guida ufficiale di Roma e Provincia e dunque abilitata a svolgere il mio lavoro in qualsiasi realtà museale o monumento della suddetta area. E’ un po’ di anni che cerco e a fatica di portare avanti un mio progetto “A prova di sbadiglio” per bambini e genitori (sito web: www.periegeta.it). I miei titoli e la mia annosa esperienza di oltre 20 anni, nonché creatività e capacità naturali ad interagire positivamente con i bambini, hanno consentito di potermi rivolgere ad un pubblico infantile che va dai tre anni in su. E alcuni di loro stanno ormai crescendo con me nell’arte grazie a genitori sensibili e colti, o comunque interessati a che i propri figli sappiano domani trovare da soli la porta di un museo piuttosto che quella di una qualsiasi struttura che possa far perdere loro il sapore della vita.

Portare bambini così piccoli per musei, non è per me cosa facile. Non è così scontato riuscire a stimolare in loro interesse e passione. I bambini hanno ancora emozioni non represse, vive, ed è impegnativo interagire con esse, con umiltà. E’ necessario che io ogni volta mi sforzi di entrare in ognuna di queste emozioni e lasciarmi da esse innalzare, perché le emozioni sono cosa sacra. E non basta la sola conoscenza storico-artistica. Accanto a questa sono necessari un lavoro lacerante di studio pedagogico, spesso psicologico, l’impegno a costruirsi dentro una capacità di contenimento rispetto alle possibili reazioni dei bambini. Imparare ad ascoltarli nella maniera a loro più consona, a dire loro le parole giuste perché svanisca in loro la paura del giudizio altrui, sparisca l’ansia da prestazione. Imparare insomma a fare un passo indietro e a riflettere di fronte al loro esternare. E non ultimo, l’impegno di curare per loro la mia creatività. E questo certo loro non lo capiscono ma lo sentono, e questo genera amore, in loro quanto in me…

Ecco perché ogni possibile interruzione a questo loro momento, viene vissuto da me come violenza vera e propria. Chi arriva ad interromperli proprio nel momento dell’ex-pressione attiva, produce sempre una rottura brusca. E’ come interrompere un poeta nel momento in cui esterna il suo sentire in rime…. Io scrivo, dipingo, e sento e dunque so cosa si prova.

Normalmente durante le mie visite-gioco nelle realtà museali (e non solo) prevedo, in continuità con ciò che svolgo, delle attività espressive in itinere di vario genere e, che, in nulla o quasi, hanno a che fare con attività laboratoriali, che io svolgo normalmente alla fine e all’aperto, quando è ancora caldo e i bambini non sono a rischio malanni. E il momento dell’attività espressiva grafica è quello più atteso dai bambini, ancora egocentrici, e dunque un’attesa da non poter disattendere o violare. Perché solo non violandolo ma arricchendolo si riesce ad imprimere nel loro piccolo animo un segno, una memoria sana. A mio modesto avviso poi, far vivere tutto questo ai bambini, significa per un museo non solo avere come utenti i genitori e quindi più utili e visibilità – per cui non sarebbe da sottovalutare il nostro contributo come guide ufficiali. Laddove entriamo noi, i musei sembrano staccare molti più biglietti -, ma anche futuri adulti che sceglieranno il museo come luogo di ispirazione per la propria anima.

I colori poi che normalmente richiedo per le attività all’interno di un museo, sono quelli che mi sono concessi in tutti i musei in cui finora sono stata: matite colorate, pastelli a olio o a cera, gessetti. Tutti colori rigorosamente lavabili e perciò facilmente rimovibili. I fogli sono A4.

Arrivo al problema. Prima di una mia visita-gioco, a fine gennaio, sono stata fermata da Stefania Vannini, responsabile del Dipartimento Educazione del Maxxi. Mi è stato da lei richiesto di collaborare, informandola di volta in volta della mia presenza. Cosa che mi sono preoccupata di fare, senza ricevere risposta se non il giorno prima della visita-gioco del 3 febbraio, quando il gruppo era già formato. Nella sua e-mail, la dottoressa mi informava che non mi era concesso di far usare alcun tipo di colore ai bambini all’interno del museo e che l’ultima volta (corrispondente al giorno in cui mi aveva avvicinata) i custodi avevano trovato tracce di colore sul pavimento.

Mi sono preoccupata di risponderle immediatamente perché quanto le era stato raccontato non corrispondeva al vero. Perché non solo i miei bambini non sono abituati ad andare oltre la linea di contorno imposta dal foglio, ma che sia io che i genitori ripuliamo su tutta l’aria occupata per l’attività con salviette Lisoform (da me sempre portate). Ovviamente laddove effettivamente, riscontriamo tracce di colore. E ahimé, spesso e volentieri quello che a volte sembrano tracce di colore nero, non sono altro che tracce di scarpe pesanti indossate dai visitatori in periodo invernale. Ho supplicato la dottoressa di “non chiudere la porta”, perché avrei al contrario avuto molto piacere a che lei stessa assistesse ad una delle mie visite-gioco, e questo non solo perché l’avrebbe tranquillizzata nei miei confronti ma soprattutto perché, chissà, forse si sarebbe potuta creare tra noi sinergia, scambio di vedute, elementi necessari ad una sana collaborazione, quella di cui lei stessa mi aveva fatto richiesta e da cui io non mi sarei mai tirata indietro. Ma, ahimé, la mia e-mail non ha ricevuto altro che silenzio. Né quella domenica mattina ho avuto modo di esser da lei raggiunta. Non ho tuttavia avuto problemi e il lavoro l’ho svolto con molta tranquillità e devo dire i custodi (soprattutto due ragazze deliziose e sempre sorridenti con i bambini) mi hanno lasciato lavorare, standomi vicina con molta delicatezza. Cosa che ho davvero apprezzato.

Non posso dire invece che sia successa la stessa cosa domenica 17 febbraio, nel pomeriggio. Siamo stati accerchiati da non si è capito chi, ed erano in più d’uno, mentre i bambini erano concentrati su quel loro lavoro sacro. Ho dovuto in un primo momento far finta che non ci fossero, che non si rivolgessero a me. Sapevo che se l’avessi fatto si sarebbe creata confusione, che si è poi creata a causa del loro insistere. E allora, ho dovuto far interrompere bruscamente il lavoro ai bambini e far riporre tutto nelle borsette rosse Maxxi. E un lavoro a metà purtroppo crea nei bambini disappunto e delusione. A quel punto, la confusione si è estesa tra i genitori che non capivano cosa stesse succedendo, quale male stessero facendo per ricevere un’interruzione così brusca. Qualche frazione di secondo e stavo perdendo di mano la situazione che ho dovuto riprendere con durezza. Cosa che non è propria del mio carattere.

Se al contrario la dottoressa Vannini fosse venuta di persona, tutto sarebbe andato diversamente! Ma non l’ha fatto. Mi ha inviato dei giovani ignari di cosa significhi invadere con toni minatori il mondo dei bambini, quando questi sono impegnati nel loro lavoro!… Sì, è vero che quei toni erano rivolti a me, ma davanti ai bambini e nei confronti della persona a cui loro si erano affidati completamente, con tutto il loro animo. E’ stato come minacciare la mamma in quel momento. Siamo stati persino accusati di esser rimasti troppo davanti all’opera, disturbando la visibilità di altri visitatori. L’opera era l’enorme mappa del mondo al centro della sala: il mandala dell’incontro, dell’alleanza, della solidarietà. Credo ben visibile anche ad una certa distanza.

Io, onorevole, non so perché debba esser trattata così senza nemmeno che ci si prenda la possibilità di conoscermi. Eppure, vivo il mio lavoro con i bambini come un dono e non soltanto come un modo per portare a casa il pane… Per me il lavoro è missione, passione, impegno! Da quanto accaduto domenica 17, sono rimasta sgomenta e delusa, così come lo sono rimasti genitori e bambini. Anche se prima di uscire la gentilezza di una delle custodi di cui le parlavo prima, ha stemperato un po’ quello stato di malessere ormai generato… E per non lasciare i bambini avviliti per non aver potuto terminare il disegno, ho dovuto riproporlo fuori dal museo, al freddo. Molti di loro però son stati portati via in lacrime dai genitori, perché giustamente reduci da stati influenzali. Ma i bambini questo non lo possono accettare. Per loro è più forte il sentimento di non aver potuto terminare quello che avevano da raccontare! Sono rimasti in pochi a finire, una decina e avevano tra i 3 e i 7 anni e mi creda, la loro concentrazione non gli ha fatto avvertire neanche il freddo. Sono stati fotografati dai genitori, peraltro concordi con me che io le scrivessi.

Le chiedo gentilmente, a questo punto, in qualità di guida turistica di Roma e Provincia, di inviarmi un regolamento scritto o una circolare su carta intestata del museo e da lei controfirmata, che attesti che, in quel museo, i bambini non possono fare attività espressiva a terra, su foglio A4 con qualsiasi colore anche se lavabili, matite colorate, gessetti, pastelli ad olio o a cera. E se questo esistesse e se venissi in possesso di tale circolare, che peraltro verrà resa anche visibile all’ingresso del museo per tutti i visitatori con bambini e operatori didattici o guide turistiche, porgerò le mie scuse e, purtroppo, dovrò portare i miei bambini in altre realtà museali che non godono di un tale regolamento.

La ringrazio per l’attenzione, e in attesa di un Suo cenno di riscontro che son sicura arriverà, Le auguro un buon proseguimento di lavoro, affinché il Maxxi possa sempre di più sviluppare quell’immagine che tanti altri musei contemporanei europei hanno. Come quelli di Berlino dove ai bambini, entrando vengono consegnati colori e fogli A4 e garantita, con fiducia, la libertà di girare liberi con i genitori o con gli operatori didattici non necessariamente del museo. Sulla mostra e sulla visita-gioco avevo già avuto modo di scrivere in un mio articolo che troverà nel blog all’interno del sito.

Anna Bruno, Comunità “Il Periegeta


N. B. Qui di seguito una mail inviatami da una mamma

Noi portiamo a casa l’essenza delle tue visite gioco e conservo ancora tutti i lavori fatti da Luca. Stamattina gli ho chiesto di descrivermi il suo disegno e mi parlava di spettacolo, di quinte ecc.mi è piaciuto tanto. Lo scannerizzerò presto per pubblicarlo su facebook.
Pensare che ci sono stati dei momenti che mi era sembrato molto distratto insieme a Ruben. Mi dispiace per quello che capita, ed è assurdo che si osteggino dei bambini che non ho mai visto comportarsi in maniera assurda e che non
hanno mai messo sotto sopra un museo. Ho visto solo bambini che hanno vissuto per poche ore degli spazi pubblici con la loro creatività accompagnati dalla loro fatina.
Al MAXXI l’atteggiamento del personale mi è sembrato eccessivo. Il pavimento dove i bambini hanno colorato è rimasto intatto. Mi chiedo: e se la prossima volta vado a fare un giro al MAXXI con le scarpe a carrarmato sporche di fango, cosa fanno mi cacciamo fuori? Per giunta avevi chiesto colori lavabili e a cera che vanno via molto semplicemente. Il problema non sono i colori ma l’essere prevenuti nei confronti dei bambini. Io stessa ho pulito il posto dove era seduto Luca. E’ giusto anche che un genitore insegni al proprio bambino a non imbrattare un luogo pubblico, ma non mi sembra che nessuno dei presenti abbia lasciato tracce. Vabbè! Sarà per la prossima avventura. Tienimi aggiornata sui contatti con Giovanna Melandri.
A presto, Ivana

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