• Perché l'Italia ha bisogno della Permacultura

    di John Button, tratto da "Permacultura per Tutti"


    La Permacultura, tutto sommato, non è niente di nuovo: si tratta solo di buon senso - che, talvolta, è merce rara. Pur essendo nata in Australia, non si tratta poi certo di trasferire il buon senso australiano in un contesto italiano. Il buon senso esiste in ogni cultura e si applica a qualunque situazione. In molte occasioni le mie affermazioni, rivolte agli italiani che mi hanno chiesto consigli, sono state accolte dalla frase: "Proprio come diceva mio nonno". Inutile aggiungere che il nonno in questione era stato contadino per tutta la vita.

    In tutto il mondo, i diversi popoli hanno ideato sistemi di gestione del territorio che hanno superato la prova dei secoli. Tuttavia, negli ultimi cent'anni o giù di lì, molti di questi sistemi hanno chiuso bottega, messi sotto pressione dai tempi moderni e dalle premesse che sostengono oggi le nostre attività: economie basate sulla crescita continua, in cui il ritmo di espansione e di consumo deve costantemente aumentare.

    In Italia, il sistema di gestione del territorio applicato fino alla fine della mezzadria, in cui i contadini erano custodi di terreni e paesaggi, sarebbe potuto essere un esempio di sostenibilità ambientale perpetuabile all'infinito, se non fosse stato per la percentuale del raccolto esageratamente alta che il mezzadro doveva cedere al proprietario del fondo, cosa che lo rese insostenibile economicamente.

    I sistemi di coltivazione usati dai mezzadrili in Toscana hanno mantenuto per centinaia di anni il territorio non solo integro, ma anche bello al punto da attirare, nel cosiddetto grand tour, poeti e nobiluomini della cultura europea. La fine della mezzadria e dei sistemi di gestione del territorio ad essa associati risale agli anni intorno al 1965: dopo meno di cinquant'anni, la bellezza delle colline toscane è minata da smottamenti e gravi fenomeni di erosione.

    Secondo studi molto attendibili, nell'ultimo secolo, in tutto il mondo è andato perso il 50% del suolo fertile in superficie. La desertificazione è un'emorragia continua che inghiotte ogni anno fino a sei milioni di ettari di seminativo. […] Ogni pioggia autunnale ci mostra le conseguenze di un sistema agricolo che tiene la terra scoperta, e della patologica determinazione ad eliminare l'acqua più in fretta possibile, canalizzandola verso il mare per la via più breve. Entrambe queste scelte, la terra nuda e la canalizzazione veloce, dimostrano una scellerata ignoranza sia dei fondamenti dell'ecologia che della sostenibilità economica.

    Il colore rosso, marrone o grigio dei fiumi dopo un violento acquazzone è il sangue della terra che finisce in mare. Terra che non possiamo permetterci di perdere. La Permacultura cerca, per quanto possibile, di minimizzare le azioni di disturbo sul terreno, come per esempio l'aratura e l'uso di fertilizzanti molto solubili, proponendo alternative concrete, come i sistemi di coltivazione in cui il terreno è sempre coperto, mantenendone giudiziosamente la buona salute.

    La Permacultura riconosce anche l'esigenza di mantenere l'acqua il più a lungo possibile nel terreno, invece di eliminarla rapidamente. Il più delle volte, l'acqua, che ruscella dalle colline con il suo carico di terra e limo rallenta una volta arrivata in pianura, dove si deposita, riducendo la portata del fiume in cui si versa. Per conseguenza, alla successiva forte pioggia la ridotta capacità del fiume potrà causare allagamenti, e quindi ancora danni e spese, con unici beneficiari i costruttori di argini e barriere che non sarebbero state nemmeno necessarie se fin dall'inizio si fosse prestata attenzione alla vera necessità.

    In agricoltura, come in qualunque altra attività umana, se si prende più di quello che si dà, vuol dire che si sta sfruttando, si sta depauperando, di certo non si sta mantenendo il "capitale" naturale dell'azienda. Nel caso di un terreno, che siamo abituati a pensare sia qualcosa di molto stabile, perenne e inesauribile, che da tempo immemorabile si trova lì, è facile ignorare la relazione di dare e prendere, così si finisce per prendere e basta. Il rifiuto di applicare una visione integrata e olistica alla gestione dell'ambiente, insistendo invece per trattare ogni problema come un caso a sé stante, e solo quando si presenta, porta invariabilmente a un maggior degrado. Se questo degrado non è immediatamente evidente, ma appare con un certo ritardo, allora saranno forse le generazioni future a pagare il conto dei nostri errori. Conto che in ogni caso prima o poi va pagato.

    Una scorciatoia non esiste. […]

    Prima di ogni intervento di una certa importanza, un permaculture si pone sempre la domanda: "Come posso utilizzare al meglio questo terreno in modo che sia produttivo per me, ma non distruttivo per il suolo?" e "Quale attività può assicurare benefici per me e allo stesso tempo migliorare il terreno?".

    Arare lungo il pendio e poi piantare in filari lungo il solco crea dei veri e propri canali, dove dopo la pioggia, l'acqua si accumula e prende velocità, causando erosione e perdita di fertilità. Questo tipo di lavorazione non è una scelta valida per un agricoltore responsabile. Su di un terreno molto ripido si dovrebbe prendere in considerazione solo colture in grado di assicurare una copertura perenne. Con la scelta di terrazzare i pendii e di prendersi qua del drenaggio, gli agricoltori di un tempo mostravano molta più saggezza di quelli di oggi.

    La pioggia, quando cade, cade sempre più spesso in grandi quantità. Il 50-70% del totale delle precipitazioni è concentrato nel 13% dei giorni di pioggia. Quasi tutto il resto cade in forma leggera nel restante 80% dei giorni di pioggia, senza quasi nessun fenomeno di scorrimento superficiale dell'acqua meteorica. Poi per mesi si registra scarsità di piogge o addirittura condizioni di quasi siccità, mentre in pochi giorni di pioggia forte si creano dei gravi danni e praticamente tutta l'acqua piovana va persa insieme al terriccio superficiale che si porta via.

    L'Italia è particolarmente sensibile a questo problema, essendo il suo territorio prevalentemente montagnoso o collinoso. Se solo potessimo rallentare, conservare e distribuire l'acqua piovana su un periodo più lungo… Ebbene, la permacultura offre numerose soluzioni per minimizzare i danni causati dall'erosione e trattenere l'acqua nel terreno. Per esempio, usando il ripper in profondità lungo le linee di livello invece di arare è possibile aumentare l'assorbimento dell'acqua piovana fino all'80%.

    Ci sono molti altri esempio di tecniche e tecnologie utilizzate ed utilizzabili per ridurre l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente, ma più importanti di queste sono i principi guida e l'atteggiamento generale che deve essere alla base di ogni intervento; in primo luogo creare relazioni funzionali tra i diversi elementi del sistema, in modo che le esigenze dell'uno possano essere soddisfatte dalle produzioni dell'altro e cercando di ridurre sia il lavoro che i costi necessari al mantenimento del tutto. Un altro principio importante a cui fare riferimento è quello di identificare le caratteristiche distintive di ogni luogo e della gente che lo abita, in modo da sviluppare progetti funzionali, efficienti e produttivi che siano anche, al contempo, una fonte di ispirazione e rigenerazione costante per chiunque vi vita, transiti e lavori.

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  • 1 commenti:

    Riccardo Myst ha detto...

    Una delle cose che mi hanno affascinato del corso di PermaCultura che ho fatto... di come alla fine tutte le cose che reputo importanti nella mia vita, per quanto vadano in tante direzioni apparentemente diverse, in realtà siano tutte collegate e contribuiscano ad evolvere l'era che stiamo vivendo in questo periodo... la famosa "Transizione" tra due sistemi! :-D