Proponiamo di seguito un testo diviso in due parti tratto dal libro "Il suolo un patrimonio da salvare".
Una lettura molto interessante che ci permette di riflettere sulle nostre scelte quotidiane e sul loro valore.
Alla fine della seconda parte, per compensare chi è arrivato fino alla fine abbiamo riportato una piccola sorpresa ;-)

L'animale accompagna l'uomo sin dalle origini. Ne è stato al contempo predatore e preda. Lo ha accompagnato anche quando l'uomo si è elevato verso Dio. Ben presto, infatti, l'animale è stato portatore di connotazioni sacre. Tale divinizzazione, anzi, ha preceduto il suo addomesticamento: l'uomo ha ammirato la bestia prima di dominarla; ne ha fatto l'animale-dio prima di farne l'animale utile. È proprio introducendolo nelle sue religioni e nelle sue leggende, nella sua arte e nei suoi sogni, che l'uomo ha potuto addomesticare l'animale e divenirne responsabile.
Nei racconti biblici e nelle leggende vi sono sempre molte più specie di animali che di piante. L'animale si adegua più facilmente ai fantasmi degli uomini: pericolo del serpente, forza del leone, bontà del delfino, tutti i caratteri umani si proiettano sugli animali. Lo sterminio attuale degli animali selvatici è una grave perdita per l'umanità (e di umanità…): con le balene, le tigri, gli elefanti e gli orsi, se ne vanno anche il nostro passato e il nostro futuro. Perdiamo i nostri sogni, i nostri margini di libertà, il nostro spazio, il nostro potenziale. Come faremo a sopportare un mondo senza belve feroci, senza rapaci, senza gazzelle e senza delfini, un mondo in cui rimarranno soltanto i topi e i cani? Un tempo gli animali hanno fatto il loro ingresso nel nostro mondo divino e lo hanno vivificato. Scomparendo, lasceranno un vuoto nella nostra spiritualità.
Dopo essere stati divinizzati, adorati e persino imbalsamati, gli animali sono diventati i compagni quotidiani dell'uomo. Lo hanno aiutato e scortato in tutti i lavori, nelle feste, nelle amicizie e persino nelle guerre. L'animale ha aiutato l'uomo nei lavori di trazione, che fosse cane da slitta, bue o cavallo al giogo. L'uomo ha saputo adattare le strade agli animali da tiro, costruendo sentieri che si inerpicano diritti sulle colline per i buoi o viottoli serpeggianti per i muli. La trazione animale è stata utilizzata nel trasporto delle persone e dei carichi, nonché per muovere convegni come le mole, gli ascensori delle miniere e le macchine idrauliche e per tirare gli attrezzi agricoli, dall'aratro primitivo fino a quello moderno. […]
Fin dai tempi più antichi, l'animale ha partecipato alle feste e agli sport degli uomini: cani e cavalli da corsa, tori da combattimento, bestie da circo, animali parlanti. E se certi giochi crudeli come i combattimenti di animali sono oggi proibiti, le corse dei cavalli fanno ancora accorrere le folle. Molto di moda sono rimasti due sport in cui l'animale aiuta l'uomo: l'equitazione e la caccia. […]
In quest'ambito, l'uomo ha saputo selezionare in modo sorprendente il suo più antico compagno: il cane. Per cacciare l'orso, ha creato i mastini; per i lupi, i grandi levrieri barzoi; per la selvaggina acquatica, il labrador; per la selvaggina di pianura, il cane da ferma; per il tasso, il bassotto tedesco; per il cinghiale, il grifone; per il cervo, il beagle. Si potrebbe continuare a lungo a descrivere le varie specie di cani da caccia concepite per questo o quell'ambiente, questo o quel tipo di selvaggina. Straordinaria duttilità genetica del cane, che da un'unica specie selvatica ha prodotto il bassotto e il San Bernardo! Gli studiosi della preistoria sono d'accordo nel pensare che il cane è stato il primo compagno dell'uomo: è anche quello che l'uomo ha saputo utilizzare per i più diversi compiti, come fare la guardia alle greggi e alle case, combattere o cacciare, trascinare le slitte, fare compagnia agli adulti e ai bambini, cercare i ladri o le vittime delle valanghe. Ha persino, con il terranova, creato una razza per soccorrere i marinai caduti in mare. Miracolo di una selezione compiuta senza conoscere le leggi della genetica, semplicemente osservando e conservando gli animali più adatti. Il fenomeno più stupefacente di questo adattamento è che il cane ha finito per identificarsi con il suo compito. È stupefacente vedere fino a che punto un cane da pastore della rie o un bobtail assomiglino a una pecora, un griffone a un cinghiale, un cane da topi a un topo, un mastino dei Pirenei a un orso. Si tratta di un capriccio del caso che si fa beffe delle nostre leggi razionali, oppure Lamarck aveva ragione quando sosteneva che l'ambiente influenza l'ereditarietà? […]
Il bestiame ha cominciato ad essere oggetto di un'autentica selezione, in vista della produzione di latte e carne, lana e uova, soltanto a partire dal XVIII secolo […]. Gli aristocratici si dedicavano ai cavalli e ai cani, i proprietari terrieri borghesi alla rotondità dei maiali e alla mammella delle vacche. In meno di un secolo, questa passione per il bestiame ha dato luogo alla creazione delle razze domestiche, ma noi ci limitiamo a migliorarne sono alcune. La perdita delle varietà di pollame, vacche, pecore e maiali, inadatte alle condizioni dell'allevamento industriale, non è certo irrimediabile […], ma costituisce una perdita netta di qualità. Puntando sulla quantità piuttosto che sulla qualità, l'Europa ha perso prodotti tipici che in futuro avranno un valore inestimabile. […] Sarà questo il rimpianto nostalgico dei nostri discendenti, cui i computer e i videoregistratori non saranno riusciti a far dimenticare la gioia di mangiar bene.

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