• Ho piantato 500.000 alberi

    Un estratto dal libro sulla città e la campagna

    Ho Piantato 500.000 Alberi
    Francesca Ossola,
    Enrico Calvo
    Terre di Mezzo
    Voto medio su 2 recensioni: Buono
    A me piace la città; ho sempre abitato in grandi città: Milano, Roma, Napoli e, come dico sempre, probabilmente non saprei adattarmi a vivere in un paese.
    Delle città mi piacciono la vitalità e l’energia che sprigionano ,mi piacciono le persone, tante, diverse, colorate, a volte incredibili, mi piace l’idea di girare l’angolo ed essere sconosciuta tra gli sconosciuti e di avere, nello stesso tempo, tanta gente da conoscere. Mi piacciono la creatività e la fantasia che in città trovano mille modi di esprimersi e realizzarsi, mi piace girare in bicicletta sfidando enormi bus e auto di tutti i tipi, mi piace quando alla sera si accendono le luci e posso spiare dentro le finestre, mi piace il traffico allegro e disordinato la mattina davanti alle scuole, mi piace andare per negozi e stupirmi di quanti oggetti strani e inutili siamo in grado di produrre e comperare, mi piace sapere di avere il cinema dietro l’angolo e gli amici a due fermate di metro.
    E adoro la campagna; sono sempre andata in campagna fin da piccola e mio padre, ingegnere meccanico, mi ha insegnato ad amarla e rispettarla. Della campagna adoro il profumo dei prati e delle stalle, adoro il disegno ordinato dei campi e dei filari, adoro il fruscio dei pioppi al vento, il rombo del trattore e il gorgoglio sordo delle rogge lungo la strada. Adoro il verde-azzurro delle risaie allagate, il biondo oro dell’orzo che matura, il giallo sfacciato della colza fiorita, il bruno luccicante dei campi appena arati. Adoro gli animali,le capezzagne polverose, le cascine un po’ fanée. Adoro il suono delle campane che non si sa da dove viene, adoro quando alla sera si accendono poche luci qua e là e i grilli cominciano a cantare e la terra calda sprigiona il suo odore forte e concreto; adoro sentirmi tra le braccia di una natura materna e generosa.
    Schizofrenia? Contraddizione?
    Non credo; credo invece che la bellezza stia negli occhi di chi guarda, e che non si guardi solo con gli occhi. Non è vero che la città è disumana, caotica ed egoista; rappresenta solo un lato della complessa umanità di ciascuno di noi. Il lato più pioniere, più sociale, più creativo. Non è vero che la campagna è retrograda, chiusa, ed egoista; è l’espressione del lato più solido, concreto, naturale dell’uomo.
    Oggi chi vive in città vede la campagna come luogo di fuga, come elemento terapeutico, e la usa, ma non la vive né, tanto meno, la capisce. E i contadini? Odiano i cittadini che la domenica invadono le campagne, arrivano con le auto e lasciano a casa il cervello; ma ne hanno bisogno. Li usano, ma non li conoscono. Questo approccio reciproco, freddo e utilitaristico, è certamente un segno che la società si sta evolvendo ed esprime bisogni nuovi, ma non è certo foriero di una nuova e feconda relazione. La verità è che si sta perdendo una cultura, quella contadina, e se ne è creata un’altra, quella urbana, ma che in questa evoluzione si sono persi i collegamenti, gli elementi comuni, i punti di contatto e di scambio. Si è creata una ferita che va sanata: occorre creare insieme una nuova cultura.
    Citadins des champs ou paysans des villes?
    È la sintesi di un incontro, di un equilibrio reciproco,così come lo immaginiamo in queste pagine. Pensiamo che non ci debba essere necessariamente conflitto tra città e campagna, crediamo invece che il rispetto, il desiderio di scoprire l’altro siano la chiave per sviluppare una società equilibrata, consapevole e capace di vivere bene sia in campagna sia in città.

    "Perché lo spazio, fuori dalla città, fuori dalla storia, 
    è uno spazio d'incanto, di rapimento, 
    e lo scenario che avanza è quello archetipico 
    che conduce al centro dell'interiorità."
    Raffaele Milani
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