Doppiato il solstizio d'inverno nel punto più basso e più notturno del suo volo, il sole accende il segno del Capricorno, con la luce fredda e cristallina dell'aurora. Alla terra sono ormai tornati i sali minerali contenuti nel monto vegetale. Il paesaggio si è mineralizzato: è asciutto, essenziale e freddo, come può esserlo la vetta di un monte, patria dello stambecco, del capricorno.

Le piante sono spoglie, contratte, ridotte all'essenzialità scheletrica del tronco e dei suoi rami. Fanno eccezione le conifere, ma anche pini, cipressi abeti e sequoie sono dei monumenti al dio della contrazione: Kronos, la divinità che ha contratto l'eternità nel tempo, chiamato anche Saturno. Le foglie delle conifere sono infatti contratte in aghi, i fiori e i frutti lignificati in pigne e pinoli.

In molte delle conifere questi caratteri saturnini si notano anche nelle loro proprietà medicamentose. Balsami come quelli del Pino silvestre, del Pino mugo o dell'Abete sono usati da sempre per curare tipiche malattie saturnine come raffreddori, sinusiti e bronchiti o reumatismi e artriti. In questi casi le caratteristiche saturnine, vale a dire costringenti, astringenti e generalmente "statiche" di queste essenze, si traducono in azioni batteriostatiche, disinfettanti, sfiammanti e decongestionanti. In altri casi, come quelli della Tuja e del Tasso, in azioni citostatiche e antitumorali. In altri ancora, come quelli della Sequoia o del Cipresso, in azioni decongestionanti e vasocostrittrici, soprattutto a livello delle pelvi (emorroidi, annessiti ecc.).

La Sequoia, il più colossale monumento al dio Kronos, è una pianta che sa invecchiare anche fino a mille anni e che sa perciò curare i malanni dell'invecchiamento quali senescenza, andropausa e menopausa, ipertrofia della prostata, fibromi uterini, osteoporosi senile. Per questi problemi si utilizza il macerato glicerico MG 1DH Sequoia gigantea, nella misura di 100 gocce al dì, assunte con un po' d'acqua in una volta solo un quarto d'ora prima del pasto.
Questa grande capacitò delle conifere di adeguarsi a luoghi e climi difficili sembra mancare nel caso del Larice, l'unica delle conifere europee a perdere il manto verde dei suoi aghi leggiadri. In realtà ciò è falso, poiché il Larice perde i suoi aghi per adeguarsi ancor meglio degli altri a climi e temperature che questi non tollererebbero.

Non a caso il dottor Bach consiglia Larch, il rimedio tratto da questa pianta, per coloro che soffrono di complessi di inferiorità del tutto infondati e che, ritenendosi inadeguati, rinunciano preventivamente ai propri desideri e obiettivi o si scoraggiano al primo fallimento. Larch, dice il dottor Bach, insegno loro "ad essere costanti nella determinazione di vincere, decisi con volontà a raggiungere la cima della montagna", a scoprire come sotto le apparenze del brutto anatroccolo si celi il cigno. A tale scopo si assumono sotto la lingua 4 gocce di questo rimedio per almeno 4 volte al dì.

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