La Rivoluzione di Dio, della Natura e dell'Uomo
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"Nostro compito è la pratica dell’agricoltura come la conduce Dio. Potrebbe essere la maniera per iniziare a salvare questo mondo." Masanobu Fukuoka

All'età di 25 anni, Masanobu Fukuoka cominciò a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura ed iniziò a dedicare la sua vita allo sviluppo di un sistema di agricoltura naturale. L'obiettivo della sua ricerca è stato minimizzare il più possibile gli interventi dell'uomo, che si limita ad accompagnare un processo largamente gestito dalla Natura. Fukuoka chiamò il suo metodo "agricoltura del non fare": un motodo di coltivazione che non comprende aratura, fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, potature e richiede davvero poco lavoro! 

I principi di questo metodo sono:
non ARARE
non FERTILIZZARE
non SARCHIARE
non usare pesticidi

NON ARARE: l'aratura rovina il terreno, lo rende duro e povero.
"Per quanto riguarda l'argomentazione che l'aratura aumenta l'azoto disponibile per mezzo della nitrificazione, è come dire rovinare il proprio corpo per qualche beneficio temporaneo." In realtà arare il terreno non favorisce l'areazione ma compatta ancora di più le zolle che diventano dure, inoltre uccide la preziosa microflora che si trova nei primi centimetri di spessore e che è quella adibita a fertilizzare e lavorare - da sé - la Terra. Il terreno lavora da solo: il terreno che vive secondo la sua natura si ara da solo, l'erba e le piante da sovescio smuovono la terra, alberi e arbusti la lavorano in profondità, microrganismi di varia natura completano l'opera.

NON FERTILIZZARE: il raccolto dipende dal terreno.
Le piante sono sempre nate - e continueranno a nascere - indipendentemente dall'intervento umano. A seconda delle qualità di un terreno si genera un complesso ecosistema in grado di ospitare vegetali e animali. Quello che l'uomo può fare è assecondare questa complessità, che genera da sé fecondità e fertilità. Per questo è assurdo decidere a priori che quell'apezzamento andrà a mais senza tenere conto di tutto il sistema ambientale in cui quella terra è inserita. In quest'ottica degenerata la terra va prima uccisa e poi fertilizzata perché accolga - con la forza - un elemento a lei innaturale.

NON SARCHIARE: esistono davvero le erbacce?
La consuetudine di scindere tutto ciò che ci circonda in buono e cattivo è tipicamente occidentale [...] in natura non esiste buono e/o cattivo. Tutto ha una sua utilità in un complesso sistema Vita - Morte - Vita.
Ogni pianta appartiene a quell'ecosistema che le consente di insediarsi ed in qualche modo ricambia donando qualche beneficio. Molte erbacce sono commestibili e sin da tempi remoti hanno fatto parte della dieta dei contadini. Altre sono officinali o utili nella preparazione di preparati naturali che aiutano nel controllo di malattie dei vegetali. Molte sono anche ottimi impollinatori e averle in un orto torna sempre utile (e poi si parla di morìa delle api!).
Cespugli e arbusti sono frangivento e proteggono dalle gelate (oltre che ospitare uccelli che a loro volta mantengono il controllo sui parassiti naturali come i bruchi...). Le erbe inoltre arricchiscono il terreno, fertilizzandolo naturalmente. Mantengono l'umidità costante e trattengono l'acqua evitando che la terra si asciughi e secchi. Il problema non è eliminarle, ma generare stati di buona convivenza reciproca e giuste sinergie dove anche i frutti utili all'uomo possano vivere: in pace.

NON USARE PESTICIDI: gli insetti nocivi non esistono.
Un discorso simile a quello sulle erbe è possibile farlo per gli insetti: la complessità naturale consente di avere un equilibrio dinamico fra insetti "ai nostri scopi nocivi" e loro antagonisti.
Usare un pesticida altera in modo disastroso questo delicato equilibrio e trascina in una sterilità infinita tutto il ciclo vitale, impoverendo il sistema e risultando, alla fine, poco produttivo - anche dal punto di vista economico. Evitando le lavorazioni e seminando una grande varietà di piante la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione. Quindi se vogliamo coltivare un orto-frutteto, semineremo assieme cereali, ortaggi, leguminose, fiori, arbusti, alberi da frutto e forestali. "La vera agricoltura naturale non adopera coltivazione, né aratro. Usare trattori e attrezzi distrugge la vera natura. I più acerrimi nemici degli alberi sono l’ascia e la sega. I peggiori nemici del terreno sono la coltivazione e l’aratura. Se la gente non avesse questi attrezzi, sarebbe una vita migliore per tutti." dice Fukuoka in un'intervista.
Il riso, principale prodotto della fattoria di Fukuoka, viene coltivato in alternanza con cereali invernali, in modo semplice e rilassante: si getta il seme a spaglio e si sparge la paglia. Si raccoglie usando un falcetto. Nient’altro. "Mi ci sono voluti più di trent’anni per arrivare a questa semplicità [...] Questo è l’ecosistema del campo di riso in equilibrio. Le popolazioni di piante ed insetti qui mantengono fra loro dei rapporti stabili. Non è raro che qualche malattia delle piante venga a devastare questa regione, lasciando intatti i raccolti dei miei campi".
Il problema più grande della nostra cultura è dimenticare la nostra - fuorviante - conoscenza. È ripartire dall'innocenza di un bambino. È destrutturare il nostro pensiero pre-costituito, pre-digerito per poter guardare la natura con occhi nuovi e scoprire che non è una violenta aggressiva lotta gli uni contro gli altri, ma un mondo intenso di collaborazioni e solidarietà reciproche.

leggi anche:
i falsi miti dell'agricoltura industriale
la rivoluzione del filo di paglia

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