L'editoriale del numero di dicembre di Terra Nuova ci ha ispirati per il post conclusivo di quest'anno.

In molte zone d'Italia è usanza, per la fine o l'inizio dell'anno, dar fuoco a grandi cataste di legna. Dove questa tradizione è molto sentita, viene posto al centro della pira un fantoccio, che sta a simboleggiare il "vecchio", o meglio qualcosa del passato che si desidera lasciar andare. Si tratta di un'usanza antichissima, sembra addirittura ereditata dai Celti.
Di cosa vogliamo liberarci quest'anno con il falò di fine anno? Ognuno ha il proprio elenco di fardelli, dispiaceri e vecchie abitudini da affidare alle fiamme, ma c'è qualcos'altro di cui forse tutti saremo felici di liberarci: il totem di un'economia che sembra pervadere tutti gli spazi della società; un'idea di crescita che non fa i conti con i limiti del Pianeta; la privatizzazione di beni comuni come l'acqua, la terra e la qualità dell'aria; gli ogm e i brevetti sulle piante; tutte le guerre, da quelle più conosciute ai micro-conflitti regionali meno noti; la morte per fame e malnutrizione; la Tav e il ponte sullo stretto di Messina; la violenza sui bambini e quella sulle donne.
La lista potrebbe allungarsi all'infinito. Elencare tutte le cose che non vanno è relativamente facile, e sopratutto non costa niente. Più difficile è smascherare le nostre responsabilità, ovvero diventare consapevoli di come le nostre piccole scelte quotidiane rendono possibile proprio quello che a voce critichiamo.

Va bene dunque buttare nel fuoco tutte le cose che non ci vanno, ma forse il primo fantoccio da dare alle fiamme è quell'omino grigio o quella donnina grigia che ci portiamo dentro, che come nella favola di Momo ci succhia il tempo e impoverisce le nostre vite.
L'invito che rivolgiamo a chi si trova a passare di qui è di utilizzare gli ultimi giorni del 2012 per fermarci un po' e guardarci dentro. Osservare con benevolenza, ma determinazione, quello che non va nella nostra vita. Con un po' di attenzione potremo individuare i numerosi "nemici" che albergano dentro di noi. Siamo troppo abituati a cercare "nemici" fuori di noi. Quelli li conosciamo bene, sono su tutti i giornali. I nemici dentro sono più subdoli, si nascondono nelle pieghe della coscienza. Si  muovono con passo felpato. Sono le resistenze, le chiusure e le paure che ci impediscono di incontrare la nostra vera essenza e quanto di vero c'è negli altri. È quella speciale forma di miopia che ci fa confondere la luna con il dito, il mezzo con il fine, il treno ad alta velocità con il viaggio.
Ecco, può essere questo un modo per dare un senso nuovo all'antico rituale del falò di fine anno: bruciare insieme all'anno vecchio tutto ciò che di vecchio, nel senso di "non più utile", ci portiamo dentro, con la consapevolezza che per lasciare andare definitivamente la zavorra bisogna rinunciare a una parte di noi stessi.

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La prima volta che ho sentito parlare del 2012 è stata ad una conferenza scientifica nel 2002. Cosa si prevedeva sarebbe accaduto da un punto di vista geologico ci fu spiegato in termini, appunto, scientifici.

In questi anni, film, documentari, libri, talk-show hanno trattato di questo argomento e si sa, quando tutti parlano di qualcosa è facile che questa venga manipolata. Ma c'è anche una parte di verità. Il 2012 non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo, inteso non come la realtà geografica, geologica, biologica, ma proprio ciò che la parola mondo significa in latino, cioè sistema.
Il sistema ad un certo punto crolla.

La passione per la fine del mondo può essere letta in chiavi diverse, tra cui l'arroganza di vivere un tempo unico, irripetibile. Un'altra chiave più simbolica, è la necessità, il bisogno di un cambiamento radicale, l'affermazione di un nuovo paradigma che veda l'emergere di un mondo più sostenibile. E quando si parla di cambiamento inevitabilmente si presentano due "opzioni": lavorare per il cambiamento personale (individuale, non individualista) o per quello della società.

Di una cosa sono certa, se voglio rispondere a "come voglio che sia il mondo" dovrò prima ritrovare chi sono io. Per farlo bisogna staccare questo io dal soggetto collettivo ed essere disobbedienti. Non nel senso comune del termine, ma nel senso di non seguire più gli schemi di pensiero convenzionale.

Piuttosto porsi delle domande ed ascoltare cosa dice la propria intuizione, la propria sensazione, ricordandosi che le prime domande sono ancora quelle del soggetto collettivo. Perciò rispondere umilmente con un "non lo so", "non capisco" va bene, almeno all'inizio. Poi ci si comincia a divertire, perché la maggior parte delle risposte arriva nei modi più strani: da una frase di un libro, sentendo due persone che parlano in autobus… oppure in sogno. Ad ogni modo, la risposta arriva come se "qualcuno" ci sentisse. Questo "qualcuno" è l'Io che ognuno È.

Tornando al cambiamento, solo chi è ancora immerso nel soggetto collettivo non si è reso conto di quando è già cambiato e continua a cambiare. Parlo soprattutto di quelle realtà che mi piace chiamare "differenziate", come ecovillaggi e monete locali alternative.

Alla base di tutto questo c'è una cosa tanto importante quando bellissima: la libertà interiore nel progettare. Questa libertà non richiede approvazione perché è una continua scoperta. E la cosa interessante del progettare è che nessuno ha ragione. È come nel brain-storming: tutte le idee che si buttano giù hanno lo stesso valore.

Chi decide se un'idea è intelligente o meno è la razionalità. Se ci lasciamo guidare dall'intuizione, invece, non dovremo decidere un bel niente: la risposta si renderà manifesta. Quanto vogliamo metterci in gioco è la decisione da prendere. Si tratta di disponibilità, non di chissà quale battaglia. La disponibilità che abbiamo nei confronti di noi stessi è direttamente proporzionale a quella verso gli "altri". Che sia una disponibilità utile, è essenziale; l'utilità sarà anch'essa "decisa" dall'intuizione.

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Quando accende il segno del Sagittario, il sole vola ormai verso il solstizio d'inverno: è la notte più lunga dell'anno. È un sole che vola basso sull'arco dell'orizzonte, un sole quasi notturno, sotterraneo. I nostri antenati simboleggiarono la sua parabola con una freccia scagliata da un mitico arciere, un Centauro, metà animale e metà spirito. Un po' come gli umani, essi anch'essi tra terra e cielo, proiettati evolutivamente verso il loro sole interiore: il loro Sé.

Perché la freccia della nostra consapevolezza centri questo bersaglio, ci vuole un segno "amaro". Una qualità, secondo gli alchimisti, del Sagittario. Nessun gusto può competere con l'amaro nel poterci dare una scossa, svegliarci alla percezione del nostro esserci, riportarci alla coscienza di noi stessi.

Non a caso la pianta prediletta dal Centauro, tanto da prenderne il nome, è una piantina erbacea molto amara in tutte le sue parti: la Centaurea minore. Sotto il cielo del Sagittario, anche la vegetazione è ormai entrata nella sua fase notturna, sotterranea; un calore moderato brucia allora lentamente i cascami vegetali fino a calcinarli, a scomporli nei loro elementi essenziali, nei loro sali monetali. I nativi d'America chiamano infatti questa fase dell'anno "la luna del fuoco di braci sotto la cenere".

Secondo l'astrologia, nella corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, al Sagittario spetta dunque il fegato, l'organo il cui calore moderato è deputata alla scomposizione del cibo nei suoi elementi nutritivi essenziali, per liberarne l'energia con cui sintetizzare nuova vita.

Quando, dopo un lauto pranzo, sentiamo che "ci sta bene un amaro", più o meno consapevolmente avvertiamo il bisogno di favorire un'azione tipica dei principi amari: stimolare una buona digestione, corroborare le attività epatiche e metaboliche. Si tratta per l'appunto delle proprietà medicamentose di cui è dotata la Centaurea minore, indicata per inappetenza, pigrizia digestiva, congestioni epatiche, insufficienza biliare, costipazione. Si usa a tale scopo la sua tintura madre: 30-40 gocce in mezzo bicchiere d'acqua 2-3 volte al dì, lontano dai pasti. Conviene però evitarne l'uso in casi di gastrite dovuta a un'eccessiva produzione di succhi gastrici, in presenza di ulcera gastroduodenale e in gravidanza.

Gli amari, come abbiamo accennato, insieme alle funzioni metaboliche tonificano e corroborano anche quella consapevolezza del nostro esserci, quella percezione del nostro Sé che, come riconosce la psiconeuroimmunologia, è la base psichica del sistema immunitario, quello che ci difende dalle aggressioni esterne.

Non c'è da meravigliarsi, dunque, che il dottor Bach consigli proprio il Centaury, il suo rimedio floreale tratto dalla nostra piantina, a coloro che avendo un insufficiente contatto con il loro sé, cercano una propria identità attraverso il riconoscimento degli altri. Servizievoli e sottomessi nei loro confronti, pur di ottenere quel riconoscimento che da soli non riescono a darsi, rischiano a volte di farsene invadesse o addirittura schiavizzare.

Centaury, assunto nella misura di 4 gocce sotto la lingua per almeno 4 volte al dì, aiuta a recuperare e a vivere il valore della propria particolare individualità, a imparare anche a dire no agli altri quando ciò significa dire sì a se stessi.

Edward Bach da la seguente descrizione di una persona Centaury:
"Persone gentili, silenziose, buone ed estremamente ansiose di servire gli altri. Esse abusano delle proprie forze in questo intento e il loro desiderio di aiutare gli altri cresce a tal punto da farle diventare più dei servitori che non degli aiutanti volonterosi. La loro naturale bontà le porta a fare più di quanto sia necessario e così facendo magari trascurano la propria particolare missione di vita". E recita anche: "Dobbiamo stare in guardia quando aiutiamo chicchessia, che il desiderio di farlo provenga dal nostro Io Superiore e non sia un falso senso del dovere frutto della suggestione o persuasione di qualcuno con una forte personalità." 


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Erbario della Salute
Ferdinando Alaimo
Erbario della Salute
Aam Terra Nuova Edizioni
Voto medio su 2 recensioni: Buono
Erbario della Salute: una rassegna accurata delle 40 piante più efficaci del nostro clima, che tutti possono raccogliere e utilizzare.

L'autore, con una lunga pratica in erboristeria, conduce per mano il lettore alla scoperta delle qualità curative ed energetiche di queste nostre preziose "alleate", illustrandone non solo l'impiego terapeutico, ma anche l'utilizzo nella difesa delle piante da appartamento e da orto, e nella cura degli animali domestici.

Per ogni singola pianta, il libro riporta una scheda dettagliata, corredata da foto e disegni, dove oltre alle indicazioni utili per facilitare il riconoscimento delle singole specie, sono illustrate le modalità e i tempi di raccolta, l'impiego e le varie forme di preparazione: infusi, decotti, tinture madri, oleoliti...

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