Preferire il prodotto 100% italiano non solo è una questione di principio, ma una scelta etica, ecologica e di salute che si intreccia anche al gusto.

L'Italia ha una produzione annuale di circa 500 mila tonnellate di olio extravergine di oliva, ormai scavalcata dall'importazione (583 mila tonnellate nel 2011), la cui costante crescita rischia di sconvolgere l'olivicoltura nazionale. "Almeno la metà dell'olio extravergine imbottigliato nel nostro Paese non è italiano e probabilmente neppure vero extravergine" ha dichiarato Giuseppe Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia). L'olio straniero viene miscelato alle produzioni nostrane o spacciato come made in Italy all'insaputa dei cittadini-consumatori.

L'inganno si capisce dai numeri che non tornano: ogni anno si vendono tra le 800 e le 900 mila tonnellate di olio solo apparentemente italiano, mentre la produzione degli oleifici, come abbiamo visto, non supera le 500 mila. A causa delle falsificazioni, che hanno trovato spesso copertura anche in funzionari preposti al controllo, il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva italiano è crollato del 15%.

Dietro una bottiglia d'olio c'è la cultura di un paese agricolo come l'Italia, ci sono i lavoratori stagionali impegnati nella raccolta, i frantoi tradizionali. Ma c'è anche un paesaggio da salvaguardare. Continuare a coltivare gli ulivi in territori terrazzati, come quelli che vanno dalle Cinque Terre al Gargano, significa  proteggere il territorio da abbandono, frane e alluvioni. Significa salvaguardare i paesi dipinti da Leonardo, o Piero della Francesca. Significa sopravvivere alla globalizzazione. Mentre sul piano nazionale ci assicuriamo un prodotto più salutare.

Per garantire una più alta qualità e salubrità del prodotto italiano, è stata fissata la soglia degli alchil esteri (composti di neoformazione che si trovano nell'olio di oliva a causa della combinazione tra gli acidi grassi liberi e l'alcol metilico) a 50 mg/kg, ben al di sotto del limite eiropeo di 75 mg/kg. Sicuramente non è l'unico parametro per verificare la qualità dell'olio, ma sappiamo per certo che la formazione di questi composti aumenta in conseguenza di fenomeni fermentativi e degradativi di olive di scarsa qualità. Si tratta di una misura che alcuni produttori considerano troppo severa e penalizzante, ma che potrebbe debellare per sempre l'invasione di oli deodoranti, che sono ottenuti con materia prima scadente.

Avete mai sentito parlare di asino nella bottiglia? Già nel lontano 1958 il settimanale L'Espresso documentava una gigantesca frode alimentare che riguardava l'olio di oliva. Secondo la ricostruzione giornalista dell'epoca, il 90% dell'olio d'oliva venduto in Italia conteneva acidi grassi di animali morti, come cavalli, buoi, montoni e asini. Sul caso, per fortuna, intervenne la legge del 1960 che proibì l'olio esterificato per il consumo alimentare. Tuttavia, anche senza l'uso di frattaglie animali, le frodi continuano. La falsificazione più frequente è la sostituzione di extravergine d'oliva di semi a basso costo, a cui si aggiunge un po' di clorofilla sintetica e betacarotene per dare un colore più verdastro e confondere il gusto.
Dal 2009, l'Unione Europea obbliga i produttori ad indicare in etichetta (in Italia già dal 2007 grazie a Coldiretti) la provenienza delle olive impiegate, sempre che di olive si tratti. Perciò, la dicitura «100% prodotto in Italia» dovrebbe attestare che le olive sono state raccolte sul territorio nazionale. Ma la legge non vincola a specificare tutte le altre indicazioni che riguardano le analisi chimiche, le caratteristiche organolettiche o le informazioni sul metodo estrattivo, indicato con le diciture «prima spremitura a freddo» o «estratto a freddo», che tuttavia non ci direbbero abbastanza sulla qualità del prodotto.
Per essere classificato come extravergine, un olio deve avere un massimo di 0,8% di acidità, ma non è questa la cartina tornasole a determinare la qualità del prodotto. È la cura con cui si coltivano, si raccolgono e si conservano le olive a fare la differenza e a determinare la quantità di polifenoli e perossidi presenti in bottiglia. Le prime sono sostanze antiossidanti che si degradano col tempo, ragion per cui, anche se l'olio rimane sempre commestibile, è preferibile consumarlo entro 18 mesi. I perossidi, responsabili dell'irrancidimento, dovrebbero essere invece presenti nelle percentuali più basse possibili, perché indicano il livello di degradazione dell'olio.

L'impiego agricolo di pesticidi è particolarmente insidioso per l'olio, perché le tracce di antiparassitari sono liposolubili e si accumulano con maggiore facilità nei grassi. Nonostante il fenomeno sia assai meno regolamentato fuori dal nostro paese, alcuni studi regionali confermano che insetticidi, fungicidi e altri residui di prodotti fitosanitari, utili a combattere la cosiddetta "mosca dell'olivo", sono spesso presenti anche nei prodotti italiani di tipo convenzionale. [Pesticidi nel Piatto, 2011, 26,1% di residui nell’olio d’oliva]. Per questo motivo si raccomanda di acquistare l'olio da un'azienda agricola che abbia rinunciato ai trattamenti chimici o presso un frantoio italiano che macini solo olive nostrane.


ulteriori fonti
dal sito carabinieri.it
• http://lextravergine.blogspot.it/
• http://www.frantoionline.it/uliveti-e-olio/olio-di-oliva.html

Riportiamo una puntata e il "come è andata a finire" di Report, 10/03/2002 e 09/06/2003
(da allora molto è cambiato...)

  


ecco un'immagine che puoi far girare con le informazioni sull'etichetta e le certificazioni


- aggiornamento novembre 2014 -

una seconda annata non favorevole ha portato quest'anno all'aumento del prezzo dell'olio... qualcuno si preoccupa, qualcuno si insospettisce, qualcuno prova a fare il furbo. è il momento di ripassare qualche tempo fa abbiamo pubblicato un articolo per fare chiarezza sulla produzione dell'extravergine http://www.maninellaterra.org/2012/11/olio-extravergine-oliva.html raccomandandovi di acquistare l'olio da un'azienda agricola che abbia rinunciato ai trattamenti chimici... sono proprio queste le aziende che hanno maggiormente sofferto ma la testimonianza di Primiana Leonardini Pieri dalla Toscana

"Le Macchie News: niente Olio quest'anno...
Così imparo a dar per scontate tante cose.
Abbiamo scelto di non compiere alcun trattamento, nè chimico nè biologico nè organico quando, a giugno, ci siam resi conto che la mosca dell'olivo e altri insetti erano così numerosi da mettere a rischio la fruttificazione. Perchè?
- meglio niente che veleno
- speranza che forse non sarebbe andata così male
- trattamenti organici (macerati, preparati omeopatici, ecc.) avrebbero richiesto numerosi passaggi col trattore (almeno 15) e l'atomizzatore, con un enorme dispiego di energia (gasolio, tempo, soldi)
Risultato: la cascola delle olive ha preceduto i tempi di raccolta.
Gli alberi dimostrano tuttavia uno stato sanitario e vegetativo buono.
Adesso rifletto su cosa potremmo fare di diverso per proteggerci da eventuali altre stagioni come questa, e la mia attenzione và alla cura del substrato erboso e alla ricerca di un minifrantoio che possa permetterci la frangitura in autonomia anche di piccole quantità di olive, così da salvare anche la fruttificazione residua. Vedremo.
Intanto, ringrazio il cielo che api, ortaggi, erbe aromatiche, viti e alberi da frutto stan bene, con tutto il bosco intorno.
Un abbraccio."

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Comincia oggi la settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre). Per molti sembra impossibile non produrne e allora ecco alcuni suggerimenti. Come sempre si tratta di fare attenzione alle nostre scelte e azioni quotidiane, noi non vorremmo mai vivere in una discarica, eppure stiamo trasformando in discarica la terra, questa meravigliosa terra che ci nutre costantemente.



• Preferisci prodotti con poco imballaggio - Ci sono prodotti in cui gran parte dell’imballaggio è utilizzata per scopi promozionali o di marketing,che è inutile per il consumatore ma che a volte può incidere significativamente sul prezzo.
• Preferisci prodotti concentrati - Diluendo in acqua i prodotti concentrati riduci notevolmente il volume dell’imballaggio e al momento dell’acquisto non paghi il costo dell’acqua, del maggior imballaggio e dei trasporti ad esso associati.
• Preferisci prodotti “formato famiglia” - Sono più convenienti dei prodotti monodose e sono caratterizzati da un volume di imballaggio inferiore per unità di prodotto rispetto alle confezioni più piccole.
• Preferisci prodotti con contenuto ricaricabile - Ogni volta che utilizzi una ricarica (refill) per un prodotto risparmi all’ambiente un imballaggio molto più voluminoso da smaltire, senza contare che questi prodotti sono spesso più economici.
• Scegli imballaggi costituiti da un solo materiale - Un imballaggio costituito da più di un materiale non è differenziabile, anche se i singoli materiali che lo compongono lo sono; per questo è meglio evitare l’acquisto di prodotti con imballaggi multimateriale.
• Non abusare di prodotti “usa e getta” - La cultura dell’ "usa e getta" si è molto diffusa nella nostra società, soprattutto per l’apparente economicità e praticità. Non vengono però spesso considerati i costi sociali e gli impatti ambientali correlati a un uso non consapevole di questi prodotti (bicchieri, piatti e posate, rasoi, macchine fotografiche, batterie…). Limitandone l’acquisto a situazioni particolari si riduce notevolmente il volume dei rifiuti prodotti in ambito domestico.
• Per fare la spesa preferisci... - … ai sacchetti di plastica, quelli di carta o ancor meglio di tessuto che potrai utilizzare per molti anni. Ridurrai il numero di sacchetti di plastica in circolazione, che spesso sono tra i rifiuti abbandonati nell’ambiente e che vengono portati dal vento e dal mare in ogni angolo del nostro pianeta.

Per quanto riguarda i detersivi, in moltissimi supermercati trovate quelli alla spina, basta portare il contenitore da casa. Oppure si possono usare "saponi alternativi" come le noci lavatutto (leggi QUI), la lisciva (di cui parleremo molto presto!) e naturalmente si possono autoprodurre!

Per l'igiene dei bambini potete scegliere i pannolini lavabili e per l'igiene femminile le donne di Mani nella Terra hanno scelto la coppetta mestruale (anche di questo ne parleremo presto!).

A proposito di imballaggio segnaliamo l'evento "Visita guidata: dal packaging al prodotto nudo e crudo" organizzato da il circolo movimento per la decrescita felice di Roma in collaborazione con la Città dell'Utopia https://www.facebook.com/events/304387456341144; e per quanto riguarda l'igiene segnaliamo, sempre a Roma, il workshop di cosmesi naturale https://www.facebook.com/events/458627887512500/.


- Cosa accade se una famiglia decide di vivere a impatto zero?
No Impact Man - DVD
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

Colin Beavan, giornalista esperto di tematiche ambientali per Esquire e New York Times, un bel giorno decide di provare in prima persona cosa significhi vivere in modo realmente sostenibile. Coinvolgendo moglie, figlia in età da pannolino, cane e l'appartamento di New York, si lancia in un anno a impatto zero. La sua esperienza ha fatto scalpore in tutto il mondo ed è diventata un progetto multimediale e interattivo: raccontata prima in un blog tutt'oggi aggiornato http://noimpactman.typepad.com/ - poi in un libro e infine nel film No Impact Man.
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Venerdì scorso, mentre gustavo in compagnia un panino sotto alla grande quercia dell'orto, è emersa una riflessione "tutto ciò che ci piace è sempre scarso". Questa mattina sono stata alla conferenza di Serge Latouche all'Università Roma 3 (leggi l'intervista qui http://www.maninellaterra.org/2012/11/la-sfida-della-decrescita-intervista-serge-latouche.html). Dall'unione di questi due eventi nasce questo articolo.




















La rivoluzione dell'abbondanza

Nelle società contemporanee il concetto di scarsità sembra essere intimamente connesso sia con il concetto di valore (se tutto ciò che è scarso ha valore, ne deriva che tutto ciò che ha valore debba essere necessariamente scarso), sia con quello di sviluppo illimitato. Infatti, il paradigma di uno sviluppo progressivo delle risorse implica il riconoscimento di un'insufficienza di sviluppo nella situazione presente, cioè il riconoscimento di una situazione di scarsità nel "qui e ora" che diviene, in molti casi e sicuramente nel nostro modello di società, la molla in grado di giustificare la necessità di un maggiore sviluppo nel prossimo futuro.

Nella contemporaneità il modello di sviluppo crescente comporta come conseguenza consumi crescenti.
Se continuiamo a produrre automobili, telefonini, computer, oggetti d'arredo, abiti, scarpe, ecc., è necessario che qualcuno acquisti tutti questi oggetti, che ci vengono offerti per le strade, nelle vetrine dei negozi, nelle immagini pubblicitarie, nei discorsi quotidiani… Con tutte le paia di scarpe che possediamo, dove mai potremo andare? Anche se tutto questo potrebbe provocarci piacere, in realtà ci siamo intossicati, esattamente come dopo un pranzo troppo abbondante.

La crisi economica che attraversiamo ha prodotto la quadratura del cerchio, perché improvvisamente non ci sono più le risorse economiche per acquistare tutti questi beni, da cui è sembrato per un attimo lungo decenni che dovesse - o almeno potesse - dipendere la nostra felicità.

Ce lo dicevano in molti, già da decenni, parlando dei danni ambientali che lo sviluppo crescente implicava; ma finché si trattava di insostenibilità ambientale si pensava di poterla ignorare. Ora si è aggiunta anche un'insostenibilità ti tipo economico; questo sembra davvero aver cambiato tutto. E sta ancora cambiando.
Il dato più interessante è proprio quello che dicevamo all'inizio, infatti, nella prospettiva dello sviluppo illimitato (ed anche insostenibile) il focus della nostra  attenzione riguarda ciò che non c'è.
È il riconoscimento della scarsità ad alimentare la macchina dei consumi. Paradossalmente, pur avendo così tanto, addirittura troppo, continuiamo a soffermare la nostra attenzione su ciò che non abbiamo ancora, ma che forse potremmo avere. Che succede se proviamo a sovvertire questa prospettiva? Succede un fatto alquanto singolare: usciamo dalla logica dello sviluppo illimitato, ma al contempo anche dalla logica della necessità di un consumo illimitato. Usciamo così miracolosamente anche dalla logica della scarsità e ci troviamo magicamente in una prospettiva di abbondanza!

In altri termini potremmo scoprire che ciò che abbiamo già, è moltissimo e che non ci servono altre scarpe, altri vestiti, altre case, altri soldi, altre auto, altri cellulari. Ne abbiamo già tantissimi e, ancora meglio, la qualità della nostra vita può essere indipendente dalla quantità di beni che possiamo consumare.

Ma c'è una domanda alla quale dobbiamo rispondere, perché se non (ri)conosciamo cosa e come pensiamo, e quindi come agiamo, non possiamo neanche essere in grado di abbracciare la decrescita e applicarne i "principi", o, almeno, vivere "nell'abbondanza del qui e ora".

Che cosa rappresenta per me il denaro? Potrebbe essere una forza, come una forma di energia circolante nel mondo che può portare benessere a molti, se ben impiegato? Il denaro che ho in mente è un fattore di esclusione o di inclusione sociale? Unisce, o divide? Genera felicità, oppure sofferenza?

Infine, così come è cominciato, questo articolo si conclude con un'altra riflessione, o meglio un invito a riflettere: parlando di ciò che non c'è o non abbiamo, stiamo davvero solo parlando di qualcosa di materiale?

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Serge Latouche,  ex economista e filosofo francese, è considerato il principale promotore della decrescita.

Decrescita: una parola oggi sulla bocca di molti. Uno slogan, una bandiera. Lei, che l'ha tenuta in qualche modo a battesimo, potrebbe declinare per noi i valori sui quali si incardina e le pratiche in cui si articola?
La decrescita è un circolo virtuoso che si articola in otto obiettivi, in un processo che possiamo chiamare delle otto "R". Le prime due delle quali sono certamente "Rivalutare" e "Riconcettualizzare" e questo comporta un rovesciamento del modo di pensare e di apprendere la realtà. È necessario decolonizzare l'immaginario dai valori della società della crescita, che sono la concorrenza, l'appropriazione e la mercificazione dell'ambiente, la velocità, e ritrovare un modo di vivere in armonia con la natura, recuperando il senso del limite.
Questo comporta ovviamente di cambiare i rapporti di produzione: quindi "Ristrutturare" ovvero adattare, in funzione del cambiamento dei valori, le strutture economiche e produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita. Cambiare i rapporti di distribuzione, quindi "Ridistribuire", combattendo le diseguaglianze, garantendo a tutti gli abitanti del pianeta l'accesso alle risorse l'accesso alle risorse naturali, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose a tutti.
È necessario poi "Rilocalizzare" ovvero consumare prodotti locali, sostenendo così l'economia locale. Ogni decisione di natura economica andrebbe presa su scala locale, per bisogni locali.
"Ridurre": l'impronta ecologica, lo spreco, gli orari di lavoro, la tossicodipendenza dalla moda.
"Riutilizzare" superando l'ossessione, funzionale alla società dei consumi, della continua tensione al nuovo; "Riciclare", recuperando tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

«Il "modello di sviluppo" è quello voluto dalla società capitalistica che sta per giungere alla massima maturità. Proporre altri modelli di sviluppo, significa accettare tale primo modello di sviluppo. Significa voler migliorarlo, modificarlo, correggerlo. No, non bisogna accettare tale "modello di sviluppo". E non basta neanche rifiutare tale "modello di sviluppo". Bisogna rifiutare lo "sviluppo". [...] E poiché si dovrà ricominciare da capo con uno "sviluppo", questo "sviluppo" dovrà essere totalmente diverso da quello che è stato.» Come in altri casi, le parole di Pier Paolo Pasolini parlano incredibilmente del e al nostro presente. Perché, a suo avviso, lo sviluppo non può essere sostenibile?
Conosco bene gli Scritti corsari in cui Pier Paolo Pasolini parla della crescita e dello sviluppo. Io credo che anche lo sviluppo sia una parola tossica e che non possa esistere uno sviluppo senza crescita. Lo sviluppo è una trasformazione qualitativa della crescita che è un fenomeno quantitativo. Dobbiamo uscire dalla crescita perché lo sviluppo non è, non è mai stato e non sarà mai sostenibile. È un progetto economico basato sulla crescita infinita e soprattutto è negato dalla realtà naturale della limitatezza del pianeta. Basti pensare che, ad esempio, con un tasso di crescita molto basso, del 3,5% annuo (che è quello della Francia tra il 1949 e il 1959) si ha una moltiplicazione di 31 volte in un secolo, di 961 volte in due secoli e di più di 16.000 volte in tre secoli! E facendo una proiezione di lunga durata, si ottengono cifre inverosimili. Questo dà il sendo di quanto siamo fuori dalla misura.

Per un'abbondanza frugale è uno dei suoi ultimi lavori tradotti in Italia. Come si esce dal circolo vizioso della produzione di beni, bisogno e consumi?
Naturalmente per uscire da un circolo vizioso si deve innescare un circolo virtuoso. E qui torniamo alla proposta delle otto "R", di cui parlavo prima. È necessario innanzitutto ridurre la creazione di bisogni artificiali e per questo dobbiamo lottare, in primo luogo, contro la pubblicità e contro la colonizzazione dell'immaginario che questa ha prodotto e produce. Il fine della pubblicità è renderci insoddisfatti di ciò che abbiamo, per farci desiderare ciò che non abbiamo. E poi, è necessario ridurre il consumo, soprattutto il consumo artificialmente creato e dovuto all'obsolescenza programmata dei beni e degli oggetti. Siamo continuamente indotti a rimpiazzare il computer o il telefono perché non funzionano più, mentre potrebbero al contrario essere riparati [aggiunta Mani nella Terra: non potrebbe essere così anche per le relazioni?], potrebbero essere progettati degli oggetti programmati per durare più a lungo. Bisogna muoversi nella riduzione della produzione di beni, senza ridurre il benessere. Potremmo avere delle lavatrici che invece che durare due anni, durino venti o trent'anni.

Se quella del progresso e della crescita infinita, che assicura il benessere per tutti, è un'ideologia, la filosofia della decrescita felice non rischia di esserne il paradigma speculare? Non sarebbe più opportuno dire che la decrescita è necessaria, che ci attende una fase di impoverimento materiale ma che questo cambiamento non va inteso come un arretramento ma al contrario come una temporanea perdita di equilibrio che può condurci a un approdo più armonico, con le altre culture e con l'ecosistema?
Io penso che non si tratti in realtà di un impoverimento, ancorché materiale. Si tratta piuttosto di arricchirsi diversamente. Si tratta di fare meglio e, se possibile, di fare tutti tutto, ma tutto di meno. Questo si lega ad esempio al problema dell'obsolescenza programmata e soprattutto al tema del risparmio, in primo luogo del risparmio energetico. Bisogna ripensare il modo di vivere e di risparmiare l'energia che è una risorsa limitata e preziosa. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 Kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l'Europa occidentale cinque, anche in Italia c'è un gradissimo spreco di energia, mentre un terzo dell'umanità resta ben al di sotto di questa soglia. Questo spreco va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

La decrescita è una dimensione che non seduce tutti. Alcuni sono liberi di interpretarla mollando tutto, rallentando, dedicandosi ad altri doveri e altri piaceri, altri sono (o si sentono) invischiati nelle pastoie di una quotidianità angusta che non lascia intravedere orizzonti diversi. Per chi ha perso il lavoro il tempo libero non ha molto fascino... È solo una questione di prospettiva?
Decrescita è certamente una parola che può non essere seducente. Ciò a cui dobbiamo pensare è una prospettiva di prosperità senza crescita. Quello della disoccupazione è certamente un problema drammatico, ma non si può combattere la disoccupazione senza uscire dalla dimensione della crescita. È escluso il rilancio dell'occupazione attraverso il rilancio dei consumi, è necessario piuttosto ridurre drasticamente gli orari di lavoro: lavorare di meno per lavorare tutti e questa certamente per gli operai rappresenta una decolonizzazione dell'immaginario molto forte. Non è una cosa facile, ma il progetto di decrescita può creare la speranza necessaria per andare verso una società di prosperità senza crescita, una società di abbondanza frugale.

In qualche modo è come se fossimo alla fine di una "belle époque". Il tempo è circolare e i processi storici e biologici sono fatti di cicli. Abbiamo, a suo avviso, la consapevolezza storica e gli strumenti culturali per essere, come società e come individui, protagonisti e non vittime della decrescita?
Mi piace questa definizione di "belle époque". Io parlo spesso dei "trent'anni gloriosi": le decadi dal 1945 al 1975. Questo periodo è stato una parentesi nella storia umana, un evento eccezionale che ha coinciso con l'apoteosi della società dei consumi. Poi il sistema ha esaurito la sua possibilità di funzionare. In realtà già da alcuni decenni non è più la "belle époque" e siamo in una condizione di forte precarietà. La crisi avrebbe potuto prodursi negli anni Ottanta, ma il sistema ha trovato un modo per salvarsi. Oggi siamo a un bivio e non è più possibile continuare così: tutti cercano di far ripartire, ancora una volta, la stessa logica, ma è un ciclo che si è esaurito. Io non uso mai la parola decrescita per parlare di recessione, che è, semmai, una decrescita forzata e che ci rende quindi vittime e non protagonisti. Penso che noi abbiamo le risorse e gli strumenti per affrontare questa fase: il difficile è rompere con la colonizzazione dell'immaginario in cui siamo immersi. La decrescita è certamente una sfida. È una scommessa, che però vale la pena di fare e che può essere vinta.


L'umanità si trova oggi ad un bivio:
 una via conduce alla disperazione, l'altra all'estinzione totale. 
Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene.
Woody Allen



In ordine cronologico, i libri scritti da Serge Latouche, tradotti in italiano.
Acquistando su macrolibrarsi potrai sostenere Mani nella Terra senza spendere nulla di più!
leggi qui: sostienici acquistando su macrolibrarsi.it
L'Invenzione dell'Economia
Serge Latouche
L'Invenzione dell'Economia
Arianna Editrice

Come Sopravvivere allo Sviluppo
Serge Latouche
Come Sopravvivere
allo Sviluppo
Bollati Boringhieri
Voto medio su 1 recensioni: Buono
La Scommessa della Decrescita
Serge Latouche
La Scommessa 
della Decrescita
Feltrinelli

Breve Trattato sulla Decrescita Serena
Serge Latouche
Breve Trattato 
sulla Decrescita Serena
Bollati Boringhieri

L'Invenzione dell'Economia
Serge Latouche
L'Invenzione dell'Economia
Bollati Boringhieri

Come si esce dalla Società dei Consumi
Serge Latouche
Come si esce dalla Società 
dei Consumi
Bollati Boringhieri
Il Tempo della Decrescita
Serge Latouche,
Didier Harpagès
Il Tempo della Decrescita
Eleuthera Editrice
Per un'Abbondanza Frugale
Serge Latouche
Per un'Abbondanza Frugale
Bollati Boringhieri
Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

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Quando il sole entra nel quadrante dello Scorpione, gli alberi hanno ormai perso le fogli che ora, sotto le piogge di novembre, marciscono al suolo. Sono gli escrementi del mondo vegetale che tornano a concimare la terra. Persefone, la dea della vegetazione, torna ora dal suo sposo Plutone, il re degli Inferi, per essere nuovamente fertilizzata e fecondata.

Sotto il cielo dello Scorpione anche il Noce ha perso le foglie, ma ci offre ancora le sue "noci regali" - karya basilica - come le chiamano i Greci. Questo nome deriva da Kàr, arcaica divinità sorella di Thànathos (la Morte), e del Trapasso. Dallo stesso nome deriva quello di Core o Persefone. Il Noce, dunque, per questo aspetto che ha a che fare col mondo infero, ma per la gioviale munificenza dei suoi frutti ricchissimi di sostanze nutritive è collegato anche con quello supero: i Latini chiamavano infatti questo albero jovis gland o, contraendo i due nomi in uno, junglas, "ghianda di Giove", il re degli dei. Junglas regia è infatti il suo nome scientifico. Il nostro albero ha perciò una natura polare, in bilico tra il mondo super governato da Giove e quello infero dominato da Plutone.

Questa duplice valenza di vita e di morte fa del Noce una pianta atta a simboleggiare i riti di passaggio, come quelli del matrimonio e dell'iniziazione degli adolescenti all'età adulta che, nell'antichità, venivano spesso celebrati simultaneamente quando i giovinetti che accompagnavano gli sposi gettavano su di loro, al posto del riso, grano o noci. Da questo punto di vista non appare strano che tra i fiori di Bach proprio quelli del Noce (walnut secondo la nomenclatura inglese dei suoi rimedi) siano stati indicati per rafforzare il nostro equilibrio psichico nei momenti di cambiamento nelle diverse fasi della vita: pubertà, matrimoni, divorzi, gravidanze, menopausa, viaggi o ache semplicemente il passaggio, sotto il segno dello Scorpione, dalla fase diurna, estiva e luminosa dell'anno, a quella più notturna, invernale e cupa. A questo scopo si assumono sotto la lingua 4 gocce di questo rimedio floreale per almeno 4 volte al dì.

Se i fiori del Noce possono essere utili per affrontare a livello psichico nel migliore dei modi "il mese dei morti", a livello meno sottile, la fitoterapia si è sempre servita delle foglie e dei frutti di questo albero per i medesimi scopi, vale a dire per rafforzare il nostro organismo liberandolo da tossine e scorie e per rifornirlo, contemporaneamente, di preziosi nutrienti.

Nella corrispondenza macrocosmo-microcosmo tra i segni dello zodiaco e le diverse parti e organi del corpo umano, allo Scorpione spettano quelli deputati all'eliminazione delle sostanze di rifiuto e i genitali, insomma i nostri "inferi". Gli estratto del Noce favoriscono le funzioni depurative e curano eventuali disturbi a carico di questi organi, comprese alcune affezioni della pelle, un altro degli organi emuntori attraverso i quali ci liberiamo delle tossine. L'infuso delle sue foglie (10 g in mezzo l d'acqua, 3 tazze al dì) o la tintura madre (30 gocce in mezzo bicchiere d'acqua 3 volte al dì) sono infatti indicati per gastroenteriti, diarrea, gotta e artriti, emorroidi, congestioni linfatiche, dermatosi, eczemi, candida albicans. Per uso esterno (sciacqui, impacchi, gargarismi, irritazioni vaginali ecc.) in caso di afte della mucosa orale, forfora, leucorrea, vulvovaginiti, si preferisce il decotto (40 g in 1 litro d'acqua, bollire per 5-10 minuti).

È interessante notare come il Noce, insieme a queste virtù curative, sia in grado soprattutto grazie ai sui frutti di rifornire il nostro organismo proprio di quelle sostanze nutritive di cui quei disturbi denunciano la carenza. Ad esempio, per quanto riguarda la cute, è ricco di vitamina F, chiamata anche "vitamina della pelle", che ne contrasta l'invecchiamento, ne mantiene l'elasticità, ne impedisce secchezza e desquamazione, e aiuta a rinnovare i tessuti. Il consumo delle noci è anche consigliato per astenie e affaticamento cronico, dato il loro alto contenuto di minerali e vitamine.

- Per saperne di più:
Erbario della Salute
Ferdinando Alaimo
Erbario della Salute
Aam Terra Nuova Edizioni
Voto medio su 2 recensioni: Buono
Erbario della Salute: una rassegna accurata delle 40 piante più efficaci del nostro clima, che tutti possono raccogliere e utilizzare.

L'autore, con una lunga pratica in erboristeria, conduce per mano il lettore alla scoperta delle qualità curative ed energetiche di queste nostre preziose "alleate", illustrandone non solo l'impiego terapeutico, ma anche l'utilizzo nella difesa delle piante da appartamento e da orto, e nella cura degli animali domestici.

Per ogni singola pianta, il libro riporta una scheda dettagliata, corredata da foto e disegni, dove oltre alle indicazioni utili per facilitare il riconoscimento delle singole specie, sono illustrate le modalità e i tempi di raccolta, l'impiego e le varie forme di preparazione: infusi, decotti, tinture madri, oleoliti...


Lo sapevi che puoi usare un frutto per pulire la casa e il bucato?Sono chiamate noci lavatutto, noci del sapone o lavanoci. Sono i frutti della pianta asiatica Sapindus Mukorossi: piccole noci nel cui guscio è contenuta la saponina, una sostanza naturale detergente che si scioglie a contatto con l’acqua calda. È la stessa sostanza che troviamo nel sapone “normale”, ma la grande differenza è che in tale detergente la saponina viene rafforzata con additivi di origine chimica, poco salutari per l’uomo e sopratutto per l’ambiente. Scopri di più in questo articolo: noci lavatutto.

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Sapevi che puoi usare un frutto per pulire la casa e il bucato?

Sono chiamate noci lavatutto, noci del sapone o lavanoci. Sono i frutti della pianta asiatica Sapindus Mukorossi: piccole noci nel cui guscio è contenuta la saponina, una sostanza naturale detergente che si scioglie a contatto con l’acqua calda. È la stessa sostanza che troviamo nel sapone “normale”, ma la grande differenza è che in tale detergente la saponina viene rafforzata con additivi di origine chimica, poco salutari per l’uomo e sopratutto per l’ambiente.

L’uso principale: il bucato
Le noci del sapone vengono utilizzate normalmente per pulire il bucato. Possono essere usate con qualunque tipo di tessuto: ottime per capi di cotone, sono ideali anche per capi di lana o tessuti delicati.
Essendo completamente di origine vegetale non attaccano il filato ma anzi lo rispettano maggiormente di qualsiasi altro detersivo convenzionale. È bene tuttavia tenere presente che le noci di sapone sono naturali, pertanto poco indicate per macchie particolarmente difficili (vino, caffè, residui di cibo incrostato, ecc...). In tal caso è bene aggiungere percarborato di sodio o liscivia. Gli stessi prodotti potranno essere aggiunti di tanto in tanto, per impedire che gli indumenti, con l’uso prolungato delle noci, ingrigiscano.

Facilissime da usare! In ogni confezione di noci lavatutto si trova un piccolo sacchetto di cotone: basterà riempirlo con la dose ottimale di noci, inserirlo nella lavatrice assieme al bucato e fare un normale ciclo di lavaggio. La saponina si scioglie (in modo ottimale a 40° C , ma può essere usata da 30° a 90° tranquillamente), lava il bucato ed eventuali residui formano una barriera protettiva e tensioattiva, esattamente la stessa funzione degli ammorbidenti.

Sono inodori. Se vuoi profumare il bucato basterà mettere nel sacchettino qualche goccia di olio essenziale a tuo piacimento (alla lavanda, alla rosa, ecc…) per avere il bucato profumato secondo le tue preferenze.

Sono riutilizzabili per 2-3 volte e una volta esaurito il loro potere lavante vanno gettate nell’umido.

Dosi consigliate (considerato il lavaggio in acqua con grado medio di durezza):
• bucato molto sporco 8 noci (16 gr circa)
• bucato normale 6 noci (12 gr circa)
• bucato poco sporco 4 noci (6 gr circa)

I vantaggi sono notevoli:
- soldi: 500 gr di noci del sapone ti costano poco e durano a lungo,
- spazio: non avrai più tanti flaconi con tanti tipi di detersivo specifico per i diversi tessuti, ma un unico prodotto per tutto,
- tempo: sono adatte al bucato di tutta la famiglia, anche quello dei bambini più piccoli,
- ambiente: il mondo è uno solo e dobbiamo averne tutti la massima cura!

E non lavano solo il bucato! Il bello delle noci lavatutto, a differenza della maggior parte degli altri detersivi tradizionali, è che sono molto duttili. Con un sacchetto di noci non si lavano soltanto gli abiti, ma un sacco di altre cose!

Il decotto di noci del sapone è un ottimo sistema per utilizzare questi frutti per diversi scopi:
porta a ebollizione mezzo litro d’acqua,
aggiungi 6-8 noci e fai bollire per 5 minuti,
lascia raffreddare l’acqua senza estrarre le noci,
filtra il liquido ottenuto e riponilo all’interno di un contenitore.
A piacimento, aggiungici qualche goccia del tuo olio essenziale preferito.

In questo modo otterrai un detergente di acqua e saponina che potrà essere impiegato:

>> per il bucato a mano: da aggiungere all’acqua della temperatura desiderata,
>> come detergente per mani e corpo: particolarmente adatto a chi ha pelli sensibili o allergie, da usare al posto del bagnoschiuma o del sapone per mani,
>> come shampoo: puoi usarlo puro o mescolato a una piccola parte del tuo shampoo preferito per avere capelli lucidi e puliti. E in più non serve il balsamo!
>> per la casa e le stoviglie: puro o diluito, come detersivo alternativo e naturale per stoviglie, pentole, vetri, ecc…
>> antiparassitario per piante: se diluito e vaporizzato sulle piante, agirà da antiparassitario grazie alle proprietà naturali della saponina,
>> come detergente naturale per fare il bagnetto ai nostri amici a quattro zampe. Anche in questo caso la saponina agirà come repellente naturale per tutti i parassiti.

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