Mani nella Terra

Where the Sun Shines!

Mani nella Terra

Mani nella Terra è un'intenzione che in questi anni ha preso molte forme. Nasce con la traduzione del documentario "Water, the great mistery" e diviene un blog di informazione. Dal 2012 si fa promotrice di corsi ed incontri sulla permacultura, dunque progettazione, agricoltura, bioedilizia, fitodepurazione, alimentazione, ecc. Nel 2016 si dedica a consolidare le relazioni e nel 2017 mette definitivamente le radici in Sabina, a circa 50km da Roma Nord. Qui inizia il progetto CASA...

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Emanuela

"Fare della Terra un Paradiso richiede azione concreta e consapevolezza della nostra responsabilità come custodi." Mani nella Terra, in costante divenire, si manifesta nella persona di Emanuela, che svolge la sua principale attività presso la Libera Scuola Janua, a Roma.
Maestra, dunque, e amante della Natura, vive attualmente con quattro coccolosissimi cani e un gatto: Seiver, Tao, Betty Bim Bam, Mellow, Kyto.

  • emanuela@maninellaterra.org

"Per la Scienza iniziatica, la luce è uno spirito vivo, cosciente, attivo. Direte che l’irradiamento solare non è uno spirito, ma un fenomeno materiale che i fisici hanno studiato molto attentamente. Sì, ma la luce del sole non è che la manifestazione sul piano fisico dello Spirito cosmico tramite il quale l’Universo è stato creato. L’Universo è una creazione della Luce. La Luce è uno spirito, è lo Spirito di Dio stesso. Essa ha creato e alimenta la vita, la vita fisica come la vita spirituale. Più gli esseri umani ricevono e assorbono la luce, più la loro anima e il loro spirito si manifestano come intelligenza, amore, potenza. Per questo si utilizza la parola "luce" dandole una dimensione spirituale. Quando di qualcuno si dice che ha la luce, significa che lo spirito si manifesta in lui."
Omraam Mikhaël Aïvanhov

PRODUZIONI CASALINGHE

Emanuela si prodiga tutto l'anno alla trasformazione dei prodotti. È ormai specializzata nella produzione delle composte, del kombucha e del pane, realizzato con pasta madre (di farro o segale). Tramite la rete, è possibile rimediare golosità senza glutine, conserve, saponi naturali e molto altro!
Consegne a Roma e Monterotondo.

MANGIARE e DORMIRE

Chi desidera trascorrere una giornata in campagna, per godersi l'aria fresca, o visitare le meraviglie del territorio sabino, tra cui la vicina Abbazia di Farfa, può venirci a trovare per una bevanda o un pasto vegano.
E se vi piace godere delle stelle, abbiamo a disposizione una camera con letto alla francese e bagno privato con doccia.

CONDIVIDERE

Siamo felici di condividere la nostra casa. Informaci del tuo progetto e personalizzeremo insieme una proposta adeguata.


Tutto il ricavato viene interamente investito nel progetto. I prossimi passi sono: l'impianto di depurazione, la serra, il solare termico legato alla raccolta dell'acqua piovana.

  • Biografie di Pace: Winona La Duke

    Biografie di Pace: Winona La Duke

    28 settembre 1959: nasce Winona LaDuke, attivista statunitense.
    Figlia di un nativo americano delle tribù indiane del Minnesota e di una ebrea polacca immigrata, laureata ad Harvard in economia ma sempre residente nella riserva di White Earth, Winona fin da giovanissima è stata attiva per la tutela dei diritti della sua minoranza, cercando sempre di accompagnare le rivendicazioni con uno sguardo aperto al futuro. Nel 1989 dà vita a un movimento volto a fare pressione sul governo americano affinché riconsegnasse alle tribù indiane insediate a White Earth la porzione di territorio a loro spettante dagli accordi del 1867. La sua battaglia è stata parzialmente vinta e la terra indiana, ricca di risorse naturali, è tornata ai suoi legittimi proprietari. Negli anni ’90 si impegna in politica con il partito dei verdi; ora lavora a livello internazionale intorno alle questioni legate al rispetto dell’ambiente intuendo che la tutela delle popolazioni indigene va di pari passo con la salvaguardia ecologica del loro territorio.

    il seguente articolo è stato pubblicato sul sito di Terra Madre il 9 febbraio 2012

    Inda-wei mo-ga-na-tuk!

    Ecco come si dice “ciao” nella mia lingua. Sto dicendo “ciao, famiglia”. Ciao, contadini. Siamo molto contenti di essere qui con voi, noi della nazione ojaway, che si trova nella parte centrale del Nord America, tra gli Stati Uniti e il Canada, dove viviamo da molto tempo prima dell’esistenza degli Stati Uniti e del Canada. Sono grata di poter essere qui, insieme con molte altre popolazioni indigene del Nord America, per parlare del rapporto che abbiamo con il nostro cibo.
    Il Creatore ci ha dato il cibo. Ci ha donato il cibo come una medicina, e noi abbiamo un rapporto spirituale con questi doni del Creatore. Ci viene insegnato, inda-wei mo-ga-na-tuk, che essi sono la nostra famiglia, sia che abbiano ali sia che abbiano pinne, sia che abbiano zoccoli o zampe, o che abbiano radici. Fanno parte della nostra famiglia. Noi non siamo migliori di loro e la nostra vita dipende interamente dalla loro. È questo il tipo di rapporto che noi, in quanto Anishinaabe, in quanto popolazione indigena e in quanto contadini, affermiamo durante le nostre feste di Ringraziamento, durante le nostre cerimonie e quando lavoriamo la terra.

    Cinquecento anni fa, un uomo chiamato Cristoforo Colombo partì da questo luogo. Arrivò nel nostro continente in cerca della cosa sbagliata. Egli cercava gli schiavi e cercava l’oro, ma è invece il cibo proveniente dalle Americhe la più grande ricchezza dell’umanità. Questo è il punto della nostra discussione. Ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto che è il cibo ciò che ci unisce. Non importa se parliamo russo, non importa se siamo neri, rossi o bianchi, tutti quanti dobbiamo fare affidamento su di esso. Dalle nostre comunità giunse gran parte del cibo che vediamo qui oggi. Mais, pomodori, patate, cioccolato, arrivò tutto dalle Americhe, così come molte delle varietà di zucca e fagioli che vengono consumate ogni giorno in tutto il mondo. Siamo estremamente grati di far parte della tradizione agricola del mondo.

    Il processo di colonizzazione ha avuto una forte influenza su tutte le nostre comunità, sia che siamo irlandesi, sia che proveniamo dal Kenya, dal Sudafrica, dalla Scozia, o che apparteniamo a popolazioni indigene delle Americhe. Il processo di colonizzazione ci ha allontanati dalla nostra terra, dai nostri insegnamenti, dalla nostra capacità di sostenere il modo di vivere che ci è proprio, si è impossessato delle nostre risorse, delle nostre ricchezze e delle nostre lingue. La politica di far terra bruciata, adottata negli ultimi secoli, viene oggi replicata in molti modi diversi nei sistemi militari di tutto il mondo ed è adottata da multinazionali come la Monsanto. Le nostre comunità nelle Americhe si stanno riappropriando dei propri semi e della propria terra. Io provengo da una riserva indiana del nord-ovest del Minnesota, dove oggi lottiamo per proteggere il nostro riso selvatico, che ci è stato donato dal Creatore – il nostro cibo più sacro.

    Lottiamo per evitare che venga brevettato e per proteggerlo dalla modificazione genetica, e questa lotta, ci siamo accorti, ci unisce ai contadini di ogni altra parte del mondo. Noi sappiamo, come sapete voi, che le forme di vita non appartengono alle multinazionali – ma ci sono state date dal Creatore. E sappiamo anche, come sapete voi, che oggi una delle maggiori minacce a ogni forma di vita è la modificazione genetica, che ha le potenzialità per contaminare i nostri semi più antichi, le nostre più antiche parti della creazione. Sappiamo inoltre, come sapete voi, attraverso le parole di uno dei nostri contadini che è giunto qui con la nostra delegazione dalla nazione Dineh, che l’acqua è per il mais. L’acqua non è per le compagnie minerarie, non è destinata alla multinazionale Bechtel, non è destinata alla privatizzazione. L’acqua è per i membri della famiglia, sia che abbiano ali o che abbiano pinne, sia che abbiano due gambe o che abbiano radici. Terra Madre contribuisce al recupero di queste tradizioni. Siamo onorati di essere qui con i contadini e i mietitori di molte parti del mondo che si sono uniti per dire “Basta. Questo è troppo”.

    Rimarremo sulla nostra terra, rimarremo accanto ai nostri fiumi, accanto ai nostri oceani, e urleremo “Non potete prenderci il nostro sangue”. E attraverso la pratica delle nostre preghiere, del nostro cibo, delle cerimonie e della fatica del nostro lavoro, recupereremo il rapporto con la nostra grande famiglia che constituisce il nostro cibo. E grazie a questa pratica– e all’impegno di oggi, – assicureremo alle nostre generazioni future, sette generazioni a partire da adesso, di avere cibo, di avere la terra e di poter continuare queste tradizioni che ci sostengono da generazioni.

    Wi-guich-miu. Grazie di cuore per il vostro tempo.

  • L'Acqua pura e semplice

    L'Acqua pura e semplice



    […] Siamo fatti per sette decimi d'acqua, come il pianeta blu in cui viviamo, eppure quei sette decimi racchiudono ancora molti misteri. L'acqua forma gran parte dell'ambiente dentro e fuori di noi: perciò, per capire la nostra natura e quella del nostro pianeta, conviene esplorarla a fondo.

    Siamo fatalmente attratti dall'acqua perché con la sua straordinaria semplicità, purezza e trasparenza essa cela e rivela allo stesso tempo le origini e gli scopi misteriosi della nostra vita. La storia dell'acqua e il suo destino si intersecano con il nostro. È la nostra origine, sostiene il nostro presente ed è la chiave per capire il nostro futuro.

    […] Nei suoi comportamenti l'acqua ci svela i principi che la muovono, i suoi "valori morali, che noi, suoi figli, dovremmo sposare: ci istruisce su come vivere in modo sensato e consapevole.

    L'acqua, sempre pronta a cambiare, ad adattarsi, a creare e a trasformare, è la guida migliore che la natura ci offre per capire come riuscire a vivere con saggezza e serenità, come raggiungere una vita sana e realizzata. Prima, però, dobbiamo capire i suoi moti, i suoi turbamenti e i turbamenti che essa fa scaturire in noi, nel nostro corpo e nella nostra mente. Quando avremo compreso come e perché l'acqua c'è e si muove, che cosa combatte e che cosa vuole realizzare, riusciremo a cogliere qualcosa del nostro profondo.

    […] Sotto forma di embrioni e feti viviamo i primi nove mesi di vita come pesci nell'acqua salata del liquido amniotico: ogni singolo individuo scaturisce dall'acqua. Data questa premessa, possiamo immaginarci come il parto compiuto in acqua comporti vantaggi considerevoli per i nascituri, oltre che per le loro madri.

    L'Acqua Pura e Semplice
    Da non perdere
    L'acqua degli oceani è la culla onnipresente in cui si è sviluppata la vita intelligente sulla Terra. […] L'intelligenza è la capacità di avere un comportamento flessibile e innovativo: che cosa c'è di più flessibile dell'acqua?

    […] Con la sua trasparenza, purezza e semplicità, l'acqua ci guiderà in questo viaggio ai confini della realtà


    - tratto dall'introduzione "Alla ricerca dell'acqua perduta" del libro L'acqua pura e semplice, di Paolo Consigli



    Affettuosamente guardò il fluir dell’acqua, in quel suo verde trasparente, nelle linee cristalline del suo disegni pieno di segreti. […] E anche il fiume lo guardava a sua volta, coi suoi mille occhi verdi, bianchi, cristallini, azzurri come il cielo. Quest’acqua lo affascinava: quanto la amava, come le era riconoscente! Udiva il cuore parlare la voce ora ridesta, ed essa gli ripeteva: Ama quest’acqua! Resta con lei! Impara da lei! Oh sì, voleva ascoltarla, da lei voleva imparare! Chi fosse riuscito a comprendere quell’acqua e i suoi segreti - così gli pareva - avrebbe compreso anche molte altre cose, molti segreti, tutti i segreti. - Herman Hesse, Siddartha

  • Felice furto di patate

    Felice furto di patate


    Anche questa volta l'istrice ha avuto la meglio.
    Nonostante la rete metallica interrata per una trentina di centimetri, nonostante i paletti di legno conficcati a terra, nonostante i secchi, gli attrezzi e gli oggetti colorati che avrebbero dovuto spaventarlo, è entrato nuovamente nel campo a far razzia delle nostre tanto sudate patate. È un fatto che sta accadendo a tutti nella zona.


    L'istrice fa un buco vicino alla rete e passa sotto senza problemi, poi, una volta dentro, mangia qualche patata da una pianta, qualcuna da un'altra e altre ancora le mordicchia; inoltre, nello scavare, distrugge quelle vicine.
    L'istrice, naturalmente, non si accontenta di una sola incursione. Una volta che ha individuato il tuo orto, infatti, torna metodicamente a farti visita, a volte con tutta la famiglia. Da noi veniva un paio di volte al mese, distruggeva tre o quattro piante e se ne andava.

    Quando è il periodo, in paese non si parla d'altro. È già passato da te? Non ancora? Arriva, arriva, vedrai che arriva. A dire il vero sono tutti molto arrabbiati e giurano che se lo beccano lo fanno fuori. Alcuni, poi, sono ancora più ossessionati di altri. Il mio vicino, ad esempio, le ha tentate tutte e quando ha capito che con l'istrice non funzionavano neanche le trappole (che io regolarmente gli disattivavo) si è dato per vinto.

    È vero che anch'io sono abbastanza infastidito dall'essere rapinato, ma non posso fare a meno di provare un sottile sendo di soddisfazione e di piacere mentre immagino che un animale selvatico penetra in un campo fortificato e prende il cibo per se e per la sua famiglia. È vero che io faccio parte della comunità umana, è vero che le patate mi servono per vivere e me le devo difendere, ma è anche innegabile che una parte di me tifa per l'istrice.

    Durante le passeggiate notturne ne ho visti alcuni e mi sono documentato, sono animali stupendi e pacifici, scavano lunghissime tane sotterranee con diverse uscite di sicurezza e diverse "stanze" imbottite di foglie e muschio per quando arriveranno i piccoli. Nonostante l'aspetto goffo, poi, amano tantissimo giocare, rincorrersi, saltare. Loro che ne sanno della proprietà e dell'agricoltura, in fondo sono qui da sempre e, da sempre, scavano alla ricerca di cibo. Il minimo che possiamo fare è comprendere che la terra è di tutti, e che se vogliamo condividerla davvero dobbiamo tener conto che è abitata da un piccolo popolo che ne ha bisogno quanto noi.

    Abbiamo calcolato che l'istrice, alla fine, si porta via circa il venti per cento del raccolto di patate. Ne terremo conto, ne pianteremo di più e così ce ne sarà per tutti. E cos'è un po' di lavoro in più in cambio della loro presenza, del fatto di sapere che loro ci sono, che popolano le notti del nostro campo?

    - Tratto da Opinioni di un vegan, libro autoprodotto da Troglodita Tribe
  • Sotto il segno della Vergine: prugno e mirabolano

    Sotto il segno della Vergine: prugno e mirabolano


    Dopo la fantasmagoria di fiori e frutti portati a maturazione dal sol-Leone, il ciclo riproduttivo delle piante si è concluso. Ora Demetra, la dea della vegetazione, deve lasciar andare il seme, la figlia Persefone. La madre, tornata vergine, deve lasciare che Persefone scenda nelle profondità della terra perché Ades, dio degli inferi, la fecondi per una nuova generazione. I nostri antenati simboleggiarono con una Vergine questa fase del ciclo vegetativo, e con Mercurio questo tipo di energia pragmatica e razionale, tutta al servizio della sopravvivenza della specie.

    Per le piante questo lasciar andare il seme, questo distacco da una parte di sé, dal figlio, è naturale. Per gli umani è spesso fonte di sofferenza: Demetra è piena di tristezza e disperazione per la perdita della figlia, e lo sarà finché Mercurio non la convincerà che questa separazione è necessaria per la sua stessa sopravvivenza. Nel corpo umano questa funzione la esercita l'intestino, assorbendo il nutrimento ed eliminando le scorie. Ma a volte il senso del possesso, la paura di lasciar andare qualcosa di noi, di perderne il controllo, pul renderci difficile perfino l'evacuazione delle feci.

    Sotto il cielo della Vergine, il Prugno (prunus domestica) non esita a offrirci i suoi frutti deliziosi. Quando le mangiamo, esercitando la naturale discriminazione tra la polpa del frutto (utile per noi e ormai inutile per la pianta) e il seme (inutile per noi ma utile per la pianta), le prugne ci possono convincere a lasciar andare ciò che per noi è superfluo e dannoso, ma forse è utile al resto del mondo. Ci aiutano a essere meno stitici in molti sensi.
    In senso somatico, le prugne sono apprezzate da sempre come un buon lassativo, ma non solo: consumate fresche, grazie agli acidi organici, ai minerali e alle vitamine di cui sono ricche, sono anche indicate per reumatici, gottosi, arteriosclerotici e astenici. Se ne può usare a questi scopi anche il succo: 2-3 bicchieri al giorno prima dei pasti.

    In senso psichico, il dottor Bach consiglia i fiori di un'altra specie di prugno, il Mirabolano (prunus cerasifera), per coloro che hanno una paura tale di perdere il controllo del loro cosmo da temere di finire nel caos della follia. Il Mirabolano si è caricato nel corso dei secoli di questo simbolismo poiché è stato usato dai contadini per delimitare con le sue siepi il colto dell'incolto, il civilizzato del selvaggio, il noto dal mistero della foresta, simbolo di tutte le nostre paure ancestrali di ripiombare dal cosmo della ragione nella follia dell'inconscio. Per questo tipo di paure, per imparare a essere meno controllati e più spontanei, si assumono sotto la lingua, per almeno 4 volte al giorno, 4 gocce di Cherry plum.


    - Per saperne di più:
    Erbario della Salute
    Ferdinando Alaimo
    Erbario della Salute
    Aam Terra Nuova Edizioni
    Voto medio su 2 recensioni: Buono
    Erbario della Salute: una rassegna accurata delle 40 piante più efficaci del nostro clima, che tutti possono raccogliere e utilizzare.

    L'autore, con una lunga pratica in erboristeria, conduce per mano il lettore alla scoperta delle qualità curative ed energetiche di queste nostre preziose "alleate", illustrandone non solo l'impiego terapeutico, ma anche l'utilizzo nella difesa delle piante da appartamento e da orto, e nella cura degli animali domestici.

    Per ogni singola pianta, il libro riporta una scheda dettagliata, corredata da foto e disegni, dove oltre alle indicazioni utili per facilitare il riconoscimento delle singole specie, sono illustrate le modalità e i tempi di raccolta, l'impiego e le varie forme di preparazione: infusi, decotti, tinture madri, oleoliti...
  • Parole Contadine - Tempo di vendemmia

    Parole Contadine - Tempo di vendemmia

    All'inizio di settembre si andava a pulire i marroneti: ci doveva essere tanto pulito da poterci trovare un ago! Poi si facevano dei piccoli fossi (le ritenute) in modo che durante la raccolta i marroni non sarebbero rimbalzati troppo lontano. Spesso si trovava anche qualche fungo porcino, così si rimediava anche la cena per la sera.

    Settembre era il mese della frutta: mele, pesche, pere, noci, fichi. Mia madre preparava le "picce", fichi secchi con dentro l'anice: a quei tempi non c'erano le caramelle e queste erano una vera leccornia! Lei faceva anche la conserva di pomodoro, che doveva bastare fino alla primavera seguente, e se non bastava non c'era mica il supermercato!

    In previsione della vendemmia, dal legno di castagno si facevano le cestelle e gli scalei. Ogni sera si andava alla tinaia del paese e si annaffiavano i tini con la pompa per dare l'acquetta alle viti, per farli gonfiare. Dopo quindici giorni, si cominciava a vendemmiare. Partecipava tutta la famiglia: c'era molta allegria e ogni tanto si mangiava un chicco per controllare se era buono...

    Ogni sera si pestava la vinaccia nei tini coi piedi: se uno aveva i reumatismi gli faceva bene, i piedi sporchi poi si pulivano che era una meraviglia! Dopo una decina di giorni era tutto pronto per svinare nei barili: dieci per noi, dieci per il padrone.


    - Tratto da Il libro di Pietro, l'autobiografia di un contadino cresciuto ai tempi della mezzadria.

    Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere



    A settembre i contadini si preparano alla vendemmia, ma con il progresso e la tecnologia tutto è cambiato. "Da contadini mezzadri la vita era un po' triste, però si cantava lo stesso. Ora non si canta più". Sono parole di Pietro Pinti, autore del libro. E probabilmente ha ragione, prima si cantava, e forse si ballava pure... Guarda il video che ti propongo! ;-)



    P.S. Pigiare l'uva coi piedi è un sogno che ho sin da bambina, se qualcuno ha delle conoscenze per favore mi scriva a emanuela@maninellaterra.org grazie!
  • Ritorno a casa, di Vandana Shiva

    Ritorno a casa, di Vandana Shiva

    - di Vandana Shiva, scritto per "La Nuova Ecologia" settembre 2012


    Oikos in greco significa "casa" e si riferisce sia alla nostra casa planetaria che a quei luoghi e spazi, le nostre case, dove viviamo le nostre vite quotidiane. Oikos è anche la radice delle parole "ecologia" e "economia".

    L'ecologia è la scienza della famiglia o della casa, degli ecosistemi e delle specie, dei processi ecologici che rinnovano la vita sulla Terra. L'economia dovrebbe essere la gestione della casa. L'economia ha però smarrito la sua strada e si è separata dall'oikos, nel suo duplice significato di casa planetaria e luogo privato.

    Peggio: l'economia è diventata la ragione per la distruzione di entrambi.

    All'origine dell'economia anti-oikos ci sono due limiti creati artificialmente: il limite della creazione e quello della produzione.

    Il primo presuppone che la creazione abbia inizio con la tecnologia e il mercato, che la natura è materia inerte, che il suo unico valore è di essere materia prima per processi industriali. Il limite della creazione presuppone inoltre che le donne non abbiano intelligenza, né capacità di creare e innovare. Questo limite assume le forme del brevetto su sementi e biopirateria. Un brevetto viene concesso per un'invenzione, istituire brevetti sulle sementi significa negare la creatività della natura.

    Il limite della produzione è legato a quello della creazione. Si basa sul presupposto che se si produce ciò che si consuma, allora non si produce. Dato che la natura ricicla tutto, le capacità produttive della natura scompaiono. Poiché tutte le economie di sostentamento consumano ciò che producono, la produzione si è ridotta a zero. Poiché il lavoro delle donne si basa sul consumo della famiglia di ciò che viene prodotto, allora le donne non sono produttive. Molto spesso ho sentito dire dalle stesse donne "io sono solo una casalinga, non lavoro", anche se sgobbano per cucinare e pulire, accudire mariti, figli e genitori. La categoria della crescita si basa su questo limite, costruito artificialmente.

    Ogni volta che viene tagliata e trasformata in legname la foresta muore, ma l'economia cresce. Ogni volta che una comunità autosufficiente viene subordinata al mercato per vendere ciò che produce e comprare quello di cui ha bisogno, i bambini cominciano a morire di fame e malnutrizione, ma l'economia cresce. Questo spiega perché un miliardo di persone soffre la fame, perché ogni secondo un bambino indiano diventa gravemente malnutrito.

    Il limite della creazione e quello della produzione sono costrutti falsi e sono alla base dell'attuale crisi ecologica ed economica. Sono limiti convenienti per controllare l'economia e la conoscenza, per accaparrarsi risorse, privatizzare beni comuni, vendere una falsa storia di progresso. Ma sono altamente distruttivi per la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.

    Abbiamo bisogno di portare a casa, all'oikos, l'economia per affrontare entrambe le crisi. Per affrontare la crisi ecologica dobbiamo portare a casa l'economia in modo da riconoscere la creatività e la produttività della Terra.

    Quando abbiamo realizzato lo studio sull'impatto ambientale della miniera di calcare nella valle Doon, per conto del ministero dell'Ambiente, abbiamo valutato positivamente le funzioni del calcare come falda acquifera e fonte d'acqua. Lo studio è stato utilizzato dalla Corte suprema per fermare l'estrazione. Se sappiamo che gli impollinatori contribuiscono alla produzione alimentare per un ammontare di 50 miliardi di dollari dovremmo vietare i pesticidi e le colture ogm, che stanno uccidendo api e farfalle.

    Per affrontare la crisi economica dobbiamo sbarazzarci del limite di produzione artificiale, che ci rende ciechi di fronte alle economie viventi che forniscono nutrimento e benessere. Abbiamo bisogno di portare a casa l'economia in modo da riconoscere la creatività e la produttività a livello familiare, delle economie di sostentamento, le economie locali, quelle domestiche. Abbiamo bisogno di portare a casa l'economia dal caos globale che ha creato un'economia finanziaria 70 volte più grande dell'economia necessaria. Abbiamo bisogno di portarla a casa per il benessere di tutto quel 99% che da quo 1% viene escluso da tutto.

    traduzione di Tiziana Finelli


    La ricchezza vera è quella che continua 
    a riprodursi anno dopo anno, 
    come i frutti sulle piante;
     dimenticare come scavare la terra 
    e prendersi cura del suolo 
    è dimenticare noi stessi. 
    Mohandas K. Gandhi


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