La Rivoluzione di Dio, della Natura e dell'Uomo
Da non perdere
Nel suo libro postumo, Masanobu Fukuoka racconta il suo lungo percorso di consapevolezza e osservazioni scientifiche che l'hanno portato a diventare pioniere dell'agricoltura naturale. In questo lungo stralcio, l'autore denuncia la necessità di un'agricoltura a misura d'uomo, invitando i lettori a diventare «seminatori nel deserto».

Quanto segue è quindi un estratto dal suo libro La rivoluzione di Dio, della natura e dell'Uomo. Un libro che andrebbe letto da tutti, non sono da coloro interessati alla coltivazione naturale o alla permacultura...


La vegetazione nelle pianure senza alberi in Europa e in America è già scarsa. Nei paesi asiatici dove si pratica il taglio raso, però, la situazione è ancora peggiore e a malapena si riesce ormai a vedere il verde profondo della giungla. Le montagne sono quasi nude, con tutta la vegetazione strappata e solo alcuni alberelli lasciati qua e là. Gli alberi nelle pianure sono stati tagliati e la terra è stata ripulita per dare spazio ai campi. Con dolore mi sono reso conto di quanto sia diventato povero il suolo sotto la superficie... il deserto si sta facendo largo nella cintura agricola delle risaie.
Possiamo ancora vedere del suolo fertile nelle regioni dove cresce il riso nelle Filippine, in Tailandia e in India. Ma sono preoccupato su quanto a lungo possa continuare la produttività di queste regioni, date le condizioni devastate delle colline delle pianure circostanti. La mia prima preoccupazione è che nell'ecosistema vegetale stiano avvenendo dei cambiamenti senza precedenti come risultato dell'uso dei fertilizzanti e delle sostanze chimiche di sintesi in agricoltura. Vi sono molti casi in cui varietà di piante appositamente migliorate per i prati da pascolo si sono trasformate in infestanti dannose. […]

I danni dell'industrializzazione
Non posso fare a meno di affermare che al momento la meccanizzazione e il pesante uso di fertilizzanti e sostanze di sintesi fanno male ai contadini. Essi sono anche la causa principale della rovina del terreno e dei popoli rurali dell'Asia. È evidente che i metodi di agricoltura e allevamento moderni stanno distruggendo la terra. Il fatto è che, sebbene in apparenza l'agricoltura moderna sembra aumentare la produzione di piante alimentari, di fatto diminuisce la produttività.
Infatti se convertiamo i materiali e il lavoro necessario a produrre riso e orzo in energia e confrontiamo questo dato con l'energia presente negli alimenti prodotti, troviamo che negli ultimi 50 anni è avvenuto un capovolgimento drammatico. Per ogni caloria di energia investita nella produzione di riso negli Stati Uniti 50 anni fa, il raccolto prodotto conteneva 2 calorie. Nei successivi 30-40 anni, i due dati sono diventati equivalenti. "Attualmente ci vogliono addirittura 2 calorie per produrre 1 caloria alimentare!"Da quando è stato scritto questo libro, nel 1992, il dato è molto peggiorato: siamo adesso addirittura a 10 unità di energia consumate per produrne una. […] Oggi come in passato, il metodo dell'agricoltura naturale, che non usa altra risorsa energetica che non sia il lavoro umano, produce e aumenta realmente la produzione. Per fare un esempio facilmente comprensibile, con il lavoro di 20 persone si possono ottenere 600 Kg di riso su 1000 m² di terra, in 10 giornate di lavoro. […]

L'agricoltura moderna consuma più di quanto produce
Gli esperti agricoli credono che se si usano macchine, fertilizzanti e sostanze chimiche di sintesi in agricoltura, la produzione alimentare aumenta. In realtà si sta solo trasformando il petrolio in cibo! In passato il suolo era fertile e con il potere della natura l'energia investita veniva più che raddoppiata con le coltivazioni. Oggi, invece, più si produce e più le risorse della terra vengono erose: ne risulta una produzione negativa. Perciò quello che appare come un aumento della produzione alimentare a livello aziendale o su piano nazionale, si rivela un completo fallimento se visto su scala globale: si trasforma in un programma di riduzione della produzione. Insomma siamo come un polpo contento di ingrassare mangiando i propri tentacoli...
Qui sta la ragione fondamentale del perché i contadini non riescono a far tornare i conti. Le lavorazioni agricole ad alta tecnologia danno l'illusione che anche se la terra perde la sua fertilità e persino in mancanza di suolo, si può continuare a produrre cibo. Ma se il petrolio dovesse scarseggiare anche solo un poco, la produzione alimentare diminuirà immediatamente in modo drastico.
Quando avremo raggiunto il punto in cui per ottenere un'unità di energia alimentare avremo bisogno di 4 volte la stessa quantità in risorse energetiche, come farà l'umanità a rispondere al suo fabbisogno di cibo? Non esiste un metodo per aumentare la produzione alimentare che usi così tanta energia come l'alta tecnologia. Dobbiamo renderci conto che al momento chi controlla il petrolio controlla la fornitura di alimenti e il mondo intero.

Verso una fame globale
Il motivo per cui dico che l'agricoltura naturale è la via principale dell'agricoltura è legato al fatto che la tecnologia moderna è solo periferica, in quanto la sua produzione non solo inganna la gente con false quantità, ma mette in pericolo il futuro della Terra e dell'umanità. Anche in agricoltura, oggi, l'imperativo categorico è aumentare la velocità e far crescere la produttività, ma in realtà con le tecniche di coltivazione intensive non si crea una produzione reale né si guadagna tempo.
Gandhi ha insegnato una via eterna per la vita: contentarsi di una ruota per filare. Se fosse qui adesso, probabilmente si impegnerebbe nella resistenza passiva contro la civiltà moderna. Uomini santi come Gesù e il Buddha sapevano che la civiltà moderna non vale un solo giglio.
I metodi passivi sono stati molto benefici per la terra. Senza fare un granché siamo diventati bravi a fare il pane, ma con le tecniche moderne siamo diventati scarsi a fare la farina: via via che la sua qualità peggiora, diventiamo sempre più poveri. La fame globale si sta avvicinando.
È un'illusione pensare che con i progressi nell'agronomia sia possibile un aumento della produzione alimentare. Le tecnologie che abbiamo sviluppato non fanno altro che tentare di compensare la terra fertile perduta col deteriorarsi del suolo, e il conseguente crollo di produttività.

Stiamo uccidendo il suolo
Su un piano globale, la tecnologia non serve per aumentare la produzione, ma solo per diminuire le perdite. Stiamo uccidendo il suolo con l'intento di salvarlo. La quantità di energia solare che si riversa sulla terra è sempre la stessa, l'energia che la gente può usare è sempre fissa. Gli sforzi per aumentarla quindi sono vani.
L'allevamento moderno e l'industria del pesce, inoltre, hanno difetti fondamentali. Tutti pensano stupidamente che aumentando l'allevamento di animali domestici, di polli e di pesci le nostre diete saranno più ricche, ma in realtà la carne inquina la terra e il pesce il mare.
Considerando le calorie nella produzione e nel consumo, se la gente vuole mangiare uova e latte deve lavorare il doppio che se mangiasse cereali e verdura. Se poi vuole mangiare carne, deve faticare sette volte di più. Questo perché l'attuale allevamento del bestiame è uno spreco di energia e non può essere considerata un'attività produttiva. Inoltre l'ironico risultato è che quanto più cerchiamo di aumentare l'efficienza della produzione allevando razze migliorate e più grandi, tanto più l'efficienza della produzione in realtà diminuisce, la gente lavora di più e la natura si deteriora. L'energia restituita rispetto alla quantità investita è misera: 50% per i polli, 20% per i maiali, 15% per il latte e 8% per la carne di manzo. L'allevamento del bestiame è un lavoro che in termini di energia riduce la produzione della terra a un decimo. La gente che mangia carne consuma dieci volte più energia di quella che mangia riso.

Il rischio degli allevamenti
In Giappone i bovini degli allevamenti sono alimentati con mais coltivato negli Stati Uniti e trasportato via nave, gli animali sono tenuti in gabbia e accuditi da persone che gli danno da mangiare giorno e notte e ne raccolgono gli escrementi. Ma la gente si rende conto fino a che punto sta depredando il suolo del continente americano? Non solo non è economico, è anche distruttivo per la vegetazione su scala mondiale. […]
La superficie di terra necessaria per sopravvivere è 200 m² per una dieta a base di cereali, 600 m² se è a base di patate, 1500 m² se è a base di latticini, 4000 m² se è a base di carne di maiale. Se si utilizzano tutte le calorie dalla carne, occorrono 10.000 m²!
Facendo un calcolo approssimativo, se tutti gli abitanti del mondo mangiassero carne bovina non solo non ci sarebbero margini per l'aumento della popolazione, ma di fatto l'umanità si troverebbe davanti alla morte per fame. Se la dieta fosse a base di carne di maiale, a soffrire di fame sarebbe il 30% della popolazione. Con una dieta a base di patate, la popolazione potrebbe raddoppiare e riuscire ugualmente ad alimentarsi, mentre con una dieta a base di riso potrebbe aumentare di 5-6 volte senza difficoltà.
Se si guarda all'Africa, all'Australia, al Nord America, all'India, al Nepal e al Medio Oriente, risulta evidente che la terra è in rovina a causa dell'intenso pascolo bovino e che la vegetazione sta scomparendo.

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segnaliamo una recensione interessante dai nostri amici di Josaya QUI

per approfondire consigliamo inoltre la visione del documentario Fast Food Nation e di Un Equilibrio Delicato - altri documentari sono disponibili QUI [in continuo aggiornamento!!]

un'altra lettura interessante è il libro "I padroni del cibo"

Sulla pagina facebook, abbiamo creato un album in cui inseriremo immagini e descrizioni relative all'agricoltura naturale e alla Permacultura. Troverete anche estratti dal libro. Buona lettura!!


PER SAPERNE DI PIÙ... PARTECIPA!
Dal 18 al 21 aprile presso Il Casone - Valle dell'Aniene (RM), uniremo i saperi, le competenze e le esperienze di più o meno esperti, tra cui Luciano Furcas!, per realizzare insieme e in allegria un orto in permacultura.

La progettazione in permacultura permette di connettere gli elementi e di avvalersi di tecniche e pratiche prese in prestito da altre discipline.

Un'opportunità di condivisione e partecipazione, nata dall'esperienza unita all'intenzione di Mani nella Terra, degli amici dell'Associazione Culturale Tavola Rotonda e del Movimento per la Decrescita Felice Roma, che riconosce le esigenze del momento e la volontà di apprendere con una modalità che vada oltre l'aspetto teorico e coinvolga i partecipanti, trasmettendo nozioni direttamente sul campo e... dal campo!
Info: www.maninellaterra.org/p/orto-in-permacultura-2013.htmlpermacultura@maninellaterra.org

Altri corsi
- laboratorio pratico di costruzione di un forno in terra cruda
corso certificato di progettazione in Permacultura con Saviana Parodi
Per rimanere aggiornato sugli eventi compila il form qui www.maninellaterra.org/p/eventi.html


Bibliografia di base
(bibliografia permacultura completa QUI)
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potrai inoltre sostenere Mani nella Terra, scopri di più
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Mani nella Terra in collaborazione con Legambiente - foto ©Legambiente Onlus


L'allevamento per la vivisezione Green Hill di Montichiari (BS), da mesi sotto accusa per le condizioni di detenzione degli oltre 2500 cani beagle destinati ai laboratori di tutta Europa, è finalmente sotto sequestro grazie a un esposto alla magistratura presentato da Legambiente e Lav. La Procura della Repubblica di Brescia ha dato alle associazioni denuncianti LAV e Legambiente la custodia giudiziaria dei cani che man mano potranno uscire dall’allevamento per essere affidati a famiglie.

I quattro zampe di Green Hill in cerca di una casa, di amore e tanto affetto sono davvero tanti: circa il 50% dei cani sequestrati sono cuccioli dai tre agli otto mesi, ci sono poi cani adulti (al massimo di tre anni) e fattrici, molte delle quali gravide.

L’obiettivo della Lav e di Legambiente è quello di trovare per ogni beagle, a seconda dell’età, del sesso e delle condizioni dell’animale, la famiglia o le persone più adatte a loro. Al momento viene chiesta anche la possibilità di affidare più cani alla stessa famiglia; inoltre per limitare al massimo lo stress del trasporto del beagle viene richiesta la residenza nel centro-nord o comunque di un’area geografica non troppo distante dall’allevamento bresciano. Ciò non esclude da parte dei residenti di altre parti d’Italia di inviare la propria candidatura. Infine per chi avesse a casa già altri animali, si ricorda che debbono essere vaccinati, sterilizzati e docili con gli altri cani.

Per fare richiesta di affido dei cani della Green Hill è necessario compilare un modulo on line che potete trovare qui: http://www.legambiente.it/sos-green-hill-modulo-richiesta-affido

Ieri sono stati affidati i primi cani, il ragazzo nella foto ha preso una beagle gravida, una scelta difficile che permetterà ai cuccioli di nascere in un ambiente sano e pieno d'amore.

Richiedere l'affido di uno o più dei 2500 beagle è un gesto molto ALTRUISTA poiché chi manda la domanda è consapevole che il cane non gli appartiene, eppure è disposto a prendersene cura, accudirlo e assisterlo... e lui o lei gliene sarà per sempre grato!

Preghiamo le persone interessate all'affido di riflettere sull’impegno che state per prendere e di leggere con attenzione quanto riportato sul contratto di affido che trovate alla pagina della compilazione del modulo qui: http://www.legambiente.it/sos-green-hill-modulo-richiesta-affido - è assolutamente importante NON DUPLICARE LA RICHIESTA!

Una volta compilato il modulo, se il vostro profilo passa la pre-selezione sarete ricontattati: vi chiediamo di avere pazienza, i cani sono molti e abbiamo bisogno di tempo per prendere in esame tutte le richieste. Stiamo facendo del nostro meglio per ottimizzare i tempi e permettere che l'affido avvenga nel più breve tempo possibile, grazie!

oggi saremo disponibili dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18 ai numeri 06.86268330/06.86268344 - chiamate SOLO per domande le cui risposte non sono state esaudite qui o su legambiente.it

p.s. qualora la tua richiesta di affido non dovesse essere accolta, ricorda che ci sono tanti altri splendidi cani che cercano casa e magari proprio te!
leggi tutto...


Sepp Holzer è un personaggio straordinario che riesce a coltivare un'incredibile varietà di cibo, compreso quello esotico, su ripidi pendii a 1500m di altitudine sulle Alpi austriache - un paesaggio dove in genere sono coltivate monocolture di abeti rossi di poco valore. Holzer spiega in che modo usa i principi della permacultura per lavorare con la natura e perché i suoi metodi possono essere usati da tutti noi, nei giardini o nelle fattorie, in città o in campagna.

quanto segue è estratto da Permaculture Magazine n. 67 - traduzione di Romina Rossi

Un paesaggio in permacultura è progettato in modo che tutte le varietà di piante e animali che vivono lì lavorino in armonia l'uno con l'altro. Questo è l'unico modo per amministrare la terra in modo stabile e sostenibile. Tutte le risorse disponibili - che siano sorgenti, laghetti, paludi, promontori, foreste o edifici - vengono impiegate e incluse nel progetto. È importante che le risorse siano usate in modo che sia appropriato per l'ambiente circostante; in pratica ciò significa che le caratteristiche naturali di ogni area devono essere rinforzate e aiutate. Ciò ci garantisce i risultati desiderati e il minor spreco di energia. L'acqua è vita e quindi deve essere trattata con grande cura. Ecco perché cerco di trattenere l'acqua (sia che sia piovana, di sorgente o un deflusso delle acque di superficie) sulla mia terra il più a lungo possibile. Quest'acqua può essere usata in molti modi diversi. Ad esempio, se c'è del terreno bagnato costruisco un laghetto, oppure giardini acquatici o delle zone umide in cui pianto delle orchidee.

Nei terreni asciutti coltivo erbe che preferiscono condizioni di semiaridità come il timo, il timo strisciante, la maggiorana e la salvia. Anche il grano amaranto e gli spinaci della Nuova Zelanda sono adatti a un terreno asciutto e danno dei buoni raccolti. Ma questi non sono che pochi esempi di piante che prosperano in queste condizioni.

Le terrazze sono una parte molto importante del mio sistema di permacultura. Senza terrazze sarebbe impossibile lavorare l'altrimenti improduttiva e a volte inaccessibile terra del Kramenterhof. Con l'uso delle terrazze, che possono anche essere usate come sentieri, posso coltivare persino i pendii più ripidi e ricavarne un utile. Le terrazze permettono anche di usare macchinari di media grandezza. Mi permettono di lavorare un pezzo di terra sostanzialmente più ampio; guadagnare della terra extra è molto importante per i piccoli contadini. Le terrazze aiutano anche a fermare la perdita di prezioso humus che, altrimenti, verrebbe spazzato via. E infine, aiutano a prevenire l'erosione del suolo e forniscono un considerevole contributo alla sua salute e fertilità. Quando si costruisce una terrazza è molto importante ridurre il numero di vicoli ciechi. Se possibile, ogni terrazza dovrebbe formare un'unica cintura di terra, così che le terrazze possano essere lavorate usando meno energie possibili. Mentre costruivo le mie terrazze ho cercato di seguire i principi della natura.

Di regola, non dovrebbero esserci linee rette, angoli o pendii ripidi (con l'eccezione dei letti rialzati). È importante anche sciogliere il paesaggio creando numerose forme e caratteristiche. Ciò aiuta a creare diversi microclimi, che danno alla terra un potenziale di coltivazione ancora maggiore. La creazione di aree umide, siepi, frangivento o letti rialzati in diverse zone permettono di ottenere risultati in condizioni climatiche speciali. In questi posti posso coltivare una grande quantità di piante che altrimenti non sarebbero in grado di sopravvivere.

Le possibilità del paesaggio sono quasi illimitate quando creiamo secondi i dettami della permacultura. Tutto è possibile almeno finché le condizioni del terreno e del suolo lo permettono. I letti rialzati sono usati per coltivare le verdure e i raccolti. I terrazzamenti forniscono una grande area per piantare e accedere agli angoli più nascosti della mia fattoria. Letti e terrazze possono svolgere una moltitudine di funzioni diverse. Per esempio, se la strada o la ferrovia costeggiano la terra, o se c'è una fattoria nelle vicinanze, posso usare i letti rialzati per tenere lontane le emissioni, la polvere, il rumore e i fumi. Posiziono i letti agli angoli della mia fattoria e ci pianto diverse varietà di alberi e arbusti. I letti e la loro rigogliosa vegetazione lavorano con una barriera visiva e proteggono la terra dall'inquinamento. Le piante crescono dentro a una barriera che fornisce anche riparo e un luogo dove vivere insieme a uccelli, ricci e insetti. Le barriere come questa giocano un ruolo fondamentale nell'incoraggiare le colonie di animali e insetti utili. Quando si progettano i letti e i terrazzamenti si dovrebbero rispettare i confini della proprietà e i diritti dei vicini. In questo modo non sorgeranno problemi inutili in seguito. Cerco di seguire le norme il più possibile. Se ciò non viene fatto nella fase di pianificazione o durante la costruzione, successivamente sarà più difficile ottenere i permessi necessari dalle autorità.

Il bestiame (maiali, polli, oche, ecc.) ha un ruolo complementare nel sistema di permacultura e ha avuto la stessa importanza nel corso della storia in molto culture. Un ben pianificato sistema di recinzione mi permette di tenere gli animali sullo stesso pezzo di terra dove si trova il raccolto. Invece di danneggiare la terra con uno sfruttamento eccessivo di pascoli, gli animali in realtà mi aiutano nel lavoro.

Naturalmente, deve essere fatta molta attenzione quando si provocano grossi cambiamenti al territorio. Le condizioni geologiche devono essere prese in considerazione per evitare frane o erosione dei canali. Come risultato, è sempre una buona idea cominciare piano piano e gradualmente acquistare l'esperienza necessaria. Se volete fare subito qualcosa su una scala più larga cercate un aiuto professionale. Al giorno d'oggi, non ho mai visto un pezzo di terra in cui non fosse possibile stabilire e mantenere un sistema di permacultura. Sia che si tratti del più piccolo dei giardini o della più grande delle proprietà, in città o in campagna, i principi della permacultura possono essere applicati ovunque.
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se ancora non l'hai fatto leggi prima l'articolo Resistenza Alimentare

Il mondo moderno industrializzato minaccia l'ambiente naturale in più e più modi. Di queste minacce, e di come porvi rimedio, si discute con passione da anni in vari ambiti.

Ma viene quasi sempre trascurato un fattore fondamentale: l'allevamento di animali per l'alimentazione umana. L'allevamento su vasta scala, sia di tipo intensivo (in grosse stalle senza terra dove gli animali sono stipati, come accade in Italia), sia di tipo estensivo (i grandi ranch degli Stati Uniti, o i pascoli nei paesi del Sud del mondo) è chiaramente insostenibile dal punto di vista ecologico. Lo è stato nel passato, ma ogni volta si sono scoperte nuove terre da sfruttare, e ogni volta è ricominciata l'invasione dei bovini.

Ormai, però, la metà delle terre fertili del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli animali. Per far fronte a questa immensa domanda - in continuo aumento, in quanto le popolazioni che tradizionalmente consumavano poca carne oggi iniziano a consumarne sempre di più - si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale, il polmone verde del pianeta, per far spazio a nuovi pascoli o a nuovi terreni da coltivare per gli animali, che in breve tempo si desertificano, e si fa un uso smodato di prodotti chimici per cercare di ricavare raccolti sempre più abbondanti.

Per consumo di risorse, latte e carne sono indiscutibilmente i "cibi" più dispendiosi, inefficienti e inquinanti che si possano concepire: oltre alla perdita di milioni di ettari di terra coltivabile (che potrebbero essere usati per coltivare vegetali per il consumo diretto degli umani), e oltre all'uso indiscriminato della chimica, vi è la questione dell'enorme consumo d'acqua in un mondo irrimediabilmente assetato, il consumo di energia, il problema dello smaltimento delle deiezioni animali e dei prodotti di scarto, le ripercussioni sul clima, l'erosione del suolo, e la desertificazione di vaste zone.

Alla domanda "possiamo fare davvero qualcosa come singoli per arrivare a un consumo sostenibile?" la risposta giusta è "Certo, non solo, ma quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!". È questa, la via da seguire: modificare le nostre abitudini alimentari per avere un impatto ambientale e sociale molto minore.

Il fattore "cibo" è il più "potente": è stato pubblicato nell'aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology, un articolo di due ricercatori della Carnegie Mellon University "Chilometri-cibo e relativo impatto sul clima delle scelte alimentari negli Stati Uniti"Food-Miles and the Relative Climate Impacts of Food Choices in the United States, Christopher L. Weber, and H. Scott Matthews, Environmental Science and Technology, April 2008.. In esso, gli scienziati spiegano che gli studi sul "consumo sostenibile" offrono ai consumatori un numero sempre crescente di informazioni relative all'impatto sull'ambiente in generale, e sul clima in particolare, delle loro scelte di consumo. Molti di questi studi hanno concluso che l'impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l'energia usata in casa, e i trasporti. Di questi tre fattori, quello del "cibo", cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più "potente", perché:
1. è quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto;
2. ha il maggior livello di scelta personale, perché non dipende dalle normative, dalla disponibilità di mezzi pubblici o di fonti di energia alternative, ecc. Sul che cosa mangiare il singolo consumatore ha pieno potere;
3. si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

Per comprendere meglio quanto appena riportato ti invito a guardare questo documentario:

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- di Vandana Shiva, scritto per "La Nuova Ecologia"

Mentre scriviamo i leader mondiali sono riuniti in Brasile per affrontare, durante il vertice Rio+20, urgenti sfide ecologiche come l'estinzione delle specie, l'erosione della biodiversità e i cambiamenti climatici. Il vertice sulla Terra, che si tenne in questa stessa città nel '92, ha dato vita a due importanti leggi ambientali: la convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica e quella sui cambiamenti climatici. Ci ha dato inoltre i principi di Rio, fra cui quello di precauzione e oò "chi inquina paga". Il mondo è cambiato da allora, non in meglio. La sostenibilità è stata sacrificata per un modello di economia oggi in crisi. Il '95, in particolare, ha visto uno spostamento nei valori che guidano le nostre decisioni insieme a un cambiamento nei confronti di chi è chiamato a prendere tali decisioni: è stato l'anno di istituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che ha introdotto il paradigma del dominio delle multinazionali globali, modificando le strutture di governance e i processi decisionali attraverso gli accordi di libero scambio. I principi di conservazione e condivisione equa delle risorse sono stati sostituiti da avidità, conquista e privatizzazione. Economie e società sostenibili sono stati sostituiti da sistemi di produzione insostenibili e da una spinta a diffondere il virus del consumismo. Il processo decisionale si è trasferito nelle mani delle multinazionali. Le imprese che scrissero le regole del Wto hanno sovvertito le regole ambientali che avrebbero dovuto normare le loro attività commerciali. Hanno sovvertito il trattato sul clima e la convenzione sulla biodiversità.
-"il clima è impazzito!"
-"già... il clima..."
I principali inquinatori, quelli che più hanno contribuito al cambiamento climatico, invece di pagare ed essere regolamentati a livello nazionale e internazionale, stanno costruendo le regole su come affrontare il global warming. L'industria biotech, che ha causato inquinamento genetico attraverso il rilascio di ogm nell'ambiente, sta stabilendo le regole su come gestire la biodiversità e governare la biosicurezza. Ancora: l'obiettivo del trattato sul clima, giuridicamente vincolante, era quello di ridurre le emissioni agli inquinatori storici.


Ma il trattato fu distrutto nel 2009, nel vertice di Copenhagen, da un tentativo di sostituirlo con un accordo non vincolante. Ora gli inquinatori cercano nuove strade per fare soldi e accaparrarsi le risorse. L'obiettivo della convenzione sulla diversità ecologica era quello della conservazione della biodiversità e il suo uso sostenibile e equo. Tale obiettivo è stato sovvertito e sostituito da scambi di risorse genetiche, profitti, privatizzazione. Il protocollo di Nagoya sull'accesso alle risorse energetiche e l'equa condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo limita l'accesso ai benefici che derivano dall'utilizzo delle risorse energetiche alle sole multinazionali, ignorando le comunità locali. Insomma, il commercio sta sostituendo la conservazione ed erodendo i beni comuni. I diritti delle multinazionali stanno erodendo quelli delle persone. Questo cambiamento di valori, dalla conservazione e condivisione allo sfruttamento e la privatizzazione, si giustifica in nome del progresso e della crescita economica. Tuttavia, il paradigma economico per cui la Terra e la società sono stati saccheggiati e distrutti è in profonda crisi. Un cambiamento di paradigma è necessario. E non deve venire da quelli che hanno creato la crisi, ma dai movimenti per la sostenibilità ecologica, la giustizia sociale e democrazia che a Rio+20, nel momento in cui scrivo, stanno proponendo un altro paradigma - centrato sui diritti della madre Terra, delle generazioni future, delle donne, delle comunità indigene e dei contadini. Questa battaglia fra un paradigma distruttivo e un altro emergente di miglioramento di vita sarà certamente l'aspetto più significativo del vertice. Il risultato di questo scontro determinerà il futuro dell'umanità. Nessuno di noi è immune dalla crisi o dalla risposta che ad essa verrà data. Nessuno di noi è solo spettatore. Ogni giorno è un summit della Terra nella nostra vita. E ognuno di noi sta negoziando il nostro destino collettivo.

di seguito l'ormai famoso discorso di Severn Suzuki del 1992
l'avrai sicuramente già visto, ma prenditi altri 7 minuti per riascoltarlo


Dal cielo, il Signore sorride contento, perché questo è ciò che Egli vuole:
che ciascuno abbia nelle sue mani la responsabilità della propria vita.
Paulo Coelho, dal libro Monte Cinque 

PRENDITI CURA DELLA TERRA, ABBI CURA DELLE PERSONE E CONDIVIDI LE RISORSE: è questa l'etica della Permacultura. se anche tu vuoi fare qualcosa, comincia con il partecipare al corso che si terrà a Cagliari dall'11 al 22 Settembre 2012. sperimenta immergendo le tue mani nella Terra ed entra in contatto con essa per il tuo sostentamento e la sua sopravvivenza - segui l'evento su facebook e unisciti al gruppo Mani nella Terra. se non hai facebook, scrivi a maninellaterra.permacultura@gmail.com saremo felici di fornirti tutte le informazioni necessarie! per approfondimenti leggi gli articoli sulla PERMACULTURA.


libri della stessa autrice
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