dalle 20.30 le luci si spengono: un gesto simbolico contro i cambiamenti climatici ma anche l'impegno, concreto, di ognuno sulla strada della sostenibilità. PARTECIPA!

COSA PUOI FARE STASERA
1. Spegni tutte le luci e gli apparecchi elettronici in casa.
2. Cucina qualcosa senza bisogno dell’elettricità.
3. Cena a lume di candela.
4. Fai una passeggiata e scopri i monumenti "spenti". (se ce l'hai, porta anche il tuo cane!)
5. Ammira la lune e le stelle.
6. Chiacchiera con i tuoi amici e familiari intorno ad una candela.
…E se sei in dolce compagnia… Fai l’amore!

Siamo consapevoli che un'ora non basta, ma i nostri gesti quotidiani si. Dal consumo dell'acqua, ai cibi che mangiamo, dalla scelta dei mezzi di trasporto al nostro modo di parlare! Sì! La Terra ha bisogno di gentilezza ed attenzione, esattamente come te quando eri piccolo, perché questo meraviglioso pianeta ha un dono: non invecchierà mai!

 

Risorse
Misura la tua impronta ecologica
Calcola quanta anidride carbonica c’è nel tuo carrello della spesa
Calcola l’efficienza energetica della tua casa
Calcola la tua impronta idrica (in inglese)

guarda il video ufficiale Earth Hour 2012 - scopri gli eventi sul sito WWF
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Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.
Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica. Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Movimenti di emancipazione della donna
L'ordinamento in questione vieta il lavoro delle donne nei due mesi precedenti e nei tre successivi la data del parto, e consente l'assenza dal lavoro, con conservazione del posto, per i sei mesi che seguono l'astensione obbligatoria (legge 30 dicembre 1971 n° 1204). L'indennità di maternità è stata in seguito prevista dalla legge anche a favore delle lavoratrici autonome e delle libere professioniste (rispettivamente legge 29 dicembre 1987 n° 546 e legge 11 dicembre 1990 n° 379).



Tappe principali dell'emancipazione femminile nel mondo

• 1628 Papa Urbano II autorizza le suore dell'ordine delle Orsoline e delle Agostiniane a fondare scuole femminili per ovviare "all'ignoranza delle ragazze e alla corruzione dei costumi". Negli stessi anni, la figlia adottiva di Montaigne, Marie Le Jars de Gournay (1566 - 1645), scrive un Trattato sull'uguaglianza degli uomini e delle donne e uno scritto Lamenti delle dame, che inquadra la sottomessa condizione femminile, anche nei ceti più nobili.
• 1647 In Inghilterra Mary Astell propone la fondazione di un'università femminile (unica possibilità di accesso ad un'istruzione di terzo livello); la proposta però fu bocciata.
• 1785 Sarah Trimmer riesce a fondare delle scuole specializzate di istruzione tecnica, che trovano la loro collocazione alla luce dello sviluppo industriale della Nazione Inglese.
• 1791 In Francia, Olympe de Gouges prepara la "Dichiarazione dei diritti delle donne" (pdf).
• 1832 Ancora in Francia, Marie Reine Guindorf e Désirée Véret fondano il primo giornale femminista, "La femme libre".
• 1835 Nasce in Inghilterra il movimento detto delle "suffragette", perché chiedono che il suffragio, cioè il diritto di voto, sia veramente universale, esteso quindi anche alle donne.
• 1865-70 Due donne inglesi, dopo aver ottenuto di essere ammesse a frequentare l'Università, conseguono la laurea in medicina.
• 1866 Per la prima volta in Europa, precisamente in Svezia, la donna viene ammessa al voto.
• 1871 Nasce in Francia "l'Unione Donne" per iniziativa di Elisabeth Dimitriev, amica di Marx. È una specie di camera del lavoro che si propone di raggruppare le donne secondo le categorie lavorative.
• 1900 Viene approvata in Francia una legge che permette alle donne di esercitare la professione di avvocato.
• 1920 Jean Tardy è la prima donna a prender parte in un ministero, il Ministero del Lavoro.
• 1947 Viene eletta la prima donna Ministro della Francia: Madame Poins - Chapuis, che assumerà il dicastero della Sanità Pubblica. Nel 1945 le francesi avevano ottenuto il diritto di voto.
• 1963 Valentina Tereshkova, russa, è la prima donna astronauta lanciata nello spazio.
• 1966 Indira Gandhi diventa Primo ministro dell'India; il fatto desta grande stupore, mai fino ad allora, una donna aveva ricoperto questo ruolo.
• 1969 Golda Meir, ucraina emigrata negli Stati Uniti dalla Russia nel 1906, e stabilitasi in Palestina nel 1920, diventa Primo Ministro dello Stato di Israele.



Tappe principali dell'emancipazione femminile in Italia
In Italia la situazione è diversa. Grazie infatti alla intensa vita culturale che ha da sempre caratterizzato il nostro Paese, si sono verificati in modo sporadico atti di avanguardia che non hanno mutato, tuttavia, nel complesso la visione piuttosto arretrata dei ruoli della donna.

• 1678 Lucrezia Cornaro, giovane di vastissima cultura (parla correntemente 6 lingue ed è studiosa di teologia e filosofia), diventa, per incarico della Repubblica di Venezia, la prima professoressa universitaria.
• 1758 La bolognese Anna Morandi, occupa la cattedra di anatomia all'Università di Firenze.
Nei moti carbonari del 1821 si distingueranno le donne chiamate in codice "giardiniere", ma si tratta soltanto di casi isolati, in generale, nelle donne si continua a vedere solo qualcuno da destinare alla cura della casa e dei figli, da tenere lontano dalle attività politiche e sociali.
• 1889 Viene fondato a Varese il primo sindacato femminile che difende i diritti delle tessitrici.
• 1907 Entra in vigore la prima legge sulla tutela del lavoro femminile e minorile. La prima donna italiana, la torinese Ernestina Prola, ottiene la patente per la guida automobilistica. Maria Montessori fonda, nel quartiere popolare di S. Lorenzo, a Roma, la prima "casa del bambino".
• 1908 Anno di fondazione dell'Unione Donne di Azione Cattolica (UDACI), che cerca di opporsi alla laicizzazione della scuola e di promuovere la cultura femminile.
• 1912 Sulla scia della Lega Socialista, nata agli inizi del secolo, si costituisce l'Unione Nazionale delle donne socialiste. Da qualche tempo esule in Italia, Anna Kuliscioff, a fianco di Filippo Turati, lavora per inserire la donna nella vita politica e affinché lo Stato riconosca i suoi diritti. Nel "Primo Congresso delle Donne Italiane", al quale parteciparono tanto le donne cattoliche quanto le socialiste, le ideologie e le mete, però, differiscono troppo fra loro e ciascun gruppo intraprende strade differenti, perseguendo obbiettivi diversi.
• 1918 Nasce la Gioventù Cattolica, destinata a formare le giovani dall'infanzia fino ai 30 anni alla vita religiosa e sociale.
• 1931 Il Fascismo abolisce tutte le associazioni cattoliche e solo dopo la ferma presa di posizione di Pio XI, permetterà loro di vivere a condizione che esse abbiano solo uno scopo religioso. Tuttavia la seconda guerra mondiale, assai più della prima, porterà la donna, ad occupare anche posti di grande responsabilità civile considerati fino a quel momento soltanto "maschili" ottenendo non di rado risultati anche migliori. L'apporto dato dalla donna alla Resistenza è stato spesso insostituibile.
• 1945 Nascono il Centro Femminile Italiano (CIF) che si propone di ottenere la ricostruzione della Patria, devastata dalla guerra e impoverita già precedentemente dalla politica ambiziosa di Mussolini, attraverso la giusta valorizzazione delle risorse femminili, e l'Unione Donne Italiane (UDI), propaggine del Partito Comunista, che si propone di coinvolgere attivamente le donne nella vita del Paese. Anche in Italia dopo Svezia (1866), Finlandia (1906), Norvegia (1909), Danimarca (1915), U.R.S.S. (1917), Inghilterra (1918), Stati Uniti (1920) e Francia e Turchia (1945) fu riconosciuto alle donne il diritto di voto.
• 1950 Viene emanata la prima legge che garantisce la conservazione del posto di lavoro per la lavoratrice madre.
• 1951 Angela Cingolani, democristiana, è la prima donna sottosegretario d'Italia.
• 1958 È approvata dal Parlamento, una legge, proposta dalla senatrice Lina Merlin (socialista), in cui si sancisce la chiusura dei bordelli, la legge che aveva lo scopo di eliminare dal Paese la piaga della prostituzione, mostra subito i suoi limiti, infatti la prostituzione dalle famose "case chiuse", si riversa nelle strade, non diminuendo affatto il giro di affari.
• 1959 Nasce il Corpo di Polizia femminile.
• 1961 Le donne possono intraprendere la carriera della magistratura e della diplomazia.
• 1963 Alle casalinghe viene riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità e vecchiaia.
• 1975 Entra in vigore il nuovo Diritto di famiglia.
• 1976 Per la prima volta in Italia una donna, la democristiana Tina Anselmi, assume la carica di Ministro di un settore piuttosto difficile: quello del Lavoro.
• 1979 Leonilde Jotti (comunista) è eletta presidente della Camera dei Deputati italiana. Nel contempo, la francese Simone Weil, è eletta presidente del Parlamento Europeo.


leggi due bellissime poesie dedicate alle donne (1 - 2)
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Il Joint Strike Fighter (F35) è un caccia multiruolo di quinta generazione. Il progetto è faraonico, forse troppo, l’F35 è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con una velocità di crociera subsonica. È ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare, con possibilità di proiezione in profondità. È un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità, da parte dei sistemi radar e di altri sensori e avrà la capacità di operare come parte integrante di un “System of system", cioè un sistema dei sistemi ovvero di una combinazione data da combattimento, raccolta di intelligence, sorveglianza dei teatri e delle aree circostanti, ecc. che interagiscono con i sensori terrestri ed aeroportuali.

L’F35 sarà sviluppato in tre versioni: Conventional Take Off and Landing a decollo e atterraggio convenzionali; Carrier Variant,  per appontaggio su portaerei tradizionali dotate di catapulta; Short Take Off and Vertical Landing, a decollo corto e atterraggio verticale per portaerei.
Il progetto è realizzato in cooperazione da Stati Uniti ed altri 8 partner: Regno Unito (primo livello con partecipazione finanziaria pari al 10%); Italia ed Olanda (secondo livello, con partecipazione finanziaria pari al 5%) e Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca (terzo livello con una partecipazione finanziaria pari al 1-2%). Si prevede la costruzione di 3.173 aerei, dei quali 2.433 sono per gli USA, l’Italia ha deciso di acquistarne 131.

guarda la scheda tecnica.

     Stato capo-progetto
     U.S.A
                                                   2.443
     Primo livello di partecipazione
      10% di partecipazione finanziaria
     Gran Bretagna 
                                                      138
     Secondo livello di partecipazione                         
        5% di partecipazione finanziaria
     Italia
                                                      131
     Paesi Bassi
                                                        85
     Terzo livello di partecipazione
1% o 2% di partecipazione finanziaria
     Australia
                                                      100
     Canada
                                                        80
     Turchia
                                                      100
     Norvegia
                                                        48
     Danimarca
                                                        48
     TOTALE 
                                                   3.173

Un po’ di storia
Per capire meglio alcune cose riguardo il progetto dell’F35 facciamo un piccolo passo indietro cercando di far memoria della storia.
Il Programma EFA, rientrante tra i programmi pluriennali di armamento del Ministero della Difesa realizzati nell’ambito della cooperazione internazionale, è finalizzato alla realizzazione dell’Eurofighter 2000, un velivolo intercettore destinato a sostituire il modello F-104 in dotazione alla nostra Aeronautica. Lanciato nel 1986 con la partecipazione, oltre all’Italia, di Gran Bretagna, Repubblica Federale Tedesca e Spagna, ha visto l’effettivo inizio della prima delle sue cinque fasi nel 1988; secondo le originarie previsioni, la fase di industrializzazione avrebbe dovuto iniziare nel 1993, e le prime consegne dei velivoli prodotti essere effettuate nel 1996. A causa di problemi di ordine tecnico oltre che politico-finanziario, è stato tuttavia necessario un “ri-orientamento” del Programma nel 1994, la fase di industrializzazione è in realtà iniziata nel 1998, e le prime consegne sono avvenute nel 2003.
Questo ha fatto si che l’Amministrazione della Difesa fosse costretta all’acquisizione temporanea di aerei intercettori TORNADO (Gran Bretagna 1994), e successivamente F-16 (Stati Uniti 2001). Per questo la Corte dei Conti è intervenuta più volte per censurare tale progetto che ha visto allungare i tempi di produzione, incrementare i costi sui quali la Corte ha fatto ricadere anche quelli dei Tornado e degli F-16. costati 2000 miliardi di lire pagati attraverso stanziamenti ordinari del bilancio del Ministero della Difesa la cui attività di spesa corrente è stata in tal modo pesantemente ed a lungo vincolata.
Oggi, anche per una incompatibilità economica con l’F35 si taglia la tranche 3B dell’Eurofighter, 25 velivoli rispetto all’impegno di acquisto di 121 velivoli al costo di oltre 18 miliardi di euro. E’ stata anche fatta un’offerta alla Romania per l’acquisto di 24 caccia della prima tranche al costo di un miliardo di euro, per tentare di salvare in parte la tranche 3B. Possiamo quindi tranquillamente dire, come avevamo denunciato sin dal suo avvio, che questo progetto non è stato un buon affare per i contribuenti italiani. Non contenti dell’esperienza dell’EF2000 adesso ci gettiamo a capofitto su un progetto dalle premesse peggiori: il Joint Strike Fighter.


LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI INERENTI (in ordine di pubblicazione):
Taglia le ali alle armi! - Campagna per il disarmo
F-35? l'alternativa conviene!
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come promesso, nei prossimi giorni vi darò tutte le informazioni disponibili riguardanti il cacciabombardiere F-35 e la campagna "Taglia le ali alle armi", ma oggi ho deciso di presentarvi prima "l'alternativa". ognuno di noi ha progetti per il proprio futuro, ognuno di noi ha idee e ognuno di noi ha sicuramente la sua opinione riguardo a cosa si potrebbe fare con 15 miliardi di euro... personalmente - e qui mi metto in gioco - sono attualmente coinvolta in una di queste alternative, e così, oggi che ricorre l'11 anniversario dall'introduzione del Servizio Civile Nazionale nel nostro ordinamento, non posso fare a meno di riportare quanto segue.

innanzitutto, una piccola introduzione.
Come è stato dimostrato da recenti lavori di ricerca di natura economica, se invece che sulle armi si investisse per esempio su sanità ed energie rinnovabili raddoppierebbero i posti di lavoro e aumenterebbe di una volta e mezza lo sviluppo economico in generale. Investire sulle fonti rinnovabili vuol dire uscire dalla dipendenza del petrolio, insieme all’acqua una delle cause principali dei conflitti in corso, e aumenterebbe la qualità della vita. In generale una recente ricerca dell’Università Bocconi commissionata da Science for Peace ha dimostrato come la riduzione di pochi punti percentuali delle spese militari, senza andare ad incidere in maniera significativa sul PIL (anche solo non considerando le alternative di utilizzo di questi soldi), libererebbe diversi miliardi di euro di risorse pubbliche a disposizione per un reimpiego su altri settori. Una recente ricerca dell’Università del Massachusetts ha calcolato che: se investiamo un miliardo di dollari nella difesa abbiamo 11.000 nuovi posti di lavoro; 17.000 se lo impegniamo nelle energie rinnovabili e 29.000 se andasse nel settore dell’educazione.

CON IL COSTO DI 1 CACCIABOMBARDIERE (129 milioni di euro) POTREMMO



CON IL COSTO COMPLESSIVO DI 15 MILIARDI PER 131 CACCIABOMBARDIERI
SI POTREBBE INTERVENIRE SU

ASILI, SCUOLA, UNIVERSITA'
creare 4.500 asili nido comunali nuovi (raddoppiando il numero attuale), con benefici per quasi 
135mila famiglie italiane e la possibilità di creare 40mila nuovi posti di lavoro (costo circa 1miliardo e 500milioni)
mettere in sicurezza 10mila scuole italiane che non rispettano le normative antisismiche, antincendio e di idoneità statica e migliorarne l’ecoefficienza, beneficiando oltre 5milioni di famiglie e la possibilità di creare nuovi 10mila posti di lavoro oltre che salvaguardare quelli a rischio nelle imprese nel campo dell’edilizia e delle ristrutturazioni (costo 5miliardi)
dare 250mila borse di studio per studenti universitari e servizi di edilizia residenziale per 10mila studenti universitari (costo 1miliardo di euro)

LAVORO, REDDITI, WELFARE
• dare indennità di disoccupazione di 750 euro per 10 mesi ai lavoratori atipici (collaboratori a progetto, coordinati e continuativi con monocomittenza, ecc, con contratti dai almeno un annuo e un reddito non superiore ai 25mila euro) che perdono il posto di lavoro: beneficiari 200mila (costi 1miliardo e 500 milioni)
avviare 45mila giovani al servizio civile che porterebbero beneficio - con le loro attività alla comunità - benefici per oltre 1 milione di famiglie e un valore stimato in servizi di circa 650milioni di euro (costi 300 milioni di euro)
• dare servizi e aiuto a oltre 80mila famiglie che devono assistere disabili o anziani non autosufficienti; in questo modo si creerebbero 5mila posti di lavoro nuovi nel campo delle cooperative e dei servizi sociali (costo 700 milioni di euro per il fondo non autosufficienza)

AMBIENTE, MOBILITA'
avviare 500 piccole opere di riassetto idrogeologico del territorio e di prevenzione di calamità, frane, allagamenti, ecc. in caso di maltempo. Oltre che salvaguardare i posti di lavoro a rischio nelle imprese operanti nel campo, si potrebbero creare 20mila posti di lavoro nuovi (costo 2miliardi di euro)
costruire 350 nuovi treni per i pendolari che portano 210mila posti a sedere, con la possibilità di salvaguardare i posti di lavoro delle imprese che operano nel settore (costo 2miliardi di euro)
• sostenere le imprese che operano nel campo delle energie rinnovabili (installazione pannelli fotovoltaici, ecoefficienza energetica) e della mobilità sostenibile attraverso un fondo ad hoc di 1miliardo di euro per l’innovazione e la ricerca e ulteriori agevolazioni fiscali per i consumatori: possibile creazione di 10mila nuovi posti di lavoro e l’installazione di 100mila nuovi pannelli fotovoltaici

guarda anche il video di Peacereporter, F-35 o asili nido? Interventi di Leopoldo Nascia (Sbilanciamoci!) e Francesco Vignarca (Rete Disarmo)

relativamente ai posti di lavoro, vi propongo un breve testo (pdf) scritto da uno dei ragazzi di www.nof35.org, un insieme di organizzazioni e gruppi, per lo più piemontesi e lombardi, che nel 2007 hanno dato vita ad un coordinamento stabile con lo scopo di opporsi all'assemblaggio dei cacciabombardieri F-35 nell'aeroporto militare di Cameri.
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"Taglia le ali alle armi" è una campagna di mobilitazione e pressione da parte dell’opinione pubblica che si pone l’obiettivo di non far acquistare al nostro Paese i previsti 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35 con capacità di trasporto di ordigni nucleari e un costo (di solo acquisto) che si aggira sui 15 miliardi di euro. Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto: il recente annuncio del Ministro Di Paola di riduzione a 90 esemplari non significa nulla poiché nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare completamente questo acquisto (anche perché la proposta ristrutturazione della Difesa deve passare per una discussione parlamentare).

Quello del caccia F-35 è un programma che ad oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro ne costerà - in caso di acquisto di 131 aerei - almeno altri 15 solo per l’acquisto dei velivoli, che potrebbero scendere a 10 miliardi con una riduzione a 90 (il prezzo unitario si alzerà, secondo l’azienda produttrice Lockheed Martin). Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli. ---> LEGGI I COSTI  <---

L’Italia è quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L’esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.


Per questo DOCsubtitles si unisce alla campagna per dire:

NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra
Costituzione

SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione

NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già  passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi  sulle tre tipologie)
SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese

NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia

NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere

La campagna però si pone anche l’obiettivo del disarmo con una forte riduzione delle spese militari al fine di arrivare ad una difesa rispondente al nostro dettato Costituzionale che prevede il ripudio della guerra per la soluzione delle controversie internazionali. Per rispondere alla seconda parte dell’articolo 11 della Costituzione, cioè promuovere le organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia tra le nazioni secondo noi occorre creare corpi di polizia affiancati da corpi civili di pace in ambito sia di Nazioni Unite che di Unione Europea.
L’alternativa, come in tutte le cose c’è, non è vero che se non vogliamo l’F35 non vogliamo difenderci o vogliamo declassare il prestigio del nostro Paese. Dove sta scritto che il prestigio internazionale derivi dallo sfoggiare portaerei e cacciabombardieri, dove sta scritto che l’eccellenza ci deve essere solo in campo militare (perché non in quello sanitario). Ci dicono che dobbiamo rispettare gli impegni internazionali, ma non ce lo dicono quando non lo facciamo per la cooperazione allo sviluppo, dove siamo il fanalino di coda dei paesi donatori.
Ma l’F35 è stato preso di mira anche perché è l’esempio palese di come in nome della “difesa della nazione” si sperperano soldi pubblici che arrivano dalle tasche di noi contribuenti [nel caso di 131 cacciabombardieri si considerano 250 euro a testa l'anno!]. Quindi un discorso che va oltre le questioni della difesa o dell’etica della pace, ma riguardano l’amministrazione del bene pubblico.

Nei prossimi giorni verranno fornire informazioni relativamente a questa scelta poco strategica per la nostra difesa, inutile e costosa. Se quanto scritto in questo primo articolo ti ha già convinto, non aspettare e firma subito per chiedere al nostro Governo un ripensamento sull’acquisto dell’F35!!


ADERISCI
come persona            come associazione

SCARICA IL MODULO DI RACCOLTA FIRME (pdfpotrai inviarlo a segreteria@disarmo.org
N.B. la mobilitazione è una petizione libera di pressione, per cui non essendo una raccolta "ufficiale" di firme non necessita di indicazione dei documenti di identità né la presenza di un autenticatore delle firme stesse.


leggi le altre news direttamente dal sito http://www.disarmo.org/nof35/nof35news 
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DOCsubtitles partecipa all'iniziativa lanciata da Anonymous"operazione marzo nero":



a causa delle continue campagne e contenziosi in materia di censura su internet, come SOPA, PIPA e ACTA, la chiusura di siti come Megaupload con l'accusa di "pirateria" e "Cospirazione" dobbiamo prendere azioni contro compagnie produttrici di film, musica, libri, riviste e altri media. A marzo uscirà il primo rapporto sull'economia.

Non acquistare riviste, giornali. Non scaricare musica (legalmente o illegalmente). Non andare al cinema e non comprare dvd, videogiochi o libri. Non importa quanto lo desideri, aspetta fino ad Aprile!

P.S. SE PENSI CHE QUESTO MESSAGGIO NON TI COINVOLGA, sappi che i proprietari di Megaupload sono cittadini Neozelandesi e il 19 gennaio 2012 sono stati deportati negli USA e processati per un crimine che NON esiste nel loro Paese, a seguito di una legge NON ancora approvata.
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