Quando accende il segno del Sagittario, il sole vola ormai verso il solstizio d'inverno: è la notte più lunga dell'anno. È un sole che vola basso sull'arco dell'orizzonte, un sole quasi notturno, sotterraneo. I nostri antenati simboleggiarono la sua parabola con una freccia scagliata da un mitico arciere, un Centauro, metà animale e metà spirito. Un po' come gli umani, essi anch'essi tra terra e cielo, proiettati evolutivamente verso il loro sole interiore: il loro Sé.

Perché la freccia della nostra consapevolezza centri questo bersaglio, ci vuole un segno "amaro". Una qualità, secondo gli alchimisti, del Sagittario. Nessun gusto può competere con l'amaro nel poterci dare una scossa, svegliarci alla percezione del nostro esserci, riportarci alla coscienza di noi stessi.

Non a caso la pianta prediletta dal Centauro, tanto da prenderne il nome, è una piantina erbacea molto amara in tutte le sue parti: la Centaurea minore. Sotto il cielo del Sagittario, anche la vegetazione è ormai entrata nella sua fase notturna, sotterranea; un calore moderato brucia allora lentamente i cascami vegetali fino a calcinarli, a scomporli nei loro elementi essenziali, nei loro sali monetali. I nativi d'America chiamano infatti questa fase dell'anno "la luna del fuoco di braci sotto la cenere".

Secondo l'astrologia, nella corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, al Sagittario spetta dunque il fegato, l'organo il cui calore moderato è deputata alla scomposizione del cibo nei suoi elementi nutritivi essenziali, per liberarne l'energia con cui sintetizzare nuova vita.

Quando, dopo un lauto pranzo, sentiamo che "ci sta bene un amaro", più o meno consapevolmente avvertiamo il bisogno di favorire un'azione tipica dei principi amari: stimolare una buona digestione, corroborare le attività epatiche e metaboliche. Si tratta per l'appunto delle proprietà medicamentose di cui è dotata la Centaurea minore, indicata per inappetenza, pigrizia digestiva, congestioni epatiche, insufficienza biliare, costipazione. Si usa a tale scopo la sua tintura madre: 30-40 gocce in mezzo bicchiere d'acqua 2-3 volte al dì, lontano dai pasti. Conviene però evitarne l'uso in casi di gastrite dovuta a un'eccessiva produzione di succhi gastrici, in presenza di ulcera gastroduodenale e in gravidanza.

Gli amari, come abbiamo accennato, insieme alle funzioni metaboliche tonificano e corroborano anche quella consapevolezza del nostro esserci, quella percezione del nostro Sé che, come riconosce la psiconeuroimmunologia, è la base psichica del sistema immunitario, quello che ci difende dalle aggressioni esterne.

Non c'è da meravigliarsi, dunque, che il dottor Bach consigli proprio il Centaury, il suo rimedio floreale tratto dalla nostra piantina, a coloro che avendo un insufficiente contatto con il loro sé, cercano una propria identità attraverso il riconoscimento degli altri. Servizievoli e sottomessi nei loro confronti, pur di ottenere quel riconoscimento che da soli non riescono a darsi, rischiano a volte di farsene invadesse o addirittura schiavizzare.

Centaury, assunto nella misura di 4 gocce sotto la lingua per almeno 4 volte al dì, aiuta a recuperare e a vivere il valore della propria particolare individualità, a imparare anche a dire no agli altri quando ciò significa dire sì a se stessi.

Edward Bach da la seguente descrizione di una persona Centaury:
"Persone gentili, silenziose, buone ed estremamente ansiose di servire gli altri. Esse abusano delle proprie forze in questo intento e il loro desiderio di aiutare gli altri cresce a tal punto da farle diventare più dei servitori che non degli aiutanti volonterosi. La loro naturale bontà le porta a fare più di quanto sia necessario e così facendo magari trascurano la propria particolare missione di vita". E recita anche: "Dobbiamo stare in guardia quando aiutiamo chicchessia, che il desiderio di farlo provenga dal nostro Io Superiore e non sia un falso senso del dovere frutto della suggestione o persuasione di qualcuno con una forte personalità." 


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Ferdinando Alaimo
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