• [Consumo Consapevole] Olio ExtraVergine d'Oliva


    Preferire il prodotto 100% italiano non solo è una questione di principio, ma una scelta etica, ecologica e di salute che si intreccia anche al gusto.

    L'Italia ha una produzione annuale di circa 500 mila tonnellate di olio extravergine di oliva, ormai scavalcata dall'importazione (583 mila tonnellate nel 2011), la cui costante crescita rischia di sconvolgere l'olivicoltura nazionale. "Almeno la metà dell'olio extravergine imbottigliato nel nostro Paese non è italiano e probabilmente neppure vero extravergine" ha dichiarato Giuseppe Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia). L'olio straniero viene miscelato alle produzioni nostrane o spacciato come made in Italy all'insaputa dei cittadini-consumatori.

    L'inganno si capisce dai numeri che non tornano: ogni anno si vendono tra le 800 e le 900 mila tonnellate di olio solo apparentemente italiano, mentre la produzione degli oleifici, come abbiamo visto, non supera le 500 mila. A causa delle falsificazioni, che hanno trovato spesso copertura anche in funzionari preposti al controllo, il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva italiano è crollato del 15%.

    Dietro una bottiglia d'olio c'è la cultura di un paese agricolo come l'Italia, ci sono i lavoratori stagionali impegnati nella raccolta, i frantoi tradizionali. Ma c'è anche un paesaggio da salvaguardare. Continuare a coltivare gli ulivi in territori terrazzati, come quelli che vanno dalle Cinque Terre al Gargano, significa  proteggere il territorio da abbandono, frane e alluvioni. Significa salvaguardare i paesi dipinti da Leonardo, o Piero della Francesca. Significa sopravvivere alla globalizzazione. Mentre sul piano nazionale ci assicuriamo un prodotto più salutare.

    Per garantire una più alta qualità e salubrità del prodotto italiano, è stata fissata la soglia degli alchil esteri (composti di neoformazione che si trovano nell'olio di oliva a causa della combinazione tra gli acidi grassi liberi e l'alcol metilico) a 50 mg/kg, ben al di sotto del limite eiropeo di 75 mg/kg. Sicuramente non è l'unico parametro per verificare la qualità dell'olio, ma sappiamo per certo che la formazione di questi composti aumenta in conseguenza di fenomeni fermentativi e degradativi di olive di scarsa qualità. Si tratta di una misura che alcuni produttori considerano troppo severa e penalizzante, ma che potrebbe debellare per sempre l'invasione di oli deodoranti, che sono ottenuti con materia prima scadente.

    Avete mai sentito parlare di asino nella bottiglia? Già nel lontano 1958 il settimanale L'Espresso documentava una gigantesca frode alimentare che riguardava l'olio di oliva. Secondo la ricostruzione giornalista dell'epoca, il 90% dell'olio d'oliva venduto in Italia conteneva acidi grassi di animali morti, come cavalli, buoi, montoni e asini. Sul caso, per fortuna, intervenne la legge del 1960 che proibì l'olio esterificato per il consumo alimentare. Tuttavia, anche senza l'uso di frattaglie animali, le frodi continuano. La falsificazione più frequente è la sostituzione di extravergine d'oliva di semi a basso costo, a cui si aggiunge un po' di clorofilla sintetica e betacarotene per dare un colore più verdastro e confondere il gusto.
    Dal 2009, l'Unione Europea obbliga i produttori ad indicare in etichetta (in Italia già dal 2007 grazie a Coldiretti) la provenienza delle olive impiegate, sempre che di olive si tratti. Perciò, la dicitura «100% prodotto in Italia» dovrebbe attestare che le olive sono state raccolte sul territorio nazionale. Ma la legge non vincola a specificare tutte le altre indicazioni che riguardano le analisi chimiche, le caratteristiche organolettiche o le informazioni sul metodo estrattivo, indicato con le diciture «prima spremitura a freddo» o «estratto a freddo», che tuttavia non ci direbbero abbastanza sulla qualità del prodotto.
    Per essere classificato come extravergine, un olio deve avere un massimo di 0,8% di acidità, ma non è questa la cartina tornasole a determinare la qualità del prodotto. È la cura con cui si coltivano, si raccolgono e si conservano le olive a fare la differenza e a determinare la quantità di polifenoli e perossidi presenti in bottiglia. Le prime sono sostanze antiossidanti che si degradano col tempo, ragion per cui, anche se l'olio rimane sempre commestibile, è preferibile consumarlo entro 18 mesi. I perossidi, responsabili dell'irrancidimento, dovrebbero essere invece presenti nelle percentuali più basse possibili, perché indicano il livello di degradazione dell'olio.

    L'impiego agricolo di pesticidi è particolarmente insidioso per l'olio, perché le tracce di antiparassitari sono liposolubili e si accumulano con maggiore facilità nei grassi. Nonostante il fenomeno sia assai meno regolamentato fuori dal nostro paese, alcuni studi regionali confermano che insetticidi, fungicidi e altri residui di prodotti fitosanitari, utili a combattere la cosiddetta "mosca dell'olivo", sono spesso presenti anche nei prodotti italiani di tipo convenzionale. [Pesticidi nel Piatto, 2011, 26,1% di residui nell’olio d’oliva]. Per questo motivo si raccomanda di acquistare l'olio da un'azienda agricola che abbia rinunciato ai trattamenti chimici o presso un frantoio italiano che macini solo olive nostrane.


    ulteriori fonti
    dal sito carabinieri.it
    • http://lextravergine.blogspot.it/
    • http://www.frantoionline.it/uliveti-e-olio/olio-di-oliva.html

    Riportiamo una puntata e il "come è andata a finire" di Report, 10/03/2002 e 09/06/2003
    (da allora molto è cambiato...)

      


    ecco un'immagine che puoi far girare con le informazioni sull'etichetta e le certificazioni


    - aggiornamento novembre 2014 -

    una seconda annata non favorevole ha portato quest'anno all'aumento del prezzo dell'olio... qualcuno si preoccupa, qualcuno si insospettisce, qualcuno prova a fare il furbo. è il momento di ripassare qualche tempo fa abbiamo pubblicato un articolo per fare chiarezza sulla produzione dell'extravergine http://www.maninellaterra.org/2012/11/olio-extravergine-oliva.html raccomandandovi di acquistare l'olio da un'azienda agricola che abbia rinunciato ai trattamenti chimici... sono proprio queste le aziende che hanno maggiormente sofferto ma la testimonianza di Primiana Leonardini Pieri dalla Toscana

    "Le Macchie News: niente Olio quest'anno...
    Così imparo a dar per scontate tante cose.
    Abbiamo scelto di non compiere alcun trattamento, nè chimico nè biologico nè organico quando, a giugno, ci siam resi conto che la mosca dell'olivo e altri insetti erano così numerosi da mettere a rischio la fruttificazione. Perchè?
    - meglio niente che veleno
    - speranza che forse non sarebbe andata così male
    - trattamenti organici (macerati, preparati omeopatici, ecc.) avrebbero richiesto numerosi passaggi col trattore (almeno 15) e l'atomizzatore, con un enorme dispiego di energia (gasolio, tempo, soldi)
    Risultato: la cascola delle olive ha preceduto i tempi di raccolta.
    Gli alberi dimostrano tuttavia uno stato sanitario e vegetativo buono.
    Adesso rifletto su cosa potremmo fare di diverso per proteggerci da eventuali altre stagioni come questa, e la mia attenzione và alla cura del substrato erboso e alla ricerca di un minifrantoio che possa permetterci la frangitura in autonomia anche di piccole quantità di olive, così da salvare anche la fruttificazione residua. Vedremo.
    Intanto, ringrazio il cielo che api, ortaggi, erbe aromatiche, viti e alberi da frutto stan bene, con tutto il bosco intorno.
    Un abbraccio."

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