• La lezione dei nostri amici microbi

    Dopo cinque anni di lavoro, il progetto "microbioma umano", promosso dal National Institute of Health statunitense, ha prodotto una prima dettagliata mappatura dei microrganismi che albergano nel corpo umano.

    Apparentemente la notizia potrebbe sembrare riservata agli addetti ai lavori, o peggio, agli integralisti dell'igiene. In realtà il numero e la grande varietà di funzioni svolte dal microscopico zoo che colonizza l'epidermide umana e l'interno dei nostri organi è tale da far ripensare profondamente la stessa definizione di essere umano. Messi insieme, batteri, funghi, protozoi, elmiti e virus, nostri visibili coinquilini, sono più numerosi delle cellule umane, per la precisione 100 trilioni, pari a circa il 3% della nostra massa corporea.

    L'aspetto più interessante che riguarda le oltre 10 mila specie di microrganismi nostri ospiti è rappresentato dall'incessante scambio di informazioni e nutrienti che mantengono con il nostro organismo. Per fare solo qualche esempio, sono i batteri del tratto intestinale a permetterci di digerire e assimilare le sostanze nutritive, scomponendo gran parte delle proteine, dei lipidi e dei carboidrati assunti con il cibo. Sono sempre loro che producono vitamine e anti-infiammatori che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare. Oltre al ruolo attivo svolto nel processo digestivo e nel metabolismo in generale, il microbioma è inoltre fondamentale per garantire il corretto funzionamento del sistema immunitario e perfino per lo sviluppo del cervello dei neonati.

    Più che come parassiti, questi microrganismi si comportano come fedeli compagni di viaggio. Nel corso della sua evoluzione, l'uomo ha costituito con essi una comunità solidale o, per dirla in termini più corretti, un ecosistema molto efficiente, tanto da far affermare agli scienziati del progetto microbioma che "alla luce di questi studi un essere umano va concepito come composto da cellule umane e microbiche".

    Non si può non trovare una correlazione tra i risultati di questa ricerca e tanti altri studi (teoria della complessità, ipotesi Gaia, teorie del caos) che sembrano portare tutti alla stessa conclusione: come esseri viventi non siamo realtà isolate. Viviamo in relazione con gli altri all'interno di "ecosistemi" dove il singolo è in stretto rapporto di interdipendenza, o di interessenza come direbbe Thich Nhat Hanh, con tutti gli abitanti del Pianeta. La somma di queste relazioni, spiega Fritjof Capra, compone la "rete della vita".

    Alla luce di queste ricerche, appare ancora più insensato pensare di curare le malattie mirando solo all'eliminazione del sintomo, ottenere alimenti inquinando terra e acqua, produrre energia soffocando l'atmosfera di CO2 o sanare l'economia creando milioni di disoccupati.

    È tempo di soluzioni che tengano conto della complessità delle relazioni che regolano la vita sul nostro Pianeta e nella nostra società. Chiosando Alexander Supertramp di Into the wild: un futuro felice ci potrà essere solo se condiviso.

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