• Sotto il segno della Vergine: prugno e mirabolano


    Dopo la fantasmagoria di fiori e frutti portati a maturazione dal sol-Leone, il ciclo riproduttivo delle piante si è concluso. Ora Demetra, la dea della vegetazione, deve lasciar andare il seme, la figlia Persefone. La madre, tornata vergine, deve lasciare che Persefone scenda nelle profondità della terra perché Ades, dio degli inferi, la fecondi per una nuova generazione. I nostri antenati simboleggiarono con una Vergine questa fase del ciclo vegetativo, e con Mercurio questo tipo di energia pragmatica e razionale, tutta al servizio della sopravvivenza della specie.

    Per le piante questo lasciar andare il seme, questo distacco da una parte di sé, dal figlio, è naturale. Per gli umani è spesso fonte di sofferenza: Demetra è piena di tristezza e disperazione per la perdita della figlia, e lo sarà finché Mercurio non la convincerà che questa separazione è necessaria per la sua stessa sopravvivenza. Nel corpo umano questa funzione la esercita l'intestino, assorbendo il nutrimento ed eliminando le scorie. Ma a volte il senso del possesso, la paura di lasciar andare qualcosa di noi, di perderne il controllo, pul renderci difficile perfino l'evacuazione delle feci.

    Sotto il cielo della Vergine, il Prugno (prunus domestica) non esita a offrirci i suoi frutti deliziosi. Quando le mangiamo, esercitando la naturale discriminazione tra la polpa del frutto (utile per noi e ormai inutile per la pianta) e il seme (inutile per noi ma utile per la pianta), le prugne ci possono convincere a lasciar andare ciò che per noi è superfluo e dannoso, ma forse è utile al resto del mondo. Ci aiutano a essere meno stitici in molti sensi.
    In senso somatico, le prugne sono apprezzate da sempre come un buon lassativo, ma non solo: consumate fresche, grazie agli acidi organici, ai minerali e alle vitamine di cui sono ricche, sono anche indicate per reumatici, gottosi, arteriosclerotici e astenici. Se ne può usare a questi scopi anche il succo: 2-3 bicchieri al giorno prima dei pasti.

    In senso psichico, il dottor Bach consiglia i fiori di un'altra specie di prugno, il Mirabolano (prunus cerasifera), per coloro che hanno una paura tale di perdere il controllo del loro cosmo da temere di finire nel caos della follia. Il Mirabolano si è caricato nel corso dei secoli di questo simbolismo poiché è stato usato dai contadini per delimitare con le sue siepi il colto dell'incolto, il civilizzato del selvaggio, il noto dal mistero della foresta, simbolo di tutte le nostre paure ancestrali di ripiombare dal cosmo della ragione nella follia dell'inconscio. Per questo tipo di paure, per imparare a essere meno controllati e più spontanei, si assumono sotto la lingua, per almeno 4 volte al giorno, 4 gocce di Cherry plum.


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    Ferdinando Alaimo
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