L'inchiesta di Report del 15 ottobre 2006 riguardava la privatizzazione dell'acqua. 




successivamente
ci si è domandati
"Scenario futuro possibile o solo l'ennessino clamore giornalistico? Cosa succederebbe se, in tutta Italia, l'acqua venisse privatizzata?
E se le bollette aumentassero del 300%?"





A distanza di quasi 5 anni, molti di noi si ripropongono queste domande, e le risposte ci giungono dall'esperienza di città come Palermo, Arezzo e Latina, ma anche di altre nazioni in cui è convinzione comune che tutto funzioni meglio, come la Francia. Ed io aggiungo, saresti contento?

Tuttora i principali protagonisti dell'industria idrica sono le francesi Suez Environnement e Veolia Environnement. Entrambe le aziende hanno cambiato il loro nome affiancando il termine environnement, che significa ambiente, e la loro filosofia include oggi anche l'idea di sviluppo sostenibile. Ma personalmente mi riesce difficile crederci... Sviluppo sostenibile vuol dire in breve soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. I bisogni seguono la regola dell'equilibrio delle tre E: Economia, nel senso di sviluppo economico, Equità sociale, Ecologia, quindi rispetto dell’ambiente. Senza considerare gli scandali in cui queste due multinazionali sono state coinvolte, senza considerare il fatturato rispettivamente di quasi 14 miliardi di Euro e circa 35 miliardi nel 2010, io mi chiedo come può essere sostenibile un'azienda che compra un bene NON acquistabile.

nel 1854 un capo indiano rispose così al presidente americano del tempo che voleva acquistare la terra del suo popolo: "Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?"

Ma non è tutto. Vandana Shiva, fisica attivista e ambientalista indiana, in un suo famoso libro, 'le guerre dell'acqua' scrive "È pratica comune della Banca mondiale e del FMI inserire la deregulation dell'acqua tra le condizioni di prestito". - Deregulation? - "Dei quaranta finanziamenti del FMI distribuiti nel 2000 tramite l’Ifc, ben 12 imponevano la privatizzazione totale o parziale della fornitura d’acqua e insistevano sull’introduzione di direttive per favorire 'il pieno recupero dei costi' ed eliminare i sussidi." (pag. 100 sesta edizione, luglio 2009)

Così è accaduto a Cochabamba, in Bolivia, divenuta simbolo della lotta per il diritto all'acqua. In questa città il salario minimo mensile è pari a 60 dollari e le bollette d'acqua nel 1999 raggiunsero 15 dollari mensili: quasi la somma necessaria per dar da mangiare a una famiglia di cinque persone per due settimane! Il pueblo unido si ribellò e scoppiò una grade rivolta a cui il governo rispose molto aggressivamente. Il 10 aprile del 2000, dopo un'estenuante resistenza, il governo si trovò costretto ad abrogare la legge sulle concessioni pubbliche e l’azienda idrica Semapa venne consegnata al popolo.

Se in Italia poniamo che un salario minimo sia di 800 euro al mese, il suo 20% risulta 160 euro solo per la bolletta dell’acqua. Semplicemente impensabile pagare questa cifra!

fra qualche settimana DOCsubtitles si dedicherà alla traduzione del documentario su Cochabamba,
ecco un estratto




vuoi sapere come è andata a finire? guarda l'aggiornamento di Report del 23/11/2008,
ovvero due anni dopo.



informazioni sul referendum 2011:

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